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[Anime] Aoi Bungaku

Titolo originale: 青い文学シリーズ (Aoi Bungaku)
Genere: drammatico, giallo
Regia: Morio Asaka (ep. 1-4), Tetsuro Araki (ep. 5-6), Shigeyuki Miya (ep. 7-8), Ryosuke  Nakamura (eps. 9-10), Atsuko Ishizuka (eps. 11-12)
Soggetto: Osamu Dazai (1-4, 9-10), Ango Sagakuchi (5-6), Sōseki Natsume (7-8), Ryunosuke Akutagawa (11-12)
Character Design: Takeshi Obama (1-4, 7-8), Tite Kubo (5-6, 11-12), Takeshi Konomi (9-10)
Musiche: Hideki Taniuchi (1-8, 11-12), Shusei Murai (9-10)
Anno: 10 ottobre – 26 dicembre 2009
Studio: Madhouse
Formato: serie TV
Episodi: 12
Disponibilità italiana: nessuna
Aoi Bungaku è una serie TV animata del 2009, realizzata dalla Studio Madhouse, che propone adattamenti di alcuni dei più conosciuti romanzi e racconti giapponesi del secolo scorso. Sono dei classici della letteratura moderna, che si interrogano sulle miserie della condizione umana, e lo fanno con un carattere di universalità che trascende la singola vicenda.
Gli adattamenti riguardano:
  • Lo squalificato (人間失格 Ningen Shikkaku), di Osamu Dazai
  • Sotto la foresta di ciliegi in fiore(桜の森の満開の下 Sakura no mori no mankai no shita), di Ango Sakaguchi
  • Il cuore delle cose (こゝろ Kokoro) , di Sōseki Natsume
  • Corri Melos (走れメロス Hashire Merosu), di Osamu Dazai
  • Il filo del ragno (蜘蛛の糸 Kumo no Ito), di Ryūnosuke Akutagawa
  • La scena dell’inferno (地獄変 Jigokuhen), di Ryūnosuke Akutagawa
Complessivamente l’opera si mantiene sempre su livelli medio/alti, e si perdonano facilmente anche le licenze poetiche prese rispetto agli originali, perché contribuiscono a creare un contesto coinvolgente per lo spettatore, anche quando si è così temerari da inserire scene di musical o personaggi deformed in inaspettate gag comiche, come ad esempio in Sotto la foresta di ciliegi in fiore. Allo stesso modo, molto riuscito l’inserimento di un racconto nel racconto in Corri, Melos! che aumenta la partecipazione emotiva del pubblico.
Buona anche la qualità dell’animazione, in linea con gli standard della Madhouse, più emblematica, a mio avviso, quando preferisce i toni più vivaci di episodi come Sotto la foresta di ciliegi in fiore o in La scena dell’inferno, piuttosto che nella cupezza de Lo Squalificato.
Eppure, proprio i primi quattro episodi dedicati al più celebre romanzo di Dazai, riuniti in una versione director’s cut, si sono aggiudicati il Platinum Grand Prize al Future Film Festival del 2011.
Storia: ♥
Disegni/Animazione: ♥♥ e 1/2
Edizione: —
Voto complessivo: ♥♥ e 1/2


Per ulteriori approfondimenti sulla serie, si rimanda all’articolo di Cleide Lanzetta (alias Millefoglie) sul suo blog My Millennium Puzzle.
La serie è stata infatti la prima opera vista nel gruppo di lettura e visione serie manga e anime OMOSHIROI!
Per non tediare i lettori di ambo i blog (che spesso coincidono) con post molto simili, il resto dello scritto sarà un piccolo approfondimento sulle opere e gli autori citati nella serie.
OSAMU DAZAI (太宰 治 Dazai Osamu, pseudonimo di Shuji Tsushima)
19 giugno 1909 – 13 giugno 1948

La mia infelicità era quella di una persona che non sapeva dire di no.


