[Books] Il figlio della vedova di Elizabeth Sanxay Holding

Titolo originale: Widow’s Mite

Autore: Elizabeth Sanxay Holding

Prima edizione: 1953

Edizione italiana: traduzione di Massimo Ferraris (Elliot – Raggi Gialli, 2020)

Presentazione dell’editore:Rimasta vedova, Tilly MacDonald si trasferisce insieme al figlio Robert a casa della ricca cugina Sibyl, una donna dal temperamento nervoso e instabile. Dedita all’alcol, la donna viene spesso colta da paranoie che le provocano accessi improvvisi di rabbia o pianto, tanto che Tilly comincia ad aver paura di restare sola con lei. Un giorno Sibyl chiede alla cugina di portarle un sonnifero perché possa aiutarla a riposare. Qualche ora dopo, viene trovata morta. Avvelenamento da cianuro, è il rapporto del medico legale che fa ricadere immediatamente i sospetti su Tilly, la quale sceglie di seguire la strategia più pericolosa: mentire…

Il figlio della vedova (Widow’s Mite, 1953) di Elizabeth Sanxay Holding è un vero e proprio page turner: un romanzo molto breve (meno di 200 pagine) che è impossibile abbandonare prima di arrivare al finale.

Abbiamo una vittima (di cui nessuno sentirà mai la mancanza) e una serie di possibili sospettati, ciascuno dei quali prima o poi finisce con il mentire, o ancora più frequentemente, omettere informazioni alla polizia, sempre per progettare qualcuno, rendendo la situazione molto più i ingarbugliata di quanto sia.

Il nostro punto di vista è quello di Tilly MacDonald, giovane vedova ospite dei soliti pazienti ricchi insieme al figlioletto di cinque anni. Ha perso il marito dopo solo tre mesi di matrimoni, trovandosi a crescere il piccolo Robert da sola e senza nessun sostentamentose non un’esigua assicurazione sulla vita del defunto. È facile comprendere perché sia costantemente in ansia: seguire una determinata routine, evitare percoli, stress, traumi, controllare che tutto sia a posto, è ciò che scandisce le sue giornate, e noi lettori finiamo inevitabilmente per farci coinvolgere da questo continuo senso di angoscia e dalla paura della perdita che pervade tutta l’attuale esistenza di Tilly; l’abilità dell’autrice è tutta in questo perenne nel tenerci sulle spine con la sensazione di un’incombente tragedia, più che nell’intreccio di per sé.

Ad ogni modo, un ottimo thriller sicuramente consigliato.

 

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