[Anime Movie] Dragon Ball Super: Broly (2018)

Titolo originale: ドラゴンボール超スーパーブロリー (Doragon Bōru Sūpā: Burorī)

Genere: azione, combattimento, fantastico, commedia

Regia: Tatsuya Nagamine

Soggetto: Akira Toriyama

Sceneggiatura: Akira Toriyama

Character Design: Akira Toriyama

Musiche: Norihito Sumitomo

Paese: Giappone

Anno: 2018

Studio: Toei Animation

Formato: Film d’animazione

Durata: 100′

 

Con un incasso nel mondo che ha superato i 100 milioni di dollari, arriva anche in Italia Dragon Ball Super: Broly, ventesimo lungometraggio del seminale manga e anime creato da Akira Toriyama.

Che sia il “miglior film di Dragon Ball di sempre” lo si capisce sin dall’inizio (e una volta tanto i titoli altisonanti dei trailer non sbagliano); certo, è una vittoria piuttosto facile dato che i film di Dragon Ball non hanno mai particolarmente brillato (un solluchero non canon – spesso non facile da inserire nella continuity – per i fan più irriducibili), anche se con l’avvento di Dragon Ball Super qualcosa ha cominciato a cambiare, e i film hanno finalmente acquistato una loro importanza narrativa, introducendo nuovi personaggi (come ne La Battaglia degli Dei) o sancendo il ritorno in scena di altri (La resurrezione di F).

Stavolta è il momento di rendere canon Broly (ma non solo lui), conosciutissimo nel fandom ma pur sempre relegato nella categoria di personaggio non ufficiale: ora c’è la benedizione di Toriyama in persona, direttamente impegnato nella sceneggiatura e nel character design.

SPOILER ALERT

Si inizia con un po’ i ret-con: siamo sul pianeta Vegeta, cinque anni prima della sua distruzione; re Cold ha deciso di abdicare in favore di Freezer, e Re Vegeta è costretto a piegare la testa di fronte al giovane tiranno. Dentro di sé nutre la speranza che suo figlio, dotato di un grande potenziale latente, possa un giorno riconquistare l’onore del popolo Saiyan. C’è però un altro infante ancora nella sua incubatrice che sta attirando l’attenzione: si tratta di Broly, figlio di Paragas, e il suo potenziale è di gran lunga superiore a quello del principe. Ferito nell’orgoglio e molto, molto secondariamente preoccupato che un Saiyan con un simile potenziale possa rappresentare un pericolo, il re decide di inviare il piccolo su Vampa, un pianeta inospitale di nessun interesse commerciale. Paragas non accetta la decisione e segue il figlio, deciso a fare di lui il più grande guerriero di tutti i tempi, in modo da potersi vendicare un giorno di Re Vegeta.

Passano 5 anni e Freezer chiama a raccolta sul pianeta Vegeta tutti i Saiyan; solo il gruppetto del Principe Vegeta ignora l’ordine. L’unico a intuire che dietro una simile richiesta possa nascondersi una trappola è Bardak: suo figlio Raditz è con il Principe, quindi lontano e al sicuro; il suo secondogenito, Kakaroth, è ancora in incubatrice. Spinto da un terribile presentimento, decide di metterlo in una navicella e di spedirlo sulla Terra, pianeta che non dovrebbe attirare l’attenzione di Freezer e con abitanti dal basso potenziale combattivo, non un pericolo anche per un Saiyan così piccolo. Poco dopo, Freezer attacca, e nonostante il disperato tentativo di difesa da parte di Bardak, il pianeta e tutti i suoi abitanti vengono spazzati via in men che non si dica.

Questa prima parte (che addirittura precede i titoli di testa) è quella dalla trama più solida: si rielabora quanto già visto nel manga e, soprattutto, nell’anime; è un peccato però che sia stata eliminata la ribellione contro Freezer. Cambia (e piuttosto significativamente) il modo in cui vengono presentati i Saiyan: il concetto di famiglia sembrava qualcosa di totalmente estraneo alla loro razza, eppure Bardak ha una compagna, Gine, e i due hanno un rapporto indubbiamente affettuoso, oltre che preoccuparsi del destino dei loro figli. Vero è che anche Gine pare sorpresa della premura di Bardak nei confronti di Kakaroth: il Saiyan le risponde che, dopo una vita fatta di combattimenti e conquiste, stavolta vuole salvare qualcuno. Complessivamente si ha una buona caratterizzazione del personaggio, sebbene compaia pochissimo sullo schermo.