Una vita fatta di eccessi e sregolatezza, segnata dall’abuso di alcool e droghe e da ripetuti tentativi di suicidio (due già prima di compiere vent’anni; l’ultimo e definitivo – poiché coronato da successo – poco prima dei 39 anni).
Osamu Dazai raggiunge la notorietà nel secondo dopoguerra, con romanzi come Il Sole si spegne del 1947 e Lo squalificato del 1948.
Il lavoro dello scrittore viene ricondotto alla corrente del Burai-ha (無頼派) o Scuola decadente; analogamente all’omonima corrente artistica europea di fine Ottocento, la crisi dei valori con i suoi risvolti esistenziali è al centro delle opere di Dazai, come pure di Ango Sakaguchi e Sakunosuke Oda, in un Giappone che ha perso la propria identità dopo la devastante sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale.
Quanto scritto, spesso e volentieri si riflette nello stile di vita dissoluto di questi autori, fatto di alcool, droghe e costumi sessuali piuttosto spregiudicati, un’esistenza che viene portata avanti senza uno scopo.
Non a caso, lo stile usato è prevalentemente quello dello Shishōsetsu o Romanzo dell’Io (私小説, in inglese I-Novel), una narrazione in cui gli eventi descritti corrispondono a fatti reali nella vita dello scrittore; non sorprendono, pertanto, i numerosi riferimenti autobiografici rintracciabili ne Lo squalificato.
Opere tradotte in italiano:
Il Sole si spegne (斜陽, Shayō) (1947)
Prima edizione italiana: Traduzione dall’americano The setting sun (a cura di Donald Keen) di Luciano Bianciardi (Milano, Feltrinelli, 1959).

Presentazione dell’editore Feltrinelli: “Attraverso la storia della rovina della propria famiglia narrata dalla giovane Kazuko, il romanzo adombra l’epopea tragica dell’aristocrazia declinante nel Giappone vinto e umiliato dalla guerra, e insieme propone la vivida e più vasta rappresentazione della desolazione spirituale di un paese che ha smarrito i valori della tradizione e va snaturandosi nell’incalzare di una civiltà industriale priva di idealità. Pubblicato nel 1947, un anno prima di annegarsi nel lago Tamagawa a Tokyo, Osamu Dazai vi consegnava un messaggio di disperata rivolta in cui si riconobbe e si identificò un’intera generazione – quella che visse il disordine e lo smarrimento del dopoguerra, nonché la frustrazione precoce delle speranze in un rinnovamento radicale della società. D’altra parte, il successo de Il sole si spegne, il richiamo straordinario che esercitò sul costume oltre che sulla vicenda letteraria giapponese, non si spiegherebbero senza quella potente contaminazione che fa di questa, come di tutta l’opera di Dazai, il riflesso e la cassa di risonanza della sua vita lacerata. Annullando ogni distanza da sé, sottolineando ed esasperando la corrispondenza tra le proprie esperienze e quelle dei suoi personaggi, Dazai trascrive sulla pagina letteraria una sofferenza esistenziale, il ribellismo e l’istinto di autodistruzione suggellati infine dal suicidio.
Reperibilità: 👍
Lo squalificato (人間失格Ningen shikkaku) (1948)
Prima edizione italiana: Traduzione dall’americano No longer human (a cura di Donald Keen) di Marcella Bonsanti (Milano, Feltrinelli, 1962).
Presentazione dell’editore Feltrinelli: ““Lo squalificato” (1948), uno dei romanzi più celebri della letteratura giapponese del ventesimo secolo, narra la storia di un uomo, Yozo, che, sentendosi rifiutato dalla società nella quale vive, deve affrontare una condizione esistenziale di estrema solitudine. Ciò che rende intensamente suggestive le “pagliacciate” escogitate da Yozo per sopravvivere tra i suoi simili, patetici i suoi tentativi di dedicarsi alla politica e tormentosi i suoi rapporti con le donne, è il senso di insuperabile ambiguità che domina l’intera esperienza da lui vissuta in bilico tra il piacere di infrangere il codice sociale e il sentimento di colpa per non sapersi adeguare a esso. La “squalifica” alla quale è condannato Yozo (nel cui problematico ritratto certamente si riflettono vicende di cui fu vittima lo stesso Dazai) acquista un senso diverso solo dopo la sua morte, quando l’autore sposta bruscamente e sapientemente il punto di vista narrativo fuori della coscienza del protagonista.
Reperibilità: 😥/🤔
Dazai compare anche tra gli autori della raccolta Cent’anni di racconti dal Giappone nella collana Oscar classici moderni della Mondadori con il racconto Il suono del martello:
Presentazione dell’editore Mondadori: “Quindici racconti di scrittori giapponesi moderni e contemporanei, voci di un universo letterario tanto più affascinante quanto più se ne esplora l’enigmatica lontananza. Ad autori già noti in Italia come i premi Nobel Yasunari Kawabata e Kenzaburo Oe, si affiancano scrittori di spicco mai tradotti prima nella nostra lingua. Autori diversi fra loro, che delineano insieme un quadro inedito della società giapponese dal dopoguerra ad oggi: le lacerazioni della guerra, la faticosa rinascita, la forza delle antiche tradizioni e l’esplosione della tecnologia. Il disagio esistenziale, il senso di spaesamento di fronte a una realtà che sfugge a ogni definizione sono i motivi che attraversano la letteratura giapponese del Novecento e accomunano anche tutti questi racconti. Lucidi e disperati, specchio fedele di una società e di una letteratura che hanno ancora molto da rivelarci.
Reperibilità: 👍 (eBook)
Joseito (La studentessa) (女生徒, Joseito)

