[Tv Series] I ragazzi della prateria (The Young Riders) (1989-1992)

Titolo originale: The Young Riders
Genere: western, romance, drama
Creato da: Ed Spielman
Anno: 1989-1992
Stagioni: 3
Status: conclusa
Trasmissione in Italia: 1991-1993, Italia 1
Disponibilità italiana: nessuna
Cast:
Stephen BaldwinWilliam F. Cody (67 episodi, 1989-1992)
Josh BrolinJames Butler Hickok (67 episodi, 1989-1992)
Brett CullenMarshal Sam Cain (24 episodi, 1989-1990)
Travis FineIke McSwain (51 episodi, 1989-1991)
Don FranklinNoah Dixon (43 episodi, 1990-1992)
Melissa LeoEmma Shannon (24 episodi, 1989-1990)
Ty MillerThe Kid (67 episodi, 1989-1992)
Christopher PettietJesse James (21 episodi, 1991-1992)
Gregg RainwaterRunning Buck Cross (67 episodi, 1989-1992)
Yvonne SuhorLouise McCloud (67 episodi, 1989-1992)
Clare WrenRachel Dunne (43 episodi, 1990-1992)
Anthony ZerbeAloysius “Teaspoon” Hunter (67 episodi, 1989-1992)



“Young, skinny, wiry fellows, not over 18. Must be expert riders. Willing to risk death daily. Orphan preferred”

Gli anni ’80 si aprono con Walter Hill e il western crepuscolare I Cavalieri dalle Lunghe Ombre (The Long Riders): un impianto piuttosto tradizionale, ma anche contaminazioni che vengono da lontano, dal cinema di Akira Kurosawa, per la storia dei fratelli James, Younger e Miller, che diventa l’emblema di un Sud profondamente ferito, che però non vuole arrendersi, nonostante la disfatta nella Guerra di Secessione, e continua a lottare contro quelli che vede come soprusi da parte del Nord. Come a sottolineare un labile confine tra realtà e finzione, i fratelli sullo schermo lo sono anche nella vita reale. 
Di tutt’altro spessore e con mire prettamente commerciali, Young Guns del 1988: un manipolo di attori della nuova Hollywood (da Emilio Estevez a Charlie Sheen, ma anche Kiefer Sutherland, Dermot Mulroney e Lou Diamond Phillips) arruolati per far presa su un pubblico di giovanissimi. Il progetto ha anche un certo successo, come testimoniato dal sequel, Young Guns 2, del 1990. 
Nell’arco di un decennio, quindi, il western, da genere ormai quasi di nicchia, si riscopre come possibile attrattiva anche per il pubblico più ampio delle nuove generazioni, alla ricerca di puro intrattenimento.
La serie tv The Young Riders (tre stagioni, dal 1989 al 1992) si inserisce in quest’ultimo filone: un cast molto giovane, il richiamo a situazioni tipo della tradizione western, ed un mix di azione, dramma e commedia che strizza l’occhio ai teenager dei primissimi anni ’90.





Tra realtà storica (poca) e finzione narrativa (molta)

Siamo nel 1860 e la Russell, Majors e Wadell inaugura il servizio di posta prioritaria Pony Express: 190 stazioni lungo la tratta che unisce St. Joseph (Missouri) con Sacramento (California), da percorrere al galoppo attraverso territori spesso ostili, a causa delle tensioni con le tribù pellerossa o con il pericolo di essere aggrediti da bande di fuorilegge. 
Ogni stazione dista circa 16 km dalla successiva (è la distanza che un cavallo riesce a percorrere lanciato al galoppo), e i corrieri si danno il cambio ogni 120-160 km; in questo modo, il tempo medio per la consegna della posta dalla costa atlantica alla pacifica è approssimativamente di 10 giorni.
I corrieri non hanno più di diciotto anni e non devono superare i 56 kg per non appesantire eccessivamente i cavalli.
La paga è buona, sebbene non proporzionata ai rischi corsi: non a caso, nell’assunzione si prediligono giovani orfani, senza una famiglia a piangerne la morte. 
Nonostante sia parte integrante dell’immaginario western, la storia della Pony Express è brevissima, solo 18 mesi (dall’aprile 1860 all’ottobre 1861): il telegrafo e lo scoppio della Guerra di Secessione mettono fine ad un’avventura unica, ma non ne spengono la leggenda.


  

Ne I ragazzi della prateria (infelice titolo dell’adattamento italiano con il non certo celato scopo di richiamare alla mente i fasti de La casa nella prateria), le missioni dei corrieri, pur mostrando la volontà di un sentito omaggio a coloro che ancora oggi sono considerati una sorta di eroi della storia americana, sono poco più di un pretesto per mettere in scena un coming of age (con strizzatine d’occhio al teen drama) in salsa western. 
Realtà storica e finzione narrativa si mescolano, lasciando spazio principalmente alla seconda: William F. Cody (meglio conosciuto come Buffalo Bill) è stato effettivamente un corriere della Pony Express, mentre James Butler Hickok ha lavorato per la Russell, Majors e Wadell, ma non come corriere; l’entrata in scena di un giovanissimo Jesse James nella terza stagione è pura licenza poetica.

William Frederick Cody (1846-1917) è stato un celebre cacciatore, esploratore, ma anche attore ed impresario teatrale.
Sua la frase “Ecco il primo scalpo per Custer”, dopo il corpo a corpo con il capo indiano Mano Gialla.
Figlio di un antischiavista ucciso per le sue idee, diventa corriere della Pony Express a soli 14 anni (nella finzione televisiva è rappresentato con qualche anno di più).
Durante la guerra civile, si arruola nell’esercito dell’Unione come scout. Guadagna il nome di “Buffalo Bill” vincendo una gara di caccia al bisonte, e si racconta che, tra il 1868 e il 1872, abbia ucciso più di quattromila bisonti, principale fonte di rifornimento di carne per gli operai impegnati nella costruzione della ferrovia.
Le sue avventure vengono raccolte in una serie di racconti, poi adattati per il teatro, ed è Buffalo Bill ad interpretare se stesso sul palco (un omaggio all’attività di attore di Cody si ha nell’episidio della seconda stagione “Una farsa pericolosa“).
Nel 1883 crea il Buffalo Bill Wild West Show, una sorta di spettacolo circense itinerante con veri cowboy e pellerossa, in cui vengono messe in scena alcune grandi battaglie nella storia del West.
Tra i partecipanti, Toro Seduto e Calamity Jane, ma non mancano persino cavalieri arabi e cosacchi. Lo spettacolo ha grande successo sia negli Stati Uniti sia in Europa, dove è una delle principali attrazioni durante il Giubileo della Regina Vittoria del 1889.


Gli elementi che emergono nella caratterizzazione del personaggio di Cody, pur non attenendosi ad una fedele ricostruzione storica, non stridono con l’immagine tramandata ai posteri di Buffalo Bill: burlone, sempre pronto allo scherzo, un po’ scansafatiche e tutt’altro che insensibile al fascino femminile, ha una visione mitizzata del West, alimentata soprattutto dalle tante letture, il che non guasta se pensiamo che quel ragazzo sarà proprio colui che probabilmente più di ogni altro contribuirà a definire il Selvaggio Ovest così come lo intendiamo, come pure all’aura leggendaria della Pony Express.

Discorso diverso nel caso di Hickok.
James Butler Hickok (1837-1876), ricordato come “Wild Bill Hickok“, è uno stato uno dei più celebri pistoleri statunitensi.
La sua fama cresce prima grazie al passaparola, poi per il contributo dei giornali, sempre alla ricerca di nuove ed eccitanti storie per i propri lettori.
Troppo “vecchio” e pesante per l’incarico di corriere, alla Pony Express lavora come stalliere della stazione di Rock Creek. Ed è proprio a Rock Creek che nel 1861 uccide Dave McCanles, capo di una banda di fuorilegge, dando così inizio alla propria leggenda (vicenda, infatti, trova molto risalto sui giornali, che non si fanno scrupoli ad enfatizzarla).
Antischiavista, è esploratore per l’esercito dell’Unione durante e dopo la Guerra di Secessione.
Gli anni come sceriffo a Hays e Abilene consolidano il suo nome nel West e non solo.
Tra il 1872 e il 1874 partecipa allo spettacolo di Buffalo Bill, che lo ricorda anche come suo mentore e amico negli anni alla Pony Express.
Celebre giocatore d’azzardo, trova la morte in un saloon a Deadwood, ucciso al tavolo da gioco: le carte in suo possesso in quel momento (una coppia di otto e una di assi di fiori e picche) sono ancora oggi ricordate come “la mano del morto”.


