Pubblicato in: libri

[Books] Le stanze dei fantasmi a cura di Charles Dickens

Titolo originale: The Haunted House

Autore: Dickens, Collins, Sala, Gaskell, Procter, Stretton – a cura di Charles Dickens

Prima edizione: 1859

Edizione italiana: trad di Stella Sacchini, Del Vecchio Editore, 2014

 

Presentazione dell’editore: Cosa fa di un libro un libro di successo? Nemmeno i più geniali matematici sapranno scovare un’equazione che descriva in modo assoluto il perfetto bestseller. Di certo, col senno di poi, sappiamo cosa fece di queste storie assemblate magistralmente un grande successo: otto grandissimi scrittori idolatrati dai lettori, un concept molto originale per l’epoca, una casa infestata, il Natale, la perfetta regia di Charles Dickens.In una vecchia casa di campagna Joe e Patty decidono di invitare un gruppo di amici per vivacizzare le loro giornate. Una coppia affiatata, un giovanotto brillante, una femminista convinta, un ex marinaio col suo compagno di avventure e un avvocato di successo rispondono all’invito, e finiscono per partecipare a un singolare “ritiro” in una classica location alla Poe: una villa isolata e popolata di presenze dall’oltretomba. Vivranno per tre mesi insieme, lontani dal mondo, avendo la possibilità di scoprire quale fantasma abita la loro stanza (e la loro vita), senza mai farne parola. Soltanto alla fine, in quella che sarà chiamata la Dodicesima Notte, si riuniranno per raccontarsi ciò che hanno visto e udito, come in un inquietante Decameron. Regista dell’esperimento, un gradino di consapevolezza più in alto degli altri, è Joe, alter–ego dello stesso Dickens. Le stanze dei fantasmi è un modernissimo romanzo a cornice, che inanella una serie di storie pubblicate su «All the Year Round» nel 1859, a cura di Charles Dickens. Con la sua consueta ironia ai limiti della satira e con il pretesto degli spettri, il più famoso scrittore vittoriano compone un nutrito campionario delle fobie e delle nevrosi dei suoi contemporanei. Scorrono sulle pagine le composizioni di otto tra i più famosi e abili scrittori dell’epoca, ciascuno impegnato nello stile che gli è più congeniale, a tracciare armonicamente le linee di contorno degli ambienti in cui i personaggi e i loro fantasmi prendono vita.

 

ABITANO LE STANZE E QUESTE pagine sei tra gli autori vittoriani più abili e famosi, che con le loro avventure e avvincenti racconti animavano le pagine delle riviste più seguite e dei romanzi più letti. Charles Dickens è considerato il miglior romanziere vittoriano, e in quest’opera congiunge le perplessità sociali espresse in Oliver Twist, Grandi speranze e Tempi difficili con la sottigliezza dei personaggi di La casa desolata e la satira di costume del suo Circolo Pickwick. Wilkie Collins, suo amico e stretto collaboratore, compose storie mozzafiato di mistero e avventura (La donna in bianco, Armadale, Senza Nome), dando vita al primo detective occidentale nel famosissimo La pietra lunare e al primo detective donna in La legge e la signora. Elizabeth Gaskell con i suoi Nord e sud, Mary Barton, Cranford, Mogli e figlie, tra gli altri, dipingeva la società dell’epoca soffermandosi sulla condizione femminile e sulla necessità di critica all’idiosincrasia di regole e convenzioni non più utili alla totalità degli individui. Hesba Stretton (nom de plume di Sarah Smith) fu la più famosa autrice di storie per bambini del secondo Ottocento, di ferrea impostazione evangelica, e stupisce trovarla accanto a George Augustus Sala, giornalista, famoso per i suoi reportage di viaggi ricchi di inventiva e ironia, ma ancor più per un romanzo erotico a sfondo sadomasochistico scritto sotto lo pseudonimo Etonensis e stampato in sole 150 copie, ma citato in ogni elenco di libri erotici che si rispetti. Completa nobilmente il parterre di autori Adelaide Anne Procter, la poetessa preferita della regina Vittoria.

 

Una raccolta di ghost stories senza fantasmi.
Le stanze, con i loro inconsueti abitanti, si rivelano una metafora per portare a galla ciò che, seppur sopito, continua ad agitarsi nel profondo dell’animo delle voci narranti; nient’altro se non un’immersione in quello che qualche decennio più tardi sarebbe stato definito “inconscio”.
Ogni autore fornisce una sua interpretazione del tema, rimanendo fedele al proprio stile letterario: Dickens (La stanza del Signorino B) è ironico, quasi beffardo, ma contemporaneamente riesce a toccare nell’intimo con il richiamo ad un età perduta per sempre, con le sue illusioni e speranze:

 

Nessun altro fantasma ha infestato la stanza del ragazzo, amici miei, dal momento in cui l’ho occupata, all’infuori del fantasma della mia fanciullezza, il fantasma della mia innocenza, il fantasma delle mie vane illusioni.

 

Wilkie Collins (La stanza della madia), “padre” del sensational novel, ci offre un racconto ricco di suspance, che partendo da premesse apparentemente innocue (il fantasma di un candelabro), trascina il lettore nel vivo dell’azione su un brigantino inglese all’epoca della guerra nelle Colonie Spagnole.
Hesba Stretton (La stanza dell’orologio)percorre la strada della storia d’amore, ma non mancano frecciatine sul rapporto uomo/donna:

 

(…)se un uomo crede che tu riesca a vivere senza di lui, poi non ti penserà più. (…)
Se mortifichi la vanità degli uomini, Stella, poi la ferita non si rimarginerà più.

 

Commovente, ma anche strabordante di carità cristiana, il racconto in versi di Adelaide Anne Procter, con la triste vicenda della giovane Angela, l’ennesima fanciulla innocente sedotta e abbandonata.
Sala (La stanza doppia) sorprende per l’espediente narrativo utilizzato, che crea un inaspettato (doppio) colpo di scena.
Elizabeth Gaskell (La stanza del giardino) strazia il cuore del lettore con un amore umile, ma immenso, ripagato con la più ignobile ingratitudine.

 

I cuori spezzati tornano a casa, per essere confortati da Dio

 

Dickens riprende poi la parola ancora un’ultima volta (La stanza ad angolo), suggellando con un lieto fine, come è giusto che sia, quelli che dopo tutto non sono che dei racconti di Natale: ciascuno ha in fondo al proprio cuore una stanza abitata da un fantasma, che sia un ricordo o un rimpianto, e prima o poi troverà il modo di manifestarsi.

 

Per farla breve, trascorremmo il tempo che ci restava nella più grande allegria, e le nostre stanze non furono mai infestate, neppure per un momento, da qualcosa di più spiacevole delle nostre fantasie e dei nostri ricordi.
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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