Come se non fosse stato già abbastanza chiaro in passato, in Dragon Ball Super: Broly diventa esplicito il riferimento a Superman: Kal-El e Kakaroth si salvano dalla distruzione dei rispettivi pianeti perché i loro genitori li mettono in salvo in navicella destinate a raggiungere il pianeta Terra; il primo troverà una nuova identità come Clark Kent, il secondo come Son Goku.

I titoli di testa permettono un rapido salto avanti di circa 36 anni, riassumendo gli eventi salienti di tutta la serie, ed è un espediente efficace e ben riuscito.

All’indomani del Torneo del Potere, Son Goku e Vegeta si allenano in un resort esclusivo e sufficientemente lontano dai centri abitati per non creare danni, mentre Beerus, Whis, Bulma e la piccola Bra si godono la lussuosa vacanza. La tranquillità è interrotta dalla notizia che il Dragon Radar e sei sfere del Drago sono state rubate dagli scagnozzi di Freezer. Bulma le stava raccogliendo per un certo desiderio, e il fatto che il redivivo Imperatore sia intenzionato ad invocare Shenron non lascia ben sperare. Il gruppetto (con l’esclusione di Beerus che rimane a far da babysitter a Bra…) parte alla volta del Paese del Nord dove era stata localizzata l’ultima sfera. Nel frattempo, Cheelai e Lemo, due soldati dell’armata di Freezer, sono nei pressi di Vampa dove ricevono il segnale di soccorso lanciato da Paragas anni prima. Paragas e Broly vengono così portati al cospetto di Freezer, il quale, avvertendo il grande potenziale combattivo del giovane Saiyan, decide di metterlo alla prova proprio contro Son Goku e Vegeta…

 

La trama praticamente finisce qui, dato che il resto del film non è altro che lungo, interminabile scontro, tanto che pare di avere a che fare con sequenze di un videogioco piuttosto che con una pellicola cinematografica. Ciò non toglie che visivamente sia uno spettacolo di forte impatto, che non può deludere i fan della saga.

Certo, un po’ più di “sostanza” (ossia dialoghi, riflessioni e quant’altro tipicamente faccia da “contenuto” in un prodotto di questo genere) non sarebbe guastato, ma forse la vera nota stonata è il non aver gestito più sapientemente i vari momenti.

Benissimo il primo scontro tra Broly e Vegeta: ben coreografato (nei successivi si pecca nel voler rendere tutto sempre più “grande” con una conseguente perdita di linearità e maggiore confusione), con animazioni di tutto rispetto, e il giusto spazio lasciato alla varie trasformazioni Saiyan, molto curate (una sorta di fluido riassunto dei livelli combattivi disponibili). È anche l’unico momento in cui c’è un po’ di analisi, in cui ci si sofferma sull’incredibile rapidità di apprendimento di Broly e sulle sue straordinarie capacità.

 

Il successivo scontro con Son Goku è molto simile, e complessivamente lo si può promuovere, sebbene non avrebbe guastato avere qualcosa di diverso rispetto ad una ripetizione di quanto visto poco prima.

 

Di fronte alla soverchiante superiorità di Broly, ai due Saiyan non rimane che unire le forze, e qui comincia a farsi sentire lo strafare nel mettere troppa carne sul fuoco, ossia troppi combattimenti: vedere finalmente Son Goku e Vegeta fare gioco di squadra sarebbe stato più che gradito (in Boruto – il film non è forse la perfetta coordinazione in battaglia tra Naruto e Sasuke il momento migliore del film che vale da solo la visione?), ma ormai il minutaggio a disposizione si sta rapidamente esaurendo, quindi ecco giusto qualche mossa (che comunque fa gola nel trailer e che è sempre utile per creare gif), poi cambio di scena.

