[Anime] Dragon Ball Super (2015-2018)

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Titolo originale:ドラゴンボール超スーパー Doragon Bōru Sūpā

Genere: commedia, supereroistico

Regia: Kimitoshi Chioka (ep. 1-46), Morio Hatano (ep. 33-76), Kohei Hatano (ep. 68-76), Tatsuya Nagamine (ep. 77-131), Ryōta Nakamura (ep. 77-131)

Soggetto: Izumi Todo (toei Animation) e basato sui personaggi creati da Akira Toriyama

Character Design: Tadayoshi Yamamuro, ma basato sul precedente character design di Akira Toriyama

Musiche: Norihito Sumitomo

Anno: 2015 – 2018

Studio: TOEI Animation

Formato: serie tv

Episodi: 131

Trasmissione italiana: Mediaset

Disponibilità italiana: Yamato Video

Piaccia o meno, Dragon Ball è uno dei manga (e anime) che hanno segnato gli anni ’80,  e ha continuato ad esercitare la sua influenza per tutti gli anni ’90, diventando un vero e proprio punto di riferimento per chi è venuto dopo; pur non essendo un’opera perfetta, ha sicuramente saputo incanalare alcune delle principali tendenze dell’epoca, stabilendo quelli che per anni sono stati (e in parte ancora sono) must dello shōnen (tornei, power up, giusto per fare un paio di esempi).

Ma Dragon Ball è anche un fiorentissimo merchandising, che sembra non conoscere crisi, e cosa è meglio di una nuova serie tv per aumentare ulteriormente i proventi? Così, a venticinque anni circa dalla conclusione di Dragon Ball Z, ecco prendere vita Dragon Ball Super (personalmente considero Dragon Ball GT un’incidente di percorso, anzi, per me non è mai neanche esistito).

N.B. per comodità, dando per scontato che l’anime sia stato visto nella sua versione italiana, i nomi dei personaggi saranno quelli dell’adattamento nostrano.

Riassumere 131 episodi è operazione tanto tediosa, quanto inutile; basta quindi ricordare le saghe in cui è suddivisibile la serie:

  • Saga della battaglia degli dei
  • Saga della resurrezione di ‘F’
  • Saga del Torneo fra il 6° e 7° Universo
  • Saga di Trunks del futuro
  • Saga della sopravvivenza degli universi

Nei primi due casi, si riprende la trama dei due film, Dragon Ball Z: La Battaglia degli dei e La Dragon Ball Z: Resurrezione di F, rispettivamente del 2013 e del 2015, ovviamente ampliando lo sviluppo grazie al maggior minutaggio a disposizione. È un modo anche per approfondire ulteriormente la caratterizzazione di alcuni personaggi, come Beerus e Whis, eletti al ruolo di veri e propri regular.

Con la Saga del Torneo fra il 6° e il 7° Universo, Dragon Ball si apre alle infinite possibilità offerte da un multiverso: dodici universi, accoppiabili due a due, con ogni coppia formata dai due universi la cui “somma” è pari a 13, l’uno speculare – o quasi – all’altro. Nel caso del “nostro” Universo, ossia il 7°, l’Universo gemello è il 6°, e se nel primo il dio della Distruzione è Lord Beerus, nel secondo è Lord Champa, suo fratello: tanto longilineo l’uno, quanto grassoccio l’altro. Allo stesso modo, sia nel 6° sia nel 7° abbiamo dei Sayan, ma se i nostri sono un feroce popolo guerriero che per anni ha conquistato e rivenduto pianeti, i Sayan del 6° sono dei “buoni” (pur mantenendo il tipico spirito combattivo), non hanno la coda e hanno una fisicità più minuta, meno muscolosa; insomma, rappresentano una sorta di alternativa evolutiva. Inoltre nel 6° universo il pianeta Sadal non è stato distrutto e il popolo sayan è vivo e vegeto (è la Terra, invece, ad essere un pianeta disabitato).

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La Saga di Trunks del Futuro è con quella iniziata con le più alte aspettative, ma che si è rivelata senza dubbio la più deludente: inutilmente drammatica e con un finale che è un enorme mah, e che stona con quello che sempre stato lo spirito di Dragon Ball.

