[Anime] Mazinga Z Infinity



Titolo originale: 劇場版 マジンガーZ / INFINITY (Gekijōban Majingā Zetto / Infinitī)
Genere: azione, mecha, fantascienza
Regia: Junji Shimizu
Soggetto: basato sui personaggi creati da Go Nagai
Sceneggiatura: Takahiro Ozawa
Character Design: Hiroya Iijima
Mechanichal Design: Takayuki Yanase
Musiche: Toshiyuki Watanabe
Anno: 2017
Studio: Toei Animation
Formato: Film d’animazione
Durata: 95′



In occasione dei 45 anni dalla prima messa in onda sulle tv giapponesi, la Toei Animation ha deciso di omaggiare uno dei suoi più grandi successi con un lungometraggio per il grande schermo: in Mazinga Z Infinity tornano in azione Koji Kabuto, Tetsuya Tsurugi e tutti gli altri compagni delle tante battaglie di Mazinga Z e Il Grande Mazinga.

Dopo l’anteprima in occasione della Festa del Cinema di Roma, il film giunge nelle sale italiane per 3 giorni, a partire dal 31 ottobre 2017 (in Giappone si dovrà aspettare fino al gennaio 2018).
Mazinga Z Infinity si propone come un vero e proprio seguito delle avventure sul piccolo schermo di Mazinga Z e Il Grande Mazinga (nessun riferimento al terzo capitolo della trilogia, Ufo Robot Goldrake): sono passati circa 10 anni dalla fine delle ostilità, e il mondo sta conoscendo il suo più fecondo e protratto periodo di pace. Alla base del cambiamento, l’utilizzo per scopi civili dell’energia fotonica, un’energia “pulita” e ipertecnologica, apparentemente inesauribile.
Il “vecchio” Centro di Ricerca per l’Energia Fotonica è in disuso da tempo e sta per essere demolito; nel frattempo, sempre alle pendici del Monte Fuji, procedono i lavori per la costruzione del Nuovo Centro di Ricerca per l’Energia Fotonica, sotto la direzione di Sayaka Yumi (suo padre, Gennosuke Yumi, è diventato  Primo Ministro).
Koji Kabuto è un ricercatore, mentre Tetsuya Tsurugi, pur essendo tornato ad indossare abiti civili, è sempre alla guida del Grande Mazinga, utilizzato però principalmente per la difesa delle varie Centrali per l’Energia Fotonica che vengono avviate nel resto del mondo.
Shiro è cresciuto ed è un pilota militare; Boss, con gli inseparabili Nuke e Mucha, ha un piccolo ristorante di ramen; Misato ha una figlia, e i due professori, Sewashi e Nossori (“orfani” di Morimori, morto durante la serie tv) continuano le loro ricerche.
Dal punto di vista sentimentale, Tetsuya e Jun sono sposati da tre anni e stanno per avere il loro primo bambino, mentre le cose tra Koji e Sayaka sembrano arrivate ad un morto: lei vorrebbe sposarsi, mentre lui è piuttosto restio a farsi avanti.
Nel corso degli scavi per l’allestimento del nuovo Centro di Ricerca, viene inaspettatamente portato alla luce un gigantesco Majin, una “divinità demoniaca” dalle enormi potenzialità. Al suo interno, come Central Unit, l’androide L.I.S.A., una sorta di chiave di avviamento che riconosce in Koji il suo “gestore” (è il primo individuo con cui si trova ad interagire, ricevendo in questo modo una sorta di “imprinting”).
Mentre Koji, con l’aiuto di L.I.S.A., approfondisce lo studio del Majin ribattezzato “Infinity”, in Texas, la Centrale per l’Energia Fotonica protetta da Tetsuya viene attaccata da un’orda di Mostri Meccanici, guidati da un redivivo Barone Ashura; la disparità in campo è enorme, e Tetsuya e il Grande Mazinga vengono catturati.
La notizia ancora non giunge in Giappone che già il Nuovo Centro di Ricerca sull’Energia Fotonica viene attaccato dalle Croci di Ferro del Conte Blocken. 
Lo stesso Dottor Inferno non tarda ad entrare in scena.
Ma come è possibile che nemici morti ormai da anni tornino improvvisamente in vita? 
La comparsa di Inferno e dei suoi sembra confermare l’ipotesi elaborata da Koji dopo il ritrovamento di Infinity: rifacendosi alla teoria del multiverso, laddove c’è la concentrazione di una grande quantità di energia fotonica viene a crearsi un’interruzione del continuum spazio-temporale che permette a mondi sovrapposti di manifestarsi. La stessa L.I.S.A. conferma che Infinity ha il potere di innescare il Goragon, ossia la sostituzione di un mondo con un suo parallelo. 
Come ogni scienziato, il Dottor Inferno è mosso dalla curiosità: il mondo ai suoi occhi non è che un esperimento da osservare; se però il risultato è facilmente prevedibile, ha senso continuare l’osservazione? Non è preferibile mettere da parte il vecchio e passare ad un nuovo esperimento? 
Per Inferno, gli esseri umani sono terribilmente scontanti nelle loro azioni, e questo mondo non ha per lui nessuna attrattiva; il Goragon gli permetterà di fare tabula rasa e ricominciare daccapo, sperimentando nuove possibilità.
Ha fatto prigioniero Tetsuya e si è impadronito del Grande Mazinga per usarli come chiave di avviamento di Infinity al posto di L.I.S.A. e purtroppo per i nostri riesce nel suo intento. 
I militari e lo stesso Koji non possono nulla contro una forza così soverchiante.
Ma Kabuto non sarebbe l’eroe che tutti conoscono se non trovasse la forza di rialzarsi e combattere.
Con l’aiuto di tutti i suoi alleati storici riesce a liberare Tetsuya, e con il supporto di L.I.S.A. e di coloro che ancora credono in Mazinga può affrontare il Gran Maresciallo Inferno (divenuto a sua volta la chiave di avviamento di Infinity in sostituzione del Grande Mazinga) e salvare questo mondo dell’oblio.

