Pubblicato in: libri

[Books] Il profumo del cioccolato di Ewald Arenz

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Titolo originale: Der Duft von Shokolade
Autore: Ewald Arenz
Prima edizione: dtv 2010
Edizione italiana: traduzione di A. Pizzo e (Milano, Feltrinelli, 2016)

Presentazione dell’editoreVienna, 1881. Dopo dieci anni nell’esercito austro-ungarico, il tenente August Liebeskind sta trascorrendo le vacanze nella sua città natale, deciso a godersi un po’ di libertà prima di iniziare un nuovo lavoro nella fabbrica di cioccolato dello zio.
Fin da giovane, infatti, August ha sempre amato passare il tempo nelle cucine della villa di famiglia, dimostrando un talento non comune nell’abbinare ingredienti, soprattutto dolci, e nel riconoscere aromi e profumi.
Quando, in un caffè viennese, August vede comparire Elena Palffy, ne rimane subito stregato. La donna, in apparenza fredda e sfuggente, ha un profumo inebriante, che sa di zucchero, di avventura, di paesi lontani e di spezie, con una punta di bruciato. Al collo porta un ciondolo di foggia esotica: un prezioso scarabeo d’oro.
Sebbene il giovane tenente venga a sapere che il marito di Elena è scomparso in circostanze oscure e che lei è sospettata di averlo ucciso, decide di provare lo stesso a conquistarla. E di inventare per lei dei cioccolatini che rendano onore al suo fascino inafferrabile.
Elena e August diventano inseparabili, finché, così come all’improvviso era entrata nella sua vita, altrettanto bruscamente la donna scompare, lasciando dietro di sé solo il suo scarabeo d’oro… Come August con le sue deliziose praline, anche Ewald Arenz sa dosare sapientemente gli ingredienti per soddisfare gusti letterari e palati differenti, mescolando colpi di scena e passione. Il risultato è un vibrante affresco della Vienna del Diciannovesimo secolo, una storia romantica, avvincente e sensuale sul fascino dolceamaro della seduzione.
 
Vienna, fine OTTOCENTO. Un ex tenente con il talento di creare cioccolatini unici. Una donna dal passato oscuro. Una storia d’amore sensuale e tempestosa. E l’ombra di un delitto.
Un briciolo di L’ombra del vento, una scaglia di Chocolat e una goccia di Il profumo, ma questo romanzo in realtà è unico come le indimenticabili creazioni di pasticceria del suo protagonista.”

“Creerò sogni di cioccolata. Praline di desiderio. Bonbon di malinconia.”
(…)
“Era tempo di trasformare profumi e immagini in cioccolata.”

Un uomo che ha appena lasciato l’esercito, senza che gli anni di servizio facessero di lui un vero soldato. Di fronte a sé, una vita intera, ma anche l’incertezza di chi non ha ancora trovato il suo posto nel mondo.
Una donna appassionata, ma anche freddamente pragmatica, insofferente nei confronti delle restrizioni imposte al suo sesso.
L’amore per la libertà che vince su qualunque sentimento nei confronti di un uomo.

“August (…) fu investito dal suo profumo, un profumo come di spezie lontane, colorato e pieno, con al fondo qualcosa d’altro, un accenno di bellezza amara come il fieno ardente; un profumo che gli piacque subito, anche se quella donna non la poteva soffrire.”

Quello che sarà l’evolversi della vicenda sentimentale è intuibile sin dalle prime pagine, e non è certo l’intreccio, quindi, il punto di forza de Il profumo del cioccolato, un romanzo che di fatto si regge essenzialmente grazie alle particolareggiate e suggestive descrizioni di profumi.