Il personaggio di Wild Bill Hickok è stato più volte portato sia sul piccolo sia sul grande schermo, nonché in altri media.
In The Young Riders viene ringiovanito e promosso corriere.
La sua fama di pistolero viene ricondotta ad alcuni libri (i cosiddetti dime novel – lett. “romanzi da dieci cents” -, equivalenti ai penny dreadful britannici) che, più che un omaggio, sono la sottile vendetta del loro autore, offeso dal comportamento scostante di un poco previdente Jimmy: dall’oggi al domani, il ragazzo si ritrova oggetto dell’indesiderata attenzione di pistoleri alla ricerca di gloria (1×07 “La leggenda di Hickok“). 

Mentre Cody ha un ruolo di secondo piano nella serie (pur essendo co-protagonista di uno degli episodi più riusciti, “Requiem per un eroe“, nella seconda stagione), Jimmy è frequentemente al centro della scena, per cui gli autori hanno avuto maggiormente la necessità di distanziarsi dalla realtà storica per plasmare un personaggio più funzionale alla trama, ma anche più accattivante e vicino ai gusti del pubblico.

Jesse Woodson James (1847-1882) è probabilmente uno dei più conosciuti banditi statunitensi, ma anche un simbolo per il Sud all’indomani della sconfitta nella Guera di Secessione.
Ancora adolescente, viene aggredito da dei soldati nordisti, alla ricerca di William Clarke Quantrill, capo della milizia irregolare, e assiste impotente alla tortura del patrigno e alla disperazione della madre; da quest’episodio, la decisione di unirsi a Quantrill e, dopo la fine della guerra, di continuare a lottare contro il Nord con altri mezzi, come rapine in banca ed assalti ai treni.
La morte di Jesse James è uno degli episodi più celebri della storia popolare statunitense: in casa, disarmato, sale su una sedia per sistemare un quadro, e di quella occasione approfitta il “codardo” Robert Ford (da poco infiltratosi nella banda, ingaggiato, sembra, dalla Pinkerton, celebre agenzia investigativa) per sparagli alle spalle.


La figura di Jesse James, in bilico tra il criminale e l’eroe/martire, è stata continua fonte di ispirazione per il cinema, da Jesse James del 1927 a L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford del 2007.

Ne I ragazzi della prateria, Jesse è un quattordicenne che entra in scena nella terza stagione: dopo che la sua fattoria è stata attaccata dagli abolizionisti, viene affidato dai genitori ad un medico che vive subito fuori Rock Creek; l’uomo è ucciso da una banda di criminali alla ricerca di un fantomatico bottino, e lo stesso Jesse viene preso di mira, in quanto scomodo testimone. La sua strada viene così ad incrociarsi con quella dei corrieri della Pony Express da poco trasferitisi in città.
Tutto quello che riguarda Jesse James nello show è frutto di fantasia.
La scelta è piuttosto opinabile: avvalersi personaggi storici senza mantenere una certa attinenza con la realtà è sempre un rischio, soprattutto se molto noti, e l’impressione è che l’unica motivazione per un tale azzardo sia il voler semplicemente introdurre un certo tipo di personaggio, ossia l’adolescente problematico (ha un buon cuore, ma rischia di essere trascinato sulla cattiva strada per come evolvono gli eventi o per pessime compagnie).

Ovviamente non mancano riferimenti ad alcuni eventi storici; oltre all’elezione di Lincoln e all’ormai imminente guerra civile, la battaglia di Alamo, uno dei caposaldi della mitologia statunitense: Aloysius “Teaspoon” Hunter – comandante della stazione della Pony Express di Sweetwater – ha un passato come Texas ranger ed è uno dei pochissimi sopravvissuti di Alamo (ha lasciato la missione poco prima dell’attacco finale, alla disperata ricerca di rinforzi per gli assediati).


Trama e caratterizzazione dei personaggi

Un ragazzo senza nome, semplicemente indicato come The Kid (Kid, nella versione italiana), fa la sua entrata in scena, dimostrando subito di che pasta è fatto: folgorato dalla bellezza di una cavalla pezzata (poi battezzata Kathy), decide di comprarla; per procurarsi i soldi, accetta di partecipare ad un incontro di pugilato contro un professionista: non deve batterlo, ma solo rimanere in piedi abbastanza. Nonostante la disparità, con cieca cocciutaggine riesce a non farsi mettere ko, e si assicura il denaro di cui ha bisogno.

Fughiamo immediatamente ogni dubbio: non c’è nessuna correlazione tra il Kid de The Young Riders e il celebre bandito “Billy the Kid” (al secolo Henry McCarthy, conosciuto anche come Henry Antrim o William Harrison Bonney, che all’epoca degli eventi trattati avrebbe avuto circa 1 anno), nonostante quanto scritto su alcuni siti web e una strana scelta nell’adattamento italiano: in 3×11 “Charlotte“, quando Kid incontra per la prima volta Charlotte, quel che lei dice può essere tradotto letteralmente come “Tu devi essere quello che chiamano The Kid”, ma nella versione italiana diventa “Tu devi essere Bill Kid” (misteri degli adattamenti italiani).

A Kid ora serve un lavoro, e casualmente legge l’annuncio della Russell, Majors e Wadell: si cercano giovani, non più che diciottenni, abili cavallerizzi e preferibilmente orfani, da impiegare come corrieri della neonata Pony Express; il ragazzo risponde a tutti i requisiti, e, in men che non si dica, eccolo assunto.
L’azione si sposta a Sweetwater, dove Kid e altri cinque ragazzi si riuniscono per formare il gruppo  di Aloysius “Teaspoon” Hunter, un ex ranger del Texas, piuttosto eccentrico, a cui è affidato il loro  addestramento e la gestione della stazione.
E’ il momento delle presentazioni: 
Buck Cross, è un mezzosangue (padre bianco e madre Kiowa); conosce la lingua, oltre che usi e costumi dei Pellerossa, con cui i corrieri si troveranno spesso a dover interagire (sperando di non essere un bersaglio per le loro frecce), ed è imbattibile nel seguire una traccia o nel sentire l’arrivo di un cavallo, anche a grandi distanze. È piuttosto riservato, però fondamentalmente ha un carattere amichevole.
Con lui, l’amico d’infanzia che considera come un fratello, Ike McSwain: la scarlattina lo ha lasciato calvo e privato della parola, ma con la sua indole dolce e paziente, sa come domare anche il cavallo più selvaggio.
William F. Cody ha dalla sua una grandissima abilità come tiratore; è molto sicuro di sé, e forse anche leggermente strafottente; certo, non come James Butler Hickok, che dà subito prova di essere una testa calda, con la mano sempre pronta sul grilletto.
Lou McCloud è un piuttosto mingherlino, ma lascia tutti a bocca aperta con le sue capacità a cavallo.
Infine Kid: non gli interessa mettersi in mostra e vuole tenersi lontano dai guai.


Ad occuparsi della cucina e della gestione delle faccende domestiche nella stazione è Emma Shannon, donna di polso, forte e caparbia.
Completa il quadro, Sam Cain, lo sceriffo di Sweetwater: legato sentimentalmente ad Emma, prende a cuore i ragazzi, e spesso si fa da loro aiutare per mantenere l’ordine in città.

Mentre l’addestramento va avanti, emergono le prime tensioni: Hickok brama essere al centro dell’attenzione, soprattutto in virtù della sua abilità con la pistola; Kid non gli dà particolarmente corda e lo lascia fare, sebbene in realtà non sia da meno abile. Per uno come Jimmy, però, non c’è nulla di peggio che essere ignorato, e i due continuano a stuzzicarsi: Jimmy provoca, Kid abbozza, fino a quando non viene punto sul vivo, ed ecco allora che non si tarda a venire alla mani.

