[Movie] Avengers Endgame (2019) – SPOILER ALERT –

Titolo originale: Avengers Endgame

Genere: azione, supereroistico, fantascienza

Serie: Marvel Cinematic Universe

Regia: Anthony e Joe Russo

Soggetto: basato sui personaggi creati da Stan Lee e Jack Kirby

Sceneggiatura: Christopher Markus e Stephen McFeely

Produttori esecutivi: Kevin Feige, Stan Lee, Victoria Alonso, Louis D’Esposito, Trinh Tran, James Gunn

Casa di produzione: Marvel Studios

Cast:

Robert Downey Jr. … Tony Stark / Iron Man

Chris Evans … Steve Rogers / Capitan America

Mark Ruffalo … Bruce Banner / Hulk

Chris Hemsworth … Thor

Scarlett Johansson … Natasha Romanoff / Vedova Nera

Jeremy Renner … Clint Barton / Occhio di falco /Ronin

Don Cheadle … James “Rhodey” Rhodes / War Machine

Paul Rudd … Scott Lang / Ant-Man

Karen Gillan: … Nebula

Danai Gurira … Okoye

Bradley Cooper … Rocket

Josh Brolin … Thanos

Brie Larson … Carol Danvers / Captain Marvel

Gwyneth Paltrow … Virginia “Pepper” Potts

Samuel L. Jackson … Nick Fury

Musiche: Alan Silvestri

Fotografia: Trent Opaloch

Anno: 2019

 

Dopo undici anni siamo giunti alla fine di un viaggio in ventidue tappe, ciascuna delle quali ha contribuito a plasmarlo e a renderlo qualcosa di grandioso.

Endgame non è la fine del MCU, ma sicuramente chiude definitivamente il sipario su alcuni capitoli di quella che è al momento la più articolata saga cinematografica mai giunta sullo schermo.

Non tutto è inoppugnabile, però le vette raggiunte sia visivamente sia emotivamente in alcune scene, lo rendono uno spettacolo maestoso, che da solo vale questi undici anni: in tre ore di film gli occhi sono quasi sempre rimasti lucidi, e di lacrime ne sono state versate in abbondanza.

– SPOILER ALERT – 

I Personaggi

Già la prima scena è un colpo al cuore, e ci ricorda perfettamente dove eravamo rimasti: Clint Barton, agli arresti domiciliari, sta passando una giornata con i suoi, ma basta che si giri un attimo perché al suo nuovo voltarsi siano tutti scomparsi. Lo spettatore non può fare a meno di provare la sua stessa angoscia, e questa sensazione viene amplificata dalla consapevolezza che Clint non ha la minima idea di cosa stia accadendo, così come tantissimi altri coinvolti dallo schiocco di dita di Thanos.

Sono queste le scene a funzionar meglio, e a volte bastano poche inquadrature, anche in assenza di dialoghi, per trasmettere quello per cui non basterebbero mille parole.

Tantissimi gli esempi in tal senso: la gentilezza di Nebula nei confronti di Tony Stark; Rocket che le siede accanto e si limita a tenerle la mano, due personaggi che fino ad allora non avevano mai avuto granché da spartire e che ora condividono il medesimo lutto; Scott Lang che cerca (sperando di non trovare) il nome di sua figlia nelle steli commemorative per gli scomparsi; lo scambio di sguardi tra Strange e Stark, con la mano tremante di Stephen che solleva quel dito, quell’unico dito, quell’unica speranza, cercando di infondere ad un umanissimo Tony, che mai fino ad ora aveva avuto così tanto da perdere, il coraggio per fare ciò che va fatto.

Arrivati a quello che è il capolinea per molti, si decide di esplorare il lato più umano dei supereroi Marvel, e, in particolare, il bisogno di avere qualcuno da amare e da cui essere amato, in modo da dare un senso alla propria vita.

Si potrebbero scrivere pagine su pagine per ciascun personaggio, però non è questo il tempo né il luogo, e le capacita di chi ora sta digitando su una tastiera sono piuttosto limitate, quindi basteranno solo dei rapidi accenni.

Se per Tony Stark si sceglie una fine da eroe, apoteosi del suo percorso personale nel MCU, per colui che invece è sempre stato l’eroe per antonomasia, Captain America, si preferisce l’happy ending. Tony ha avuto i suoi cinque anni con Pepper e Morgan; Steven, dopo essersi sempre sacrificato per un bene superiore, diventando un simbolo prima che un uomo, porta a termine un’ultima missione per poi riappropriarsi della sua vita, da trascorrere accanto al suo unico e sempre rimpianto amore.