 

L’ultima speranza è la fusione: le solite rimostranze di Vegeta, che Son Goku supera facendo leva sulla sua preoccupazione per la sorte di Bulma (in Dragon Ball Super si punta davvero molto sui sentimenti del Principe dei Saiyan nei confronti della moglie), i primi tentativi mal riusciti, quindi ecco che prende vita Gogeta (anche lui finalmente canonizzato). La scena è più che altro una citazione, dato che ci troviamo di fronte a qualcosa di già visto (la ritrosia di Vegeta, preoccupato dell’imbarazzante posa necessario per la fusione, ma anche la versione cicciottella e slim già viste quanto erano Trunks e Goten ad imparare la fusione). Contemporaneamente, Broly affronta Freezer, ma lo scontro è solo un riempitivo di cui vediamo davvero poco, dato che la scena si sposta continuamente tra i due avversari e Son Goku e Vegeta alla prese con la fusione.

È per questo che alla fin fine si è esagerato con il numero degli scontri, che per forza di cose non sono stati adeguatamente sviluppati.

Anche la morte di Paragas (la miccia che scatena la trasformazione di Broly) è trattata fin troppo frettolosamente, finendo con il mancare di pathos.

 

In tutto questo, ben poco spazio è lasciato per la caratterizzazione dei personaggi: l’unico ad avere un minimo di approfondimento è Broly, ma in fondo è giusto che sia così, essendo il vero protagonista del film. Per Son Goku, Vegeta & co., ci si limita a far riferimento a quanto già noto dal manga e dall’anime. Ad esempio, il desiderio di continuo migliorante di Son Goku e il suo volersi misurare con avversari sempre più potenti, si intravede nel fremito e nel brillare dei suoi occhi all’idea di poter affrontare ancora Broly in futuro, ma non è detto che certi particolari possano essere immediatamente colti da chi non conosce il personaggio. Dragon Ball Super: Broly non è quindi un film per neofiti, e si dà per scontato che lo spettatore sia in pari con quanto avvenuto in Dragon Ball Super, dati gli accenni nel corso della pellicola.

Rispetto al classico Dragon Ball, i momenti comici sono ridotti all’osso, tanto da potersi contare sulle dita di una mano (il desiderio di Bulma, quello di Freezer – e le analogie tra i due -, l’idea di Beerus babysitter, la fusione – anche se, ripeto, è più una citazione), e tutto per lasciar quanto più spazio possibile all’azione.

 

 

Stringendo: Dragon Ball Super: Broly è un film per i fan della saga, che vedono alcuni dei loro sogni nel cassetto venire finalmente realizzati: Broly è ormai canon; abbiamo Bardak e viene definito una volta per tutte quanto accaduto sul pianeta Vegeta; Gogeta è una realtà, e gli scontri Broly vs Vegeta, vs Son Goku, vs Gogeta sono una fantasia che prende vita. L’esigenza di avere una trama viene progressivamente dimenticata nel corso della pellicola, e la caratterizzazione psicologica e i dialoghi sono al minimo sindacale. In fondo, però, Dragon Ball Super: Broly fa quello che ci aspettiamo daii film dell’era di Dragon Ball Super: sono un pretesto per introdurre/reintrodurre dei personaggi, che avranno poi un loro sviluppo. A questo punto non resta che vedere come sarà sfruttato il nuovo acquisto in futuro.

 

 

Nota di merito finale per la theme song “Blizzard” di Daichi Miura.

 

 

Storia: ♥♥♥ e 1/2

Disegni/Animazione: ♥♥♥♥

Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

GIUDIZIO POPCORN:

e 1/2

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2 pensieri su “[Anime Movie] Dragon Ball Super: Broly (2018)

  1. Ho visto finalmente anch’io il film. Personalmente penso che “La battaglia degli dei” resti di gran lunga il film migliore, però questo non è da buttare. Mi piacerebbe dedicargli un articolo,ma intanto ho letto il tuo e lo trovo molto ben ponderato.

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