Traduzione italiana a cura di Mario Scalise (Treviso, PAGVS Edizioni, 1991).
Reperibilità: 🤔
Altre opere sono state tradotte in pubblicazioni specializzate di letteratura orientale.
Oltre Aoi Bungaku:
– Lo squalificato è stato adattato in manga da Usamaru Furuya nel 2009; è previsto un ulteriore adattamento a firma Junji Ito.
– Corri, Melos! è il soggetto di due distinti film d’animazione giapponesi, uno del 1981 e uno del 1992; quest’ultimo vede la partecipazione ai disegni di Satoshi Kon.
– Melos no you ni ~LONELY WAY~ è il titolo della canzone degli AIRMAIL from NAGASAKI per l’opening dell’anime Blue Comet SPT Layzner.
– Nel manga e anime Bungou Stray Dogs, Osamu Dazai è uno dei personaggi principali. Ex membro di punta della Port Mafia e poi esponente di spicco dell’Agenzia dei Detective Armati; la sua abilità, Lo squalificato, gli permette di annullare con il tocco le capacità di altri possessori di poteri sovrannaturali. La sua prima apparizione in scena è durante uno dei suoi ennesimi tentativi di suicidio, spesso trattati come gag comiche.
– Nel manga Vanilla Fiction, uno dei personaggi principali viene ribattezzato “Osamu Dazai”.
Corri, Melos! è a sua volta un adattamento della leggenda greca di Damone e Pizia, fonte di ispirazione di diverse opere teatrali e cinematografiche:
– 1564  Damon and Pythias, opera di Richard Edward;
– 1800 Damon and Pythias: A Tragedy in 5 Acts, di John Bynum
– 1908 Damon e Pythias, film muto, con remake nel 1914.
– 1962 Il tiranno di Siracusa (conosciuto anche come Damon e Pitias) e appartenente al genere peplum.
ANGO SAKAGUCHI (坂口 安吾 Sakaguchi Ango, pseudonimo di Heigo Sakaguchi)

20 ottobre 1906 – 17 febbraio 1955

Nessuno è riuscito a sciogliere il mistero degli alberi fioriti.Forse, chissà, si chiama “solitudine” e l’uomo ormai non aveva più motivo di temerla.Lui stesso era solitudine.

Come Dazai, Ango Sakaguchi appartiene alla schiera degli scrittori dissoluti del Burai-ha, ed è autore, tra l’altro, del saggio Sulla decadenza (堕落論 Darakuron), che all’epoca della sua pubblicazione ha suscitato notevole scalpore: il Giappone “decadente” uscito dalla Seconda Guerra Mondiale risulta essere più “vero” di quello pre-bellico, nascosto dietro la facciata degli ormai tramontati valori del bushido.
Tra le sue opere più conosciute, Sotto la foresta di ciliegi in fiore (Sakura no mori no mankai no shita) secondo i dettami del I-novel, trae spunto da un’esperienza personale dell’autore, che, all’indomani del bombardamento di Tokyo, ha assistito alla cremazione dei corpi sotto un ciliegio in fiore in un silenzio, a detta dello scrivere, insopportabile.
Muore a 49 anni per un aneurisma cerebrale.
Opere tradotte in italiano:
Sotto la foresta di ciliegi in fiore e altri racconti (1947)
Traduzione italiana a cura di Maria Teresa Orsi (Venezia, Marsilio, 1993).