Il “Io sono Iron Man” finale di Stark chiude perfettamente il cerchio, condensando in quattro parole l’essenza stessa del personaggio e tutte le sfumature che abbiamo conosciuto in questi anni.

Anche per Natasha e Clint c’è un epilogo più che degno: per sua stessa ammissione, prima di diventare un Avenger e trovare una famiglia nei suoi compagni, Nat non aveva assolutamente nulla, e ora è più che pronta a sacrificarsi per “aggiustare” quello che Thanos ha distrutto.

Clint, dopo aver perso la sua famiglia, ha perso anche se stesso, ma gli viene data una seconda occasione.

La forza del loro legame, un’amicizia saldata dall’essere stati testimoni l’uno del peggio dell’altra e viceversa, viene qui ribadita e celebrata, e ancora una volta un pezzo di cuore dello spettatore viene lasciato su Vormir.

Le note dolenti si fanno sentire con Banner / Hulk e, soprattutto, con Thor.

In Infinity War avevamo lasciato un Banner incapace di richiamare Hulk; ora lo ritroviamo che è riuscito a trovare il perfetto connubio, i muscoli di Hulk e la menta, la razionalità di Banner. Per quanto sia un chiaro riferimento a quanto visto anche su carta, il fatto che tutto accada off screen non può non lasciare perplessi se non addirittura spaesati. Hulk in Endgame ha il suo momento di gloria quando utilizza il nuovo guanto dell’Infinito, perché è come se la sua stessa esistenza trovasse una giustificazione, ma è un po’ poco, e dispiace anche non averlo visto più attivo sul campo di battaglia.  È un peccato che un simile personaggio sia sfruttato per lo più nelle scene comiche. Complessivamente sembra che la miglior rappresentazione del Gigante Verde rimanga quella vista nel primo Avengers.

Con Thor si decide di seguire la strada intrapresa con Thor: Ragnarok, ma stavolta il tono generale del personaggio è spesso e volentieri fuori luogo. Per tutto il film si spera che la farsa sia solo una maschera per la tragedia, come si lascia appena appena intravedere, ma tutto si limita a qualche accenno poco convinto. Rispetto al Thor di Infinity War, protagonista di una delle entrate in scena più epiche si sempre, non posso non vedere il Thor di Endgame come un’involuzione.

Il confronto si fai impietoso nel momento in cui il contraltare del dio del Tuono è Rocket: l’unico sopravvissuto del gruppo di eroi più improbabile di sempre, caratterizzato per essere scurrile e politicamente scorretto, qui è sempre focalizzato sulla sua missione e sul volersi riprendere la famiglia che gli è stata portata via. Rocket non tradisce se stesso ma è stato comunque segnato dagli eventi, mentre Infinity War sembra essere stato niente più che un incidente di percorso per il “nuovo” “zio del Tuono”. Qualche fulmine nello scontro con Thanos è davvero una misera consolazione.

Rimanendo in tema Guardiani della Galassia, Nebula si guadagna un ruolo di primo piano nella pellicola: dopo il secondo Guardiani della Galassia e Infinity War ha pian piano riconquistato la sua parte umana, come dimostrato nelle interazioni con Stark e Rocket, e il suo completo affrancarsi dal passato non poteva essere simboleggiato più efficacemente che con l’uccisione della “vecchia” se stessa.

Ruolo piccolo ma ben calibrato e più che giustificato per Rhodey; tutta l’essenza del personaggio si manifesta nel breve scambio di battute con Nebula: come l’aliena, anche lui un tempo non era “così”,  riferendosi al suo handicap, ma le cose sono cambiate e bisogna andare avanti, usando ciò che il destino ci ha riservato.

Scott Lang è perfetto per l’equilibro nella sua caratterizzazione: è un comic relief, come sempre è stato il personaggio, però è anche protagonista di scene dal grande impatto emotivo; è colui che con un’idea all’apparenza strampalata riesce a risolvere la situazione, e dimostra di poter essere parte integrante del gruppo (oltre che un indefesso fanboy di Cap).

