Pubblicato in: libri

[Books] La strana scomparsa di Leslie di Josephine Tey

Titolo originale: To Love and Be Wise

Autore: Josephine Tey

Prima edizione: 1950

Edizione italiana: traduzione di Maria Jatosti (Milano, Mondadori, 2012)

Presentazione dell’editore: “Un giovane e aitante fotografo americano, Leslie Searle, grazie a un fortuito incontro a una festa viene invitato a soggiornare in un paese di campagna in cui risiede un gruppo di artisti. Da lì Searle, insieme a un giornalista radiofonico, parte per una gita in canoa sul fiume, ma a metà del percorso sparisce senza lasciare traccia. Non è un territorio sconosciuto per l’ispettore Alan Grant, che ha già incontrato Searle, e ha un’amica, l’attrice Marta Hallard, con una casa proprio nello stesso villaggio. Che fine ha fatto il fotografo? Ha avuto un incidente? È stato rapito? Ha inscenato volutamente la sua sparizione? È stato ucciso? Certo, in caso di omicidio i sospettati sarebbero tanti, e Grant si trova ad affrontare un’indagine complicata, che risolve brillantemente grazie al suo intuito e alle sue doti investigative. Come in tutte le opere di Josephine Tey, i personaggi e l’ambientazione sono tanto vivi da sembrare veri, la scrittura è impeccabile e il finale davvero inaspettato.” (P. D. James)

Io vedo solo una situazione molto strana. Una notte di primavera in Inghilterra, e un giovane americano che sparisce nel chilometro che c’è fra il paese e il fiume.

Leslie Searle è un giovane fotografo americano, estremamente affascinante, una di quelle persone che è impossibile non girarsi a guardare una seconda volta.
È in Inghilterra per incontrare Walter Whitmore, e ricordare insieme a lui un comune amico morto un anno prima. 
Lavinia Finch, affermata scrittrice e zia di Walter, lo inviata a fermarsi da loro nell’Orfordshire, e il giovane non tarda ad entrare nelle grazie di molti abitanti della casa, come pure a farsi dei nemici a St Mary Salcott, ridente paesino di campagna, scelto come rifugio da molti artisti, scrittori, attrici, commediografi.
Una sera scompare.
È accidentalmente caduto nel fiume? È stato spinto? Si è allontanato di sua volontà o è stato rapito?
Ad indagare sul caso è chiamato Alan Grant, ispettore di Scotland Yard, nonché amico da tempo di Marta Hallard, famosa attrice residente a St Mary Salcott.
Come sempre, è soprattutto l’istinto a guidare Grant, anche quando i fatti sembrano deporre per una soluzione molto più solida e prosaica. Senza un corpo, però, tutto rimane da definire….
Josephine Tey è una delle più raffinate gialliste della Golden Age del romanzo poliziesco anglosassone.
La sua scrittura è estremamente elegante e posata; sebbene il mistero sulla figura di Leslie Searle e sulla sua scomparsa sia il filo conduttore dell’intera vicenda, a calamitare l’attenzione è spesso la dettagliata descrizione del mondo di St Mary Salcott, intimamente interconnesso con l’analisi psicologica dei personaggi che si muovono su quel palcoscenico.
L’arrivo di Leslie nelle loro vite apporta un che di nuovo, spesso costringendoli ad interrogarsi su quel che davano per scontato.
Da stabilire se la novità spingerà al cambiamento, oppure se una strenua difesa del status quo porterà ad eliminare l’intruso:

«Be’, io credo che tu commetta un omicidio perché non hai che un’idea.

O non ti è rimasta che un’idea.Finché hai interessi vari e diversi non diventi monomaniaco al punto di commettere un omicidio.È quando hai tutte le uova in un solo paniere, o nel paniere ti resta un unico uovo, che perdi il senso delle proporzioni.

La Tey è molto abile anche nello smascherare i vizi e le debolezze di quella intellighenzia, superba e vacua, che si è trasferita in campagna, più per moda che per altro, e che nonostante i modi raffinati, non si libererà mai del suo essere “cafona”.
In quell’ambiente anche il navigato ispettore Grant ha il suo da fare; fortunatamente ha dalla sua la capacità introspettiva e l’arguzia della fidata Marta, un po’ il Watson della situazione (oltre che fornitrice di cibo e bevande).

«Ho sentito che oggi sei stato in giro a raccogliere alibi.» (…)
E chi sono gli sfortunati che ne sono sprovvisti?»
«In pratica l’intero paese, compresa la signorina Easton-Dixon.»
«La nostra Dixie è da escludersi. Chi altri?»
«La signorina Lavinia Fitch.»
«La cara Lavinia!» disse Marta, ridendo apertamente all’idea della signorina Fitch in preda a un raptus omicida.
«Liz Garrowby?»
«La povera Liz deve passare un brutto momento. Mi sa che era mezza innamorata del bamboccio.»
«La signora Garrowby?» Marta si fermò a riflettere.
«Sai, non mi sentirei di escluderla. Sarebbe capace di farlo senza battere ciglio, perché riuscirebbe a convincersi che era la cosa giusta. Andrebbe perfino in chiesa, dopo, a chiedere la benedizione del Signore.»
«Toby Tullis?»
«No… non credo proprio. Toby troverebbe un altro modo di pareggiare i conti. Qualcosa di meno rischioso per Toby e altrettanto soddisfacente. Toby è prolifico nell’escogitare piccole vendette. Non credo che avrebbe bisogno di uccidere chicchessia.»
«Silas Weekley?»
«Fammi pensare… Fammi pensare… Sì, credo che Silas sarebbe capace di commettere un omicidio. Specie se il libro che stesse scrivendo al momento non procedesse bene. Vedi, i libri sono la valvola di sfogo per l’odio che ha dentro. Se quella valvola si inceppasse, potrebbe uccidere qualcuno. Qualcuno che gli sembri ricco e apprezzato e immeritatamente fortunato.»

Solo ricomponendo i pezzi di un intricato puzzle, fatto più che altro di sensazioni e particolari casualmente capitati sulla strada del nostro, Grant arriverà alla soluzione, piuttosto inusuale e per questo inaspettata.

Ora c’è, ora non c’è. Qualcosa che non quadrava nello scenario. Non si lasci trasportare dal fiuto, Grant. Qualcosa di fasullo da qualche parte. Ora c’è, ora non c’è. La cantilena del prestigiatore. Il trucco per distrarre l’attenzione. Se riuscivi a distrarre l’attenzione, potevi combinare qualsiasi cosa. Qualcosa di fasullo da qualche parte…

Per gli amanti del giallo classico, ma anche della vita di provincia della campagna inglese.
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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