[Books] Cucinare un orso di Mikael Niemi

Titolo originale: Koka björn

Autore: Mikael Niemi

Prima edizione: 2017

Edizione italiana: traduzione di Alessandra Albertari, Alessandra Scali (Iperborea, 2018)

Presentazione dell’editore: Corre l’anno 1852 e nel profondo nord della Svezia tuona la parola di Laestadius, carismatico pastore di origini sami che ha fondato un rivoluzionario movimento spirituale in lotta con le autorità libertine del distretto. Al suo fianco Jussi, un ragazzo lappone dal tragico passato che lui ha accolto e istruito come un figlio ma che tutti chiamano con timore e disprezzo “noaidi”, lo sciamano. La tensione tra il pastore e i suoi nemici sale quando una giovane serva viene trovata morta nella foresta. Il giudice Brahe dichiara subito che è stato un orso, ma Laestadius, che è anche un esperto botanico, abituato a osservare i più minuziosi dettagli del paesaggio, trova diverse tracce riconducibili a un assassino. Uomo di fede e di ragione, letterato e biologo teso a indagare la natura quanto l’anima per elevare lo spirito umano, il predicatore si fa ingegnoso detective per ricercare la verità, mentre il male che vi si annida travolge sempre più Jussi – il diverso, l’indifeso, il capro espiatorio designato – facendo vacillare ogni fiducia nella giustizia umana e divina. Le atmosfere del “Nome della rosa” rivivono in questo romanzo ispirato da un personaggio storico che attraverso l’istruzione e il potere della parola scritta ha cercato di dare voce e riscatto alla bistrattata minoranza sami.

Osservai a lungo la superficie levigata della sabbia. Avvertii come un’angoscia, un malessere che si faceva strada dentro di me. Che senso aveva vivere se con il tempo tutto veniva cancellato? Se la mia esistenza era destinata a cadere nell’oblio nell’istante in cui il mio corpo finiva sotto terra? E lo stesso valeva per tutte le persone che avevo intorno, gli infaticabili abitanti del villaggio, l’incantevole donna che amavo, perfino il pastore che veneravo come un padre. Se tutti quanti eravamo condannati a scomparire, che senso aveva starsene seduti su uno sgabellaccio scomodo con una bocca martoriata che sapeva di sangue? Perché non scendere subito alle rapide di Kengis e lasciarsi portare via dalla corrente? Afferrai il bastoncino per scrivere e trassi un lungo respiro. La punta si fece largo tra i granelli in superficie formando un solco, una piccola valle. Io. E poi sono. Sulle ultime due parole dovetti riflettere a lungo, ma alla fine scrissi un uomo.

Svezia, 1852, ai confini con la Finlandia. Una giovane donna scompare; viene ritrovata da lì a poco ormai priva di vita. All’apparenza è stata aggredita da un orso, ma non tutti si lasciano convincere da questa spiegazione di comodo. Læstadius, pastore luterano fondatore del movimento conosciuto come Il Risveglio, nonché esperto botanico, è un uomo di Chiesa, ma ha anche il piglio dell’uomo di scienza, abituato ad osservare la realtà con occhio critico, facendo attenzione ai minimi dettagli. Non ci mette molto a capire che si tratta di una messinscena, e purtroppo, non è che l’inizio di una lunga scia di sangue…

Il “giallo” in Cucinare un orso di Mikael Niemi non è che un pretesto: il vero fulcro del racconto è la vivida ricostruzione di un mondo lontano (nel tempo e nello spazio) e che pure ritrova la vita tra le pagine di questo libro. Miseria e duro lavoro, immersi in una natura incontaminata, ostile e affascinante allo stesso tempo; la luce della fede, ma anche della scienza, non contrapposte ma alleate nel liberare l’uomo dalla schiavitù dell’ignoranza; l’ideale di una rivoluzione sociale e culturale che punti sull’istruzione dei più giovani, in modo da dare a tutti la possibilità di sviluppare le proprie capacità, senza più relegare le donne ad un ruolo subalterno.

«Chi apre il proprio cuore siederà alla destra del Padre.»
(…)
«Prima però bisogna morire»
(…)
«Prima di morire dobbiamo vivere», rispose il pastore. «E per poterlo fare in modo pieno e consapevole dobbiamo acquisire conoscenza».

L’indagine si alterna a lunghe riflessioni sul significato della vita affidate al giovane Jussi, ragazzo di origine sami salvato dal pastore (così viene semplicemente chiamato Læstadius in tutto il romanzo), quando, poco più che bambino, mendicava agli angoli delle strade. Læstadius gli ha dato un nome, lo ha inserito nel registro della Chiesa e in questo modo ha riconosciuto la sua esistenza; non solo, gli ha insegnato a leggere e scrivere, e Cucinare un orso viene così ad essere anche un inno al valore della parola, che può ferire e atterrire o incoraggiare e consolare, svanire nel vento oppure rimanere per sempre tra le pagine di un libro.

Un ambiguo finale, dal sapore agrodolce, non dà volutamente risposte a domande che sembrano destinate a ripetersi ancora ed ancora: potrà mai il buono trionfare sul male? Si può credere nella giustizia degli uomini? L'”orso” non farà altre vittime, ma quale prezzo è stato pagato per renderlo inoffensivo?

Lars Levi Læstadius è un personaggio storico realmente esistito, ricordato e per la sua opera religiosa come fondatore del Læstadianesimo e per la sua attività di botanico. Mikael Niemi riunisce quindi romanzo storico, narrativa poliziesca (con i metodi scientifici antelitteram di Læstadius) e considerazioni d’ampio respiro sull’esistenza umana e sulla letteratura come mezzo per superare la caducità di una singola vita.

Una lettura sicuramente consigliata.

e 1/2

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