Molto si discute sul ruolo di Carol Denvers: c’è chi non ha apprezzato il suo sottoutilizzo, come chi storce ancora il naso per il suo essere overpowered. Volenti o nolenti, era difficile immaginare che potesse essere impiegata in altra maniera. Captain Marvel è un personaggio di non facile gestione per il divario di potenza tra sé e gli altri. Quando entra in scena ha i connotati della dea ex machina, e, nei momenti d’azione, per dar modo agli altri personaggi di emergere, bisogna “metterla in panchina”: da qui la sua assenza per la maggior parte della pellicola, ma anche il suo essere atterrata da Thanos per permettere a Tony di avere il suo ultimo, grande momento di gloria. L’allontanare un personaggio estremamente potente dal centro dell’azione per dare spazio agli altri è un escamotage narrativo che viene utilizzato da sempre, che forse non soddisfa mai del tutto, però non si può certo accusare i fratelli Russo di una mal gestione dell’eroina, e si può intravedere una certa malizia in chi sostiene che il personaggio è stato aggiunto di prepotenza in un film che inizialmente non doveva ospitarla, facendola passare per un forzato contentino per le femministe. Non siamo poi così lontani dalle posizioni dei detrattori di Captain Marvel che hanno dato libero libero sfogo al peggio di sé prima dell’uscita del film. Avremmo davvero preferito un film con Carol Denvers alla massima potenza in grado di annientare da sola Thanos? Credo proprio di no. In tutta sincerità, mi è solo dispiaciuto che non ci sia stato tempo per una maggiore interazione umana tra Danvers e gli altri Avengers, ma purtroppo con tanta carne al fuoco qualcosa doveva pur essere sacrificato (personalmente avrei preferito meno gag di Thor e Hulk, ma probabilmente si è deciso di accontentare una certa fetta di pubblico che non disdegna le versioni eccessivamente leggere dei due supereroi).

Piuttosto esplicitamente, e in una sorta di sfondamento della quarta parete, il MCU dà una risposta decisa a coloro che si sentono infastiditi dalla presenza di supereroine: tutte le donne combattenti, incontrate in questi undici anni, riunite in una sola inquadratura intorno a Captain Marvel perché “lei non è sola”, ripetendo la battuta di Natasha in Infinity War; è un omaggio all’Avenger caduta, ma anche una forte presa di posizione, in quanto le supereroine sono una parte integrante del passato, del presente e del futuro del MCU, e nulla potrà mai cambiare questa realtà. Sarò prevenuta, ma ho letto critiche alla scena solo da parte di uomini; a ciascuno il trarre le proprie conclusioni.

Una considerazione personale (come se tutte le altre non lo fossero): il personaggio femminile che più mi ha colpito nel film è Pepper Potts. Non ho apprezzato molto Iron Man 3, e del film salvo poco; in questo poco rientra Pepper in armatura. Era da allora che speravo di rivederla sul campo di battaglia, e il ritrovarla nella mischia è stato esaltante, come il guardarla combattere spalle a spalle con Iron Man. Allo stesso modo, quanta dignità e quanta bellezza nel suo trattenere il proprio dolore personale per confortare Tony nei suoi ultimi momenti, rassicurandolo che lei e Morgan staranno bene, liberandolo così da qualsiasi rimpianto o senso di colpa. Anche questo ha contribuito al pathos della scena.

La trama

I “time travel” (anche se qui Scott Lang suggerisce piuttosto un “furto del tempo”) sono sempre un problema: sebbene si offra una soluzione all’annoso problema delle linee temporali innescate da ogni viaggio nel tempo, ossia il riportare indietro le gemme dell’infinito, ricollocandole nella linea temporale principale esattamente nel momento in cui sono state rubate, il timore è che la missione di Captain America sia un chiudere il cancello quando i buoi sono ormai usciti.

Endgame è il tipo di film che può permettersi di chiedere al suo pubblico una buona dose di sospensione dell’incredulità, per cui si può sorvolare su molto in nome dell’ottimo livello di intrattenimento ottenuto, ma è davvero difficile credere che il “time heist” non abbia dato vita a nuovi universi paralleli, e questo semplicemente perché non è stata la sottrazione di una gemma a mutare il corso degli eventi (in questo caso la soluzione trovata dall’Antico e da Banner avrebbe funzionato), ma altro (nello specifico, la presenza contemporanea di due Nebula nel 2014). Nessuno aveva previsto che le coscienze delle due avrebbero interferito l’una con l’altra, permettendo a Thanos di scoprire molto di più di quello che avrebbe dovuto sapere. Come si “corregge” questo problema?