Una volta pronti, per i corrieri iniziano le corse, e già alla prima Kid si trova a dover sfuggire a dei Pellirossa.
I veri problemi, però, sono per Lou, che viene attaccato e derubato della sacca della posta. A soccorrerlo e curarlo è Kid, che scopre così che Lou in realtà è una ragazza, Louise: si finge un ragazzo per poter lavorare come corriere, impiego sicuramente meglio retribuito di quelli che spetterebbero ad una donna; ha bisogno di soldi per poter riprendere con sé suo fratello e sua sorella, due bambini al momento in un orfanotrofio. Louise prega Kid di non rivelare il suo segreto, e sebbene il ragazzo non lo prometta, per il momento decide di non dire nulla ai compagni. Il gruppo si riunisce ed insieme rintracciano i fuorilegge, riuscendo a recuperare il maltolto e a consegnarli alla giustizia (Jimmy vorrebbe procedere ad una impiccagione seduta stante, ma Kid lo ferma credendo fermamente che il compito spetti a giudice e giuria).
Non passano molti giorni e Kid, durante l’ennesima corsa, viene raggiunto da alcuni membri della banda; per salvarsi, è costretto ad ucciderli. È presto raggiunto da Sam, che lo aiuta a curare una ferita Kathy. Sebbene cosciente di essere stato costretto dalla situazione, il ragazzo è turbato per aver dovuto uccidere degli uomini; a Sam non rimane che ammettere che il West è un posto in cui si deve crescere in fretta, e spesso c’è poco spazio per gli scrupoli morali.
In un momento di tranquillità alla stazione, Lou ne approfitta per ringraziare Kid di non svelato la verità su di lei, baciandolo timidamente su una guancia; il ragazzo risponde baciandola sulle labbra…


Nel pilot già compaiono tutti gli elementi che caratterizzeranno l’intera serie: viene delineata la personalità di ciascun corriere, ma si pongono anche le basi delle dinamiche che si verranno ad instaurare (l’amicizia/rivalità tra Kid e Jimmy, la storia d’amore tra Kid e Lou).
La stessa struttura dell’episodio è quella che sarà quella dominante, in particolare, nella prima stagione: uno dei corrieri come protagonista principale della puntata; un nemico da affrontare; i ragazzi che si riuniscono per fronteggiarlo insieme.

Il progetto iniziale prevedeva che Kid fosse il protagonista principale, come testimoniato dall’apertura del primo episodio, ma anche dalla leadership che assume nello scontro con i fuorilegge; sin da subito, però, l’idea viene scartata a favore di un’impostazione più “corale”, in cui ciascun corriere ha il suo spazio, sebbene spesso e volentieri l’azione ruoti sul terzetto principale Kid, Jimmy e Lou.

Con un pizzico di malizia, si può sinteticamente dire che la caratterizzazione dei ragazzi della Pony Express è perfettamente in linea con quella delle boy band anni ’90: abbiamo il bravo ragazzo (Kid), il bad boy (Jimmy), il simpatico spaccone (Cody), il sensibile (Ike) e l’amico (meglio se appartenente ad una minoranza etnica – Buck). A loro si aggiunge la ragazza-che-si-traveste-da-ragazzo (Lou/Louise), tosta, ma che non rinuncia alla sua femminilità (sebbene costretta spesso a nasconderla), protagonista della principale love story della serie (quella con Kid).

Complessivamente, quindi, non abbiamo un approfondimento psicologico particolarmente originale, ma ciò non significa che gli autori non si impegnino nello stabilire un preciso background per ciascun personaggio, che, soprattutto in alcuni casi, viene ricostruito progressivamente nel corso delle tre stagioni, come tessere di un puzzle che solo una volta riunite tutte insieme permettono di vedere il quadro completo.

Così Kid è il figlio di un mezzadro, un uomo violento che non esita a picchiare moglie e figli; proprio per salvare i due ragazzini, la madre decide di separarli e affidarli ad altre famiglie.
Morti entrambi i genitori, il quindicenne Kid lascia la Virginia grazie all’intervento dell’amica d’infanzia (e primo amore) Doritha, che provvede a pagare i debiti che ha ereditato.
Mentre Jeb, il fratello maggiore, nutre ancora rancore nei confronti del padre, Kid preferisce non lasciarsi consumare dall’odio, e mettersi tutto alle spalle: neanche a quella che diventa presto la sua nuova famiglia alla Pony Express rivela il suo nome, né tantomeno gli abusi del passato.
Il diverso atteggiamento influenza il destino dei due: Jeb, convinto sudista, diventa un criminale che giustifica i suoi crimini in nome della fede politica; Kid, invece, ha un forte senso morale, crede nella giustizia e nella distinzione tra giusto e sbagliato. È altruista e non esita ad intervenire a favore di sconosciuti in difficoltà, nonostante gli eventuali rischi.
La gioia per essersi riunito con il fratello dopo anni ha breve durata: scoperta la verità su di lui, decide di fermarlo, e quando Jeb minaccia di uccidere Kid pur di riuscire a sfuggire alla legge, a Jimmy non resta altro da fare che ucciderlo.

Nessuno dei corrieri della stazione di Sweetwater ha avuto un’infanzia facile: alla morte della madre, Lou e i suoi fratellini, Jeremiah e Theresa, vengono affidati ad un orfanotrofio. La ragazzina, all’incirca tredicenne, decide di fuggire per trovare un lavoro e metter da parte abbastanza soldi per riprendere con sé i fratelli. Non può contare sul padre, trafficante d’armi, da cui preferisce tenere se stessa e i fratelli lontani.
I due si rincontrano quando lui preleva Jeremiah e Theresa dall’orfanotrofio; i ragazzi del Pony Express la aiutano a riportare i due bambini indietro ed in quell’occasione scoprono la sua vera identità.
È solo nella terza stagione che emergono altri eventi segnanti nel passato della ragazza: appena lasciato l’orfanotrofio, per un anno lavora come lavandaia in un bordello, dove diventa oggetto delle attenzioni del gestore; all’indomani di una violenza sessuale, scappa e decide di tagliarsi i capelli e vestirsi da ragazzo per sentirsi più al sicuro.
La scelta degli autori di lasciare questa rivelazione per l’ultima stagione è piuttosto interessante: da un lato è spiazzante, ma dall’altro spinge il pubblico a rivedere tanti atteggiamenti della ragazza alla luce della violenza subita. Il travestirsi da ragazzo era stato giustificato molto pragmaticamente come un escamotage per un lavoro migliore; ora appare, invece, motivato da una profonda ferita psicologica, e anche il continuo oscillare di Lou tra il desiderio di potersi comportare come una ragazza e la resistenza, se non vera e propria paura,  ad abbandonare i panni maschili assume tutt’altro significato.

Meno lineare (per non dire piuttosto confusa) la ricostruzione del passato di Hickok: un flashback ci mostra un Jimmy bambino che cerca di difendere la madre dall’aggressione di un uomo misterioso (da qui, il suo reagire violento in caso di maltrattamenti nei confronti delle donne); più avanti nella serie apprendiamo che il padre di Jimmy era un convinto antischiavista: una prima volta, si parla di suicidio (e a Hickok viene rimproverato di non aver partecipato al funerale); successivamente viene detto che è stato pugnalato e che è morto tra le braccia del figlio.

Ike ha perso la sua famiglia ancora bambino, uccisa da un gruppo di criminali (lui, impotente, non ha potuto fare altro che nascondersi in un fienile).
Buck ha sempre sofferto a causa del trovarsi in bilico tra due mondi, quello dei Pellerossa e quello dell’uomo bianco, non sentendosi completamente accettato né dall’uno né dall’altro. È a scuola che incontra Ike, il primo a schierarsi incondizionatamente dalla sua parte quando oggetto delle vessazioni degli altri ragazzini; da quel momento, i due diventano inseparabili.

Della famiglia di Cody non sappiamo nulla (nel suo caso, sembra che il fatto di star trattando un personaggio realmente esistito, fermi gli autori, cosa che invece non accade per Hickok), e complessivamente rimane un personaggio spesso marginale, quasi sempre relief comico, eccetto che nelle (poche) puntate che lo vedono protagonista.

Ad ogni modo, i ragazzi della Pony Express sono un gruppo di giovanissimi senza una casa a cui, per un motivo o per un altro, poter far ritorno; da qui, l’instaurarsi di un forte legame.
Senza troppi giri di parole, si definiscono, infatti, “una famiglia” (concetto ribadito più volte e uno dei temi portanti della serie), e i personaggi che completano il cast, non ricoprono certo ruolo casuali: Emma è la madre di cui, come orfani, sentono di aver bisogno nei momenti di maggiore fragilità; Sam è una sorta di fratello maggiore, mentre Teaspoon è a metà strada tra lo zio pazzoide (soprattutto nella prima stagione) e quel padre (nella seconda e terza stagione, quando rimane l’unica figura maschile di riferimento per i ragazzi) che, in virtù della propria esperienza e degli errori di gioventù, diventa prima di tutto una guida morale per i suoi figli.

All’inizio della seconda stagione, viene reso noto che Emma e Sam, ormai sposati, hanno lasciato Sweetwater; a Teaspoon il compito di far rispettare la legge in città come nuovo sceriffo.
C’è però bisogno di una cuoca che si occupi anche della casa; viene assunta Rachel, una donna dal passato misterioso, che riesce ben presto a farsi amare da tutti i corrieri, soprattutto da Lou che trova in lei la sua principale confidente. Non ha lo stesso carisma di Emma, però, quando la situazione lo richiede, sa farsi valere: ex prostituta e giocatrice d’azzardo (ma anche ex alcolista), è stata temprata dalla vita, dovendo affrontare prove difficili come l’assassinio del marito e la perdita del bambino che portava in grembo.

