[Books] Fidanzati dell’inverno. L’Attraversaspecchi. Vol. 1 di Christelle Dabos






Titolo originale: Les Fiancés de l’hiver

Autore: Christelle Dabos

Prima edizione: 2013

Edizione italiana: traduzione di A. Bracci Testasecca (Edizioni E/O, 2018)

Presentazione dell’editore: Una saga in quattro volumi che mescola fantasy, steampunk e Belle Époque, paragonata dalla stampa francese alle saghe di J.K. Rowling e Philip Pullman.

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Ofelia è un’Animista, un’abitante di Anima, una delle tante Arche in cui la Lacerazione ha diviso il vecchio mondo.

Su Anima, gli oggetti hanno una loro essenza vitale, e sta agli Animisti stabilire un contatto in modo da ottenerne la collaborazione. Ecco così carrozze senza bisogno di cavalli, serrature che si aprono da sole, abiti o altri manufatti creati con pochi gesti; questa, però, non è la sola caratteristica degli Animisti: alcuni, infatti, sanno leggere gli oggetti, ossia, basta loro toccarli per rivivere il passato dell’oggetto e di chi l’ha posseduto.

Ofelia è un’eccellente lettrice, e lavora come curatrice di un museo. La sua vita è tutta lì, tra gli antichi reperti che da sempre ha preferito alle persone.

Il cambiamento è però dietro l’angolo: un matrimonio combinato con un abitante di Polo, un’Arca distante e con uno stile di vita molto diverso da quello di Anima. Ofelia non può opporsi alla decisione presa per lei dalla anziane della famiglia, le Decane, ed è ancora del tutto ignara di cosa la attende su Polo, tra intrighi di Corte e un enigmatico fidanzato che potrebbe essere meno freddo di quello che appare, oppure, al contrario, più meschino e calcolatore.

Fidanzati dell’inverno, primo volume della saga de L’attraversaspecchi di Christelle Dabos, è il tipico YA di stampo fantasy: rispondono infatti all’appello un’ambientazione fantastica, magia, e una storia d’amore travagliata.

Allo stesso tempo, però, ha sicuramente una marcia in più rispetto alla maggior parte dei propri “colleghi”.

La facilità di lettura e la capacità di catturare con poco il lettore sono indubbiamente dei pregi, che vengono controbilanciati da una certa ingenuità e dal ricorso ad alcuni luoghi comuni del genere, sebbene sia necessario ammettere che molto spesso sono proprio simili convenzioni a decretarne il successo.

Ofelia è un’eroina dall’aspetto piuttosto sciatto, goffa suo malgrado per i postumi di ferite riportate da bambina che hanno compromesso le sue capacità di coordinazione, e che parla con un filo di voce; insomma, se non fosse per i piccoli continui incidenti che causa, si potrebbe dire che fa di tutto per passare inosservata. D’altro canto, è anche una ragazza molto sveglia, addirittura volitiva se minacciata nel suo desiderio di libertà ed indipendenza, e sa tirar fuori un’incredibile forza d’animo nel momento del bisogno, tanto da essere colei su cui gli altri posso contare. Il rischio di sfociare nella Mary Sue c’è, ma fortunatamente la Dabos sa trattenersi, sebbene qualche piccolo accenno di scivolone qua e là ci sia.

Thorn, il promesso sposo, non è un’adone, così inverosimilmente alto e magro, e sicuramente non è una persona socievole; eppure, l’autrice finisce per cadere nel cliché di far tifare il pubblico per lui, a scapito della protagonista femminile: mentre Ofelia continua a rimanere ferma nella sua decisione di non lasciarsi coinvolgere sentimentalmente (nonostante sia poi smentita dall’eccessivo peso che attribuisce alle parole e ai comportamenti del fidanzato), Thorn appare come colui che, pur con modi piuttosto rozzi, lascia trapelare un sincero interesse per la ragazza, diventando il beniamino degli affamati di romance (di contro, Ofelia ne attira gli strali per la sua ostinazione – per lo meno di facciata).

Allo stesso modo, tutta la dinamica che si instaura tra i due è qualcosa di già visto: due mondi opposti, l’iniziale diffidenza (se non malcelato disprezzo), la curiosità reciproca, un avvicinamento, e poi di nuovo l’allontanamento per una serie di segreti e incomprensioni, oltre che per l’incapacità di essere davvero diretti nella manifestazione dei propri sentimenti.

A simili constatazioni si potrebbe facilmente ribattere che certi cliché continuano a funzionare, sempre e comunque, e di fatti è così, ma sarebbe scorretto non evidenziarli.

Un piglio sicuramente più adulto si ha nella ricostruzione della vita di corte su Polo (con echi della Versailles di Maria Antonietta in Versailles no Bara), dove con un nonnulla si può cadere in disgrazia, e dove si deve lottare con le unghie e con i denti per mantenere il proprio ruolo di favorita, soprattutto per l’incostanza del volubile sovrano.

Se la rivelazione sulla difficile infanzia di Thorn non è poi così inattesa, è soprattutto il personaggio della zia Berenilde a riservare sorprese, risultando alla fine forse quello meglio costruito, per le tante sfaccettature che offre: capricciosa, vendicativa, viziosa, un’arrampicatrice che non ha pietà per le sue rivali, ma anche una donna profondamente spezzata, forse innamorata del suo uomo, o forse, più verosimilmente, alla ricerca di qualcuno su cui poter riversare un amore incondizionato, una possibilità che ha avuto più volte, ma che le è stata sempre crudelmente portata via. Ciononostante, continua ad andare avanti, a lottare e a cercare di realizzare il suo unico grande desiderio.

Anche il fatto che non si eclissi su violenze fisiche (subite da Ofelia, ad esempio, ricoperta di graffi e lividi molto più frequentemente di quanto ci si aspetterebbe, o i tanti omicidi politici) evidenzia un atteggiamento meno edulcorato rispetto a tanti YA.

In un romanzo fantasy si mette in conto un cero indugiare dell’autore nella descrizione degli ambienti, ma in realtà quelli della Dabos sono piuttosto dei rapidi accenni.

Stuzzicante l’idea delle Arche e delle famiglie, ciascuna con dei poteri peculiari; anche le misteriosi figure degli immortali spiriti di famiglia sono sufficientemente suggestive, tanto da far immaginare che proprio il segreto sulla loro vera natura e sulla fantomatica Lacerazione saranno dei punti cruciali nei prossimi capitoli.

Al momento, in Francia, sono stati pubblicati tre volumi, e un quarto è in arrivo.

In conclusione: una lettura coinvolgente, che si consuma in pochissimo tempo, nonostante le oltre cinquecento pagine; un’intrigante ambientazione di stampo fantastico, così come una coinvolgente ricostruzione di un’ipotetica vita di corte; per i più romantici, una storia d’amore fatta di equivoci e malintesi, e in cui il non detto pesa come un macigno. Per godere appieno dell’opera, però, un approccio molto “young” può essere utile, facendo sorvolare su alcune (piccole) défaillance, che comunque non compromettono la complessiva godibilità.

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