Pubblicato in: libri

[Books] Il grande mare dei Sargassi di Jean Rhys

Titolo originale: Wide Sargasso Sea
Autore: Jean Rhys
Prima edizione: 1966 André Deutsch
Edizione italiana:  Milano, Adelphi, 1971, 1980 e 2013 (trad. Adriana Motti).
Presentazione dell’editore:
Dall’edizione del 1971 e del 1980:
(…) Siamo in Giamaica, intorno al 1830, in un mondo dove «tutto era fulgore e tenebra». Da una parte le pratiche del voodoo e le storie degli zombi conosciute attraverso la servitù di colore, dall’altra la calma ferocia dei bianchi, l’intrico delle loro vendette e inganni – e tutto accolto in una natura che stordisce col suo splendore: così appaiono le cose alla piccola Antoinette, che già si sente avvolta in un destino avverso. Segue poi il suo matrimonio con un giovane inglese, che la sposa per interesse: ne nasce una passione tristanica, dove «Desiderio, Odio, Vita, Morte erano terribilmente vicini nell’ombra». Finché un filtro d’amore filtrerà soltanto la sciagura, addensata da generazioni sul capo di Antoinette, facendo una sola rovina di quei termini che prima erano già pericolosamente accostati.
Dall’edizione del 2013:

«C’è in Jane Eyre di Charlotte Brontë un personag­gio minore, ma discretamente inquietante. Il per­sonaggio di una folle reclusa che si dice sia una bella ereditiera creola. Jean Rhys ha avuto l’idea di rico­struire la vita di una simile ombra labile e confu­­sa prima dell’arrivo in Inghilterra. Una idea può es­sere buona o cattiva … a se­conda dell’esecu­zione. Ora l’esecuzio­ne di Jean Rhys è straordi­naria, un ro­manzo avvele­nato di fa­scino, squili­brato di passioni, con­dan­nato e riscat­tato dalla magia … Scacciata dal suo paradiso di Coulibri, Antoinette affronta un tra­gico e tu­mul­­tuoso destino d’amore e follia pro­prio perché di tale tragicità e tumultuosità è con­vinta lei per pri­ma. O, facciamo, per seconda. Per prima ne è con­vinta Jean Rhys che con mano im­placabile e de­li­cata, com­plice e spietata sospin­ge la sua ero­ina a bru­ciare e consumarsi nello straor­dinario ro­manzo che è Il grande mare dei sar­gassi sino a ridursi al­l’om­bra labile e confusa di un per­sonaggio mi­nore del­lo straordinario romanzo che è Jane Eyre di Charlotte Brontë». Oreste Del Buono.

Caro Padre. Le trentamila sterline mi sono state versate senza problemi né condizioni. Nessuna clausola a favore di lei (…). Adesso ho una discreta fortuna, Non sarò mai un disonore né per voi né per il mio caro fratello, il figlio che voi amate. Niente più lettere da mendico, niente più richieste vergognose. Finiti gli infamanti e furtivi stratagemmi di un figlio minore. Ho venduto la mia anima, o forse l’avete venduta voi, e in fin dei conti è stato proprio un cattivo affare? La ragazza passa per una bellezza, è bella. Eppure…

“Postmoderno” e “postcoloniale”: questi sono gli aggettivi con cui più frequentemente si definisce Wide Sargasso Sea, probabilmente il più conosciuto tra i romanzi di Jean Rhys, dove inventiva poetica e riferimenti autobiografici si mescolano senza soluzione di continuità.

La Rhys si appropria di uno dei personaggi di Jane Eyre di Charlotte Brontë, ossia della famigerata prima moglie creola di Rochester, che pur avendo un gran peso nell’economia della storia, rimane sempre ai margini della stessa, poco più che un’ombra inquietante, e le da corpo, immaginando il suo passato in Giamaica e come si sia progressivamente abbandonata alla follia.Antoinette (questo il suo nome un tempo) si scontra con un mondo carico d’odio e risentimento nei confronti di chi si trova nel mezzo, non potendosi identificare né in una comunità né nell’altra: il sangue creolo distingue dai colonizzatori occidentali, e nel contempo non permette nemmeno l’integrazione con la popolazione di colore.

Ci guardammo negli occhi, io col viso bagnato di sangue, lei di lacrime. Fu come se vedessi me stessa. In uno specchio.

Il tutto è poi inserito in un rigido sistema patriarcale, in cui una donna da sola non può sopravvivere, ridotta a poco più (o poco meno, in alcuni casi) di un oggetto nelle mani degli uomini che possono disporre di lei (padri, fratelli, mariti):

Una donna deve avere fegato per vivere in questo mondo malvagio.