Presentazione dell’editore Marsilio: “Sakaguchi Ango (1906 – 1955), scrittore fra i più rappresentativi del Giappone moderno mai ancora tradotto in italiano, è autore di opere diverse che vanno dalla saggistica al romanzo poliziesco a storie di sapore leggendario. A quest’ultimo genere appartengono i racconti qui presentati, nei quali, al di là della presenza di esseri soprannaturali e a dispetto dell’ambientazione in un remoto passato, il motivo dominante resta la concezione pessimistica della vita e della solitudine assoluta dell’uomoDi tale solitudine si fanno simbolo visibile gli alberi di ciliegio in fiore, bellissimi e misteriosi, capaci di offuscare la mente umana con l’ angoscioso silenzio che regna sotto i loro rami. In questi quattro racconti una straordinaria forza immaginativa si mescola con il gusto per il grottesco e per il macabro, l’innocenza diviene perversione, l’annientamento unica possibilità di sollievo alla disperazione.”
Reperibilità: 👍
Oltre Aoi Bungaku:
– Aoi Bungaku non è l’unico lavoro di Sakaguchi fonte di ispirazione per un anime; Meiji Kaika Ango Torimono-chō (明治開化 安吾捕物帖 Ango Detective Stories) è alla base della serie tv Un-go del 2011.
– Nel manga e anime Bungou Stray Dogs, Ango Sakaguchi è un compagno di bevute di Osamu Dazai all’epoca della sua militanza tra le fila della Port Mafia.
I due, insieme a Sakunosuke Oda, si ritrovano al bar Lupin, ancor oggi in attività a Ginza e punto di riferimento per molti letterati del periodo Showa.
SOSEKI NATSUME (夏目 漱石 Natsume Sōseki, pseudonimo di Natsume Kinnosuke)
9 febbraio 1867 – 9 dicembre 1916

La solitudine è il prezzo che dobbiamo pagare per essere nati in questa epoca moderna, così piena di libertà, indipendenza, ed egoistica affermazione individuale.

Vissuto durante l’epoca Meiji, periodo di grande fervore e cambiamenti in un Giappone che da poco si è aperto all’estero, Natsume studia inglese all’Università Imperiale di Tokyo, e trascorre tre anni in Inghilterra per approfondire la sua conoscenza della lingua e della letteratura. Al ritorno in patria, è docente di letteratura inglese, incarico che lascia dopo alcuni anni per dedicarsi esclusivamente all’attività di scrittore.
Viene considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno.
Muore a soli 49 anni per un’ulcera duodenale.
Opere tradotte in italiano:
Io sono un gatto (吾輩は猫である Wagahai wa neko de aru) (1905)

Traduzione italiana a cura di Antonietta Pastore (Vicenza, Neri Pozza, 2006).

