[Books] Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli di Alan Bradley (Flavia de Luce #1)

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Titolo originale: The Sweetness at the Bottom of the Pie

Autore: Alan Bradley

Prima edizione: 2009

Edizione italiana: traduzione di Stefania Bertola (Mondadori – Collana: Strade blu. Fiction, 2010)

Presentazione dell’editore: Proviamo a usare l’immaginazione. Immaginiamo un’antica magione di campagna in Inghilterra. L’antica magione si chiama Buckshaw e ha conosciuto giorni migliori. Immaginiamo di essere nel 1950. Immaginiamo una ragazzina che ci vive con il padre e le sorelle. Si chiama Flavia de Luce e ha undici anni. Immaginiamo un laboratorio chimico dell’età vittoriana da tempo in abbandono: l’unica persona che lo frequenta è proprio Flavia che, fra l’altro, è appassionatissima di veleni. Per concludere, immaginiamo un misterioso e silenzioso papà vedovo e filatelico – il colonnello de Luce -, due sorelle maggiori dispettose – Daphne e Ophelia -, una cuoca – la signora Mullet -, e un enigmatico giardiniere – il signor Dagger – che risente ancora dei traumi della guerra. Siamo nel bel mezzo dell’estate quando una serie di inesplicabili eventi turba la vita abbastanza tranquilla (se si escludono i dissidi fra le tre sorelle) del posto. Sull’uscio di casa viene trovato un uccello morto, al cui becco qualcuno ha per giunta attaccato un francobollo. Qualche ora dopo Flavia scopre un uomo che giace nell’aiuola dei cetrioli e che proprio davanti ai suoi occhi esala l’ultimo respiro. La cosa lascia Flavia sconvolta ed estasiata. Per lei ora comincia sul serio la vita: il delitto finalmente è arrivato a Buckshaw.

Flavia de Luce è sicuramente una bambina fuori dal comune, ma in effetti tutta la famiglia de Luce lo è.
Il padre, Havilland Laurence de Luce, è un appassionato di filatelia; la sorella maggiore, Ophelia (17 anni), è sempre con uno specchio in mano, così come la seconda, Daphne (13 anni), ha costantemente un libro da leggere (autore preferito? Dickens). Flavia, beh, Flavia (11 anni), vive per la chimica: nella sua villa ha un vero e proprio laboratorio, anche molto ben attrezzato, eredità dell’eccentrico Tar de Luce, ed è qui che si rifugia per sfuggire alle angherie delle due sorelle più grandi (a cui, comunque, sa sempre come farla pagare). Completano il quadretto familiare Dogger (il factotum, ex compagno d’armi del padrone di casa), e la cuoca, la signora Mullet (meglio non assaggiare le sue crostate alla crema). All’appello manca solo la madre di Flavia, Harriet de Luce, un’avventuriera dispersa (e pertanto probabilmente morta) in Tibet da ormai 10 anni.
La vita a Buckshaw scorre seguendo binari prestabiliti, ed è nel complesso abbastanza routinaria, almeno fino a quando il cadavere di uno sconosciuto non viene ritrovato nel campo di cetrioli. E chi è a fare la scoperta e a mettersi in testa di scoprire il colpevole?

Primo romanzo della fortunata serie di Flavia de Luce, ho trovato Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli semplicemente delizioso: ci sono tutti gli elementi del giallo classico all’inglese (pur trattandosi dell’opera di un canadese scritta poco più di 10 anni fa), dall’antica magione alla piccola comunità rurale, nonché l’ambientazione anni ’50, il tutto arricchito da personaggi stravaganti e accattivanti.
Certo, Flavia ne sa un po’ troppe per essere un’undicenne, ma si può anche chiudere un occhio, data la piacevolezza della lettura.

Come spesso accade in questo genere di romanzo, la soluzione del delitto deve essere ricercata in eventi del passato, e Flavia ha la sufficiente intraprendenza e sfacciataggine per ricomporre pezzo dopo pezzo l’intrigato puzzle che rischia di far condannare suo padre per un omicidio che non ha commesso.

Intuire chi sia l’assassino non è affatto difficile, ma non importa: d’accordo che Flavietta è davvero sveglia, ma aspettarsi che risolva chissà quale complicato enigma è forse eccessivo.

Una lettura da godersi senza pensarci troppo.

 

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