Pubblicato in: libri

[Books] Il mio nemico mortale di Willa Cather

Titolo originale: My mortal enemy

Autore: Willa Cather

Prima edizione: 1926

Edizione italiana: traduzione di S. Tummolini (Fazi, 2017)

Presentazione dell’editore: Willa Cather, talentuosa autrice americana vincitrice del Premio Pulitzer, ci regala un piccolo capolavoro: pagine davvero indimenticabili, intrise di una grande carica drammatica. 

«Cather non è solo una brava scrittrice: è unica, è grandiosa. Il mio nemico mortale è una vera tragedia costruita a partire da una vera storia d’amore. La scrittrice che è in me pensa a questo libro più che a ogni altro dell’autrice. Ogni breve episodio è la rivelazione perfetta di qualcosa di nuovo e inaspettato. Non c’è una sola parola superflua o ridondante. È un romanzo al tempo stesso distaccato e dolorosamente commovente» – A.S. Byatt. 

Una notte, la giovane Myra Driscoll scappa di casa portando con sé solamente un manicotto e un portamonete. A passo svelto e testa alta, se ne va per sempre. Raggiunge Oswald Henshawe, giovane spiantato di cui è innamorata, e lo sposa in gran segreto, rinunciando così alla cospicua eredità che le spetterebbe. Un gesto audacemente romantico, che in famiglia diventa una leggenda. Quando, molti anni dopo, una giovane amica le chiede se lei e Oswald sono stati felici, la risposta è glaciale: «Felici? Oh, sì! Come la maggior parte della gente». E allora a che cosa è servito quel sacrificio? Che senso ha avuto barattare grandi fortune per una vita banalmente normale? Quelle che emergono, in questo romanzo breve ma stratificato, sono le mille sfumature di una figura ambigua e tormentata, una donna tanto risoluta nelle sue clamorose rinunce, quanto incapace di godere di una felicità che di clamoroso non ha nulla. Uno spirito libero che si trova a combattere contro i limiti della quotidianità e la crescente, esasperante consapevolezza di essere una donna totalmente diversa da quella che pensava di essere in giovane età.

Che bella voce, solare, allegra e cordiale: eppure mi guardava quasi con superbia, a testa alta. Faceva sempre così, la prima volta che incontrava qualcuno – in parte, credo, perché le stava venendo il doppio mento e non voleva che si notasse. I suoi occhi grigi, profondi e scintillanti, sembravano scrutarmi da cima a fondo, mettendomi sotto esame. Malgrado fosse alta quanto me, mi sentivo sovrastata da lei – e stupida, disperatamente goffa e stupida.

(…) quella voce armoniosa e suadente, quel suo modo chiaro e delicato di scandire le parole, mi sconcertavano. E non capivo mai se si prendesse gioco di me, o della cosa di cui parlavamo. Il suo sarcasmo era così folgorante, andava così dritto al punto che sembrava di essere colpiti da un metallo rovente, o forse ghiacciato. Ero affascinata, ma anche molto a disagio (…)

«Che bello», esclamò mia madre, «sentire di nuovo la risata di Myra!». Sì, era bello. A volte era terribile, anche – come avrei scoperto in seguito. Se penso, ad esempio, a quando rideva con rabbia, ho ancora i brividi. Rideva per qualsiasi sciocchezza – e quante volte avrei dovuto sentirla, quella risata! Ogni circostanza avversa, ogni imprevisto – ogni disastro, perfino – suscitava la sua ilarità. Pura ilarità, senza nulla d’isterico; con dentro un lampo d’entusiasmo e un’ironia feroce.

In Musica per camaleonti, Truman Capote racconta del suo incontro, ancora giovanissimo, con Willa Cather: i due stanno parlando e lei gli chiede quali siano i suoi scrittori preferiti. Ignaro di chi abbia davanti, Capote afferma di apprezzare molto Willa Cather e chiede alla sua interlocutrice se ha mai letto My Mortal Enemy; lei, impassibile, risponde di averlo scritto.
Il mio nemico mortale è un racconto disincanto, a tratti addirittura spietato, sull’amore, il matrimonio e le illusioni della gioventù.
A dominare ogni singola pagina è la figura di Myra Driscoll, ragazza della buona società che rinuncia ad una cospicua eredità per sposare l’uomo di cui è innamorata, Oswald Henshaw.
L’episodio fa si che intorno a lei e a questo suo amore folle ci sia quasi un’aura di leggenda, tanto che Nellie Birdseye (voce narrante del romanzo) è tanto impaziente quanto timorosa di incontrarla.
Attraverso Nellie vediamo Myra in due momenti della sua vita: a New York, intorno ai quarantacinque anni, perfetta padrona di casa, che ama circondarsi di artisti, attori e cantanti; sulla costa occidentale, circa 10 anni dopo, povera e malata.
In entrambe le situazioni, la donna dà prova del suo carattere forte: generosa, molto generosa con gli amici, sa amare e odiare con lo stesso trasporto; può perdonare i nemici, ma non gli amici che l’hanno tradita.


Sembrava insieme forte e spezzata, generosa e tirannica – una vecchia arguta e un po’ perfida, che odiava la vita per le sconfitte che le aveva imposto e l’amava per le sue assurdità. Mi tornò in mente la sua risata rabbiosa, quel ghigno caustico ed esultante con cui accoglieva ogni pena e ogni disgrazia, come a voler dire: «Ah-ha, ecco un’altra prova, l’ennesima, dell’odiosa ingiustizia che Dio consente in questo mondo!».


Non conosce mezze misure, e può passare da un estremo all’altro se contrariata.
L’amarezza per le ristrettezze a cui l’ha costretta la vita si trasforma in un vero e proprio sordo rancore nei confronti del marito, che, invece, ricorda solo quanto di bello c’è stato nella loro storia.


« (…)Oh, se gioventù sapesse!». (…)«È stata la nostra rovina. Ci siamo distrutti l’un l’altra. Sarei dovuta restare con mio zio. Era il denaro che mi serviva, altro che. Abbiamo gettato via le nostre vite».«Andiamo, Myra, non dire così davanti a Nellie. Non lo pensi davvero. Siamo stati felici a lungo, ricordalo. Anche quella era la realtà, non solo questa».

«Non siamo mai stati felici per davvero. Io sono una donna avida, egoista, materiale; volevo il successo e un posto nel mondo. (…)»


Un romanzo potente, che non fa sconti, ma proprio per questo incredibilmente sincero.


«Perché devo morire così, in balia del mio nemico mortale?».

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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