Presentazione dell’editore Neri Pozza: “Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l’era Meiji sembra avere perfettamente realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è, infatti, un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, il tragico canto del cigno degli antichi guerrieri. In questi primi anni del nuovo secolo, l’esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico.
Per il Nero del vetturino, il gatto grasso che spadroneggia nel cortile del condominio in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell’epoca moderna non sono per niente malvagi. Il Nero del vetturino ha, infatti, un pelo lucido e un’aria spavalda e robusta impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione.
Per il gatto protagonista di queste pagine, però, le cose non stanno per niente così. Un’oscura follia, anzi, aleggia nell’aria, nel Giappone all’alba del XX secolo.
Il nostro eroe non vive, infatti, a casa di un vetturino ma di un professore che si atteggia a grande studioso e che, a detta di tutti, lo è davvero. Quando torna a casa, il professore si chiude nello studio fino a sera e ne esce raramente. Di tanto in tanto il gatto, a passi felpati, va a sbirciare e puntualmente lo vede dormire: il colorito giallognolo, la pelle spenta, una bava che gli cola sul libro che tiene davanti a sé.
Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese. Compone haiku, scrive prosa inglese infarcita di errori, si esercita maldestramente nel tiro con l’arco, recita canti nō nel gabinetto, tanto che i vicini lo hanno soprannominato il «maestro delle latrine», accoglie esteti con gli occhiali cerchiati d’oro che si dilettano a farsi gioco di tutto e di tutti raccontando ogni genere di panzane, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati… Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna…
Pubblicato per la prima volta nel 1905, Io sono un gatto non è soltanto un romanzo raro, che ha per protagonista un gatto, filosofo e scettico, che osserva distaccato un radicale mutamento epocale. È anche uno dei grandi libri della letteratura mondiale, la prima opera che, come ha scritto Claude Bonnefoy, inaugura il grande romanzo giapponese all’occidentale. Mai tradotto in italiano prima d’ora, il romanzo appare nella stessa collana in cui sono stati pubblicati gli altri due capolavori di Sōseki, Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.
Reperibilità: 👍
Il signorino (坊っちゃん Bocchan) (1906)
Traduzione italiana a cura di Antonietta Pastore (Vicenza, Neri Pozza, 2007).
Presentazione dell’editore Neri Pozza: “Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Soseki, che costituisce forse l’opera più letta nel Giappone moderno.
Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio. Le domestiche, ad esempio, chiamano bocchan il bambino della famiglia presso cui prestano servizio.
È un nome che potrebbe perfettamente corrispondere al nostro «signorino», se non fosse molto meno formale e deferente e, soprattutto, se non assumesse una sfumatura negativa, quasi offensiva quando, usato ironicamente, prende il significato di ragazzino immaturo, irresponsabile, ingenuo.
Il personaggio, che è all’opera in queste pagine, è inguaribilmente, irrimediabilmente bocchan, un «signorino» nella duplice accezione del termine giapponese.
In età infantile, disprezzato dal padre e ignorato dalla madre che gli preferisce il fratello più grande, viene chiamato affettuosamente bocchan da Kiyo, la domestica di casa, una donna all’antica che considera il legame con lui alla stregua di quello che univa servitore e padrone in epoca feudale.
Diventato adulto, resta un «signorino» dall’aria svagata, dalla sfrontata mancanza di rispetto per l’etichetta, dalla disarmante sincerità.
Insegna matematica, in una scuola della provincia giapponese, ad allievi chiassosi e zucconi e in mezzo a insegnanti che non sono altro che un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti.
Dovrebbe rassegnarsi e capire che l’ipocrisia sta diventando norma nel Giappone moderno, ma non cessa un solo istante di difendere con irruenza, inpulsività e commovente ingenuità l’antico senso dell’onore.
Considerato da molti il capolavoro di Natsume Soseki, Il signorino fu scritto di getto a partire da una marea di appunti presi in mesi di studio e riflessione. Iniziato il 17 marzo 1906, giorno in cui Natsume Soseki scrisse 109 pagine senza mai apportare una correzione, il romanzo è forse l’opera piú autobiografica di Soseki, quella in cui l’autore giapponese esprime piú che altrove la sua estraneità alle norme sociali, l’amore-odio per la cultura occidentale, il suo sguardo perso tra l’ironico e il malinconico.