La seconda stagione vede anche l’ingresso di un nuovo corriere, Noah Dixon, giovane di colore, nato libero, molto orgoglioso e che, seguendo le orme del padre, si impegna nell’aiutare gli schiavi, affrancandoli e permettendo loro di iniziare una nuova vita. Rimane senza un soldo dopo aver acquistato una famiglia di schiavi, in modo da rendere loro la libertà; non avendo altre prospettive, accetta di entrare a far parte della Pony Express.
Ha un carattere schietto e va facilmente sulla difensiva quando entra in gioco la questione razziale; all’inizio, ad esempio, c’è qualche attrito con Kid: il ragazzo è originario della Virginia, stato schiavista, e Noah preferisce mantenere le distanze.

Nella terza e ultima stagione, quando Teaspoon, Rachel e i ragazzi si trasferiscono a Rock Creek, al cast principale si aggiunge un quattordicenne un po’ troppo ansioso di crescere, Jesse James: il suo animo è ancora “puro”, ma ha un suo senso della giustizia, ed è affascinato dalla vita con la pistola, sebbene sia Teaspoon sia Hickok cerchino di avvisarlo dei pericoli. È l’adolescente incosciente che fa preoccupare la famiglia. In fin dei conti, il suo sembra proprio un destino segnato.


Struttura narrativa e temi

Soprattutto nella prima stagione, gli episodi hanno una struttura ben definita: c’è una trama principale che vede protagonista uno dei personaggi (i corrieri, ma anche Teaspoon, Emma o Sam), e una trama secondaria, solitamente dal tono più leggero, che coinvolge gli altri ragazzi, alle prese, ad esempio, con il velocipede, con il baseball o il tennis, o con una neonata a cui badare. Il gruppo si riunisce poi nel finale per affrontare il villain della settimana.
Nella stagioni successive, la struttura è meno rigida: rimangono spesso gli intermezzi comici/secondari, ma molto più frequentemente il protagonista dell’episodio finisce con il vedersela da solo contro l’avversario di turno, magari coadiuvato da un gruppetto più ristretto di compagni.
La narrazione si fa più serrata e meno dispersiva.
Anche il tono si modifica progressivamente con il passare del tempo: nella prima stagione, nonostante le difficoltà da affrontare, un lavoro che mette la loro vita costantemente in pericolo, i lutti e i drammi, i ragazzi della Pony Express rimangono dei tardo-adolescenti che si divertono a prendersi in giro, organizzano scherzi e così via. C’è una certa goliardia. Soprattutto Cody e Jimmy, per il loro desiderio di primeggiare, danno inizio a situazioni buffe che spezzano la tensione.
Mano a mano che la situazione si fa più seria, soprattutto dopo il trasferimento a Rock Creek, dove i venti di guerra si fanno sentire, ecco che lo spazio per il gioco si riduce fino a scomparire.
Non si può far finta di niente; la guerra è alle porte e tutti, volenti o nolenti, rimarranno coinvolti.
Sebbene si possa parlare per ciascuno dei personaggi di una maturazione nel corso della serie, che porta il ragazzo/ragazza a diventare uomo/donna, il caso più esemplificativo in tal senso è quello di Jimmy Hickok.
Stagione dopo stagione, il personaggio assume sempre più spazio; per certi versi è una scelta piuttosto scontata: Hickok è un personaggio storico, molto conosciuto negli USA, e ogni volta che i riflettori vengono puntati su di lui, è facile immaginare che nel pubblico si inneschi un meccanismo per cui gli eventi narrati vengono filtrati anche alla luce di quello che conoscono sarà il suo destino. È un modo per stimolare e tener vivo l’interesse. A questo si aggiunga la possibilità di poter contare sull’interpretazione di Josh Brolin e il fatto che il personaggio del “bel tenebroso” ha sempre il suo appeal, specialmente sulle giovanissime.
Partiamo con un ragazzo pieno di sé, convinto del suo valore come pistolero, anche se il bisogno di attrarre l’attenzione lascia intuire un’insicurezza di fondo. 
Attaccabrighe, agisce prima di pensare, e non è raro che Kid debba intervenire per impedirgli di mettersi nei guai. 
Le cose cominciano a cambiare quando viene creato il mito del “piccolo selvaggio Hickok”: nel West e non solo, girano libricini da 10 centesimi che narrano le avventure del pistolero, attribuendogli  anche l’assassinio di celebri criminali. Alcuni, però, non sono morti (si stanno semplicemente nascondendo alla legge), e sono più che intenzionati a cancellare l’infamia con il sangue; c’è poi chi vuole acquisire una facile fama sconfiggendo Jimmy in duello. Inizialmente l’ego del ragazzo è sollazzato dall’attenzione, ma i problemi non tardano ad arrivare: essere un bersaglio non è certo piacevole, soprattutto se finiscono per andarci di mezzo degli innocenti o semplici ammiratori.
Ben presto Jimmy si convince che non riuscirà mai a scrollarsi di dosso la fama guadagnata, che ci saranno sempre pregiudizi su di lui, e che finirà per restare solo, perché difficilmente qualcuno vorrà condividere con lui un simile destino.
Quando Teaspoon diventa sceriffo, è Jimmy ad affiancarlo spesso e volentieri ogni qualvolta che c’è bisogno di una pistola in più, e pian piano si delinea il personaggio del pistolero solitario o dell’uomo di legge che continua a combattere, anche quando viene abbandonato da tutti (3×20 “Il debito“), per difendere il suo credo nella giustizia. E pensare che nel pilot Hickok avrebbe voluto impiccare dei ladri senza nemmeno un processo…
L’evoluzione del personaggio lo porta quindi ad acquisire una sempre maggiore serietà, che però a tratti sfocia nella seriosità: si perde la freschezza degli inizi e il ripetersi sempre dello stesso leitmotiv può a tratti stancare. 
Stesso discorso per personaggi come Buck, Ike o Noah, ciascuno dei quali viene caratterizzato per il suo essere “diverso”: gli episodi che li vedono protagonisti quasi sempre ruotano intorno al medesimo tema (l’essere un mezzosangue e i pregiudizi nei confronti dei pellerossa per Buck, la disabilità di Ike, il colore della pelle per Noah in un paese sull’orlo della guerra), con solo qualche eccezione.
Sebbene sia plausibile che si tratti di problemi con cui i ragazzi si trovano continuamente a fare i conti, complessivamente c’è una certa monotonia.
Ci sono, quindi, diverse forme di discriminazione con cui i personaggi hanno a che fare, prima fra tutte quella nei confronti della nazione Pellerossa, di cui si mostra orgoglio e dignità; certo, anche tra i Pellerossa c’è chi cerca il conflitto, attacca e uccide indifesi coloni, ma molto più spesso sono gli uomini bianchi a commettere errori e a macchiarsi ingiustificatamente le mani, anche con mezzi infimi (2×08 “Requiem per un eroe“), e solo per il proprio tornaconto.
Interessante anche la rappresentazione della condizione della donna, spesso vittima di abusi, fisici o psicologici, da parte di padri, mariti e uomini in generale. 
La vita è dura per tutti, ma per una donna lo è ancora di più, date le scarse possibilità, prima di tutto lavorative, offerte. 
Chi non ha di che mantenersi finisce spesso per diventare una prostituta (Rachel, Charlotte, Amanda), ma non per questo perde il rispetto per se stessa, e va avanti continuando a sperare nella possibilità di un riscatto futuro; ad alcune riesce (Rachel, Amanda); altre non sfuggono ad una sorte avversa (Charlotte).
In generale, però, nessuna si rassegna al ruolo di vittima: ci si rimbocca le maniche e ci si dà da fare con tutti i mezzi, leciti e non, per liberarsi dalle catene e diventare padrone della propria vita. 
Lo fanno anche Lou e Emma, ciascuna a suo modo, e sebbene non si possa parlare di femminismo (ogni personaggio femminile pare parlare per sé e non per tutto il “gentil” sesso), sicuramente le donne in The Young Riders non sono personaggi passivi, né si limitano al ruolo di damsel in distress.
C’è chi combatte per i propri ideali (Rosemarie, Margaret) e chi dà la vita per l’uomo che ama (Doritha).
Ovviamente, l’attenzione è catalizzata principalmente dal personaggio di Lou/Louise.
L’espediente narrativo della ragazza che si traveste da ragazzo non è certo una novità, come non è lo il coinvolgimento sentimentale con il ragazzo che scopre il suo segreto.
Louise, però, è molto più di questo: viene ribadito frequentemente come sia perfettamente all’altezza del ruolo di corriere della Pony Express, più di tanti altri, e anche quando diviene un ostaggio nelle mani del nemico, non aspetta certo di essere salvata.
Talvolta è persino contraddittoria: non le dispiace essere trattata da donna (1×05 “Una ragazza ribelle“, 1×15 “Il segreto di Louise“), ma allo stesso tempo non vuole esserlo se questo significa venir messa da parte. È orgogliosa di essere un corriere perché sa di star facendo qualcosa di importante.
Tanto di lei viene definito attraverso la relazione con Kid, e molto assume una luce diversa una volta scoperta la violenza subita da ragazzina.
Agli esordi, è un personaggio piuttosto schivo; si lascia progressivamente andare dopo che tutto il gruppo, Teaspoon compreso, scopre il suo segreto, e la sua femminilità diviene più manifesta, sia nei modi, sia nel suo dimostrarsi aperta al dialogo: si offre spesso come confidente per gli altri, Jimmy e Jesse in primis, soprattutto nelle questioni sentimentali, diventando un punto di riferimento per tanti aspetti.
Nonostante il finale “aperto”, Louise arriva comunque alla fine del suo viaggio: ha affrontato il passato, ed è pronta ad abbracciare il futuro, nonostante le tante incertezze del tempo; la sua identità è ormai completa, e può vivere appieno la sua vita, senza più la necessità di nascondere una parte di sé.
Siamo in un western, quindi il tema della “frontiera” non può non fa capolino, ed è perfettamente riassunto nell’episodio 2×08 “Requiem per un eroe“. 
Il West viene visto da chi vive all’est come una terra promessa, dove poter realizzare i propri sogni, da conquistare in nome del progresso. Ma l’uomo bianco non fa altro che distruggere tutto quello che tocca, lasciandosi dietro solo desolazione. Non c’è nulla di davvero incontaminato, e i luoghi, come le persone, finiscono irrimediabilmente per perdere la propria innocenza.
Sin dalla prima stagione, il tema dello schiavismo viene portato sulla scena (1×06 “Ulisse“), ma è con le successive (soprattutto la terza) che diviene sempre più presente: la contrapposizione tra Nord e Sud diventa più esplicitamente la contrapposizione tra abolizionisti e schiavisti.
Fortunamente, gli autori non cadono nel facile tranello di una distinzione manichea tra i due schieramenti: il Sud, schiavista, si oppone al Nord non solo perché con l’abolizione della schiavitù verrebbe messa in crisi la sua economia, basata sul lavoro nelle piantagioni (il Nord, più industrializzato, può contare, invece, sull’impiego degli operai nelle fabbriche), ma anche e soprattutto perché non vuole rinunciare al suo diritto di scegliere, senza dover sottostare alle imposizioni di Washington. In altre parole, ciascuno dei due contendenti combatte per la libertà: il Nord, per la libertà di tutti gli uomini, indipendentemente dal colore della pelle; il Sud per la libertà di autodeterminazione, tema carissimo alla sensibilità statunitense.
Si mostra la barbarie dello schiavismo, ma non si tacciono le violenze degli abolizionisti nei confronti del Sud (la fattoria di Jesse bruciata, ad esempio), e personaggi come Kid o Teaspoon, il primo originario della Virginia, il secondo del Texas, pur aborrendo la schiavitù e rinnegandola con forza, non appoggiano incondizionatamente il governo centrale. Teaspoon in particolare, pur condannando apertamente l’idea di una guerra civile, afferma che in caso di scoppio del conflitto sentirà come suo dovere tornare nel Texas per difendere quella che ancora sente la sua casa.
In altre parole, la guerra di Secessione viene presentata come un insensata contrapposizione fratricida, in cui tutti sono nel torto, e tutti sono nella ragione.
Il senso di smarrimento che si fa sempre più palpabile, stagione dopo stagione, diviene palese nel finale di serie e nella scena conclusiva: i ragazzi, Teaspoon e Rachel sono insieme, forse per l’ultima volta, per piangere un amico che non c’è più; nessuno sa cosa lo attenderà di lì in avanti: Cody si è arruolato, e forse qualcun altro lo seguirà; Jesse sta tornando dalla sua famiglia nel Sud; gli altri ancora non hanno ancora deciso il da farsi. 
Non c’è nessuna risoluzione finale (come ci si aspetterebbe dall’episodio che chiude un’intera serie), e mentre l’inquadratura si allarga, una pesante malinconia aleggia e si trasmette al pubblico stesso.
Che il registro fosse cambiato, lo si era capito sin dall’inizio dell’ultima stagione (3×05 “Partita fatale“): i corrieri avevano sfidato la morte tante volte, riuscendo sempre a cavarsela; all’improvviso, inaspettatamente, si scoprono vulnerabili, mortali. L’immagine più suggestiva è forse quella di un Hickok, sempre freddo e distaccato, che si curva su stesso e si stringe forte nelle braccia, atterrito dall’immagine che si trova di fronte: ha visto morire tanti uomini, ma questa è la prima volta che la vittima è uno del gruppo.