La Saga della sopravvivenza degli Universi è il punto di arrivo di tutta la serie.
Nel Torneo del Potere, otto dei dodici universi si sfidano in una sorta di battle royal, e vince chi avrà più guerrieri ancora sul ring allo scadere del tempo (48 minuti); chi perde, viene eliminato, letteralmente. Con in gioco la sopravvivenza del loro stesso Universo, Goku & co. devono dare il massimo. Buu è fuori dai giochi perché nel suo periodo di “riposo” (un sonno da cui è praticamente impossibile svegliarlo), e così i 10 selezionati per la gara, oltre agli scontati Goku e Vegeta, sono Gohan, Junior, Crilin, Tensing, il Genio delle Tartarughe, C-17, C-18 e un temporaneamente resuscitato Freezer.

Il Torneo del Potere si offre bene per un’analisi che può essere estesa all’intera serie. Cosa aggiunge Super a Dragon Ball? Praticamente nulla, ma tutto sommato è un buon intrattenimento, forse più per i fan storici che non per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Certo, bisogna approcciarsi al prodotto con aspettative medio-basse, pena cocenti delusioni, e non solo per una imbarazzante carenza tecnica che contraddistingue la maggior parte degli episodi.
Se Dragon Ball non si è mai particolarmente contraddistinto per l’approfondimento psicologico, Super praticamente non ci prova neanche, e la cosa si fa sentire, come è ovvio, soprattutto nei nuovi personaggi, volti e nomi che scorrono via senza lasciare pressoché traccia. Le caratterizzazioni sono per lo più delineate a grandi linee, secondo direttive di massima, e non ci si sofferma più di tanto. Qualcosina in più si ottiene in personaggi ricorrenti come Beerus, ma è giusto un qualcosina, appunto. I “nemici” di turno servono come occasionali antagonisti e basta, anche se non manca il solito “tocco alla Goku” per cui l’avversario finisce per diventare un quasi amico, regola che non vale solo per l’irrecuperabile Zamasu.
Per quanto riguarda le vecchie conoscenze, non ci si discosta da ciò che già conosciamo della loro psicologia, ma Super ha almeno il pregio di mostrarci alcune “scene di vita quotidiana” che forse sono l’unico valore aggiunto dell’intera serie. In altre parole, Super va visto come una di quelle fanfiction o di quelle doujinshi che ci mostrano i nostri eroi nel quotidiano, magari approfondendo l’aspetto dei legami familiari, e che dopotutto sono sempre un guilty pleasure del fan.
Ad esempio, scopriamo che Junior fa spesso da babysitter a Pan, o che Crilin è diventato un poliziotto, e così via.
Sembra che uno dei chiodi fissi degli autori sia farci vedere un Vegeta decisamente più consapevole del suo ruolo di padre e marito. Se mettiamo da parte il caso di Trunks e Mai del futuro, le maggiori interazioni di coppia sono proprio quelle tra Vegeta e Bulma,

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e il principe dei Sayan mostra persino una certa possessività (la rabbia dopo lo schiaffo di Beerus o la sottile minaccia a Jaco perché non faccia “nulla di strano”); per lo meno lui sa cosa significa baciare una donna (cosa che Goku sembra invece ignorare). Allo stesso modo, mostra di tenere a Trunks (sia il Trunks del presente sia quello del futuro), tanto da essere pronto a sacrificarsi per salvarlo; addirittura, rinuncerebbe al Torneo del Potere per stare al fianco di Bulma che sta per dare alla luce la piccola Bra, e nei momenti di maggiore difficoltà non è solo il suo orgoglio di Sayan a spronarlo, ma anche il desiderio di proteggere la propria famiglia.