Ritratto di un giovane eroe ribelle inusuale nella letteratura del Sol Levante, Il signorino è il romanzo più amato dalla gioventù giapponese, oggetto di un culto comparabile in qualche modo a quello che in Occidente è riservato al Giovane Holden.
Reperibilità: 👍
Guanciale d’erba (草枕 Kusamakura) (1906)
Traduzione italiana a cura di Lydia Origlia (Milano, Editoriale Nuova, 1983; Giarre, L’Ottava, 1993; Vicenza, Neri Pozza, 2001).
Presentazione dell’editore Neri Pozza: “In una collana chiamata Biblioteca Neri Pozza, in cui coltiviamo ilsogno di una nostra piccola biblioteca ideale, non poteva mancare quest’opera di Natsume Soseki che, fin dal suo apparire, è stata oggetto di ammirazione incondizionata presso un’ampia schiera di illustri lettori d’Oriente e d’Occidente. Negli ultimi anni della sua vita, ad esempio, Glenn Gould ne fece il suo vero e proprio livre de chevet. Nel 1982, alla radio della CBC, lesse l’intero primo capitolo del libro e, in un suo breve commento, sottolineò come questo romanzo del 1906, opera del più grande scrittore del Giappone moderno, riassuma esemplarmente la condizione stessa dell’artista.
Straordinariamente simile nella struttura narrativa a un’altra grande opera del secolo appena trascorso (La passeggiata di Robert Walser, apparsa appena undici anni più tardi), Guanciale d’erba narra di un giovane artista, pittore e poeta, che si avventura per un ameno sentiero di montagna di un piccolo villaggio giapponese.
Lungo il cammino, in un’atmosfera incantata, incontra viandanti solitari, contadini, paesani, nobili a cavallo e ogni specie d’umanità, finché, sorpreso dalla pioggia, si rifugia in una piccola casa da tè tra i monti. Qui, dalla dolce voce della vecchia tenutaria, apprende la storia della fanciulla di Nakoi, che ebbe la sfortuna di essere desiderata da due uomini e andare in sposa a quello che lei non amava. Il giorno in cui partì, il suo cavallo si arrestò sotto il ciliegio davanti alla casa da tè, e dei fiori caddero qua e là, come macchie sul suo candido vestito…
Come un viandante qualsiasi, col suo guanciale d’erba – insieme, il cuscino di chi va per il mondo e una grande metafora del viaggio di ogni uomo alla ricerca di se stesso – l’artista raccoglie questa e altre meravigliose storie lungo il suo peregrinare, semplicemente per ubbidire al suo modesto e sublime compito: «rasserenare il mondo e arricchire il cuore degli uomini».
Reperibilità: 👍
Il mio individualismo (私の個人主義 Watakushi no kojinshugi) (1914), a cura di Gabriele Marino (Palermo, :duepunti, 2010).
Presentazione dell’editore :duepunti: “Il Giappone ha vissuto tra Ottocento e Novecento una profonda crisi di identità, trovando la forza di intraprendere un percorso di evoluzione e superamento: dalla tradizione feudale al progresso estremo. L’inizio di questo processo viene raccontato, da Soseki attraverso le due confessioni in forma di saggio che compongono questo libro. Ne “Il mio individualismo” emerge, improrogabile, la questione dell’autonomia intellettuale e delle conseguenze della solitudine, in un discorso che prende le mosse dal proprio passato, dalla propria irresolutezza, per definire i passaggi fondamentali della costituzione della personalità individuale. “I fondamenti filosofici della letteratura” individua e soppesa il valore degli ideali nel tentativo di perseguire gli obiettivi della creazione artistica. Nell’universo di Soseki l’arte è un vero e proprio veicolo di “contagio spirituale”, capace di superare l’isolamento del singolo e incidere sulla società.
Reperibilità: 👍
Sanshirō (三四郎 Sanshirō) (1908)
Traduzione italiana a cura di Maria Teresa Orsi (Venezia, Marsilio, 1990).
Presentazione dell’editore Marsilio: “Opera della piena maturità artistica, Sanshiro-, del 1908, è ancor oggi uno dei romanzi più letti in Giappone. In esso rivive l’atmosfera degli ambienti universitari e della To-kyo- di inizio secolo, dove Oriente e Occidente si fronteggiano, colta attraverso le esperienze di uno studente appena arrivato dalla provincia. Nel contrasto fra la giovinezza del protagonista, il suo entusiasmo per un futuro incerto ma eccitante e pieno di promesse, e la solitudine, malinconica e priva di illusioni, del più anziano professor Hirota, si enuclea uno dei temi fondamentali delle opere di So-seki: l’isolamento dell’uomo moderno e la sua incapacità di trovare un significato alla propria esistenza.”