“Gli piaceva frequentare i caffè perché ne amava i profumi. Come amava gli odori all’aperto, così amava gli aromi di Demel che volteggiavano lievi velando l’aria e creando l’atmosfera della caffetteria. Più forte di tutti era l’odore del caffè tostato da poco. Seguiva l’odore dei sigari, visibile agli occhi, unico. E poi, la miriade di profumi meno intensi, delicatissimi ma inconfondibili. Quello amaro del cioccolato grattugiato. O quello morbido e dolce della cioccolata delle signore quando faceva freddo, proprio come quel giorno, con una punta di vaniglia. L’adragante, con il suo odore semplice e dolce esalato dal pan di zucchero. Il miele. Ovunque, e di nuovo simili a colori, i diversi odori del miele: dolce e rosato nel lokum, dolce e fiorato nell’halva, scuro come una foresta nelle frittelle, sottile e trasparente nelle caramelle al miele d’acacia. Meraviglioso e pericolosamente bello, l’odore di mandorle amare del Rehrücken, un dolce oblungo, ricoperto di lucida glassa al cioccolato. Solo un odore August non riuscì a riconoscere immediatamente. Rimase per un istante a guardarsi attorno, finché non scoprì da dove proveniva. Sì. Era l’odore tenue ma inconfondibile di casa, l’odore del latte caldo appena prima di essere versato nel caffè.”

Se esiste l’orecchio assoluto, allora August Liebeskind è dotato del naso assoluto: non c’è odore o profumo che una volta sentito possa dimenticare. A questa capacità se ne associa un’altra ancor più peculiare: ogni persona ha un suo profumo, unico ed inconfondibile, e talvolta questi profumi possono trasformarsi davanti agli occhi di August in immagini di eventi passati o futuri, determinanti nella vita di quell’individuo.

“Nell’odore di ognuna delle cinquecento persone che partecipavano al ballo si nascondeva una storia. Cinquecento storie tutt’attorno a lui. Cinquecento sogni fatti di odori. Ognuno di quegli odori lo tirava, lo strattonava, lo sollevava, lo trasportava da un modo all’altro.”

“Solo i profumi riuscivano a risvegliare i ricordi.”

In un’atmosfera quasi magica, rivive la Vienna di fine Ottocento come sfondo al travolgente amore del tenente Liebeskind per Elena Palffy, ma anche cornice del vuoto apparentemente incolmabile che lascia dietro di sé la scomparsa della donna, sprone necessario ad August per capire cosa fare della propria vita.

“Perché aveva voluto imparare a fare il pasticciere? Forse perché, sin dall’inizio, si era trattato di un amore per la dolcezza. (…) E perché ricordarsi del suo profumo non era abbastanza. Il tempo di respirarlo ed era già svanito. non rimaneva niente. Aveva sempre desiderato poter mangiare i profumi e l’arte del pasticciere era forse l’attività che più vi si avvicinava.”

“Il profumo annebbiò un po’ la luce della luna, come se qualcuno avesse lanciato in aria un velo, che planava ondeggiando lento, portando con sé l’aroma dell’amore tra August Liebeskind ed Elena Palffy. prese quell’aroma e lo versò nella cioccolata, nella dolcezza disperata della malinconia per un amore perduto.”

Quando finalmente sembra essere raggiunto un nuovo equilibrio, tutto viene nuovamente messo in discussione.

“Mi rifiuto di credere che lei non mi ami quanto io amo lei. Mi rifiuto di credere che fosse pronta a lasciarmi. Mi rifiuto di credere”, e si ritrovò a ridere di se stesso, “che la vita sia più forte del mio amore”.

Una prosa estremamente scorrevole, nonostante quell’opulenza di dettagli di cui l’autore si serve per immergere il lettore nel mondo che vuole rievocare; Arenz non è mai eccessivo, semmai estremamente evocativo.

“È molto più facile amare i morti” disse “o chi è lontano. Non ti chiedono di cambiare, non pretendono niente, vogliono solo essere venerati” (…)
“Sì,” disse lentamente, “forse è così. Quando si amano i morti ci si seppellisce a poco a poco.”

Una lettura piacevole, come una mezz’ora trascorsa in un caffè, lasciandosi cullare dai suoi profumi.
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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