[Manga] Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco di Masami Kurumada


Titolo originale: 聖闘士星矢 Seinto Seiya

Genere: azione, combattimento, drammatico

Target: shōnen

Storia: Masami Kurumada

Disegni: Masami Kurumada

Prima serializzazione: dicembre 1985 – dicembre 1990 su Weekly Shōnen Jump

Casa editrice: Shūeisha

Status: concluso

Volumi: 28

Disponibilità italiana: edito in Italia da Granata Press (luglio 1992 – giugno 1994) in 42 volumi e poi da Star Comics (giugno 2000 – settembre 2002) in 28 volumi; l’edizione kanzenban, sempre a cura della Star Comics, I Cavalieri dello zodiaco – Saint Seiya Perfect Edition, è del 2008 – 2009

Saint Seiya è indubbiamente l’opera per cui verrà ricordato Masami Kurumada, con i suoi oltre 30 milioni di copie vendute in patria e il 20° posto tra i manga più venduti tra quelli pubblicati su Weekly Shōnen Jump.

Quando, tra la fine del 1985 e l’inizio del 1986, comincia la serializzazione su rivista, Kuramada ha all’attivo diversi lavori, tra cui i più conosciuti sono Ring ni Kakero e Fuma no Kojiro, pubblicati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, e in cui possono rintracciarsi diversi elementi e situazioni poi utilizzati anche in Saint Seiya.

Bisogna infatti ammettere che l’originalità non è forse il punto forte del mangaka, solito ricorrere ad alcuni schematismi ricorrenti (un protagonista a capo di un quintetto di eroi, la bella ereditiera, la sorella/maestra, gruppi di antagonisti da affrontare in progressione), e anche la stessa fisionomia dei personaggi è molto simile, sia nel confronto tra opere diverse, sia all’interno dello stesso lavoro (sarà per questo che in Saint Seiya i Bronze Saint sono tutti fratelli? Un modo per giustificare le forti somiglianze?).

Nonostante questi ed altri limiti, Saint Seiya è uno dei principali manga degli anni ’80, un punto di riferimento per molti altri autori successivi, pur non inventando nulla di nuovo, e limitandosi a riproporre e enfatizzare alcuni dei temi principali della narrativa shōnen.

 

TRAMA: La serie si divide in tre archi principali, Sanctuary, Poseidon e Hades.

In Sanctuary, facciamo conoscenza dei personaggi principali, con la Guerra Galattica prima e lo scontro contro Ikki della Fenice poi, per arrivare quindi alla scalata al Grande Tempio.

In Poseidon, Poseidone, antico avversario di Atena, ha preso possesso del corpo del giovane Julian Solo ed è intenzionato a ricoprire il mondo con le acque, in modo da spazzare via l’empio genere umano con un nuovo Diluvio Universale. Ad Atena e ai suoi Bronze Saint il compito di fermarlo.

Hades può essere a sua volta suddiviso in tre sotto-archi, Sanctuario, Inferno ed Elisio.

Si inizia con Santuario: gli Specter del signore degli Inferi attaccano il Santuario d’Atene; tra di loro, anche alcuni Gold Saint morti durante il precedente scontro: davvero Saga, Camus e Shura sono dei traditori intenzionati a prendere la testa di Atena e ad offrirla al loro nuovo padrone, Hades? Persino Shion, precedente Gold Saint dell’Ariete, nonché Gran Sacerdote, è passato alle forse oscure?

In Inferno, Seiya e i suoi compagni, ma anche Kanon e i pochi Cavalieri d’Oro rimasti, hanno raggiunto l’inferno, alla ricerca di Atena: il Bronze Saint di Pegasus ha con sé il cloth della dea, necessario per uno scontro ad armi pari con Hades. Sulla loro strada, gli Specter rimasti e soprattutto i tre Giganti degli Inferi, Aiacos di Garuda, Minos di Grifon, Radamantis di Wyvern.

In Elisio, infine, lo scontro finale con Hades, dopo aver superato i gemelli divini Thanatos e Hypnos.

Il ritmo è sempre estremamente sostenuto, e non ci sono mai momenti morti, ma mentre nella prima parte questo rende la narrazione molto più scorrevole se paragonata all’anime e ai suo filler, man mano che si va avanti, l’eccessiva stringatezza del racconto finisce per essere un tallone d’Achille.

Non solo non c’è tempo per la caratterizzazione dei nemici, ma la stessa azione risulta a volte confusa.

Da questo punto di vista, è soprattutto Hades a mostrare il fianco: talvolta non è chiaro se un nemico sia stato effettivamente sconfitto o meno, tanto è rapido il cambio di scena, oppure non si capisce quando alcuni dei personaggi si sono incontrati lungo il cammino, o perché alcuni sono rimasti indietro, per poi ricomparire quasi dal nulla. È come se si avesse fretta di arrivare alla fine, e molti eventi venissero soltanto accennati. In pratica, non si dà il tempo al lettore di metabolizzare quanto letto, cosa che si riflette negativamente sul pàthos della narrazione.