Arriva persino ad avere un “discepolo”, Cabba del 6° universo, e non nasconde che gli piacerebbe visitare il pianeta Sadala e conoscere il suo re, quasi che il nostro sotto sotto abbia sempre avuto il rimpianto di non aver regnato; per questo è come se sentisse su di sé la responsabilità degli altri sayan, anche se di un diverso universo.
Merito di Super è anche l’aver “rispolverato” personaggi che ora ci appaiono ingiustamente caduti nel dimenticatoio, come nel caso di C-17, il vero e proprio eroe del Torneo del Potere. Dimostra di essere un combattente più che valido e, soprattutto, sembra davvero “divertirsi”: si adatta al nemico che ha di fronte (si pensi alla guerriere dell’amore del 2° Universo), e ha l’occasione per recuperare il rapporto con C-18 e con l’intero gruppo; insomma:ora che riabbiamo C-17, non toglietecelo più! Persino per Freezer si aprono degli spiragli, tanto che al suo gioco di squadra con Goku del finale il compito di riassumere l’essenza dell’intera serie, ossia l’importanza della fiducia, del lavora insieme, dell’avere dei compagni su cui contare (messaggio classico, ma sempre valido).

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Non si può parlare di Dragon Ball senza parlare di “mazzate”, e in effetti ce ne sono tante, anche se non sempre all’altezza, soprattutto dal punto di vista tecnico.
Bisogna ammettere che nel Torneo del Potere sembra di assistere per lo più ad una lunga partita di videogame in cui gli avversari si succedono l’uno dopo l’altro, senza che ci sia una vera e propria caratterizzazione psicologica, il che inficia il coinvolgimento emotivo dello spettatore. I momenti spettacolari non mancano del tutto, ma sono un po’ pochini, sebbene sia proprio questo che viene chiesto ad uno show come Dragon Ball Super; voglio però essere buona, e non insistere ulteriormente su questo tasto dolente.

Ci sono poi i power up: il Super Sayan God, Il Super Sayan Blue e l’Ultristinto, e tutto quello che c’è nel mezzo (incluso un certo Rosé). Vero, c’è un che di forzato, che fa sembrare il tutto poco in linea con le precedenti evoluzioni, ma siamo in Dragon Ball, e non può esserci Dragon Ball senza dei power up, quindi va accettato e basta.

Dragon Ball Super, sotto alcuni punti di vista, cerca anche di unificare e canonizzare alcuni elementi emersi in opere accessorie (l’esempio più lampate non è nella serie tv, ma nel fortunato film Dragon Ball Super – Broly), e sancisce ulteriormente e definitivamente il legame con altre opere di Toriyama grazie a piccoli cross-over: è il caso di Jaco e della Pattuglia galattica che ogni tanto fa la sua comparsa, e della stessa Arale protagonista di una spassosissima puntata.

In attesa di una possibile nuova serie di DBS (e rumors fanno intendere l’attesa finirà proprio nel 2020), ricordo che Dragon Ball Super è anche manga, scritto e disegnato da Toyotarō sotto la supervisione di Akira Toriyama, edito in Italia dalla solita Star Comics, che ha ormai superato la Saga della Sopravvivenza degli Universi, e che potrebbe essere un assaggio di cosa ci attende in futuro…

GIUDIZIO POPCORN:

e 1/2

(ok, sono una ragazzina degli anni ’80 e con Dragon Ball ci sono cresciuta, quindi sono di manica larga…)

4 pensieri su “[Anime] Dragon Ball Super (2015-2018)

  1. Ho guardato pochissimo l’anime, ma ho visto i film e leggo il manga.
    A me sinceramente piace, perché penso mescoli bene gli elementi classici con un approccio nuovo (in particolare mi riferisco al fatto che raramente i protagonisti vincono solo perché più forti, e a volte nemmeno vincono). Anche il rispolvero di vecchi personaggi, che hai citato, lo apprezzo.
    Cosa mi piace di meno? La scelta dei “colori” per il power-up, innanzitutto. Se parti con il rosso, per favore rimani su quella sfumatura (come nelle vecchie serie la base era il giallo): non farmi rosso/azzurro/grigio/a pois.
    (Oltre all’aver trasformato il Super Saiyan God da una sorta di rituale e normalissimo power-up).
    E poi l’inventare sempre scuse per tenere fuori Bu. ☹️
    In ogni caso, lo seguo con piacere e l’effetto nostalgia è potente.

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