[Books] Il club dei cantanti morti di Susanna Raule

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Autore: Susanna Raule

Prima edizione: 2014

Edizione italiana: Fanucci, 2019

Presentazione dell’editore: Jimmy Razor è appena morto nella sua lussuosa villa di Los Angeles, strafatto e solo. Era giovane, era dannato, era forse l’ultima rockstar a vivere all’altezza del mito. Nessuno sa come sia potuto accadere e questo è un problema. In primis al Club dei cantanti morti, che deve decidere se accoglierlo o meno tra i suoi iscritti. Per il presidente, John Lennon, la cosa rappresenta una grana gigantesca. Cobain e Morrison sono fieramente contro, Janis Joplin è possibilista, Sid Vicious vuole solo bere qualcosa. La morte di Jimmy crea problemi anche ai ragazzi della Morte, il più alto ordine di funzionari della Trista mietitrice, per cui la sua dipartita immotivata è un’onta professionale da lavare al più presto. Crea problemi a Weasley Pennington e Nastasia Scott-Greene, inglesi titolati e ficcanaso, assunti dal club per far luce sulla sua morte. Ma specialmente crea problemi al detective Jack Wyte della polizia di Los Angeles, che si trova per le mani un caso ad alta esposizione mediatica. E Jack è stanco, beve troppo, fuma come una ciminiera e vorrebbe imparare a fregarsene di tutto, però non ci riesce. Questa volta, poi, è tutto spaventoso, irritante e strano, a partire da Dare, la misteriosa ragazza vestita di scuro, che compare dall’ombra e svanisce nel buio. La prima a capire che la casa di Jimmy, la villa in cui è morto inspiegabilmente, ha qualcosa di sbagliato. O almeno che un pezzo di cemento, per quanto lussuoso, non dovrebbe dare l’impressione di leccarsi i baffi, no?

Riproposto da Fanucci dopo cinque anni dalla prima pubblicazione, Il Club dei Cantati Morti è un giallo piuttosto sui generis, ma anche molto godibile; peccato il non aver sfruttato appieno parte del potenziale.

Jimmy Razor, 27 anni, è una delle stelle del pop del momento, e il suo è un copione già visto, fatto di sesso, droga, rock’n’roll e una profonda solitudine.
La sua improvvisa scomparsa non sorprende più di tanto, dato che non è né il primo né l’ultimo a bruciarsi così giovane. C’è solo un problema: come è morto Jimmy Razor? Non è un suicidio, non è un’overdose (anche se di eroina nelle sue vene ce ne era molta), non è un infarto o un ictus, e non c’è nulla che possa supportare l’ipotesi di un omicidio.
Se una morte non è né naturale né “innaturale”, allora non può che essere “soprannaturale”.
In questi casi, c’è solo una coppia di investigatori (se così possono essere definiti), davvero molto particolari, a cui ci si può rivolgere: Weasley Pennington e Nastasia Scott-Greene, due impeccabili aristocratici inglesi, così perfetti e distaccati da non sembrare neanche umani.
Fin troppo umano è invece Jack Byte, detective della Rapine e Omicidi di Los Angeles, colui che è ufficialmente incaricato delle indagini: esatto opposto di impeccabile, con un matrimonio fallito alle spalle e una figlia con cui parla troppo poco, ha il vizio del bere, ma ha anche una percentuale di arresti pari a quasi il 100%, unico motivo per cui è ancora nel dipartimento più ambito della città. Insomma, è il tipico poliziotto che ha sacrificato la vita privata al lavoro, e ne paga quotidianamente lo scotto.
Completano il quadro Dahlia Blake (e non è un nome d’arte), una esper dalla pelle bianchissima e costantemente vestita di nero (così come corvini sono i suoi capelli), un sottoposto della Morte, Monday (in tanti non amano i Lunedì), con tanto di assistente in addestramento, la sedicenne Sonia, appena trapassata.
E poi ci sono loro, coloro che hanno ingaggiato Pennington e Scott-Greene per indagare sulla morte di Jimmy Razor, ossia il Club dei Cantanti Morti, presieduto niente meno che da John Lennon, che per i prossimi duecento e passa anni dovrà tenere a bada le intemperanze dei vari Kurt Cobain, Sid Vicious, Brian Jones, etc, etc., e, naturalmente, vagliare l’ingresso di nuovi membri: Razor è in lizza, a patto che venga dimostrato che la sua è stata una morte violenta.

Lettura simpatica e anche gradevolmente originale, in grado di unire elementi tipici del romanzo poliziesco ad una storia con una buona dose di soprannaturale, e a cui viene aggiunto un tocco di eccentricità dall’idea del Club dei Cantanti Morti: è come se X-files incontrasse Dead Like Me (serie che penso di aver seguito e apprezzato in Italia solo io), ma con alla sceneggiatura un appassionato di musica rock.

Peccato per alcuni punti poco sviluppati, primo fra tutti i due personaggi di Pennington e Scott-Greene: date le premesse (e le potenzialità), sembravano destinati ad essere i protagonisti della storia, ma invece il loro ruolo alla fine è davvero minimo, poco più che tappezzeria. Un po’ meglio va a Sonia, ma solo perché nel finale trova un perché il suo coinvolgimento (anche nel suo caso, però, dato l’incipit del libro, sembrava dovesse esserci un approfondimento maggiore).
Il lavoro sporco è tutto per Jack Byte, che comunque rientra in un stereotipo ben preciso, in cui è difficile rintracciare un apporto personale e originale da parte dell’autrice.

Scorrevole, complessivamente carino, ma si poteva far meglio.

P.S. Per l’idea del Club dei Cantanti Morti, Susanna Saule deve ringraziare Courtney Love: all’indomani della morte di Cobain, la vedova, non nascondendo la rabbia che sempre accompagna simili perdite, aveva dichiarato che finalmente Kurt sarebbe entrato nel suo dannatissimo club, quella sorta di Olimpo delle leggende del rock morte troppo presto e troppo violentemente. Perché poi il romanzo prendesse forma ci sono voluti diversi decenni, però spesso tutto parte da una sola, semplicissima (più o meno), idea…

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