Pubblicato in: libri

[Books] Penelope Poirot fa la cosa giusta di Becky Sharp

Titolo originale: Penelope Poirot fa la cosa giusta

Autore: Becky Sharp

Prima edizione: Marcos y Marcos, 2016

Presentazione dell’editore: Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot sprizza talenti: la vocazione per risolvere misteri, la propensione a vivere artisticamente, il palato fine e la penna feroce di una critica gastronomica perfetta.
La passione, si sa, quando arde divora, e Penelope Poirot è provata nello spirito quanto ammorbidita nel corpo; stile Botticelli, dice lei, stile krapfen, pensa e non dice Velma Hamilton, la sua nuova, perplessa segretaria.
È il momento di cambiare, di partire: c’è una clinica salutistica, nelle colline del Chianti, che promette di depurare corpo e mente.
Ha un bel sapore gotico, avvolta così dai rampicanti, stemperato dalla luce dorata che occhieggia dalle persiane.
A cena il cibo è mesto, ma il bellissimo giardiniere sa come fartelo dimenticare. La donna alta e misteriosa scatena rivalità, odio e simpatia; la famosa scrittrice il desiderio insopprimibile di rubarle il marito.
Penelope non rinuncia al tacco dodici e alla volpe bianca neppure quando trascina Velma ad abbandonare ogni principio in osteria, e basta una pasticca alla violetta per coprire un altro vizio clandestino.
Poi, nelle sedute libido-dinamiche, scavano tutti insieme buche immaginarie per disseppellire i segreti. Operazione non priva di rischi: certi segreti, allo scoperto, esplodono.
C’è odore di gelo nell’aria di novembre, e il delitto, quando accade, è sulla neve bianca.
Neve che cade imperterrita sull’assassino, sulle prossime prede, sulla nuova trappola.
Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot non ci casca.
In certi casi, solo lei sa qual è la cosa giusta.
Penelope Poirot si definisce una donna dalle forme botticelliane; alla sua nuova segretaria, Velma Hamilton (perfetta incarnazione della zitella inglese), ricorda piuttosto un krapfen.
Il divario tra la percezione che la pronipote di uno dei più celebri investigatori di tutti i tempi (si, stiamo parlando proprio di quel Hercule Poirot) ha di sé, e come è effettivamente vista da chi la circonda, è uno dei cardini su cui si regge il simpatico romanzo d’esordio di Becky Sharp (pseudonimo – tratto da La fiera della vanità di William Thackeray – di una traduttrice e critica letteraria milanese che, per il momento, preferisce mantenere l’anonimato).
Siamo a metà degli anni ’90 e Velma Hamilton, cresciuta, dopo la morte dei genitori, dai nonni materni (di origine italiana), per la prima volta nella sua vita, si trova a dover cercare un lavoro.
È ormai all’ultima spiaggia quando accetta di diventare la segretaria di Penelope Poirot, spietata critica gastronomica (nonché buona forchetta), intenzionata a scrivere le proprie memorie.
Penelope è sulla quarantina, e per un certo periodo di tempo ha frequentato circoli e manifestazioni letterarie dedicate al mystery: il suo cognome è un ottimo passepartou, ma Pen vorrebbe molto di più che essere una semplice madrina; è quasi un oltraggio che Scotland Yard non la interpelli per risolvere qualche caso, dato il dna che si ritrova!
Stufa della fiction, diventa, quasi per caso, una critica gastronomica, anche se in realtà si considera un’artista nel senso più ampio del termine.
Essere un critico gastronomico è un lavoro duro, per lo spirito, ma anche per il corpo, e così ogni tanto ha bisogno di rifugiarsi nel Chianti, a Villa Onestà, per un periodo di depurazione fisica e mentale.
Se poi ci scappa il morto, Penelope Poirot non può certo stare a guardare!
Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte alla chiamata in causa di un personaggio iconico della narrativa poliziesca come Hercule Poirot, ma Penelope Poirot fa la cosa giusta, oltre a un divertente giallo senza troppe pretese, è anche un pacato, quasi timido, omaggio a quella letteratura e ad una delle sue figure simbolo.
Inoltre, gli illustri natali da sfoggiare sono perfettamente in linea con la caratterizzazione della protagonista, ostica e irresistibile alla stesso tempo; un ego smisurato, la natura della ficcanaso, e la tendenza a saltare alle conclusioni un po’ troppo presto, completano l'”artistico” ritratto di questo personaggio, riuscitissimo nella sua stravaganza.
Dato che per ogni Sherlock Holmes c’è un Watson, a fare da contraltare all’esuberante Penelope, ecco la più posata Velma: ironica, tagliente (anche se spesso tiene a freno la lingua per mantenere il posto), è più introversa e riflessiva, anche se finisce per farsi trascinare dalla sua inarrestabile datrice di lavoro in un’improvvisata, quanto improbabile, indagine, a metà strada tra la commedia degli equivoci e il più classico telefilm poliziesco.
Ahi noi, anche Velma ha i suoi punti deboli, ed è un vero miracolo se le due riescono a non lasciarci le penne!
Alla fine, nonostante le cantonate, lo smuovere tanto le acque di Pen a qualcosa almeno porterà…
Buona la scelta di alternare ad una narrazione in terza persona (che ha essenzialmente il ruolo di raccordo, ma è anche “un’occhiata dal buco della serratura” ai personaggi nei momenti in cui pensano di non essere osservati), quella in prima persona, prima di Velma, poi di Penelope: dà dinamicità, oltre a caratterizzare le due protagoniste e renderle un binomio, due facci della stessa medaglia; come già detto, poi, è uno spasso vedere Penelope attraverso gli occhi di Velma, e poi ritrovarsela a descrivere la vicenda secondo il suo punto di vista.
Al momento quel che è certo è che Pen abbia ereditato da Hercule una certa fisicità “a pera”; se poi c’è anche qualche cellulina grigia, si vedrà nelle prossime avventure!
Un romanzo spassoso, poco impegnativo, dallo spirito molto british.
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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