Pubblicato in: libri

[Books] Gli anni della leggerezza

Titolo originale: The Light Years

Autore: Elizabeth Jane Howard

Prima edizione: 1990

Edizione italiana: Traduzione di Manuela Francescon – Roma, Fazi Editore, 2015

Presentazione dell’editore: È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.

Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

La prosa sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti. 


 «È una scrittrice che dimostra attraverso il proprio lavoro a cosa serve un romanzo… ci aiuta a fare quello che è necessario: aprire occhi e cuore».
Hilary Mantel 

 «La scrittrice più interessante della sua generazione».
Martin Amis 

 «La sua scrittura è brillante. Ti fa ridere, a volte ti sciocca, e spesso ti fa piangere».
Rosamunde Pilcher

E questo fu l’inizio di quell’estate, che nella memoria si confuse con tante altre estati, ma che restò memorabile come l’estate in cui nacque il piccolo William, (…); per Polly fu l’estate della morte di Pompey e del suo solenne funerale; per il vecchio William Cazalet fu l’estate in cui concluse l’acquisto della casa col mulino giù in fondo alla strada; Edward la ricordò come l’estate in cui, mentre sostituiva Hugh in ufficio, conobbe Diana; per Louise fu l’estate in cui ebbe le prime mestruazioni; per Teddy fu quella in cui sparò per la prima volta a una lepre e in cui cominciò a cambiargli la voce; Lydia la ricordò sempre come l’estate in cui i ragazzi la chiusero nella gabbia della frutta, poi andarono a giocare a bike polo e si scordarono di lei, cosicché fu trovata che era già ora di pranzo (Nan aveva il giorno libero) e aveva cominciato a pensare che, una volta finita l’uvaspina, non le sarebbe rimasto niente da mangiare; per Sid fu l’estate in cui le fu chiaro che Rachel non avrebbe mai lasciato i suoi genitori e che lei non sarebbe mai riuscita a “sbattere contro qualcosa, così il dente se l’era inghiottito e non l’aveva detto a nessuno, ma aveva vissuto poi nel terrore che il dente gli mordesse le viscere; fu l’estate in cui Rupert capì che sposando Zoë aveva perso ogni chance di diventare un pittore serio, perché doveva tenersi stretto il lavoro d’insegnante per provvedere a quelle che per Zoë erano necessità primarie; per Villy fu l’estate in cui per noia si era messa a studiare violino e aveva costruito un modellino di una Cutty Sark che le era venuto troppo grande per essere infilato in una bottiglia, cosa che era riuscita a fare con una nave più piccola l’estate precedente; Simon se ne ricordò come dell’estate in cui papà gli insegnò a guidare, facendo su e giù per il vialetto con la Buick; per Zoë fu l’estate spaventosa in cui ebbe un ritardo di tre settimane e si convinse di essere incinta e per la Duchessa fu l’estate in cui l’albero delle peonie fiorì per la prima volta; Clary la ricordò come l’estate in cui si ruppe un braccio cadendo da Joey mentre Louise le insegnava a cavalcare, e in cui una notte era scesa sonnambula in sala da pranzo mentre tutti cenavano, pensando di sognare, e papà l’aveva riportata a letto in braccio; e Rachel la ricordò come l’estate in cui aveva visto nascere un bambino e in cui la schiena aveva cominciato a darle problemi, cosa che avrebbe continuato a fare per il resto della sua vita. Will invece, per il quale fu la prima estate, non se ne ricordò affatto.

