[Manga] Le Spaventose Avventure di Kitaro di Shigeru Mizuki

Titolo originale: tratto da ゲゲゲの鬼太郎 Gegege no Kitarō

Genere: folkloristico, yōkai, drammatico, commedia, azione

Tipologia: shōnen

Storia: Shigeru Mizuki

Disegni: Shigeru Mizuki

Prima serializzazione: 1959-1969 Weekly Shōnen Magazine, Weekly Shōnen Sunday

Casa editrice: Kōdansha, Shogakukan

Status: conclusa

Volumi: 9 Tankōbon

Disponibilità italiana: volume unico antologico edito da Jpop

Presentazione dell’editore: Shigeru Mizuki è stato uno degli autori più prolifici e amati del manga, che con le sue opere per lettori di tutte le età ha contribuito a rendere mainstream la cultura popolare e il folklore giapponese. Il più famoso di questi titoli è sicuramente Kitaro dei Cimiteri, lunga serie che racconta le divertenti e spaventose avventure di uno spiritello dispettoso. Questo volume presenta una selezione di queste storie, riconosciute come un classico del manga!


Volume antologico che raccoglie alcune storie autoconclusive con protagonista Kitaro, meglio conosciuto come “Kitaro dei cimiteri” (Gegege no Kitarō), personaggio iconico creato da Shigeru Mizuki, e che ha dato avvio ad un vero e proprio genere, quello dedicato agli yōkai, gli spiriti del folklore giapponese.

Ancora oggi, Kitaro è estremamente celebre, grazie anche ai tanti adattamenti anime e live action.

Come giusto che sia, l’antologia si apre con la nascita di Kitaro, ultimo della sua stirpe, un tempo prospera, ma pian piano costretta dall’uomo a nascondersi nell’ombra. Per i primi sei anni viene allevato da un impiegato giapponese e da sua madre, che però non riescono mai a liberarsi di un certo senso di ribrezzo nei suoi confronti, dovuto al suo aspetto deforme. Kitaro non ha amici ed è sempre costretto a giocare da solo, almeno di giorno; di notte, lo raggiunge suo padre, Medama-oyaji, ridotto ad un solo bulbo oculare, e con lui attraversa il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti per trovare dei compagni di giochi. Messo di fronte alla scelta tra smettere con le sue fughe notturne e lasciare la casa che lo ha accolto, Kitaro, insieme a Medama-oyaji, decide di andarsene, dando così inizio alle sue avventure per il mondo, sempre pronto ad aiutare gli umani in caso di minaccia da parte di yōkai ribelli.

Ben presto il giovane yōkai diventa famoso soprattutto tra i bambini, che lo interpellano ogni volta che qualche evento al di fuori del normale, a cui gli adulti non sanno trovare una soluzione, sconvolge le loro vite; basta una lettera nella casella postale degli yōkai e il gioco è fatto!

Gli yōkai prendono di mira gli umani o per farne del cibo o per utilizzarli come materia prima per ottenere nuovi yōkai, e i bambini sono tra le prede preferite.

La vittoria sorride sempre a Kitarō, e nel vento risuona la sua canzone… (chiaro il riferimento al contemporaneo adattamento animato).

I capitoli sono autoconclusivi, e ciascuno è dedicato ad una diversa avventura di Kitaro.

Forniscono gli elementi per conoscere il personaggio e il suo microcosmo, dai compagni di avventure, come il ricorrente Nezumi Otoko (a volte amico, a volte nemico), agli strumenti magici di cui fa uso: il chanchanko, ottenuto tessendo i capelli dei suoi antenati, fonte del suo enorme potere spirituale; i geta con cui attraversare l’arcobaleno; i capelli che possono trasformarsi in acuminati aghi o avvolgere gli avversari, e così via.

Come evidenziato nella postfazione di Marco Zappa, in Kitaro sono presenti diversi elementi autobiografici, dall’infanzia all’esperienza in guerra dell’autore. E poi c’è la grande passione di Shiguru Mizuki per le leggende con protagonisti yōkai, tanto che quest’antologia può essere vista anche come un piccolo compendio della tradizione folkloristica giapponese (argomento a cui il mangaka ha comunque dedicato diverse opere).

Interessante che Mizuki identifichi come “yōkai occidentali” personaggi come streghe (dal naso deforme, con un grande cappello e a cavallo di una scopa), il mostro di Frankenstein, il Lupo Mannaro o Dracula.

Dal punto di vista più prettamente stilistico, si possono notare delle differenze tra il capitolo introduttivo (quello della nascita di Kitaro) e i successivi: nel primo predomina un atmosfera più prettamente horror e un taglio visivamente più “adulto”, mentre negli altri c’è uno stile essenziale, sbrigativo, tipico dello shōnen di quegli anni e del decennio successivo. Questo non significa però che manchi la cura dei particolari, ad esempio nelle figure degli yokai o nel disegno di realtà alternative in cui il nostro si trova a combattere.

Concludendo: un volume che non può mancare nelle librerie degli appassionati di manga, curiosi di conoscere uno dei personaggi simbolo dell’immaginario giapponese degli ultimi 60 anni, ma adatto anche a chi vuole scoprire qualcosa di più sulla tradizione folkloristica del Sol Levante.

 

Storia: ♥♥♥

Disegni: ♥♥♥ e 1/2

Edizione: ♥♥♥♥

Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

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