[Books] Quarantena al Grand Hotel di Jenö Reitö

Titolo originale: Vesztegzár A Grand Hotelban

Autore: Jenö Reitö

Prima edizione: 1939

Edizione italiana: traduzione di Bruno Ventavoli (Edizioni Lindau, 2017)

Presentazione dell’editore: Un’improvvisa pestilenza scoppia nell’esclusivo Gran Hotel di un’isola tropicale. Decine di ospiti vengono bloccati da una scomoda quarantena. Miliardari e accattoni, enigmatiche vedove e focosi missionari, adultere e gigolò, sono costretti a convivere gomito a gomito. L’atmosfera non è affatto tranquilla. Storie d’amore s’intrecciano con oscuri traffici. Il cadavere di un illustre luminare della scienza viene rinvenuto macabramente pugnalato. Una formula chimica, che fa gola a molti, è al centro di un intrigo internazionale. Dietro le quiete apparenze molti clienti nascondono un torbido passato. Gli strani eventi si moltiplicano e cresce anche il numero dei morti… Jenö Reitö, autore nella Budapest anni ’30 di romanzi d’avventura, si diverte a giocare insieme al lettore. Con grande leggerezza e generosa ironia imbastisce la trama di un movimentato giallo che non mancherà di stupire con un finale a sorpresa.

Jenö Reitö, ungherese di origine ebraica, è stato uno scrittore indubbiamente prolifico, in particolare negli anni ’30, tra operette, cabaret, cinema e romanzi d’avventura. 
La deportazione e la morte in un campo di concentramento hanno stroncato precocemente la sua carriera, in parte minata da problemi di salute, che non gli hanno però impedito di scrivere tantissimo, offrendo al pubblico quella letteratura d’evasione di cui aveva bisogno.
Spesso ha attinto alla sua esperienza personale di squattrinato in giro per l’Europa e per il mondo che ha fatto qualsiasi mestiere, arrivando persino ad arruolarsi nella Legione Straniera. 
Un po’ di tutto ciò c’è anche in Quarantena al Grand Hotel.
Questo “giallo” atipico, infatti, condivide con suoi romanzi d’avventura l’ambientazione esotica: siamo nella fittizia isola di Piccola-Lagonda nell’arcipelago di Bali, dove due furbastri hanno messo su un Grand Hotel dal nulla, sfruttando la recente popolarità raggiunta da quei luoghi fra i ceti benestanti. 
L’idea poi di un luogo isolato (l’albergo in quarantena) ricorda gli espedienti usati spesso in teatro, e la vicenda stessa si dipana attraverso quelli che sembrano dei cambi di scena e di costume.
Le battute sono spesso stringate e fulminanti, come si addice al varietà, e non ci si perde troppo nelle descrizioni, a meno che non siano funzionali alla trama (il senso di claustrofobia per l’imposta reclusione nell’hotel è accentuato dal clima tropicale – siamo all’inizio della stagione dei monsoni -particolarmente insalubre per l’uomo bianco).
Al Grand Hotel, è il lusso a dominare, ed estremamente variegata è la fauna che lo abita: ex cantanti, nobili, imprenditori, mercanti d’anni, ricattatori e assassini.
Felix, un giovanotto dalla risposta pronta e pieno di risorse, si è nascosto nell’hotel per sfuggire a suo padre e a un matrimonio combinato: non immaginava certo che si sarebbe trovato invischiato in macchinosi raggiri criminali, false identità, avvelenamenti, ricatti e omicidi. Tutto quello che vorrebbe è mettere qualcosa sotto i denti e farsi finalmente la barba!
Le rocambolesche avventure di Felix (sempre alla ricerca di un nascondiglio nel presidiato hotel in quarantena) danno vita spesso e volentieri a gag esilaranti, accentuate dalla stile ironicamente distaccato di Reitö: con i suoi cambi d’abito, presi in “prestito” dagli ospiti dell’albergo (insieme a qualche altro oggetto di prima necessità), oltre che ritrovarsi al centro di situazioni imbarazzanti, finisce per inquinare le prove e creare ancor più confusione di quella già presente, dato che molti dei clienti (e non solo) hanno dei segreti da nascondere. Non va meglio neanche a chi ha la coscienza pulita, dato che puntualmente si ritrova con prove schiaccianti (trascinate qua e là da Felix) ad incastrarlo…
Ovviamente, non mancano i risvolti romantici…
I colpi di scena si susseguono senza sosta (sono fin troppi gli ospiti che per qualche motivo confessano l’omicidio) e c’è anche una buona dose d’azione: all’inaspettato finale si arriva di volata, e finalmente tutti i nodi giungono al pettine.
Divertente, brillante, ma anche sagace nel delineare i tanti vizi e le poche virtù (se davvero ce ne sono) degli Occidentali e delle classi benestanti. 
L’elemento “giallo” è poco più che un espediente, ma poco importa: lo spettacolo offerto da Felix & co. vale da solo il biglietto.
Il volume si conclude l’ottima analisi di Bruno Ventavoli, un doveroso approfondimento per un autore ingiustamente misconosciuto.

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