Come ogni estate, i Cazalet si riuniscono a Home Place, nel Sussex.
Questa ricca famiglia borghese di commercianti di legname è formata dai due capostipiti, affettuosamente chiamati il Generale e la Duchessa, dai loro tre figli maschi, con mogli e prole al seguito, e da una figlia nubile, Rachel, che vive con i genitori.
Intorno al nucleo principale gravitano poi parenti acquisiti e vari dipendenti.
Siamo nel 1937 e la guerra è ancora (fortunatamente) una minaccia lontana. 
Il precedente conflitto mondiale ha segnato indelebilmente il primogenito Hugh: ha perso una mano e alcune schegge di proiettile che non si sono potute estrarre, ancora gli causano frequenti mal di testa. Il secondogenito Edward, invece, non ha riportato nemmeno un graffio, né nel corpo né nello spirito. Così, mentre Hugh è sempre posato, introverso e riflessivo, Edward è brillante ed espansivo, dotato di un lascino a cui le donne difficilmente sanno resistere. 
Il più giovane dei fratelli, Rupert, è un aspirante pittore che arriva a fine mese grazie al suo lavoro come insegnante. I due fratelli maggiori, lavorando nell’azienda di famiglia, sono in condizioni nettamente più agiate e, almeno in apparenza, sono stati più fortunati anche in amore; Rupert ha infatti perso la prima moglie, morta di parto dando alla luce il loro secondo bambino, ed è ora sposato con una giovane e bellissima ragazza, Zoë, che oltre l’avvenenza non ha nulla, e non fa il minimo sforzo per essere una madre per i due figli del marito, Clary e Neville.
Hugh ha due figli, la riflessiva e giudiziosa Polly e il timido Simon, terrorizzato dall’idea del collegio; un altro bebè è in arrivo, e facciamo la conoscenza di sua moglie Sybil quando la gravidanza è ormai più che inoltrata. Il loro affetto è profondo, ma allo stesso tempo i due sono troppo preoccupati dal compiacersi l’un l’altra, tanto da essere raramente sinceri; spesso si ritrovano a far cose che non vorrebbero, solo perché convinti che sia quello che l’altro desidera, sbagliando completamente.
Edward è sposato con Villy, un ex ballerina che ha lasciato il lavoro per la famiglia. Hanno due figli, l’esuberante Louise, appassionata di libri (e di Shakespeare in particolare – sogna un giorno di poter interpretare Amleto) e Teddy, via in collegio, come si addice ai giovani rampolli del suo ceto sciale. Le ragazze, invece, possono tranquillamente essere educate in casa. 
Rachel non si è mai sposata, ed è segretamente innamorata di Syd; le due donne, purtroppo, non riescono a passare molto tempo insieme: Syd è angariata dalla sorella minore Evie, di cui deve prendersi costantemente cura, mentre Rachel ha un carattere talmente altruista da mettere continuamente in secondo piano i suoi bisogni e i suoi desideri, sempre al servizio di tutti gli altri membri della famiglia, per i quali rappresenta quel sostegno su cui fare sempre affidamento.
La vita dei Cazalet trascorre tranquilla, senza particolari scossoni; sono una famiglia come tante altre, molto legati alle apparenze e a ciò che è consono o meno: ci sono molti argomenti di cui è meglio non parlare, e soprattutto le donne devono tener fede al loro ruolo di mogli e madri, lasciando i propri problemi e dolori per quanto sono sole, lontano dagli sguardi altrui.
Gli uomini sono impegnati con il loro lavoro, e c’è chi, come Edward, dedica molto tempo anche a frequenti scappatelle: in fondo alla moglie il sesso non è mai interessato (ma nessuna donna ben educata potrebbe mai apprezzare il sesso) e un uomo ha le sue esigenze…A lungo andare, però, questo concedersi tutto rischia di far perdere di vista l’esistenza di tabù che non dovrebbero mai essere violati…
Sybil si ritiene la più fortunata tra le cognate, avendo sposato il caro Hugh; certo, non è brava in tutto come Villy, né bella e giovane come Zoë, ma nella vita bisogna accontentarsi, e i suoi figli, i maschi in particolare, sono tutto ciò che davvero conta.
Villy aveva una carriera avviata come ballerina, ma lascia per sposarsi: la famiglia non è forse tutto per una donna? Abbandonare il proprio lavoro non è che un piccolo sacrificio. Con gli anni, però, la consapevolezza che quel “tutto” è davvero ben poco, e che la sua vita di un tempo era il suo vero “tutto”, si fa sempre più strada, ma non è certo qualcosa da ammettere ad alta voce.
Zoë ha solo la sua bellezza, e con il tempo ne diviene sempre più consapevole. Estremamente egoista ed infantile, è abituata ad ottenere tutto solo in virtù del suo aspetto; Rupert è però pazzo di lei, e pur rendendosi conto dei suoi difetti, è sotto una malia di cui non riesce a liberarsi.
Questo il mondo degli adulti, ma senza che loro se ne accorgano c’è anche il mondo dei bambini, con i loro piccoli e grandi drammi, le amicizie, le liti, le paure e le delusioni.
La parte più apprezzabile del romanzo è proprio quella che si concentra sui pensieri e le avventure di tutti i giorni dei più piccoli: ha un che di nostalgico, anche perché è facile identificarsi in quelle estati trascorse in famiglia, in compagnia di uno stuolo di cugini… 
I ritratti più efficaci sono quelli delle bambine, Louise, Polly e Clary: hanno un mondo tutto loro, e una sensibilità che sfugge completamente agli adulti, troppo presi dalla loro quotidianità. 
Louise è un fiume in piena: ha sempre qualche progetto per la testa, è sagace e le piace perdersi nelle sue fantasie; Polly sa vedere oltre l’apparenza e mettersi nei panni dell’altro, dimostrandosi molto più matura dei suoi dodici anni; Clary, sempre messa in secondo piano, un po’ trasandata e che risente profondamente della mancanza di una madre, ha però un talento straordinario nella scrittura. 
Nella innocenza della forza dei loro sogni ed aspirazioni rappresentano la speranza in un mondo migliore, senza le costrizioni delle regole a cui sottostanno gli adulti. 
L’infanzia, però, non è destinata a durare per sempre, e c’è chi è costretto a crescere prima degli altri…
La saga dei Cazalet si articola in cinque volumi (Fazi ha già pubblicato i primi quattro, diventati in breve tempo alcuni dei suoi titoli di punta) ed ha il suo punto di forza nella descrizione psicologicamente verosimile della vita di tutti i giorni dei suoi personaggi; nel contempo è anche una testimonianza della mentalità inglese tre le due guerre, con particolare attenzione a quella che è stata la condizione delle donne: escluse dall’istruzione riservata agli uomini, destinate, se fortunate, al matrimonio; da qui l’attenzione per l’aspetto fisico e la necessità di mantenere sempre un contegno, come pur il dover sottostare agli abominevoli “doveri coniugali”, il prezzo da pagare per ottenere il benessere concesso loro dagli uomini… Molto più infelice è infatti il destino di chi rimane nubile (solitamente perché bruttina), e particolarmente commovente nella sua semplicità è il ritratto della signorina Milliment, l’istitutrice personale delle piccole Cazalet.
La prosa è estremamente scorrevole, e il libro può essere divorato davvero in poco tempo.
Consigliato agli amanti delle grandi saghe familiari e anche a chi solitamente diffida dei grandi battage pubblicitari: talvolta dove c’è il fumo, c’è anche l’arrosto…
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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