[Books] La casa che era nostra di Louise Candlish

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Titolo originale: Our House

Autore: Louise Candlish

Prima edizione: 2018

Edizione italiana: traduzione di Valentina Zaffagnini (DeA Planeta, 2019)

Presentazione dell’editore: Non può essere vero. Deve esistere una spiegazione. Perché nell’imboccare la via dove abita, in un ricco e tranquillo quartiere residenziale alle porte di Londra, Fiona Lawson vede qualcosa di inconcepibile: una coppia di estranei intenta a traslocare al numero 91 di Trinity Avenue. Casa sua. La stessa in cui lei e il marito, Bram, abitano insieme ai figli a settimane alterne, da quando il tradimento di lui li ha portati alla separazione. Mentre l’amica e vicina Merle accorre in suo aiuto, i tentativi di Fiona di mettersi in contatto con quello che legalmente è ancora suo marito non danno alcun frutto. Bram è sparito, volatilizzato nel nulla. Tutto lascia pensare che abbia trovato il modo di vendere Trinity Avenue all’insaputa di Fiona, per trasferire il ricavato su un conto segreto e far perdere le sue tracce. La domanda che rimbalza ossessiva nella mente di Fiona e del lettore è una sola: perché? Segreti, ricatti, ripicche e menzogne abbondano in questo racconto a due voci di un matrimonio – e di un pugno di vite – deragliati in un tumultuoso innescarsi di reazioni a catena. Perché basta un istante per capovolgere tutto ciò che crediamo di sapere sul conto di noi stessi e di coloro che amiamo.

2020 iniziato con uno dei tanti thriller mordi-e-fuggi che ho divorato nel giro di qualche ora.

Tra qualche mese cambierò casa, e ultimamente molta della mia attenzione è concentrata su lavori di ristrutturazione, idee per l’arredamento e così via.
È facile capire come mi sia facilmente immedesimata nell’angoscia dell’ignara protagonista che, dopo essere stata via un paio di giorni per una breve vacanza, scopre che la sua casa è stata venduta, con tanto di nuovi proprietari che stanno ultimando il trasloco.

La casa che era nostra usa l’ormai consueto avvicendarsi di due voci narranti: da una parte Fiona Lawson, che racconta la sua incredibile vicenda ad un programma radiofonico; dall’altra il suo ex-marito Bram, che consegna ad una lunga lettera la sua versione dei fatti; nel mezzo, alcuni brevi intermezzi in terza persona.

La vicenda è per alcuni versi fin troppo banale: un marito fedifrago, una moglie fin troppo ingenua, e qualcuno pronto ad approfittarne.
La truffa ai danni dei Lawson è molto ben congegnata, e ci vuole un bel po’ di sospensione del giudizio per accettare che l’idea nasca per un caso fortuito (o molto sfornato, a seconda dei punti di vista). C’è un senso di forzatura.
Analogamente, nessuno dei due protagonisti è particolarmente plausibile: Bram non è solo un pessimo marito, ma anche una pessima persona, molto pericolosa, che non riesce ad ammettere i propri sbagli, ed è sempre pronto a maledire la sorte per quanto accade. Inspiegabilmente è però un ottimo padre; inspiegabilmente perché chi commette i suoi errori (e non sto parlando semplicemente dell’adulterio) è davvero poco credibile che sia un buon genitore. Ad ogni modo, in virtù delle sue capacità come padre e per non far vivere ai figli il trauma di una separazione netta ed improvvisa, Fiona finisce con lo scegliere una situazione (il cosiddetto “nido condiviso”) che finirà per far crollare tutto il suo mondo. Un po’ troppo conciliante e ragionevole per una moglie tradita, o no?
Improbabili colpi di scena di susseguono l’un l’altro, ma almeno due piccoli guizzi degni di nota ci aspettano nel finale: peccato che l’ultimo ci farà dire ancora una volta “Che idiota! Che idiota!” pensando all’inutile Bram…

Sono buona, e per solidarietà per la davvero poco sveglia Fiona, che però ha dedicato anni alla casa che le è stata ingiustamente portata via, e tenendo conto del fatto che praticamente non ho messo giù il libro fino a quando non l’ho finito (il che dovrebbe sempre essere un segnale positivo), arrivo alla sufficienza.

                                                     

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