Al di là di tale dubbio (su tutti gli altri si può chiudere un occhio e anche piuttosto volentieri, sempre in nome dell’intrattenimento), bisogna ammettere che l’idea del viaggio nel tempo permette di risolvere diverse questioni, prima fra tutte la morte di Gamora, e chissà, forse è anche l’escamotage che permetterà a Loki di tornare nella già annunciata serie televisiva dedicata al personaggio su Disney+. Oltre ad essere un mezzo che apre a nuove possibilità per alcuni personaggi creduti persi, è anche e soprattutto un’ottima scusa per celebrare il MCU, facendo rivivere alcuni dei momenti fondamentali dell’epopea iniziata nel 2008 con il primo Iron Man. In quest’ottica, i viaggi nel tempo sono più che giustificati in un film come Endgame, il cui scopo principale è essere la degna conclusione di un viaggio durato undici anni e ventidue film. Personalmente l’ho trovata la parte più lenta della pellicola (altri si sono lamentati piuttosto della parte iniziale, che, invece, a mio avviso, serve a tirare le fila del “dove eravamo rimasti” e del “da dove ricominciamo”), e questo perché si è lasciato spazio a diverse digressioni (l’incontro di Tony con suo padre, Captain che rivede Peggy, lo “spiegone” Antico-Banner), ma non la critico affatto, proprio perché del tutto funzionale al vero obiettivo perseguito dalla pellicola, nonché necessaria per fornire alcuni tasselli che completeranno il percorso dei personaggi (Tony che finalmente può, in un certo senso, riappacificarsi con suo padre ora che è a sua volta genitore, oltre che dirgli addio; Steve che prende coscienza del fatto che l’unico rimpianto della sua vita è il doversi essere separato da Peggy).

In alcuni casi, poi, ci sono stati dei veri e propri colpi da maestro, come la scena dell’ascensore: apparentemente sembrava che si sarebbe ripetuto quanto già visto in Winter Soldier, ma quel'”Hail Hydra” è stato davvero un piccolo gioiellino, oltre che un esplicito al fumetto e ad una delle battute che più ha fatto discutere negli ultimi anni.

Ovviamente, l’apice della pellicola si raggiunge nello scontro con Thanos e l’Ordine Nero. Il Titano pazzo non poteva essere eliminato rapidamente ad inizio pellicola; ai personaggi (e agli spettatori) era dovuta una seconda occasione per affrontare la nemesi di Infinity War, e tutto è stato semplicemente perfetto. Tra i momenti più alti, Captain con il Mjolnir e lo scudo: esaltazione pura, come tutto il combattimento tra Rogers e Thanos. Un pubblico fremente era con Captain ad ogni colpo, anche mentre era a terra o quando lo scudo è stato frantumato. Sapevamo che Banner doveva essere riuscito a riportare in vita quanti polverizzati da Thanos (non potevamo neanche lontanamente concepire la possibilità di un fallimento), e minuto dopo minuto eravamo lì a chiederci quando sarebbero rientrati in scena; quando è successo, è stato magnifico. Pathos ed epicità sono diventati un tutt’uno: c’è chi si è potuto riabbracciare, chi ha potuto dar sfogo alla rabbia e al risentimento, chi ha dimostrato il proprio valore. Emblematica la staffetta tra i personaggi per non permettere a Thanos di impossessarsi del guanto: ogni personaggio fa la sua parte in base alle proprie capacità, ma allo stesso tempo è parte di un disegno unitario, di un gruppo immenso, mai così coeso; non si poteva scegliere una rappresentazione più efficace per quello che è ormai il MCU.

Per quanto riguarda il tono, c’è sempre la solita alternanza tra momenti drammatici e scene comiche. Le gag sono considerate un marchio di fabbrica della Marvel, ma funzionano di più o di meno a seconda del personaggio coinvolto: vanno bene per Lang, Rocket, e persino gli apprezzamenti riguardo i glutei scolpiti di Rogers aiutano a smorzare la tensione (e sono in linea con chi li pronuncia – Stark e Lang – come pure non è fuori luogo il fatto che Steve stesso alla fine decida di stare al gioco); sono eccessive e cominciano ad essere stridenti nel momento in cui diventano l’unica cifra per caratterizzare un personaggio, in un contesto che richiede anche momenti di gravitas (e di questo si è già parlato a proposito di Thor e Hulk).

Cosa succederà

È davvero tropo presto per qualunque previsione.

Al momento l’unica storyline che sembra prefigurarsi all’orizzonte è quella per il terzo Guardiani della Galassia: la ciurma, a cui si aggiunge (vedremo se in pianta stabile o meno) Thor, alla ricerca di Gamora.

