[Books] Il Grande Sonno di Raymond Chandler

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Titolo originale: The Big Sleep

Autore: Raymond Chandler

Prima edizione: 1939

Edizione italiana: traduzione di Gianni Pannofino (Adelphi – Collana: Fabula, 2019)

Presentazione dell’editore: È sempre l’ultimo incarico, per Philip Marlowe. Ma quello che gli abbiamo affidato stavolta, forse, è il più delicato.
Sì, perché deve prendere tutto il décor e tutti i ferri del suo mestiere – le palme e il ven­to caldo di Los Angeles, la penombra mi­nacciosa di interni sfarzosi e lo sfarfallio dell’acqua nelle piscine, il crepitio delle pistole e quello ancora più letale dei la­mé –, aggiungerci il suo fuori campo in­ confondibile, e rimetterli al posto delle storie spesso ovvie raccontate da migliaia di suoi epigoni, in quell’universo narrati­vo opaco cui è stato attribuito d’ufficio un nome che non gli apparteneva: il noir. Sì, stavolta Marlowe deve riportare le lancet­te all’anno in cui tutto è cominciato, il 1939, e al luogo da cui tutto il resto ha trat­to origine: questo romanzo. E per fortuna tutto fa pensare che ci riuscirà – o che fal­lirà magnificamente, come solo lui avreb­be potuto.

Quando si è morti si dorme il grande sonno, e a cose del genere non si bada. (…) Si dorme semplicemente il grande sonno, senza curarsi dell’orrore in cui si è morti, o del luogo. E ormai anch’io ero finito in quell’orrore.

Il romanzo hardboiled per antonomasia (per quanto sia a Dashiell Hammett che va riconosciuto il titolo di padre del genere) torna in Italia grazie ad Adelphi che lo ripropone nella sua collana Fabula nella traduzione di Gianni Pannofino.

Lettura imprescindibile per gli amanti del poliziesco, sancisce l’entrata in scena di un nuovo genere di detective privato, molto distante dagli Sherlock Holmes o dai Philo Vance. Ironico, se non addirittura cinico, sfrontato e vuole sempre l’ultima parola; non si fa intimidire, e spesso rischia grosso; se possibile preferisce evitare l’uso delle armi, ma non è uno sprovveduto.

Marlowe è stropicciato, non disdegna da bere né le belle donne, anche se sa come tenerle a bada, perché, nonostante l’aspetto e il modo di fare, si attiene rigidamente al suo codice morale che pone gli interessi del cliente al di sopra di ogni cosa. Se questi fossero in conflitto con i suoi principi, un bel passo indietro, arrivederci e grazie, ma bocca chiusa con la polizia.

Stavolta il cliente è il generale Sternwood, un uomo molto ricco, ma anche molto vecchio e malato. I suoi crucci sono tutti causati dalle figlie, Vivien e Carmen, irrimediabilmente dissennate e dissolute. In particolare, c’è una lettera ricattatoria a preoccupare il generale, mentre sembra di secondaria importanza la recente scomparsa dell’ultimo genero, Rusty. Ma si sta divagando: Marlowe è stato assunto per recuperare ciò di compromettente che i ricattatori hanno contro Carmen Sternwood; se nel frattempo dovesse anche scoprire cosa è successo a Rusty, beh, sarebbe del tutto non richiesto.

Droga, sesso, gioco d’azzardo, donne bellissima ma da cui è meglio tenersi alla larga, e qualche omicidio di troppo: ecco quello in cui si imbatte Marlowe in una Los Angeles calda e piovosa.

Da leggere assolutamente.

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