[Books] La ragazza del Kyūshū

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Titolo originale: 霧の旗 [Kiri no hata]

Autore: Seicho Matsumoto

Prima edizione: 1961

Edizione italiana: traduzione di Gala Maria Follaco (Adelphi – Collana: Fabula, 2019)

Presentazione dell’editore: In un mattino di primavera una giovane donna entra nello studio di un illustre penalista di Tokyo. È Kiriko. Ha appena vent’anni, il volto pallido dai tratti ancora infantili, ma qualcosa di inflessibile nello sguardo, «come fosse stata forgiata nell’acciaio». Non ha un soldo e ha attraversato il Giappone dal lontano Kyūshū per arrivare fin lì, a implorare il suo aiuto. Il fratello, accusato di omicidio, è appena stato arrestato, e Kiriko è la sola a crederlo innocente. L’avvocato rifiuta il caso: non ha tempo da perdere, tanto meno per una difesa che dovrebbe assumersi senza essere retribuito. Kiriko si scusa con un piccolo inchino, esce dallo studio e così come è arrivata scompare. Il fratello verrà condannato e morirà in carcere qualche mese dopo, poco prima che l’esecuzione abbia luogo.
È solo l’antefatto da cui prende il via questo gelido noir di Matsumoto. Dove un caso-fantasma, ripercorso nei minimi dettagli, lascia spazio a una vendetta esemplare che si fa strada da lontano. E mentre ogni colpa – consapevole o inconsapevole – viene pesata accuratamente, come su una bilancia cosmica, una tensione impalpabile, un «rumore di nebbia» accompagnano questa storia da cima a fondo. Finché lei, Kiriko, la ragazza del Kyūshū, non otterrà ciò che le spetta.

Seichō Matsumoto è un autore recentemente “riscoperto” in Italia, qui alla seconda pubblicazione firmata Adelphi dopo Tokyo Express del 2018.

Stavolta, però, non è una minuziosa indagine poliziesca ad essere il fulcro della narrazione, bensì la caparbietà di una giovane donna, in grado di trasformarsi da semplice ragazza di provincia in vera e propria femme fatale, come ogni noir degno del suo nome richiede.

PARZIALE SPOILER

Un uomo, colpevole solo di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, muore in cella in attesa del processo d’appello, la sua memoria infangata per sempre. Forse quella condanna (e quella morte) si sarebbero potute evitare se solo avesse avuto un buon avvocato: è per questo che sua sorella Kiriko aveva tentato il tutto per tutto rivolgendosi ad uno dei più noti penalisti giapponesi, che però aveva declinato il caso, un po’ perché oberato di lavoro, un po’ perché ansioso di raggiungere la sua amante, un po’ perché la ragazza non aveva il denaro sufficiente per pagarlo.

L’avvocato Otsuka, a rigor di logica, non può essere ritenuto responsabile di quanto accaduto al fratello di Kiriko: è lecito che un avvocato rifiuti un caso se il cliente non è in grado di corrispondergli il dovuto; eppure, moralmente, sente di aver fatto la scelta sbagliata, perché, in effetti, le sue capacità, la sua attenzione anche ai più piccoli dettagli, avrebbero potuto evitare un’ingiusta condanna. È per questo che dopotutto si finisce per parteggiare per Kiriko e il suo desiderio di vendetta, così accecante da far sì che sia disposta a sacrificare ogni cosa le resti e a coinvolgere anche degli innocenti. Il fatto che il vero assassino paghi non ha importanza, perché non riporterà in vita suo fratello; è chi avrebbe potuto salvarlo e ha scelto di non farlo a dover renderle conto.

A quanto pare, ancora una volta si conferma (almeno nella fiction) che non c’è nulla di più temibile della vendetta di una donna, fragile solo nell’apparenza, ma dotata di una volontà ferrea.

Asciutto, freddo e implacabile: davvero un ottimo noir.

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