[#ReadChristie2020] Ritratto incompiuto di Mary Westmacott

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Titolo originale: Unfinished Portrait

Autore: Mary Westmacott (pseudonimo di Agatha Christie)

Prima edizione: 1934

Edizione italiana: traduzione di I. Brinis (Mondadori, 2010)

Presentazione dell’editore: Rimasta senza le tre persone che più amava al mondo – la madre, il marito e la figlia -, Celia sta pensando seriamente al suicidio quando, su un’isola lontana, incontra Larraby, famoso ritrattista.
Tra i due scatta subito un’intesa speciale e Celia gli confessa quanta paura abbia di concedersi una nuova possibilità di essere felice accanto a qualcuno, ma anche quanto la terrorizzi l’idea di vivere da sola. Riuscirà Larraby a far accettare a Celia il suo passato e a convincerla a guardare verso il futuro?
Uno scorcio toccante dell’animo umano colto nei suoi aspetti più fragili e una storia densa di emozioni, in cui la Christie, da grande attrice, si dimostra capace di interpretare se stessa, scavando a fondo negli argomenti più intimi e nevralgici della sua vita.

Per la quarta tappa della #ReadChristie2020 (la reading challenge promossa dalla Agatha Christie Limited, promossa in Italia da Radical Ging e da Libriamociblog) la scelta deve cadere su una storia che la Christie ha “travestito”; per questo ho optato per uno dei romanzi scritti con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

Nelle fasi di stanchezza come autrice di gialli, Agatha Christie si è dilettata anche in quella che viene comunemente definita letteratura rosa, usando appunto lo pseudonimo di Mary Westmacott; per 15 anni (a partire dal primo romanzo firmato con tale alias, Nell e Jane del 1930) nessuno ha sospettato che si trattasse proprio della celebre autrice poliziesca.

Del tutto casualmente sono incappata in Ritratto incompiuto del 1934: una donna seduta su una panchina in Spagna; un uomo che passa da quelle parti e che si rende che si tratta di un’inglese, una sua connazionale; qualche battuta scambiata più per cortesia che per altro, poi, quando l’uomo si allontana, la consapevolezza in lui di ciò che la donna sta per fare, e il ritorno sui propri passi per fermarla. Questo è però solo l’incipit, perché subito dopo l’attenzione  viene concentrata sulla sola Celia e sul suo passato, a partire dai primissimi ricordi di bambina, alla ricerca di ciò che l’ha portata alla decisione di mettere fine alla propria vita.

Che dire: se normalmente apprezzo molto la Christie giallista che va oltre il semplice racconto poliziesco per concentrarsi sulla psicologia dei personaggi e sulle relazioni interpersonali, qui mi sono annoiata a morte, e arrivare a fine lettura è stata una faticaccia. È vero che in Celia è facile rintracciare molto dell’autrice (piuttosto noto come finì il primo matrimonio della scrittrice), ma purtroppo non sono riuscita ad appassionarmi alle sue vicende.

Credo proprio che Mary Westmacott non faccia per me.

                                                 

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