Il finale stesso ha un che di tronco: nello scontro finale con Seiya, Hades riconosce in lui un avversario affrontato nella precedente Guerra Sacra, anch’egli Saint di Pegasus. Il tutto finisce lì, e non è dato sapere quali implicazioni comporti.

PERSONAGGI: Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, vale gran parte di quanto scritto nel commento alla serie anime: il protagonista, Seiya, è forse il personaggio meno caratterizzato, quasi che Kurumada volesse vivere di rendita. In fondo, Seiya è una rappresentazione da manuale del tipico eroe shōnen, ed è come se l’autore ritenesse superfluo soffermarsi più di tanto sulla sua psicologia: il lettore sa perfettamente con che tipo di personaggio ha a che fare, quindi perché ribadirlo ulteriormente? È solare, positivo, il principale comic relief della serie, ma soprattutto è caparbio e sempre pronto a rialzarsi; è l’emblema della speranza e della capacità umana di compiere miracoli, nonostante tutto e tutti.

Shiryu è l’eroe completamente votato alla giustizia, sempre pronto al sacrificio per difendere i suoi ideali o i suoi amici.

Hyoga deve fare i conti con la difficoltà a mettere da parte il ricordo della madre defunta, e più di una volta è chiamato a combattere contro chi un tempo era amico, dimostrando che i sentimenti in battaglia non sono sempre un ostacolo, ma possono diventare motivo di forza.

Shun è uno spirito puro che non vorrebbe mai ferire il prossimo, anche se si tratta di un nemico, preferendo piuttosto sacrificare se stesso. La sua, spesso scambiata per debolezza, è in realtà nobiltà d’animo accompagnata da generosità e altruismo. In Hades viene ad assumere un significato più profondo, perché legata al suo essere destinato ad accogliere lo spirito di Hades.

Ikki è l’eroe solitario, possibilmente il più forte dei Saint, sempre pronto ad occorrere in aiuto dei suoi fratelli. Incrollabile, forse immortale come il suo cloth, è il più temibile degli avversari per i suoi nemici.

Rispetto all’anime, il personaggio di Saori Kido/Atene viene ad essere meno statico e meno “damsel in distress”: pur venendo comunque ripetutamente salvata da Seiya e i suoi, in ciascuno degli archi narrativi si muove in prima persona per affrontare il nemico di turno, e soprattutto in Sanctuary, quando ancora non ha conquistato la fiducia dei Bronze Saint, è pronta a partire per la Grecia da sola; è solo in un secondo momento che Seiya e gli altri hanno un ripensamento e decidono di accompagnarla. Alla stesso modo, in Poseidon, si reca nel regno di Atlantide per evitare che i Marine di Poseidon attacchino i suoi Cavalieri, gravemente feriti dopo lo scontro contro Saga, o ancora, in Hades, addirittura vieta ai Bronze di partecipare alla battaglia, lasciandoli liberi di vivere la loro vita.

Anche la controparte cartacea di Shaina esce vincitrice dal confronto dal corrispettivo nell’anime: Kurumada dà meno enfasi all’aspetto sentimentale; vero, la ragazza confessa il suo amore dopo aver protetto con il proprio corpo Seiya attaccato da Aiolia, e gli fà da scudo anche contro Poseidone, ma in questa scena nel manga si pone meno l’accento sui suoi sentimenti personali e piuttosto si sottolinea come ormai Seiya sia l’ultima speranza rimasta. Allo stesso modo, Seiya rifiuta di usarla come scudo soprattutto perché trova disonorevole per un uomo lasciare che una donna si sacrifichi per lui. A conti fatti, nel complesso Shaina si caratterizza più come una dei Saint (e tra i più rispettati Santuario) piuttosto che semplicemente come colei che è innamorata di Seiya.

 

A parte qualche differenza, la caratterizzazione dei personaggi nel manga e nell’anime è complessivamente sovrapponibile. In taluni casi, però, a differire sono le relazioni e il tipo di interazione che si stabiliscono.

Nel manga, infatti, i Bronze Saint scoprono di essere fratelli, in quanto tutti figli di Mitsumasa Kido, particolare piuttosto problematico che nell’anime si è preferito omettere. Questo pone sotto una nuova luce il legame che li unisce, che è quindi anche un legame di sangue. La notizia li sconvolge, ma allo stesso tempo, una volta metabolizzata, li fa sentire meno soli.