Mazin- GO!


Come sempre di fronte ad operazioni di questo tipo, l’intento celebrativo si sposa con la volontà di creare nuovi proseliti, puntando tipicamente sulle nuove generazioni; apparentemente, l’inserimento di un personaggio originale come L.I.S.A. sembra muoversi proprio in questa direzione: come già visto tante volte, l’aspetto di adolescente nasconde un essere dalle capacità straordinarie, una macchina che però non si sente tale, creata per uno scopo, che al bisogno riesce a sbaragliare qualsiasi avversario nel combattimento corpo a corpo.
Il look rimanda a Rei Ayanami e anche il rapporto che si instaura con Koji ricorda in parte quello tra la First Children e Gendo Ikari.
Ad onor del vero, però, tutto questo pare quasi una sorta di dazio da pagare su cui non si investe poi più di tanto; Mazinga Z Infinity, infatti, è un film che parla molto poco al potenziale nuovo pubblico, rivolgendosi invece alla vecchia guardia, a coloro che sono cresciuti con gli eroi di Nagai e che come Koji, Sayaka, Tetsuya e Jun hanno dovuto affrontare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Un neofita difficilmente apprezzerà in pieno alla pellicola: non viene speso molto per la caratterizzazione dei personaggi o  per la ricostruzione del loro background (le vicende di Mazinga Z e Il Grande Mazinga vengono riassunte in una serie di fotogrammi iniziali sulle note dell’opening storica di Ichiro Mizuki durante i titoli di testa); non è reboot: si dà per scontato che il pubblico conosca la storia; ci si sofferma soltanto su cosa è cambiato in quei dieci anni trascorsi dalla sconfitta di Mikenes.
Il tema del coming of age è molto frequente nell’animazione nipponica, ma in questo caso siamo allo step successivo: i protagonisti sono ormai già degli adulti, anche se tra di loro c’è chi come Koji sembra dover ancora venire a patti con il suo nuovo status.
Juzo Kabuto nel momento in cui ha consegnato Mazinga Z al nipote, ha posto Koji di fronte a un bivio: scegliere se diventare un dio o un demone; in realtà, però, il ragazzo non ha mai sentito di poter davvero scegliere; per lui, non c’è mai stata altra possibilità se non essere un “dio”, ossia combattere non per ambizione personale, ma per difendere l’umanità. 
Una volta ottenuta la pace, ha abbandonato l’azione a favore del lavoro come ricercatore, perché convinto che fosse la cosa giusta da fare, quello che tutti si aspettavano. 
Con il ritorno di Inferno, si ritrova ancora una volta sul campo di battaglia, e qualcosa in lui si riaccende: combattere lo fa sentire vivo, e sebbene in passato abbia sempre soffocato questa sensazione perché legata al “demone”, ormai ha capito che non si può essere un dio o un demone, perché ogni essere umano è sempre un dio e un demone: ha le sue luci e le sue ombre, e solo accettando entrambe la sua identità può raggiungere la forma definitiva dell’età adulta.
Nello scontro finale, Inferno cerca di risvegliare in Koji il rimpianto per i tempi passati, in cui era più giovane, più ingenuo, ma anche più spontaneo, forte, e, soprattutto, libero. 
In fondo, lo scienziato non vorrebbe mai metter fine alla loro battaglia, impegnando il suo acerrimo rivale in una lotta senza soluzione di continuità. Per Koji, però, la vita è andata avanti e vuole che proceda ulteriormente: è finalmente pronto ad essere un adulto.
