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[Books] Agatha Raisin e la quiche letale di M. C. Beaton

Titolo originale: The Quiche of Death
Autore: M.C. Beaton
Prima edizione: St Martins Press, 1992
Edizione italiana: traduzione di Marina Morpurgo (Milano, Astoria, 2011)

Presentazione dell’editore: Agatha Raisin, cinquantenne dal carattere difficile, decide di cambiare vita: chiude la società di PR, che le ha permesso di guadagnare un bel po’ di soldi, lascia Londra e si trasferisce nei Cotswolds, un’area di pittoresca bellezza nel cuore dell’Inghilterra. Carsely, il piccolo e perfetto villaggio dei suoi sogni, è sublime: gli abitanti sono stravaganti e gentili, il cottage comprato da Agatha è scomodo al punto giusto, abbondano i vestiti a fiori, tipo Laura Ashley, e la cordialità è un po’ di facciata.
A Londra non si era accorta di non avere amici, ma giunta a Carsely si ritrova sola e isolata. Donna attiva e prepotente, Agatha non si accontenta di inserirsi nella nuova comunità ma vuole diventare anche popolare. Come fare? Partecipare a una gara culinaria. E se non si è in grado di cucinare? Andare a Londra e comprare un’ottima quiche. E se il giudice della gara muore mangiando la quiche?
Ingiustamente accusata di aver provocato una morte e giustamente additata per aver imbrogliato, Agatha investiga…

Agatha Raisin e la quiche letale è il primo libro dedicato all’eccentrica investigatrice: una serie ironica e leggera, intelligente e sarcastica.

Agatha era descritta come “un bel tipetto”, e come tutti i bei tipetti che dicono quello che pensano non aveva amici veri. La sua vita sociale iniziava e finiva nel lavoro.

Una cinquantenne che ha raggiunto il successo nel campo delle Pubbliche Relazioni che decide di mollare tutto per realizzare il suo sogno: immergersi nella tranquillità della campagna inglese.

Peccato che per una donna intraprendente, abituata all’azione, la vita senza scossoni del piccolo villaggio di Carsely finisca per essere ben presto troppo stretta.

Bisogna darsi da fare e conquistare un posto nella comunità: quale migliore occasione che una gara di quiche? E’ necessario, però, assicurarsi la vittoria. Mettendo da parte ogni correttezza, la nostra Agatha decide di presentare come sua una torta salata acquistata da una delle più famose quicherie di Londra, ma questo non basta a farle vincere il primo premio. Se la situazione non fosse di per se già abbastanza irritante, ecco che il giorno dopo il giudice della gara viene trovato morto e il suo ultimo (letale) pasto è proprio quel che rimaneva della quiche di Agatha.

Beh, l’ex PR si è senza dubbio conquistata l’attenzione del villaggio, anche se non esattamente come aveva previsto…

Agatha Raisin e la quiche letale è il primo dei romanzi di M. C. Beaton (pseudonimo di Marion Chesney) dedicati alla spigolosa investigatrice dilettante Agatha Raisin.

Abitualmente si usa l’etichetta di cozy mystery, ossia detective story dove non c’è posto per crimini efferati e spargimenti di sangue, e si viene assassinati in modi decisamente più eleganti, come, ad esempio, una torta avvelenata.

La protagonista in fondo incarna quello che è il target stesso di questo tipo di romanzi: una donna ormai non più giovanissima, un po’ impicciona e con il gusto dell’investigazione.

E per quel genere di pubblico non è difficile simpatizzare con Agatha che ha alle spalle un disastroso matrimonio, ma non è immune al fascino di un aitante ex militare come vicino; allo stesso modo, molte si identificheranno con i suoi più o meno riusciti esperimenti culinari (e il conseguente ripiegare spesso e volentieri su piatti precotti da scaldare al microonde), gonne divenute improvvisamente troppo strette e i suddetti aitanti vicini che bussano alla porta quando non ci si è depilate e si ha indosso uno degli abiti più consunti del proprio armadio. Il fatto che poi sia comunque una donna che si è fatta strada nella vita a gomitate, conquistando la propria indipendenza e un’ottima posizione lavorativa è un ulteriore bonus; la schiettezza, lo spirito combattivo e la mancanza di peli sulla lingua si perdonano facilmente.

Agatha però era desolata. Aveva infilato un bastone negli stagni del villaggio e sollevato un mucchio di sudiciume.

C’è chi per ambientazione e toni ha azzardato paragoni con Agatha Christie, ma l’accostamento è piuttosto campato in aria: non basta spostarsi nella campagna inglese, con i suoi giardini ben curati e i tè del pomeriggio tra signore, per poter eguagliare la regina incontrastata del giallo inglese.
Tralasciando la capacità che ha la Christie di trattare il proprio materiale con maggiore acume e profondità psicologica, regalandoci un affresco indubbiamente più convincente, dove non tutto è bianco o nero, e venendo all’aspetto investigativo vero e proprio, bisogna constatare come l’intreccio qui nella Beaton sia tutt’altro che complesso, e manchi quel senso di sfida tra lettore e scrittore a chi svelerà per primo il mistero. Alla fin fine, ci si concentra principalmente su Agatha e i guai in cui si caccerà alla ricerca della verità.

Il ciclo di Agatha Raisin non è quindi per l’amante del giallo che vuole mettere alla prova le proprie capacità; piuttosto è paragonabile a quei gialli dal sabato sera da seguire distrattamente sul divano, che non richiedono nessun impegno, ma sanno comunque intrattenere chi ha poche, pochissime pretese.

Detto questo, bisogna aggiungere che non mancano i momenti comici, e alcuni dei migliori sono nella prima, ma anche seconda e terza impressione che il neo-arrivato James Lacey ha della sua stravagante vicina:

Agatha Raisin, con la gonna sollevata, stava correndo lungo Lilac Lane come se avesse avuto alle calcagna tutti i diavoli dell’inferno. Forse è stato un matrimonio tra consanguinei, pensò lui. Si sedette e si tagliò una fetta di torta.

“Ma lei è una stramba. Pensa che tiene uno gnomo da giardino sul tavolino da caffè, per bellezza! Cammina per strada borbottando e parlando da sola.”

Una lettura, quindi, certo non imprescindibile, ma che può far passare qualche ora a chi cerca il più totale disimpegno.
La casa editrice astoria è ormai arrivata a quota 17 romanzi pubblicati, e questo la dice lunga sul bacino di fedelissimi che Agatha si è conquistata anche in Italia.
“La prossima volta cercherò di non comportarmi così da dilettante,” disse Agatha, imbronciata.

“La prossima volta?” ruggì Wilkes. “Non ci sarà una prossima volta.”

 

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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