[Books] L’Inferno degli Specchi di Edogawa Ranpo

 

Titolo originale: Japanese Tales of Mystery and Imagination

Autore: Edogawa Ranpo

Prima edizione americana: 1956 by Charles E. Tuttle Company

Edizione italiana: traduzione a cura di Laura Serra in “Urania Collezione n° 99 – aprile 2011” Arnoldo Mondadori Editore, Milano

 

Presentazione dell’editore: Quando La sedia umana fu tradotto su Galassia parecchi anni fa, molti gridarono al miracolo di un autore assolutamente nuovo e sorprendente. In realtà Edogawa Ranpo (o Rampo, come alcuni preferiscono traslitterare) è tutt’altro che un autore nuovo, essendo vissuto in Giappone tra il 1894 e il 1965. È però di quegli autori capaci di sorprendere sempre e comunque, perché le sue invenzioni folgoranti, i suoi “mostri ciechi”, le sue solitudini urbane sono il prodotto di un’immaginazione di prim’ordine e che ha ancora molto da dirci. In questa raccolta di classici torna La sedia umana, ma insieme al suo sorprendente segreto vengono svelati anche quelli di L’inferno degli specchi, Test psicologico, I gemelli e altri ancora. 
Edogawa Ranpo (1894-1965), pseudonimo di Taro Hirai, è stato uno dei maestri del giallo, del gotico e del fantastico giapponese. Ammiratore di Poe, volle cambiarsi il nome in modo che suonasse come quello di “Edogaa Aran Poo”. Da noi sono state tradotte sia alcune raccolte di racconti che i romanzi La belva nell’ombra e Il mostro cieco. È noto tra il pubblico giovanile perché nel manga Detective Conan il protagonista Shinichi Kudo, per nascondere la sua vera identità, sceglie il nome fittizio di Conan Edogawa (unendo il nome di Conan Doyle al cognome di Ranpo).

L’Inferno degli Specchi raccoglie alcuni racconti scritti da Edogawa Ranpo tra il 1925 e il 1950, come omaggio a quel “mentore” a cui si è ispirato anche per la scelta del proprio pseudonimo, Edgar Allan Poe.
Non a caso, il titolo originale scelto dall’editore americano per la prima opera di Ranpo tradotta in inglese è Japanese Tales of Mystery and Imagination, con un chiaro richiamo al precedente di Poe; peccato che tale riferimento venga perso nell’edizione italiana, e stupisce che la raccolta sia pubblicata all’interno di una collana dedicata alla narrativa fantascientifica, quando di fantascientifico c’è davvero poco, dato che ci si muove piuttosto nell’ambito della detective story o del thriller psicologico.

 

Ad ogni modo, al di là delle spoglie sotto cui vengono presentati, questi racconti sono un’ottima opportunità per conoscere il talento dell’autore giapponese:

 

La Sedia Umana (Ningen Isu, 1925): Ogni giorno, la scrittrice Yoshiko legge le lettere inviate da ammiratori o aspiranti autori. E se tra quelle righe venisse narrata un’inquietante storia di desiderio deviato e del peculiare modo in cui viene soddisfatto?

 

Il Test Psicologico (Shinri Shiken, 1925): Un Raskolnikov senza i sensi di colpa di Delitto e Castigo, che deve vedersela però con l’acume di Kogoro Akechi.
Il Bruco (Imomushi, 1929): Un reduce di guerra torna a casa orribilmente mutilato, affidato alle cure della bella e giovane moglie. Avere alla propria mercé quello che con difficoltà può essere riconosciuto come un essere umano, completamente indifeso e dipendente, quali oscuri ed inconfessabili desideri può risvegliare?
Il racconto è celebre anche per la versione manga realizzata da Suehiro Maruo, pubblicata in Italia dalla Coconino Press.
La Rupe (Dangai, 1950): Una Vedova Nera suo malgrado, o meglio, “per legittima difesa”.

 

L’Inferno degli Specchi (Kagami-jigoku, 1926): Un’ossessione che conduce alla follia, ma anche un monito per chi vuole sfidare i limiti di ciò che è concesso conoscere.
I Gemelli (Sōseiji, 1924): Il tema del doppio, ma applicato alla detective story, dove un banale errore può smascherare uno scaltro assassino.

 

La Camera Rossa (Akai Heya, 1925): Un gruppo di uomini annoiati che si incontra regolarmente per raccontarsi storie dell’orrore. E se tra loro si nascondesse un pluriomicida che ha scoperto il segreto del delitto perfetto?

 

I Due Menomati (Ni Haijin, 1924): Due uomini, chi menomato nel corpo, chi nello spirito, e un’inaspettata rivelazione dopo anni di angoscia.

 

Il Viaggiatore con il Quadro di Stoffa (Oshie to Tabi-suru Otoko, 1929): La storia di un amore in grado di superare i limiti fisici, con una sorta di richiamo a Il Ritratto di Dorian Gray.In questi nove racconti emergono alcune delle caratteristiche salienti dello stile di Ranpo, dal gusto per il macabro e grottesco all’erotismo deviato e perverso, ma a colpire è soprattutto la grande maestria nel gestire la suspense psicologica.
Ogni racconto, infatti, si poggia su una costruzione narrativa ineccepibile, che avviluppa il lettore parola dopo parola.
Estremamente efficaci anche le scelte stilistiche usate per il racconto, dalla lettera alla confessione, e persino un semplice scambio di battute tra due personaggi come in un copione ne La Rupe.
Tutto questo rende la lettura estremamente avvincente nonostante i quasi 100 anni trascorsi da quando questi racconti sono stati composti, e sebbene c’è chi consideri le soluzioni dei “gialli” piuttosto semplici per lo smaliziato lettore contemporaneo, la classe di Edogawa Ranpo è tale da convincere anche quando la rivelazione finale è facilmente intuibile.Conclude la raccolta, un breve saggio di James B. Harris, scritto in occasione della prima pubblicazione americana.

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