La serie si era aperta con un ragazzo alla ricerca della sua strada; nel finale, quel ragazzo è ormai diventato un uomo, con il matrimonio che segna il passaggio definitivo all’età adulta; l’età dell’innocenza è finita per Kid ma anche per gli interi Stati Uniti che stanno per essere travolti dalla Guerra Civile.

Il triangolo no, non l’avevo considerato

Inaspettatamente in una serie tv western, l’unica vera storyline orizzontale è la storia d’amore tra Kid e Lou, e, per alcuni aspetti, è anche la parte che strizza più l’occhio al teen drama, sebbene sappia poi discostarsene nel finale.
L’impostazione iniziale è molto semplice: lei si finge un ragazzo, lui lo scopre, e la condivisione di quel segreto li avvicina.
Kid è l’unico con cui Lou (Louise) può essere se stessa, e che tra i due ci sia qualcosa appare ben presto chiaro anche agli altri ragazzi del gruppo, sebbene sia necessario aspettare che il segreto di Lou venga svelato per poter dare un nome a quel qualcosa.
Sin da subito, quindi, Lou e Kid si configurano come “la” coppia della serie, e come tale vengono riconosciuti dal resto del cast.
La loro storia procede lentamente, passo dopo passo, ed è fatta di sguardi e piccoli gesti; c’è tutto l’imbarazzo e l’innocenza del primo amore.


Mano a mano che il legame si fa più forte, per i due diventa sempre più difficile, se non addirittura snervante, non poter concretizzare il loro amore.
La prima notte passata insieme segna una svolta: si amano, sono felici, ma cominciano ad affiorare i primi dissapori per un diverso modo di vedere il loro rapporto.
Kid, fedele all’educazione anche religiosa ricevuta, è titubante circa l’essere amanti, pur non essendo sposati; vorrebbe “fare la cosa giusta”, e il matrimonio gli appare come un passo del tutto naturale. Lou, d’altro canto, sebbene in precedenza abbia rimproverato Kid di essere troppo cauto e di non esporsi abbastanza, ora sente che le cose stanno procedendo troppo velocemente.
Il vero problema, però, è la tendenza di Kid ad essere apprensivo e molto protettivo: il lavoro al Pony Express è estremamente rischioso, e il ragazzo vorrebbe evitare che Lou corra pericoli, ma questo per la ragazza equivale all’escluderla dal gruppo, cosa che non è disposta ad accettare. Kid si rivela piuttosto possessivo, e comincia ad essere geloso del legame tra Lou e Jimmy. L’irrigidimento di entrambi nelle proprie posizioni porta ad una dolorosa rottura.

Due si e no diciottenni alle prese con la loro prima vera relazione sentimentale: non stupisce che vengano commessi degli errori. Kid, in piena buona fede, vuole semplicemente proteggere la ragazza che ama, senza rendersi conto che eccessive premure rischiano di essere soffocanti; Louise sente minacciata l’indipendenza tanto duramente conquistata e si mette sulla difensiva.
Pur essendoci una base concreta e psicologicamente plausibile per la momentanea (e molto sfumata) separazione, si ha comunque la sensazione che si sia voluto forzare la situazione per non arrivare troppo precocemente all’inevitabile happy ending.
Anche parlare di “rottura” sembra quasi eccessivo: i due decidono semplicemente di riportare il loro rapporto a come era “prima”; il punto è che Kid e Lou non sono mai stati “solo” amici.

