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[Books] Lizzie di Shirley Jackson

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Titolo originale: The Bird’s Nest
Autore: Shirley Jackson
Prima edizione: 1954 Farrar, Straus and Young
Edizione italiana: traduzione di Laura Noulian (Milano, Adelphi, 2014)
 

Presentazione dell’editore:
Opera della maestra del thriller nero, venerata da Stephen King, Lizzie è il primo grande romanzo delle personalità multiple. La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e a­nonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personali­­tà sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocita­re e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due.
È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.
 
 
“Elizabeth Richmond, ventitré anni, non aveva amici, né genitori, né conoscenti, e nessun progetto che non fosse sopportare l’ineludibile intervallo antecedente la sua dipartita stando il meno male possibile”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
“Elizabeth era così poco interessante da non meritare nemmeno un soprannome; e mentre i vivi, alle prese giorno dopo giorno coi frammenti e le sudicie inezie di un noioso passato o con la mancanza di spazio, conservavano un precario controllo sul proprio carattere individuale e la propria identità, lei restò senza nome; la chiamavano Elizabeth o Miss Richmond perché così si era presentata il giorno in cui aveva cominciato a lavorare lì e forse, se fosse caduta nel pozzo, ci si sarebbe accorti della sua assenza solo perché la targhetta dove c’era scritto Miss Elizabeth Richmond, donazione anonima, valore indefinito, sarebbe rimasta priva dell’oggetto corrispondente.”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
Una ragazza anonima, che passa del tutto inosservata e che trascorre le sue giornate tra la routine lavorativa e il solito tran tran domestico in compagnia della vecchia zia.
 
“Non si era mai pentita nemmeno per un attimo di essersi fatta carico della nipote dopo la morte di sua sorella, poiché oltre a essere una ragazza bruttina Elizabeth era silenziosa e poco invadente”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
“Vecchiaccia schifosa, pensò Elizabeth, e questa espressione la lasciò di stucco: la zia Morgen era stata sempre molto buona con lei. «Vecchiaccia schifosa» e si rese conto che stavolta aveva parlato ad alta voce. T’immagini se mi sente? pensò e ridacchiò. «Vecchiaccia schifosa» ripeté a voce altissima.
«Mi hai chiamato, cocca?».
«No, grazie, zia Morgen».”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
La vita di Elizabeth Richmond è talmente incolore che persino delle lettere anonime, piene di ingiustificato astio, rappresentano un “piacevole” diversivo.
Ma questo non è che l’inizio, dato che strani eventi cominciano a susseguirsi, senza che Elizabeth se ne renda minimamente conto, sebbene chi la circondi cominci ad essere sempre più perplesso. Per Lizzie ci sono solo degli sgradevoli e sempre più frequenti mal di testa e dolori alla schiena.
Da qui, la decisione di rivolgersi al dottor Victor Wright, dedito alla psicoanalisi e all’ipnosi; ciò che l’anziano medico scopre nel corso delle sue sedute è davvero sbalorditivo, ossia un raro caso di personalità multipla:
 
“C’era R1, nervosa, afflitta da dolori lancinanti, torturata dalla paura, oppressa dall’imbarazzo, modesta, chiusa, e riservata fino alla paralisi verbale. C’era R2, che forse aveva il carattere che Miss R. avrebbe potuto avere in condizioni normali: una ragazza serena, tutta sorrisi, che rispondeva alle mie domande con sincerità e con serio raccoglimento, graziosa e rilassata, senza le rughe d’ansia che solcavano il viso della prima; R2 non pativa dolori fisici, poteva solo commiserare con dolcezza i tormenti di R1. E poi c’era R3, che, in un certo senso, era R2 all’eccesso: dove R2 era rilassata, R3 era sfrenata; dove R2 era schietta, R3 era insolente; dove R2 era piacevole e graziosa, R3 era dozzinale e chiassosa. Inoltre ciascuna delle tre aveva dei tratti che la rendevano subito riconoscibile: R1, che avevo conosciuto per prima, era, come si sa, timorosa, timida e goffa al punto da risultare poco attraente; R2 era amabile e seducente; R3 era una maschera deformata dalla volgarità. Il mite e fugace sorriso di R1, il viso aperto e ilare di R2 diventavano in R3 il ghigno subdolo o lo strepito brutale di una risata grossolana;”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
“Elizabeth la torpida, la stupida, l’inarticolata, ma in qualche modo anche la più stabile, giacché era rimasta lei a tirare avanti quando le altre si erano inabissate; Beth, dolce e sensibile; Betsy, irresponsabile e smodata; e Bess, arrogante e grossolana”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
A Wright l’arduo compito di cercare di ricostruire il vero e completo io di Elizabeth, ostacolato dalla continua lotta intestina tra le varie personalità: le più deboli rischiano costantemente di soccombere, mentre le più forti combattono con le unghie e con i denti per affermarsi e annullare le altre.
 
