[Books] La belva deve morire di Nicholas Blake

Titolo originale: The Beast Must Die

Autore: Nicholas Blake

Prima edizione: 1938

Edizione italiana: traduzione di Tracy Lord (Polillo Editore, 2002)

Presentazione dell’editore: “Ho deciso di uccidere un uomo. Non so chi sia né dove viva, non ho idea di che aspetto abbia. Ma lo troverò e lo ucciderò”. Sono le prime parole del diario di Felix Lane, un uomo deciso a vendicarsi del pirata della strada che gli ha ucciso il figlioletto. Ma come rintracciare il colpevole quando anche la polizia ci ha rinunciato? Felix ha dalla sua la forza della disperazione e il fatto di essere uno scrittore di gialli. Giorno dopo giorno, annota sul diario i progressi della sua ricerca, il meticoloso esame di ogni possibile pista, le supposizioni e le deduzioni, ed ecco che uno scenario plausibile comincia a emergere.
The Beast Must Die, con il suo fulminante incipit (“Ho deciso di uccidere un uomo“), viene frequentemente annoverato nelle liste dei migliori gialli di sempre, ed è pertanto il più conosciuto romanzo della produzione poliziesca di Nicholas Blake, pseudonimo di quel Cecil Day-Lewis, tra i pochi a potersi fregiare del titolo di “Poeta Laureato”.


Diviso in quattro parti, si apre con il diario di Frank Cairnes, un ex dipendente del Ministero del Lavoro che, dopo aver ricevuto una cospicua eredità, ha intrapreso con successo la carriera di scrittore di gialli con lo pseudonimo di Felix Lane.


Frank sta pianificando un omicidio, sebbene ancora non conosca colui che sarà la sua vittima: vedovo, sei mesi prima ha perso suo figlio, un bambino di 6 anni, falciato da un pirata della strada che la Polizia non è ancora riuscito ad identificare.
Frank ha deciso di indagare per contro proprio, e, una volta arrivato al colpevole, ucciderlo con le sue stesse mani, stando attento, però, a far passare il tutto per un incidente.


Il lettore segue quindi Frank nelle sue ricerche; con un colpo di fortuna, riesce a individuare quello che potrebbe essere l’assassinio di suo figlio, ma le sue congetture bastano a giustificare un omicidio? E, quando quell’uomo muore, è davvero Frank il responsabile, o qualcun altro ha scoperto il suo piano e ha deciso di usarlo come capro espiatorio?


Nelle successive tre parti (“Sul fiume“, “Il peso di questa morte” e “Si scopre il colpevole“) la narrazione passa in terza persona, ed entra in scena Nigel Strangeways, l’investigatore amatoriale protagonista di quasi tutti i gialli di Blake, secondo alcuni modellato, almeno inizialmente, sulla figura di W. H. Auden, che ricorda nei suoi modi bizzarri (“Strangeways”, appunto).


È sicuramente “Il diario di Felix Lane“, però, a fare la differenza: apparentemente distaccato, è in realtà attraversato da momenti di profondo pàthos (il ricordo del figlio e della moglie ormai scomparsi; i rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai; le riflessioni su cosa rimanga ormai ad un uomo che ha perso tutto), e il ritmo si mantiene sempre piuttosto sostenuto, rendendo la lettura avvincente e incollando il lettore alle pagine del libro.


Le parti successive, invece, sono complessivamente più piatte, meno originali e incisive.
Lo stesso Strangeways ha un po’ troppo del Gary Stu (ovviamente accompagnato dalla sua degna Mary Sue, la moglie Georgia, una delle tre più famose esploratrici al mondo) per accattivarsi le simpatie di chi legge, anche se non mancano momenti di sottile ironia.


La soluzione della vicenda colpisce nel segno, e per quanto tutto sia alla fine ormai evidente al lettore, la sensazione di aver assistito ad un raffinato gioco di prestigio persiste.


Ulteriore valore aggiunto dell’opera sono i riferimenti e le citazioni con cui Blake, attingendo a mani basse dalla sua vastissima cultura classica, impreziosisce il romanzo (un esempio su tutti, quel “nihil subhumanum a me alieno puto” come motto per ogni scrittore di gialli).


In conclusione, un’opera che nessun amante della narrativa poliziesca dovrebbe lasciarsi sfuggire.


La belva deve morire,
anche l’uomo muore,
sì entrambi devono morire

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