Probabilmente, però, la forzatura maggiore sta nell’aver paventato l’ipotesi di un triangolo con Jimmy come terzo vertice.
Una volta scoperto che Lou è una ragazza, a Jimmy non dispiace cogliere l’occasione per flirtare, sebbene in modo molto leggero.
Tra i due si crea una certa confidenza: Lou appoggia Jimmy nei suoi amori (purtroppo destinati a concludersi nell’arco di una puntata), e Hickok dispensa consigli, non solo a Lou, ma anche allo stesso Kid. In effetti, entrambi vedono in Jimmy il proprio migliore amico, e il sentirsi spalleggiati come coppia li induce a renderlo partecipe della loro storia.
Proprio per questo, il suggerire che possa esserci qualcosa di più tra Jimmy e Lou dopo la rottura con Kid, ha un che di stonato.
Il Kid respinto da Lou comincia ad interessarsi alla nuova maestra giunta in città, e Lou non rimane certo impassibile; per distrarsi, passa una serata con Jimmy, vestita come una ragazza, come per essere rassicurata che se Kid dovesse mai innamorarsi di qualcun altro, a lei non sarà comunque precluso il poter andare avanti.
Ma il vero passo falso è nel finale della seconda stagione (2×21-2×22 “Lo scambio“): Amanda, sorta di figlia adottiva di Teaspoon, è stata rapita da una banda di fuorilegge, che vuole scambiarla con un compagno, affidato in custodia proprio allo sceriffo Hunter. Il salvataggio di Amanda si preannuncia come una missione estremamente rischiosa a cui parteciperanno tutti i corrieri, ad eccezione di Lui e Ike, via per delle corse. Kid è felice che Lou non sia di loro perché in questo modo potrà rimanere al sicuro; sa che si sente in competizione con i ragazzi e la cosa potrebbe portarla a comportarsi avventatamente. Jimmy interviene affermando che il vero scopo di Lou è impressionarlo, insinuando che la ragazza nutra una certa attrazione nei suoi confronti. Ovviamente la cosa punge sul vivo Kid. In una scena paiono venire annullate due intere stagioni di maturazione psicologica per Jimmy: siamo tornati all’Hickok degli esordi, che utilizza qualsiasi pretesto per provocare il suo designato rivale (che nel frattempo, però, ha dato più volte prova di essere anche il suo amico più fidato).
Una volta tornati a Sweetwater e scoperto cosa sta accadendo, Ike e Lou riescono a raggiungere Jimmy, Noah e Buck. Jimmy non ha nulla in contrario a che Lou sia dei loro; sono Noah e Buck a ritenere che non sia corretto, e la ragazza viene nuovamente lasciata indietro.
Jimmy piuttosto che mostrare un reale interesse romantico per Lou, pare piuttosto volerla utilizzare come ulteriore oggetto del suo contendere con Kid (il che non è certo edificante).
Lou non ci sta ad essere messa da parte: si infiltra nella base del nemico e viene catturata e tenuta in ostaggio; verrà uccisa se non ci sarà al più presto lo scambio (peccato che il prigioniero in custodia sia nel frattempo morto). È la concretizzazione di tutti i timori di Kid.  Dopo l’ennesima e prevedibile scazzottata tra Jimmy e Kid, il gruppo riesce a sferrare l’attacco decisivo alla postazione nemica e a liberare gli ostaggi. Un Kid ferito viene accudito da Lou, che cerca di fargli capire che non è il solo a preoccuparsi; lei, come tutti gli altri ragazzi, non può far finta di niente se uno di loro è in pericolo, e farà sempre tutto il possibile per salvaguardare quella che considera la loro famiglia.
È nella terza stagione (3×03 “Uomo d’onore“) che le possibilità di una storia tra Lou e Jimmy raggiungono il loro acme per venire poi immediatamente sgonfiate.
Jimmy, Kid e Lou devono scortare Eliah Mills, un fuorilegge accusato di diversi omicidi e sfuggito alla legge per oltre 20 anni. Incappati accidentalmente in un bandito che ha appena ucciso un uomo, Kid viene gravemente ferito e costretto ad abbandonare i compagni. Durante il viaggio Jimmy scopre di avere molte affinità con Eliah, che dimostra di non essere un criminale assetato di sangue, ma semplicemente un uomo, vittima di circostanze avverse, che non è riuscito a liberarsi della propria pessima fama. In altre parole, Eliah diventa per Jimmy una sorta di proiezione di se stesso fra 20 anni. Il giovane è molto agitato e Lou, capendo il motivo di quel turbamento, cerca di consolarlo: ha fiducia in lui e sente che il suo destino sarà diverso da quello di Eliah. Jimmy l’attira a sé con forza e la bacia; l’entrata in scena di ex sceriffo sulle tracce di Eliah interrompe i due. L’indomani Lou vorrebbe parlare di quanto accaduto, ma Jimmy preferisce di no: per lui non è successo nulla e, soprattuto, qualcosa di simile non si ripeterà mai più. Lou ancora una volta cerca di essergli di conforto: un giorno anche lui troverà qualcuno di speciale con cui condividere il resto della vita; certo, dovrà però accettare di far entrare qualcuno nel suo mondo, e non chiudersi come sta facendo.
Lo stesso Eliah approfitta di un momento con Lou per sapere che tipo di rapporto c’è tra lei e Jimmy; a suo giudizio, è la donna adatta a stargli accanto. Lou non è altrettanto sicura di sentirsela, e poi “ci sono altri da tenere in considerazione”. Di nuovo presi di mira dall’ex sceriffo, i corrieri e Eliah riescono a cavarsela, anche grazie all’intervento di Kid, che, nonostante la ferita, li ha seguiti una volta intuito il pericolo. Da questo momento, l’attenzione di Lou è tutta per Kid, e quando assistono all’impiccagione di Eliah è proprio a Kid che si stringe per trovare conforto, nonostante sia stato con Jimmy che ha condiviso il viaggio in cui ha imparato a conoscere e apprezzare lo sfortunato fuorilegge.
Nonostante la “rottura”, tra Kid e Lou hanno sempre continuato ad esserci simili gesti, come a sottolineare il persistere di un legame che li porta a cercarsi anche fisicamente, con una carezza o una stretta.
Il linguaggio del corpo di Louise è sempre stato diverso, a seconda che i rapportasse con Kid o con chiunque altro.
Per quanto riguarda il bacio di Jimmy, sembra più che altro una manifestazione della sua più intima debolezza: la sua paura più grande, infatti, è il rimanere solo a causa della fama che lo precede, e l’esempio di Eliah ha rinfocolato questo timore; quel bacio è quasi un aggrapparsi disperatamente a Lou, una persona che in quel momento gli sta dimostrando comprensione e solidarietà.
I sostenitori della coppia Jimmy/Lou hanno solo un’ulteriore occasione per dare sfogo alla propria frustrazione: in 3×20 “Il debito“, Lou è in un momento di crisi quando mancano ormai pochi giorni alle nozze con Kid; deve comprare un abito da sposa, ma preferisce farlo a Seneca piuttosto che a Rock Creek; è un modo per rimandare il quando si scoprirà chi è in realtà, ossia quando la sua vita come Lou e come corriere finirà e tornerà ad essere Louise. Ama Kid più di qualunque altra cosa, ma il cambiamento la spaventa comunque; rinunciare al lavoro di cui è tanto orgogliosa alla Pony Express non è facile. Proprio quando alcuni dei suoi timori vengono finalmente fugati da una chiacchierata con la commessa del negozio di abiti da sposa di Seneca, ecco che scopre che Jimmy (che l’aveva accompagnata per parte del viaggio, proseguendo poi oltre), è in pericolo, e decide di rimandare l’acquisto dell’abito per raggiungerlo e aiutarlo.
Pensare che Louise  sia motivata da altro se non dall’amore fraterno che nutre per tutti gli altri ragazzi del Pony Express è fare un torto al personaggio, ignorando le tante volte in cui ha insistito sul concetto di famiglia; inoltre,  è proprio perché combattuta tra Lou e Louise che sente di dover ancora per un po’ essere Lou.
Il conoscere un timido appassionato di dime novel (l’unico in città che decide di appoggiare Jimmy alle prese con una banda di assassini dedita all’estorsione) le aprirà ulteriormente gli occhi: il suo posto non è lì, proprio perché sta per sposarsi, e se le succedesse qualcosa non sarebbe giusto nei confronti dell’uomo che la sta aspettando; sa bene di che cosa parla perché ha perso sua moglie, uccisa proprio da quei criminali. Una volta riportato l’ordine in città, Lou e Jimmy possono far ritorno a casa, e Lou può finalmente comprare il suo abito: ormai non ha più nessun dubbio.

