Pubblicato in: libri

[BOOKS] JAMAICA INN DI DAPHNE DU MAURIER

Titolo originale: Jamaica Inn

Autore: Daphne Du Maurier

Prima edizione: 1936 Victor Gollancz Ltd (UK)

Edizione italiana: traduzione di Marina Vaggi (BEAT Edizioni – Collana Superbeat, 2016)








Presentazione dell’editore: All’inizio dell’Ottocento, Mary Yellan, giovane orfana di belle speranze e di avvenente aspetto, giunge al Jamaica Inn, una locanda tra i picchi e le scogliere della Cornovaglia, terra, all’alba del nuovo secolo, di pietre e ginestre rachitiche, di pirati e predoni.Dopo la morte della madre, l’unica parente rimasta alla ragazza è la zia Patience, proprietaria della locanda insieme col marito Joss Merlyn. Nel viaggio attraverso la brughiera selvaggia della Cornovaglia, Mary ha immaginato il Jamaica Inn come un accogliente rifugio, una dimora degna di quella zia che, da bambina, le appariva leggiadra come una fata con le sue cuffie ornate di nastri e le sue gonne di seta.Il suo sgomento è grande, dunque, quando scopre che la taverna è un covo di vagabondi, bracconieri, furfanti e ladri della peggior specie, e che della zia Patience, giovane donna vanitosa e piena di vita, non è rimasto nulla. Al suo posto c’è una povera creatura sfiorita, terrorizzata da un uomo gigantesco e brutale: suo marito, Joss Merlyn. Mary Yellan scapperebbe subito da quell’edificio buio e malmesso, dove nessun avventore oserebbe mai mettere piede, se non fosse per lei un punto d’onore difendere la zia dalle angherie di Joss, e se la sfida con quell’uomo violento, sorta forse dalla segreta, inconfessabile affinità sempre esistente tra caratteri forti, non la solleticasse. Quella taverna, dove si danno appuntamento i peggiori sgherri della Cornovaglia, è soltanto il porto di traffici illegali tra la costa e il Devon o è qualcosa di peggio, qualcosa che oltrepassa la stessa enigmatica figura di Joss? E che cosa ha a che fare la stanza chiusa in fondo al corridoio con i carri che si fermano ogni notte nel cortile della locanda? Romanzo in cui personaggi violenti e, insieme, fragili si muovono sullo sfondo di un paesaggio selvaggio Jamaica Inn è un vero thriller di alta scuola, pieno di suspense e di inaspettati colpi di scena, una delle opere più riuscite dell’autrice di Rebecca, la prima moglie.

Non sarebbe mai scappata per via di un uomo mezzo matto, non avrebbe avuto paura di una casa che puzzava di demonio e che si stagliava, desolata, sulla cima di una collina battuta dal vento, in un posto solitario che sfidava uomini e tempeste.

Pubblicato nel 1936, Jamaica Inn mostra una Daphne Du Maurier ancora acerba: molte le ingenuità, a partire da una trama alquanto scontata e un’eroina fin troppo impeccabile.
Mary Yellan è una sorta di May Sue ante litteram: si presenta come molto sveglia, spavalda, in grado di tenere testa ad uomini violenti e crudeli, forse eccessivamente indulgenti nei suoi confronti, e tale comportamento non può essere spiegato se non in funzione della trama; qualche sfumatura da damsel in distress, ma fortunatamente la nostra riesce a cavarsi d’impaccio anche senza l’intervento maschile.
Poca l’introspezione psicologica, sacrificata in funzione dell’azione (tutto scorre via piuttosto rapidamente); lo scotto da pagare per tale scelta è un personaggio complessivamente poco credibile, troppo squadrato e inattaccabile, privo una qualche ombra.
L’unica pecca di Mary pare essere il lasciarsi affascinare dal poco raccomandabile Jem Merlyn; peccato che anche sul fronte del risvolto sentimentale siano i cliché ad avere il sopravvento.

Era l’equivalente di tutto quello che lei temeva e odiava e disprezzava, eppure Mary sapeva che avrebbe potuto amarlo.

L’amore viene presentato come qualcosa del tutto irrazionale, che travolge nonostante i moniti della coscienza, spazzando via le più ferree decisioni, in contrasto, quindi, con quella fermezza di spirito che contraddistingue invece la caratterizzazione di Mary nel resto della narrazione.
Evidenziare i limiti dell’opera non significa però negare che il romanzo sappia intrattenere, grazie soprattutto al suggestivo scenario che l’autrice riesce ad evocare: una Cornovaglia indomita, selvaggia, aspra eppure affascinante.
L’insidia e il pericolo sono dietro ogni angolo, ma gli animi appassionati possono anche essere conquistati da quegli inospitali luoghi, tra grigia brughiera, ripide scogliere e mari in tempesta.
E poi c’è la taverna, il Jamaica Inn, declinazione sui generis del castello gotico, con le sue stanze segrete o abbandonate, gli angoli bui e i rumori nel cuore della notte.
In conclusione, non il meglio della produzione della Du Maurier, ma un romanzo che si legge tutto d’un fiato e che ha il suo punto di forza nelle evocative atmosfere e in quella Cornovaglia tanto dura quanto accattivante.

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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