Per il resto avremo Spiderman Far from Home per l’estate 2019, e sono stati annunciati nuovi film per Black Panther e Doctor Strange, oltre ai prodotti televisivi della nuova Disney+ dedicati a Loki, Bucky e Falcon (ormai erede però del titolo di Captain America), Hawkeye e Scarlet Witch.

Il film standalone su Vedova Nera è quello che lascia più perplessi, soprattutto perché se fosse un origin story per un personaggio di cui già conosciamo l’intero percorso – morte compresa – per forza di cose si troverebbe ad essere piuttosto de-potenziato.

La verità è che quello che aspetto di più è avere di nuovo più eroi uniti contro una minaccia comune, sebbene sia cosciente che replicare quanto raggiunto con questi Avengers sarà difficile, dato quanto è stata alzata l’asticella.

Il voto complessivo non è un dieci pieno, ma un nove, perché qualche nota stonata c’è comunque stata (per alcuni versi Infinity War mi sembrato più “robusto”), ma non ho lasciato che pesassero più di tanto (forse un giudizio più di testa e meno di pancia sarebbe stato più corretto): in fondo, quello che si chiede ad un film o a qualunque altra storia in generale, è il saperci emozionare, ed Endgame, anzi Infinity War e Endgame ci sono riusciti alla perfezione.

 

 

GIUDIZIO POPCORN:

e 1/2

5 pensieri su “[Movie] Avengers Endgame (2019) – SPOILER ALERT –

  1. Non sono d’accordo su tutto – credo sia inevitabile – ma hai fatto un’ottima analisi.
    Su Captain Marvel inevitabilmente non posso avere il tuo stesso parere… Non avrei preferito che venisse usata diversamente, avrei proprio preferito che non ci fosse. Resto dell’idea che andasse introdotta meglio, in tempi più lunghi e se necessario dopo Endgame. In questo film il suo ruolo poteva, a mio avviso, essere sostituito benissimo da altri escamotage narrativi. Ad esempio, dando più ruolo di combattente a Hulk (o anche Thor), che come dici è stato sminuito. Mi viene inevitabile pensare che per mostrare la cazzoduraggine del nuovo personaggio si sia finito per sacrificare quella dei vecchi nomi. Ma, al di là di tutto, Danvers è antipatica…
    Altro punto che hai analizzato… Pur non sapendo ovviamente cosa ci riserverà il futuro, io credo che non sia né giusto né sensato che venga tirato fuori un nemico più forte di Thanos, almeno in termini puramente fisici, perché perderebbe di credibilità, diventerebbe un Dragon Ball (che mi piace assolutamente, ma è per rendere l’idea).
    Non so esattamente come ciò si risolverebbe, ma penso ad esempio a quanto fatto in Captain America: Civil War, o a quanto si sarebbe potuto fare se la Disney avesse acquistato la Fox vari anni fa (Avengers vs. X-Men), o comunque a scontri “interni” (World War Hulk?). In ogni caso porrei un freno all’escalation di potere.
    Endgame è per me un buon – ottimo – film emotivamente parlando, ma scarso – pessimo –
    guardato razionalmente. La faccenda dei viaggi nel tempo, bellissima per rivivere il passato dell’MCU, come dici tu, fa però acqua da tutte le parti.
    Quindi pollice alzato, ma non c’è paragone con Infinity War.
    Scusa per il papiro lunghissimo… Va dato atto al film di saper far parlare di sé.

    "Mi piace"

    • Grazie per il commento! Purtroppo qualsiasi ipotesi fatta ora rischia di essere completamente smentita con i prossimi film, ma credo che si sia voluto introdurre il personaggio di Captain Marvel “a pochi minuti dalla fine” (ossia subito prima di Endgame) perché funzionale ai progetti futuri. Non si sa cosa accadrà, ma magari per i Marvel Studio era qualcosa di necessario, non so, forse si ripartirà o prima o poi si arriverà a qualcosa con un collegamento forte con questi Avengers o Endgame e quindi la decisione di mettere anche Carol Danvers nella mischia è legata a questa prospettiva. Ripeto, sono solo vaghe ipotesi, ma quello che ci ha dimostrato Endgame che MCU è un progetto a lungo termine.
      Sull’effetto Dragon Ball sono d’accordo con te: il rischio di dover sempre ricorrere a nemici più forti (con conseguenti powerup dei protagonisti) c’è sicuramente e potrebbe davvero causare un problema di credibilità.
      Bah, alla fine non ci resta che attendere, magari altri 11 anni, prima di poter dare davvero un giudizio completo!

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