Kid e Lou, quindi, si sposano, ma quando sono tornati insiemi?
Gli autori scelgono di non mostrarci nulla di esplicito, e ancora una volta lasciano che siano soprattutto i gesti a parlare.
In 3×08 “Fuga per la vita“, Doritha, amica di infanzia e prima “fidanzatina” di Kid, si trasferisce a Rock Creek. Il suo arrivo non è casuale: ha saputo che il ragazzo lavora per la Pony Express e decide di raggiungerlo, nonostante sia sposata con Garth. La ragazza è ancora innamorata di Kid, e il suo matrimonio è frutto della necessità: rimasta in precarie condizioni economiche dopo la morte del padre, ha cercato di resistere alle proposte di Garth, ma alla fine ha capitolato. L’uomo, purtroppo, è invischiato in affari poco leciti che mettono in pericolo la stessa Doritha. Kid si sente in colpa per questa situazione: se la famiglia di Doritha non avesse pagato i debiti lasciati dai suoi genitori alla loro morte, non sa cosa ne sarebbe stato di lui; sente di doverle la vita, e all’epoca le aveva anche promesso che prima o poi sarebbe tornato in Virginia; gli anni sono passati in fretta, tante cose sono accadute e Kid non ha mai fatto ritorno. Quando Doritha in lacrime supplica Kid di scappare via con lei, il ragazzo, però, rifiuta: è ormai troppo tardi e troppe cose sono cambiate.
L’entrata in scena di Doritha turba Lou: prova gelosia per quella ragazza così femminile e per il suo passato con Kid; probabilmente teme che lui possa ancora nutrire dei sentimenti, dato il turbamento dimostrato per quanto sta accadendo a Doritha e Garth. Pur sapendo perché Kid si considera in debito con Doritha, crede che non dovrebbe farsi troppo coinvolgere, e per la prima volta Kid è duro con lei, chiedendole di lasciarlo in pace. Una Lou sconvolta scappa vie e viene raggiunta da Jimmy-il-confidente: è stanca di sentirsi così, a disagio quando è con Kid, dispiaciuta quando parte; il bisogno che sente di lui è frustrante.
Purtroppo Kid non riesce a salvare né Garth né Doritha: la ragazza gli fa scudo con il suo corpo nello scontro con l’assassino di Garth, venendo mortalmente ferita. Dopo il funerale di Doritha, Kid è sconsolato: non si è mai sentito così solo, neanche dopo la morte di suo fratello: non c’è più nulla e nessuno del suo passato e della sua infanzia. Lou gli ricorda che non è solo: ci sono Teaspoon, Rachel, i ragazzi, e c’è lei. Gli porge la mano, e lui l’afferra sorridendo.

Negli episodi successivi, Lou e Kid si mostrano nuovamente molto vicini: toni e gesti tornano ad essere più esplicitamente affettuosi; sono palesemente tornati ad essere una “coppia”.
Kid non ha smesso di preoccuparsi per Lou, né lei è meno gelosa della sua indipendenza; per entrambi, però, la cosa più importante è stare insieme, e hanno imparato che a volte è necessario smussare gli angoli.
C’è ancora, però, un punto da risolvere.
In 3×18, “Prova d’amore“, Kid organizza qualche giorno di ferie da passare con Lou; tappa del loro viaggio, Davenport, per una serata romantica. Dopo la cena, i due passeggiano al chiaro di luna, e Louise intuisce che c’è qualcosa di cui Kid vuole parlare. Il ragazzo raccoglie tutto il suo coraggio e inizia quella che si preannuncia come l’ennesima (la terza, per la precisone) proposta di matrimonio, che però viene interrotta sul nascere dall’arrivo in città di un gruppo di banditi. Il loro obiettivo è un membro della banda, una ragazzino di 17 anni, catturato durante un precedente furto in cui ha perso la vita lo sceriffo di Davenport, e ora nella prigione della città.  Il giovanissimo vice-sceriffo viene ucciso, e Kid decide di incaricarsi della custodia del prigioniero in attesa dell’arrivo in città di Teaspoon. Kid e Lou sono soli; nessuno in città è disposto ad aiutarli, e il compito si rivela piuttosto arduo. Decidono perciò di portare via il prigioniero, ma subiscono un nuovo attacco: il vero bersaglio, però, è il ragazzo: i suoi compagni vogliono ucciderlo per evitare che riveli i loro nomi. Il giovane comincia ad interessarsi ai due corrieri della Pony Express: è colpito dal fatto che si siano assunti un compito tanto pericoloso, nonostante siano dei forestieri, in città solo di passaggio; dai loro gesti si capisce che si amano e che sono disposti a rischiare la vita l’uno per l’altra, e questo è per lui un ulteriore motivo di sorpresa: è ciò che ha sempre desiderato, e che sperava di ottenere una volta unitosi alla banda di fuorilegge; era alla ricerca di una famiglia che lo facesse sentire importante, e invece…
Sfuggiti temporaneamente al nemico, Lou vorrebbe riprendere il discorso interrotto la sera prima, ma Kid è titubante: data la loro situazione (il trovarsi spesso in pericolo), non sa se sia giusto pensare al matrimonio. Lou è risentita per il suo passo indietro. La mattina seguente Kid cerca di ricucire lo strappo: dice a Lou di amarla, ma lei gli risponde bruscamente che “ha davvero uno strano modo per dimostrarlo”. Subito dopo i banditi irrompono sulla scena, e Kid, per permettere a Lou e al prigioniero di fuggire, viene ferito e catturato. Lou, colpita solo di striscio, vuole immediatamente correre in suo soccorso: si sente in colpa per le parole della mattina, e teme che quello sia stato il modo di Kid per dimostrarle di amarla. Aiutata da Adrian (questo il nome del ragazzo) e grazie all’arrivo in extremis anche di Jimmy e Teaspoon, riesce a liberare Kid; Adrian, purtroppo, viene ferito mortalmente nel tentativo di proteggerla. Dopo il funerale del ragazzo, Lou ammette con Kid di aver avuto molta paura per lui, e gli fa promettere che d’ora in poi affronteranno qualsiasi rischio, qualsiasi prova, insieme. Il ragazzo acconsente, e può finalmente riprendere quel famoso discorso lasciato a metà, e stavolta, Louise risponde con un si entusiasta.

Nel finale di stagione, 3×21 e 3×22 “Venti di guerra“, ecco finalmente il gran giorno.
Non poteva mancare l’ennesima scazzotata tra Kid e Jimmy alla vigilia: Hickok è stato scelto per accompagnare Lou all’altare, ma rimane invischiato con Kid nella vicende che coinvolgono Rosemarie Burke, già vista in precedenza in “Il canto di Isaiah“, e da cui è stato immediatamente attratto; la donna è in possesso di un documento di estrema importanza – nomi di soldati dell’esercito nordista che collaborano con il Sud – e induce Jimmy a tenere Kid all’oscuro di tutto (viene dalla Virginia, e per questo non ci si può fidare di lui); quando il ragazzo scopre la verità, si sente profondamente offeso: come può Jimmy essergli davvero amico se non si fida di lui? 
Dato che tutto è bene quel che finisce bene, all’ultimo momento un Jimmy pentito (così come Rosemarie) fa il suo ingresso in scena e può accompagnare la sposa.
Per la famiglia della Pony Express, il matrimonio tra Kid e Lou non è solo una svolta importante nella vita dei due, ma è anche il momento in cui… potranno scoprire il vero nome Kid! 


Teaspoon non vede l’ora, ma quando il ragazzo gli sussurra all’orecchio il suo vero nome prima che vengano pronunciate le formule di rito, rimane così sconcertato da decidere di tenerlo per sé e sposarlo come Kid e nulla più! 
Tutti escono felici dalla chiesa, però l’euforia e la gioia per il lieto evento durano davvero poco: un giovanissimo soldato di ritorno dal confine si accascia esanime, ferito in quello che è stato un enorme spargimento di sangue. La guerra è ormai alle porte e tutti dovranno affrontare in un modo o nell’altro la dura realtà.
L’happy ending viene così funestato dalla realtà storica che, come non mai in precedenza, entra di prepotenza nella finzione narrativa, contribuendo al clima di incertezza e melanconia del series finale (non certo casualmente intitolato in originale Till Death Do Us Part).


Tirando le somme, anche per quanto riguarda le vicende sentimentali dei protagonisti, gli autori, pur cedendo talvolta al fascino della via più facile (strizzando l’occhio a triangoli e complicazioni varie), per lo meno non sfociano nel banale, ma mantengono una certa dignità, regalandoci una storia che vuole comunque essere verosimile nella caratterizzazione psicologica di chi è coinvolto, e che, pur se presentata quasi come scontata sin dal pilot, ha sicuramente diversi punti di forza.

