[Tv Series] Star Trek – Picard

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Titolo originale: Star Trek – Picard

Genere: fantascienza, drammatico

Creato da: Kirsten Beyer, Michael Chabon, Akiva Goldsman, Alex Kurtzman
Star Trek creato da Gene Roddenberry

Anno: 2020

Stagioni: 1

Status: ?

Cast:
Patrick Stewart … Jean-Luc Picard
Alison Pill … Dr. Agnes Jurati
Isa Briones … Dahj/Soji
Michelle Hurd … Raffi Musiker
Harry Treadaway … Narek
Santiago Cabrera … Cristóbal Rios
Evan Evagora … Elnor
Peyton List … Tenente Narissa Rizzo

Disponibilità italiana: Amazon Prime Video

Canto del cigno (o forse no) per uno dei personaggi più conosciuto dell’universo di Star Trek, l’Ammiraglio (ormai in pensione) Jean Luc Picard.

Sono anni ormai che Picard si è ritirato nei suoi vigneti in Francia: l’addio alla Flotta Stellare è stato piuttosto brusco, e quello che un tempo ne era l’uomo simbolo, non è altro che un anziano con tutte le debolezze dei suoi anni, con pochi fedelissimi al suo fianco, e tanti rimpianti, primo fra tutti la morte del Comandante Data, sacrificatosi per salvargli la vita. L’occasione di porre rimedio ad alcuni degli errori del passato si presenta nel momento in cui una ragazza, apparentemente sconosciuta, cerca il suo aiuto: è la prima volta che Picard vede Dahj, eppure c’è in lei qualcosa di estremamente familiare; allo stesso modo, pur non avendo mai incontrato prima l’ex Ammiraglio, la giovane donna sa che è l’unico di cui può fidarsi…

Non sono una profonda conoscitrice di Star Trek: da bambina ho visto alcuni episodi della serie classica, nonché parte dei film; ho seguito – anche se sempre solo in parte – alcune “incarnazioni” più recenti (in particolare, Deep Space Nine) e ho visto i film di J.J. Abrams. Insomma: conosco Kirk, Spock, il dott. McCoy, e so che è meglio non indossare una maglietta rossa; posso citare non a sproposito il test della Kobayashi Maru, ma non posso certo definirmi un’esperta.
Nonostante le mie lacune, Star Trek – Picard si segue senza alcuna difficoltà, ed è un prodotto godibile anche per un pubblico di neofiti.
Certo, i cameo di alcuni personaggi storici di Star Trek: The Next Generation (ma anche di Star Trek: Voyager e del film Star Trek – La nemesi), hanno un impatto diverso su chi conosce e ha amato la serie; questo è fuori di dubbio. Allo stesso tempo, però, il nuovo spettatore non ha mai una sensazione di straniamento, e non c’è neanche la necessità di chissà che “spiegone”: è tutto molto fluido e lineare.
Stesso discorso per la caratterizzazione dei popoli alieni, che comunque si concentra essenzialmente sui Romulani, mentre per i Borg ci si limita a qualche accenno (in 10 episodi era impensabile fare di più).

Complessivamente positivo il giudizio sulla caratterizzazione dei nuovi personaggi, anche se non c’è da aspettarsi nulla di particolarmente originale o approfondito: abbiamo ex ufficiali che hanno abbandonato la Flotta (o sono stati allontanati) perché hanno fatto domande scomode o sono custodi di segreti che è meglio non rivelare, e che si sono lasciati andare all’alcol  e all’autocommiserazione; c’è la giovane scienziata che si lascia manipolare o il ragazzo con una missione, e così via.
Ad elevarsi sopra tutti gli altri c’è ovviamente lui, Jean Luc Picard, bussola morale non solo dell’improvvisata ciurma, ma dell’intera Flotta, che, ahimè, sembra aver perso la rotta ormai da tempo.
Inaspettatamente è proprio l’eccessiva sicurezza nella propria autorità morale a far cadere Picard: pecca di arroganza, convinto che la Flotta non si metterà contro di lui, e invece si ritrova messo in un angolo; scopre di non essere indispensabile, e ad avere la meglio è una nuova visione politica, molto più chiusa e intransigente, in cui rifiuta di riconoscersi. La lesa maestà lo porta a ritirarsi a vita privata, e qui il suo errore: l’offeso Picard abbandona il campo di battaglia, e con esso tutti coloro che avevano creduto in lui.
Ora a distanza di anni, meno arrogante, ha la possibilità di rimettersi in gioco, e, forse, di mettere a posto almeno alcune questioni lasciate in sospeso.
Nonostante i suoi difetti, Picard rimane comunque il paladino di ciò che è bene, l’eroe giusto in cui identificarsi, che, con la saggezza dei suoi, sa conciliare ragione e sentimento: ragione, perché non si lascia vincere da paura e odio; sentimento, perché, cosciente dei limiti dell’essere umano, non smette mai di provare compassione e di avere fiducia nella possibilità di cambiare e fare ammenda. Trasuda carisma e continua a distinguersi per le proprie capacità diplomatiche.
Insomma, vale da solo la visione dello show, che si contraddistingue comunque come un buon prodotto fantascientifico, con il giusto bilancio tra azione e riflessioni di più ampio respiro, dai temi tipici del genere (il rapporto tra organico e sintetico) a considerazioni di attualità politica (la chiusura verso l’altro, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà).

Consigliato, a trekkie e non.

GIUDIZIO POPCORN:

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