C’è magari chi storce il naso di fronte ad un’impostazione tanto tradizionalista (per Koji il passaggio definitivo all’età adulta coincide con la decisione di sposare Sayaka e avere un figlio); allo stesso tempo, però, è pur vero che una simile esperienza è probabilmente stata vissuta da una buona fetta di quel pubblico a cui il film si rivolge e con cui si vuole creare una connessione: per quanto sia quindi una scelta scontata, è però anche molto in linea con lo scopo del film, e perciò del tutto giustificata.
In quest’ottica, il personaggio di L.I.S.A. viene ad essere non più solo un “contentino” per le mode contemporanee, ma è l’ultima spinta necessaria a Koji per abbracciare una nuova vita:  trasportato per alcuni istanti in un mondo alternativo in cui Lisa non è altro che la figlia che avrebbe potuto avere con Sayaka, è come se Koji aprisse finalmente gli occhi, capendo che nel suo essere attuale c’è qualcosa che manca e che ci sono tantissime esperienze che vorrebbe fare (una famiglia, un figlio),  ma che finora si è precluso, rimanendo in una sorta di limbo tra adolescenza e maturità.
Certo, non c’è nulla che non sia già stato visto altrove, e il discorso ha sicuramente del semplicistico, eppure è a suo modo efficace. 
La vita come evoluzione continua è il tema accompagna il percorso di più personaggi, e non solo di Koji. Per ogni passo che si fa in avanti, c’è qualcosa che necessariamente viene lasciato alle spalle, e l’io di oggi è diverso da quello di ieri come lo sarà rispetto a quello di domani.
La scena più significativa in tal senso ha come protagonista Jun.
Tetsuya è in mano al nemico e Jun vorrebbe salvarlo, eppure si ritrova impotente all’interno della cabina di pilotaggio della sua Venus: il pancione è ormai così grande che neanche riesce a raggiungere i pedali. 
Nulla avrebbe fermato la vecchia Jun; la nuova Jun, invece, è costretta a restare indietro, perché il suo corpo (così come la sua vita) non è più lo stesso. 
La gravidanza non è che una metafora del cambiamento: tra le lacrime, la ragazza si lascia sfuggire che morirebbe piuttosto che rimpiangere i tempi passati, eppure… eppure ogni nuovo inizio comporta spesso un sacrifico, e quel che eravamo, perché conosciuto, può apparire più rassicurante di quel che saremo.
Sayaka è in una situazione simile a quella di Koji: ha sostituito il padre come Direttore del Centro di ricerca per l’Energia Fotonica e sente tutto l’onere del ruolo; continuamente sotto i riflettori, devono sempre essere all’avanguardia, non possono fermarsi, e soprattutto non possono lasciare che i sentimenti personali prevalgano su questioni di più ampio interesse. In poche parole, Sayaka fa quello che ci si aspetta faccia, indipendentemente da ciò che vorrebbe veramente, e così si trova a dover mandare Koji in battaglia, sebbene dentro di sé sia convinta che il ragazzo abbia già fatto abbastanza e non sia giusto riversare ancora su di lui il peso della salvezza dell’umanità.
Ancora una volta, quindi, il significato del diventare adulti e della necessità di raggiungere dei compromessi.