Cast

Tra i membri del cast de I ragazzi della prateria, solo Melissa Leo e Josh Brolin hanno avuto una carriera degna di nota.
Per quanto riguarda la Leo, impegnata sia sul piccolo sia sul grande schermo, basta ricordare alcuni dei riconoscimenti guadagnati, tra cui l’Oscar come migliore attrice protagonista per Frozen River – Fiume di ghiaccio (2008) e il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista e l’Oscar come miglior attrice non protagonista per The Fighter (2011).
Josh Brolin, celebre figlio d’arte, esordisce nel 1985 ne I Goonies di Richard Donner, ma è alla soglia dei quarant’anni che comincia ad attirare l’attenzione della critica con le sue interpretazioni in Milk di Gus Van Sant e in W. di Oliver Stone. È il protagonista del remake di Old Boy firmato Oliver Stone, e tra i suoi film si possono ricordare Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, Jonah Hex (2010), Men in Black 3 (2012), Sin City – Una donna per cui uccidere(2014), Ave, Cesare! sempre di Joel ed Ethan Coen (2016)
Per la Marvel è atteso sia come Thanos nell’imminente Infinity War, sia come Cable nel seguito di Deadpool.
Per Ty Miller, nessun ruolo di rilievo dopo The Young Riders: qualche partecipazione, soprattutto occasionale, a serie tv (X-files, Senza traccia) e nulla più.
Discorso analogo per Yvonne Suhor, che però ha continuato con il teatro e ha sua scuola di recitazione.
Gregg Rainwater ha lavorato in film come Street Fighter – Sfida finale e serie tv come Walker Texas Ranger; è impegnato anche come doppiatore.
Per Don Franklin, tante partecipazioni tv: NCIS e NCIS: Los Angeles, ma anche The Closer e CSI: Miami.
Negli anni ’90 Stephen Baldwin compare in Amici per gioco, amici per sesso, Mrs. Parker e il circolo vizioso ed I soliti sospetti, finendo poi nel dimenticatoio, con piccoli ruoli in film per la tv e, più recentemente, come concorrente nella versione americana de La Talpa e in quella inglese di Il Grande Fratello Vip; nel 2009 dichiara bancarotta.
Anthony Zerbe è un volto noto del cinema e della tv americana, con in curriculum film come Nick mano fredda o American Hustle, ma anche serie tv come Le strade di San Francisco.
Per Clare Wren solo partecipazioni a serie tv, da E.R. a JAG.
Brett Cullen, nonostante diverse incursioni cinematografiche, è conosciuto soprattutto per essere apparso in Uccelli di rovoDesperate HousewivesWest WingUgly Betty, passando pure per Friday Night Lights, Lost e Devious Maids.
Per Travis Fine abbiamo principalmente comparsate televisive, sebbene negli anni ultimi anni abbia provato anche la strada della sceneggiatura e della regia.
La carriera di Christopher Pettiet, volto piuttosto noto negli anni ’90, si interrompe precocemente a soli 24 anni per un’overdose.



Oggi

Oggi, a quasi 30 anni di distanza dalla prima messa in onda, ci sarebbe ancora spazio per una serie tv come The Young Riders?
Difficile dirlo.
Da una parte, ci sono diverse ingenuità che potrebbero annoiare quegli appassionati di serialità televisiva che non si accontentano più di poco e sono abituati ad un certa qualità; anzi, c’è da aggiungere che oggi la serialità non è più solo televisiva (vedi l’esempio di Netflix); allo stesso tempo, però, la serie non va neanche incondizionatamente incontro ai gusti del pubblico, catturando magari l’attenzione di un telespettatore occasionale, più di “bocca buona”, se così può essere definito.
In fondo TYR non è mai stato un beniamino della critica, che l’ha apprezzato più per alcuni aspetti tecnici, come cinematografia e costumi, che non per trama e personaggi; eppure, il fatto che qualche anno fa sia stato trasmesso in USA da Netflix, ma anche da Hulu, e che più recentemente sia approdato sulla piattaforma di streaming di Starz, fa supporre che o c’è ancora uno zoccolo duro di appassionati affezionato alla serie o che qualche potenzialità sussista anche oggi.

Il genere western, pur non essendo uno dei più gettonati, continua ad avere un suo spazio, non solo in serie western vere e proprie, come ad esempio Deadwood (2004-2006), ma anche sotto forma di influenza in prodotti d’ambientazione più contemporanea, come ad esempio Banshee e simili, probabilmente perché parte di un certo modo di sentire prettamente statunitense.

E in Italia? La serie è attualmente disponibile in italiano in DVD? No, gli unici DVD prodotti sono per la Regione 1, quindi essenzialmente immaginati per USA e poco più. 
Chi non ha seguito le messa in onda in Italia (comunque piuttosto trasversali, da Italia 1 a TMC, fino a Rai Due), può affidarsi solo alle registrazioni tv caricate da appassionati sul Tubo. 



Elenco episodi

Stagione 1
—————————————————————————————————————–
01 I ragazzi del Pony Express
02 All’ultimo sangue
03 Lo spirito Kiowa
04 Il testimone
05 Una ragazza ribelle
06 Ulisse
07 La leggenda di Hickok
08 Il fuorilegge
09 Un bel giorno per morire
10 Fort Reunion
11 Falsa accusa
12 La figlia di Teaspoon
13 Caduta di stile
14 Tempi duri
15 Il segreto di Louise
16 Un ospite inatteso
17 L’esca
18 La figlia di papà
19 Bulldog
20 La resa dei conti
21 I sopravvissuti
22 Fiamme a Sweetwater
23 Legge marziale (parte 1)
24 Legge marziale (parte 2)
Stagione 2
—————————————————————————————————————–
01 Il ribelle
02 Fantasmi
03 Vivo o morto
04 Luna di sangue
05 Il sangue dei Kiowa
06 Voglio vedere le montagne
07 Taglia per l’innocente
08 Requiem Per Un Eroe
09 Cattive compagnie
10 Natale A Sweetwater
11 Una farsa pericolosa
12 In nome del sangue
13 La sella d’argento
14 I pacifisti
15 Tornado Daisy
16 Canne al vento
17 Ombre dal passato
18 Il talismano
19 Ladro gentiluomo
20 Di fronte al nemico
21 Lo scambio (parte 1)
22 Lo scambio (parte 2)
Stagione 3
—————————————————————————————————————–
01 Gli avvoltoi
02 Il denaro sepolto
03 Uomo d’onore
04 Delitto d’onore
05 Partita fatale
06 La legge del taglione
07 Iniziazione
08 Fuga per la vita
09 Il sole sorge ancora
10 In viaggio con la tigre
11 Charlotte
12 Il canto di Isaia
13 Spie
14 Caccia all’uomo
15 Maschera di paura
16 Il grande sciamano
17 La strada mai presa
18 Prova d’amore
19 Attenti al killer
20 Il debito
21 Venti di Guerra (parte 1)
22 Venti di Guerra (parte 2)



Qualche numero…

(adattato da The Arts Corner: “The Young Riders” (1989), incentrato principalmente alla prima stagione)
Morti (o cadute spettacolari dopo essere stati colpiti da un proiettile): 181
Procedure anacronistiche: 3
Cattivi di origine inglese: 2
Esplosioni: 19
Familiari uccisi: 2 (il padre di Lou da Kid, il fratello di Kid da Hickok)
Topolini come animali domestici: 1
Personaggi storici: 3 (Hickok, Cody, Jesse James)
Saune: 3
Gente senza maglietta: 11
Assalti a casa di Emma: 2
Assalti a Sweetwater: 2
Storie d’amore finite male: 8
Baci: 40
Risse (più o meno amichevoli): 13
Personaggi sopravvissuti a ferite da armi da fuoco: Lou (2), Sam (2), Cody (1), Kid (2), Ike (2), Teaspoon (2), Jimmy (4)



Una nazione giovane come gli Stati Uniti d’America, con una storia brevissima alle spalle, nel momento in cui ha voluto costruire una sua identità, ha avuto la necessità di creare una propria mitologia, rendendo delle vere e proprie leggende pistoleri e giocatori d’azzardo, cacciatori e soldati, uomini di legge e banditi. Ma a stagliarsi netto all’orizzonte è soprattutto il mito di una frontiera da conquistare, in cui partire da niente e costruire la propria fortuna; un Selvaggio West tanto pieno di insidie quanto carico di promesse.
E così, ad un secolo e mezzo di distanza, è ancora suggestivo immaginare quei ragazzi, poco più di adolescenti, correre come il vento, sfidando ogni giorno la morte, per costruire e tenere unita una nazione.

2 pensieri su “[Tv Series] I ragazzi della prateria (The Young Riders) (1989-1992)

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