Inoltre, lo scoprire di essere figli di Mitsumasa Kido, che pur non ha esitato a mandarli a sostenere il terribile addestramento per diventare Saint, è la molla che innesca il “tradimento” di Ikki. Sconvolto dalla notizia, si propone di spazzare via tutto quanto collegato a quell’uomo, dalla Fondazione Grado al Gold Cloth, non risparmiando i suoi stessi fratelli e, forse, persino se stesso. Nel manga, quindi, le sue motivazioni hanno radici molto più complesse di quelle presentate nell’anime, dove alla fine si riduce il tutto ad un cambiamento dovuto alle tragiche esperienze vissute sull’Isola della Regina Nera.

Diverso è anche il rapporto tra Saori e i Bronze Saint: dopo che la ragazza ha rivelato di essere Atena, né Seiya né gli altri sono disposti a combattere per lei, forse perché increduli o forse per il rancore che ancora nutrono per colui che hanno scoperto essere loro padre; di fronte alla decisione di Saori di affrontare direttamente il Gran Sacerdote, hanno un ripensamento e preferiscono accompagnarla. Solo alla fine dell’arco di Poseidone è chiaro che ormai c’è una profonda fiducia reciproca tra Seiya e Saori e così con tutti gli altri. Nell’anime, invece, alla rivelazione dell’identità di Saori, l’iniziale sfiducia è già stata superata.

C’è poi il caso di Camus: nell’anime, il ruolo di insegnante di Hyoga viene affidato al Maestro dei Ghiacci, personaggio creato solo per questo medium, a suo volta allievo del Cavaliere dell’Acquario: rendendo il legame tra Hyoga e Camus indiretto, si perde molto del significato del loro scontro alla Settima e Undicesima Casa.

Venendo agli antagonisti, una vera caratterizzazione è riservata ai soli Gold Saint, probabilmente perché già in programma il loro ruolo nei capitoli successivi.

E di fatti, dopo Sanctuary, è in Hades, e in particolare in Santuario, che hanno modo di rubare la scena ai personaggi principali, conquistando la posizione di veri e propri protagonisti di questa prima parte dell’arco. A risaltare soprattutto coloro che sono pronti a venire considerati dei traditori pur di proteggere la Giustizia.

Gli scontri tra Gold Saint vengono ad essere tra i migliori di tutta la serie proprio per quello che è in gioco e perché c’è la consapevolezza di essere di fronte ad una lotta fratricida.

Peccato che Kurumada non abbia la capacità di gestire troppa carne al fuoco contemporaneamente; per permettere ai Gold Saint di brillare, deve “mettere in pausa” i Bronze: Seiya viene teletrasportato da Mu su Star Hill e Hyoga e Shun arrivano solo a giochi fatti. Per lo meno al buon Shiryu un po’ d’azione viene lasciata. Allo stesso modo, quanto i Bronze rientrano in scena, ci si sbarazza rapidamente di Mu, Aiolia e Milo, anche se per gran parte di Inferno è Kanon il principale protagonista. I Gold Saint rientrano in gioco solo per il loro personale gran finale al Muro del Pianto.

Gli avversari affrontati dai Saint di Atena sia in Poseidon sia in Hades sono tutti facilmente dimenticabili, privi di un vero e proprio approfondimento psicologico.

Anche riguardo i “final boss”, Sanctuary vince su Poseidon e Hades.

Le motivazioni di Saga, se paragonate a quelle di Poseidone e Hades, per quanto contorte, hanno comunque un loro perché: vuole conquistare il potere perché è l’unico abbastanza forte da poter affrontare i pericoli che sicuramente minacceranno il mondo, non avendo fiducia in una semplice ragazzina, anche se reincarnazione di una dea. Per realizzare il suo concetto di giustizia, è pronto a macchiarsi le mani senza esitazione. Nel caso di Poseidone e Hades, invece, ci si rifà al solito desiderio di liberare la Terra dal colpevole genere umano, che nei secoli non fra fatto altro che macchiarsi di peccati dopo peccati. Saga viene così ad essere uno dei personaggi più interessanti, e non solo per la sua doppiezza. Questo “gioco del doppio” associato ad una sorta di “gioco degli specchi” viene ulteriormente amplificato con Kanon: se Saga è un “buono” che si lascia corrompere dal male, Kanon è il villain che si pente per le proprie azioni malvagie, divenendo uno dei più forti e fedeli Saint di Atena.

SUGGESTIONI: Saint Seiya si caratterizza per la commistione tra mitologia greca e filosofie orientali, primo fra tutti il Buddismo, e non mancano riferimenti all’Inferno dantesco in un vero e proprio nuovo sincretismo religioso.

Sicuramente tali richiami contribuiscono al fascino dell’opera, così come i rimandi al Cielo e alle Costellazioni.