Al di là delle considerazioni sul messaggio di cui il film vuole farsi portavoce, Mazinga Z Infinity è anche una festa per i fan dei Super Robot nagaiani, di cui viene celebrata la storia attraverso immagini (poteva mancare la celeberrima partenza del pilder dalla vecchia base al grido di “Mazin – Go”?), mosse, armi, e, ovviamente, lo scontro contro alcuni iconici Mostri Meccanici, come Garada K7:


Ashura e Blocken sono sempre uguali a sé stessi, sia nella loro rivalità sia nella loro incompetenza nei momenti topici; Boss ha il suo momento di gloria come diversivo, e insieme ai professori è anche il relief comico; non manca un po’ di ecchi con le Mazing Girls, le idol dell’esercito, in grado all’occorrenza di pilotare un robot.
Si tratta giusto di piccoli ma doverosi riferimenti per omaggiare l’immaginario creato da Nagai 45 anni fa.
È indubbio che per godere appieno l’opera bisogna farle alcune concessioni, come l’accettare l’ennesimo ritorno dal mondo dei morti di Inferno e compagni (la spiegazione fornita non è che un pretesto su cui è inutile soffermarsi più di tanto), e in fondo lo si era già visto in Mazinkaiser (diverso il discorso Mazinger Edition Z: The Impact! che si propone piuttosto come un retelling). 
Proprio come nella serie OAV, sono Koji e il suo robot ad occupare la scena, mentre Tetsuya, Jun e il Grande Mazinga hanno un ruolo più marginale, ma per lo meno stavolta la giustificazione è un po’ più consistente.
Infinity è puro fanservice, però di quello buono: qualcuno si dispiace per il matrimonio di Tetsuya e Jun, o per il vedere Boss, Mucha e Nuke ancora insieme? Per i due professori? Per uno Shiro finalmente adulto e che sa farsi valere come pilota?
Vedere questi personaggi agire ancora una volta come una famiglia, superati i dissidi e le rivalità del finale de Il Grande Mazinga è sicuramente quanto di più auspicato dai fan.
Nella mossa finale contro Inferno è impossibile non vedere una sorta di Genkidama di energia fotonica, giusto per l’occasione veicolata da un Rocket Punch, ma alla fine è comunque un bel vedere.


Tecnicamente il film è di altissimo livello; il character design è piacevole e alla reinterpretazione moderna del mecha design ci si abitua presto.
Anche l’utilizzo della CGI funziona sul grande schermo molto di più di quanto sembrerebbe in base ai trailer e agli spezzoni visti on line.
L’azione è fluida e i combattimenti estremamente dinamici.


Riassumendo: Mazinga Z Infinity è un ottimo prodotto d’animazione diretto però quasi esclusivamente ai nostalgici, con giusto qualche strizzata d’occhio ai più giovani. 
È molto “parlato” e c’è probabilmente meno azione di quanto atteso dai più. 
Ci sono delle concessioni da fare a priori alla trama, prezzo da pagare per ripercorrere l’epopea di Mazinga Z (in primis) e del Grande Mazinga (in posizione certamente più defilata), che non può non passare attraverso i nemici storici.
L’intento celebrativo c’è e si vede, ma c’è anche la volontà di dire qualcosa di più sui personaggi, orami non più adolescenti, ma adulti che devono assumere coscientemente un nuovo ruolo, anche a prezzo di alcune rinunce, mettendo in scena il percorso affrontato dal loro stesso pubblico negli ultimi 45 anni.


Storia: 
Disegni/Animazione: ♥
Voto complessivo: ♥♥ e 1/2



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