La prima Antoinette, madre della protagonista, dopo 5 anni di vedovanza e aver provato l’umiliazione della miseria, prova a rialzarsi con un secondo matrimonio, ma la apparente riacquistata felicità dura ben poco, travolta dalla cieca violenza. Abbandonata a se stessa e al dolore delle sue perdite, viene tacciata di follia, e rinchiusa laddove chi non vuol vedere può far finta di nulla, in balia di uomini che senza alcun freno possono abusare di lei, annebbiandola con i fumi dell’alcol.

E’ come se il mondo maschile non fosse in grado di affrontare l’infelicità di una donna, e per questo preferisce non vedere, nascondendo la verità dietro l’etichetta di “pazzia”.

Madre e figlia condividono non solo il nome, ma il medesimo destino: sebbene il patrigno della seconda Antoinette le conceda una ricca dote, in pratica nulla le appartiene, perché passato direttamente a suo marito.

E’ un matrimonio di pura convenienza, eppure Antoinette si innamora, e non chiede altro che essere amata. Quell’amore, però, le viene negato, così come la libertà, perché, come donna, è comunque una proprietà.

Vanitosa, stupida creatura. Fatta per amare? Si, ma non avrà nessun amante, perché io non la voglio, e lei non vedrà nessun altro. (…) E’ pazza ma è mia, mia.

E così un’altra Antoinette, affamata d’amore, privata della sua identità, nascosta agli occhi del mondo,  viene ancora una volta definita “pazza”, appellandosi a facili tare genetiche, e accantonata come una cosa vecchia, usata finché si è potuto, e di cui non si ha più bisogno.

Odio, Vita, Morte erano terribilmente vicini nell’ombra. Meglio non sapere quanto fossero vicini. Meglio non pensare, nemmeno per un momento. Non vicini: la stessa, identica cosa…

Non è difficile rintracciare nella figura della sfortunata Antoinette un riflesso della stessa scrittrice di origine caraibica, che ancora adolescente abbandona il suo mondo così vivo e pieno di colori per la più fredda Inghilterra.Ed è proprio la Giamaica con le sue tinte sgargianti, i suoi profumi, l’immensità del suo verde ad essere un tutt’uno con Antoinette, ed a incutere timore in uno spaesato Rochester, che estraneo a quell’ambiente con cui sa non potrà mai integrarsi, comincia a nutrire un odio sempre più viscerale nei confronti della giovane moglie.

Tutto è eccessivo (…). Troppo azzurro, troppo porpora, troppo verde. I fiori sono troppo rossi, i monti troppo alti, i colli troppo vicini. E questa donna è un’estranea (…)

Da qui la decisione di strapparla a quei luoghi e di rimodellarla a suo piacimento, arrivando persino a non chiamarla più con il suo nome: Antoniette cessa di esistere, sostituita da Bertha.

Interessante, d’altra parte, la scelta della Rhys di non fare mai il nome di lui, quasi per negargli un’identità.

… Se ero destinato all’inferno, che sia l’inferno. Basta coi falsi paradisi. Basta con la maledetta magia. tu mi odi e io ti odio. Vedremo chi sa odiare meglio. Ma prima – prima voglio distruggere il tuo odio. Il mio odio è più freddo, più forte, e tu non avrai più nessun odio che ti scaldi. Tu non avrai più nulla.

E lo feci. Vidi l’odio scomparire dai suoi occhi. lo costrinsi a scomparire. E con l’odio scomparve la sua bellezza. lei non fu più che un fantasma. Un fantasma nella luce grigia del giorno. non rimase che la disperazione. Dimmi muori e morirò. Dimmi muori e guardami morire.

Rochester non è che un colonizzatore che si trova di fronte ad un mondo, Antoinette e la stessa Giamaica, che non riesce, e probabilmente non vuole, comprendere; ecco allora che lo spoglia di tutto, gli usa violenza e ne modifica l’identità a proprio gusto e piacimento, per poi ingabbiarlo e mettersi al sicuro.

Il grande mare dei Sargassi è un romanzo intrinsecamente postcoloniale per le tematiche trattate e per le metafore che possono essere individuate, e postmoderno nella forma.

E’ infatti un racconto a più voci: la vicenda è narrata in prima persona, utilizzando il punto di vista di Antoinette o di Rochester; i ricordi si mescolano, si accavallano impetuosi così come i pensieri; repentini cambi di scena confondono la linearità del racconto, ma non per questo la scrittura risulta meno suggestiva.

Extra

Il grande mare dei Sargassi è stato adattato due volte: la prima nel 1993 (Fiamme di passione), la seconda nel 2006 per la tv.

Un’altra donna del passato di Rochester è protagonista de La bambinaia francese di Bianca Pitzorno, ed anche qui, il nostro non fa una bella figura…

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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