“Mi vedevo (…) come un Frankenstein che ha per le mani il materiale necessario per costruire un mostro”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
“sono un mascalzone, per aver creato alla leggera, e un malvagio, per aver distrutto senza pietà”
Estratto di: Shirley, Jackson. “Lizzie.” Adelphi, 2014.
 
Il racconto si dipana alternando alcuni punti di vista: c’è la (prolissa e a talvolta astrusa) prima persona del dottor Wright, ma anche la terza persona che ci offre la (parziale) visione di Lizzie e Betsy, e persino della zia Morgen. 
Shirley Jackson sa gestire molto bene il passaggio dall’una alla altra, e in questo modo rende perfettamente l’idea di una realtà sfaccettata di cui si possono cogliere solo alcuni aspetti; solo assemblandoli insieme è possibile una visione più ampia.
 
Ovviamente, come solito con la Jackson, non manca un continuo stato di tensione, in attesa dell’evolversi degli eventi, un qualcosa che ormai è stato innescato e non potrà essere fermato prima del raggiungimento del climax con tutte le conseguenze del caso.
 
La forza di un romanzo come Lizzie, però, non è solo nella suspense derivante dallo scontro tra le varie personalità della protagonista e dal mistero circa quanto accaduto in passato e che ha portato alla frammentazione, ma è nella capacità della Jackson di delineare psicologie femminili credibili.
In fondo, c’è un sottile filo rosso che unisce tutte le sue eroine, da Mary Katherine e Connie (Abbiamo sempre vissuto nel castello) a Eleanor (L’Incubo di Hill House), fino ad arrivare alle tante sfaccettature di Elizabeth e alla stessa zia Morgen, nonché alla prima Elizabeth Richmond (Jones da nubile), figura enigmatica che non compare mai direttamente sulla scena ma a cui tutto si riconduce.
Abbiamo sempre di fronte delle donne che appaiono come prigioniere della propria vita, desiderose di fuggire, ma alla fin fine incapaci del passo decisivo: Morgen è una donna ormai anziana, imbruttita nel fisico e nello spirito, da sempre schiacciata da una sorella fin troppo bella, e che spesso e volentieri trova conforto nel brandy; Lizzie è debole e apatica; Beth dolce, ma lamentosa e totalmente incapace; Betsy – analogamente a Mary Katherine – è ancora ferma alla sua infanzia, e passa le sue giornate ad orchestrare scherzi malevoli e puerili; Bess ha fatto suoi gli aspetti più negativi del carattere della madre, a cui è stata legata da un rapporto di amore e odio, ed in questo caso si ricalca, in parte, la vicenda di Eleanor.
Figlie, sorelle, madri, in altre parole, donne dai legami complicati, spesso a causa di uomini.
 
Lizzie è quindi il primo romanzo dedicato al tema del disturbo dissociativo dell’identità, ma è anche uno spaccato della condizione femminile dell’epoca, in bilico tra passato e futuro, ancora incapace di liberarsi da imposti modelli comportamentali, con il conseguente inevitabile dissidio interiore.
 
Il finale ha un che di agrodolce, con una donna nuova, per la prima volta dopo tanto tempo “sola”, ma svuotata emotivamente, che ha ancora una lunga strada di fronte a se per raggiungere, se mai sarà possibile, la completezza.
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EXTRA 
Lizzie è ispirato alla storia vera di Chris Costner Sizemore, affetta da disturbo dissociativo della personalità. La vicenda è stata raccontata dai suoi stessi psichiatri in un libro, I tre volti di Eva, da cui è stato successivamente tratto l’omonimo film del 1957.
Anche la versione della Jackson è stata trasposta in un lungometraggio, sempre del 1957,  arrivato in Italia con il titolo La donna delle tenebre, che non ha avuto però particolare successo al botteghino.
 
Chris Costner Sizemore torna anche in Christine, canzone dei Siouxsie and the Banshees:
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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