[#ReadChristie2020] Febbraio: Le due verità di Agatha Christie

Le due verità

Titolo originale: Ordeal by Innocence

Autore: Agatha Christie

Prima edizione: 1958

Edizione italiana: traduzione di Paola Franceschini (Mondadori – Collana: Oscar Gialli, 2010)

Presentazione dell’editore: Un terribile rimorso affligge il dottor Calgary. Per colpa sua un ragazzo di nome Jack Argyle è stato condannato per l’assassinio della propria madre ed è morto in prigione. Il dottor Calgary sa che Jack era innocente; all’ora del delitto, infatti, il giovane era con lui, ma lo studioso non aveva potuto testimoniare in sua difesa perché all’epoca delle indagini si trovava in Antartide con una spedizione scientifica. Ritornato in patria e venuto a conoscenza del processo, il dottore si precipita dagli Argyle per riabilitare la memoria di Jack. La reazione della famiglia però lo sorprende: tutti accolgono la sua dichiarazione con ostilità. La colpevolezza di Jack aveva infatti tranquillizzato tutti, mentre la sua innocenza getta nuovi terribili sospetti su tutti gli altri membri della famiglia.

La seconda tappa del #ReadChristie2020 (la reading challenge promossa dalla Agatha Christie Limited, promossa in Italia da Radical Ging e da Libriamociblog) prevede una “storia amata dall’autrice”, e la mia scelta è caduta su Le Due Verità (Ordeal by Innocence del 1958).
Ne La mia vita, infatti, la scrittrice afferma di essere particolarmente legata a due suoi romanzi, È un problema (Crooked House del 1947) e Le Due Verità, appunto.

Ci sono tutti gli elementi del tipico giallo “alla Christie”, pur mancando uno dei suoi detective di punta, Poirot o Miss Marple: abbiamo una tenuta di campagna, una famiglia che oggi definiremmo disfunzionale, una matriarca dalla personalità invadente e un conseguente complicato rapporto madre-figli, e un delitto risolto un po’ troppo in fretta: Rachel Argyle, donna molto ricca e da sempre dedita ad opere filantropiche a favore dell’infanzia, è stata uccisa nella sua casa, e sin da subito i sospetti sono caduti sulla pecora nera della famiglia, Jack. Il ragazzo si è sempre dichiarato innocente: al momento del delitto era con uno sconosciuto che gli ha offerto un passaggio. Quello sconosciuto, però, nonostante sia stato cercato da polizia e giornali, non si è mai fatto vivo, e Jack è stato condannato, morendo in carcere poco dopo per una polmonite. La sfortuna ha voluto che l’uomo che ha accompagnato in macchina Jack, il dottor Arthur Calgary, qualche ora dopo il loro incontro fosse a sua volta vittima di un incidente; una volta ripresosi, è partito per l’Antartide per una missione scientifica durata due anni, e ha scoperto di essere stato cercato per testimoniare in favore di Jack solo dopo il suo rientro in patria, quando ormai per il giovane era troppo tardi.
Calgary ritiene un suo dovere morale far riabilitare il nome di Jack, ed è convinto che una simile notizia porterà un minimo di conforto alla famiglia, ma si sbaglia di grosso: se non è stato Jack ad uccidere Rachel, questo significa che deve essere stato qualcun’altra della famiglia: il marito, innamorato della segretaria che sta per sposare? La devota governante? Uno dei figli, magari Michael che non ha mai nascosto di non aver mai amato la madre adottiva? Oppure Mary, la maggiore, che mal sopportava le ingerenze di Rachel nel suo matrimonio? Hester, che era dovuta tornare a casa con la coda tra le gambe, dopo che il suo sogno di diventare attrice si è infranto, così come predetto dalla Argyle? Tina, la figlia creola che sembra sapere più di quanto non dica di quella notte?

A ben pensarci, ci sono diversi punti contatto anche con la mia lettura del mese scorso. Poirot a Styles Court: a morire è la “madre” (sebbene non abbia mai avuto suoi figli naturali) e i sospetti ricadono sull’indiziato più probabile, quasi scontato, per poi essere smentiti, sebbene… beh, non posso aggiungere nient’altro, altrimenti rischio di svelare troppo!

La #ReadChristie2020 torna a marzo.

Prima di concludere, il link alla mia opinione sul chiacchierato adattamento di Sarah Phelps di un paio di anni fa, solo l’ultimo in ordine di tempo dei tanti dedicati a Ordeal by Innocence.

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