Il raccogliere elementi da background profondamente diversi non è nuovo nel fumetto giapponese: suggestioni di questo tipo, infatti, sono frequentissime, ad esempio, nell’opera di Go Nagai, autore che per alcuni versi presenta diversi punti di contatto con Kurumada, e che, appunto, nella sua vastissima produzione si è cimentato sia con la mitologia greca, sia con il folklore e la tradizione religiosa orientale, sia con la Divina Commedia.

Entrambi hanno saputo dare alle loro opere un ampio respiro, anche se nel caso di Kurumada non sempre i risultati sono quelli sperati, e hanno una certa tendenza all’autocitazione o alla ripresa di loro precedenti successi.

Anche stilisticamente i due condividono la tendenza ad un disegno molto essenziale, a tratti addirittura rozzo, e non disdegnano il gore, ma sanno dare spazio anche a tavole estremamente articolate, e al bisogno non lesinano i particolari.

Il Nagai degli anni ’70, però, in alcuni dei suoi lavori principali, ha una solidità narrativa che non viene mai eguagliata dal più giovane Kurumada, anche per un impianto personale sicuramente più pessimistico, e che meno frequentemente si rifà ai cliché dello shōnen per cui il bene è comunque destinato a trionfare.

Con i dovuti distinguo, quindi, possiamo dire che c’è un po’ di Nagai in ogni Kurumada…

 

 

L’EDIZIONE ITALIANA: Limitandomi alla sola Perfect Edition pubblicata tra il 2008 e il 2009 e che ricalca la kanzenban giapponese, si può parlare di una buona edizione con materiali di discreta qualità, che non sempre però reggono il passare del tempo (non credo che pagine che si staccano con una certa facilità siano dovute solo alla sfortuna di essere incappata in un volume difettoso). Ad impreziosire i volumi, tavole dettagliate dedicate ai cloth o a qualche illustrazione particolare, ma niente di più. Sicuramente di pregio le pagine bicromatiche o policromatiche, sempre molto efficaci. In sintesi, una buona edizione per approcciarsi al manga, ma non l’edizione definitiva che soddisfa il fan più accanito.

CONSIDERAZIONI FINALI: Saint Seiya, pur con i tanti difetti elencati, rimane un caposaldo dello shōnen anni ’80, e le ragioni del suo successo vanne ricercate nelle fondamenta stessa del fumetto per adolescenti: l’amicizia, lo spirito di sacrificio, il non arrendersi mai, la lotta in difesa dei propri ideali, la capacità di compiere miracoli sono il filo rosso che da sempre unisce le opere più rappresentative del manga per ragazzi; è come se Kurumada ci offrisse un compendio di tutto quello che da sempre fa presa sul pubblico più giovane, e che ancora oggi permea i fumetti di maggior successo, anche superando l’ormai sempre meno calzante distinzione tra pubblico maschile e femminile.

Dalla sua, l’autore ha la capacità di mantenere sempre un ritmo serrato che tiene incollati alle pagine, sebbene talvolta incappi nell’errore di non concludere adeguatamente l’azione e lasci dei buchi nella trama.

Al successo dell’opera hanno contribuito diversi fattori, e le suggestioni derivanti dalla mitologia greca e non solo, sono solo uno di questi. Sicuramente un ruolo importante è stato giocato dal traino esercitato dall’anime, che, come prodotto derivato, ha saputo correggere alcuni dei difetti dell’originale, e dal punto di vista meramente estetico e, talvolta, anche per quanto riguarda la trama, sottolineando l’epicità e il pathos di alcuni momenti.

Con buona pace dei detrattori, Saint Seiya è uno dei manga da conoscere per l’influenza che ha esercitato su chi è venuto dopo, anche se questo dopo può essere considerato migliore, proprio perché non è possibile dire come sarebbe stato senza l’epopea dei Saint di Atena.

Dato che attualmente Masami Kurumada è ancora al lavoro su Saint Seiya – Next Dimension, sequel ufficiale del primo Saint Seiya,  sulle avventure di Seiya & co. non è ancora davvero calato il sipario, e forse c’è ancora tempo per un giudizio complessivo…

Storia: ♥♥♥ e 1/2

Disegni: ♥♥♥ e 1/2

Edizione: ♥♥♥ e 1/2

Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

2 pensieri su “[Manga] Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco di Masami Kurumada

  1. Non sono mai stata una grandissima fan della serie, ma qualche annetto fa decisi di recuperare il manga (perché l’anime era davvero troppo lungo e anche perché preferisco partire sempre dalla “fonte”). A Kurumada riconosco l’aver avuto delle idee accattivanti, peccato che non sia riuscito a svilupparle in maniera matura, forse anche per via del suo target di riferimento, ma da un punto di vista tecnico non penso abbia mai brillato tanto né come narratore né come disegnatore. Capisco però perché molti siano così legati a Saint Seiya e il perché del suo successo 🙂 e tutto sommato, visto il ritmo veloce, non ho faticato neanche troppo nel recuperarlo! ^^

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