Reperibilità: 👍
poi (それから Sorekara) (1910)
Traduzione italiana a cura di Antonietta Pastore (Vicenza, Neri Pozza, 2012).
Presentazione dell’editore Neri Pozza: “È l’inizio del ventesimo secolo e in Giappone l’Era Meiji, l’epoca del grande Rinnovamento, avanza impetuosa con le sue sconvolgenti modernizzazioni. Daisuke – i baffi che con studiata eleganza cadono appena sul labbro superiore, le guance floride, la pelle dotata di una calda lucentezza – appartiene a una nobile famiglia, agli «aristocratici designati dal Cielo», e tuttavia è fiero di essere considerato un trentenne moderno, un dandy che legge il poeta italiano D’Annunzio, si diletta con le pagine così sfacciatamente decadenti della letteratura occidentale ed è lontanissimo dallo spirito antico del Giappone.
La sua educazione raffinata e la sua acuta sensibilità comportano, però, un prezzo nient’affatto piccolo da pagare: una fragilità nervosa, un cruccio, un’ansia fuori del comune, che Daisuke tenta di frenare col placido ritmo della sua esistenza inoperosa, fatta di letture, lunghi momenti di riflessione, sporadici incontri con amici, visite saltuarie alla dimora dei suoi familiari.
Questa vita tenuta al riparo dai conflitti crolla inevitabilmente il giorno in cui Michiyo, la giovane moglie di Hiraoka, un vecchio compagno d’università caduto in disgrazia, ricompare a Tokyo. Capelli nerissimi, viso ovale e occhi che sembrano incredibilmente grandi quando il suo sguardo si posa su qualcosa, Michiyo emana una vaga impressione di malinconia, uno struggimento irresistibili per Daisuke, che trasforma d’incanto l’affetto sempre nutrito per lei in una passione irrefrenabile.
Dalla sua frequentazione della letteratura francese, Daisuke sa che il tormento, l’angoscia dell’adulterio sono sentimenti per eccellenza moderni.
Sa, tuttavia, anche che la modernità del Giappone non è tale da permettere di infrangere, senza imbattersi in un duro castigo, i sacri vincoli di una condotta morale trasmessa da millenni.
Per la prima volta nella sua vita, però, Daisuke trova il coraggio di andare incontro al proprio destino: decide di rifiutare il matrimonio combinato che gli propone il padre – a rischio di incorrere nella sua collera e vedersi tagliare i viveri – e di dichiarare il suo amore a Michiyo.
Opera che, nella sua natura di dramma sentimentale ed esistenziale, si presenta come uno dei romanzi più moderni di Soseki, E poi è un libro fondamentale della letteratura giapponese, un classico imperdibile per i lettori dall’autore di Io sono un gatto Il cuore delle cose.”
Reperibilità: 👍
Il cuore delle cose (こゝろ Kokoro) (1914)
Traduzione italiana a cura di Nicoletta Spadavecchia (Vicenza, Neri Pozza, 2001);
pubblicato anche come Anima e Cuore, Traduzione italiana a cura di Antonio Vacca (Lecce, Youcanprint, aprile 2013).
Presentazione dell’editore Neri Pozza: “Il 30 luglio 1912 si spense in Giappone l’imperatore Meiji. Nei giorni successivi, durante i solenni funerali di Stato, il generale Nogi, il vincitore dell’esercito russo, in un atto di junshi, di accompagnamento del proprio signore nella morte, si uccise insieme con la propria moglie. I due eventi luttuosi scossero profondamente il Giappone del tempo. Scompariva, infatti, con l’imperatore, non soltanto l’epoca cui il sovrano aveva dato il nome, ma l’intero mondo racchiuso esemplarmente nel gesto del generale: l’universo della tradizione e degli antichi costumi nipponici.
Due anni dopo, Natsume Sōseki pubblicò Kokoro (Il cuore delle cose), l’opera che è oggi unanimemente riconosciuta come il suo capolavoro, il romanzo in cui si affaccia per la prima volta, nella moderna letteratura giapponese, il malinconico sentimento della fine, del tramonto del cuore stesso delle cose.
Protagonista dell’opera è il “maestro”, un uomo che nella solitudine e nel distacco dal mondo cerca la via per accedere a se stesso. Il prezzo, tuttavia, da pagare per essere nati in un tempo saturo di “libertà, di indipendenza e del nostro egoismo”, è davvero alto. Come a segnalare la perdita totale dell’identità, nessuno dei personaggi ha, in questo romanzo, un nome. Né il giovane studente che, nella prima parte, descrive il proprio incontro con il maestro, né quest’ultimo o sua moglie e neppure l’amico morto indicato semplicemente come K. Tutti i legami, inoltre, anche quelli più sacri, sono infranti. Il sottile filo che unisce il maestro e K. non regge, infatti, alla prova della paura e dell’invidia, e il maestro tradisce il sentimento che l’amico aveva riposto in lui provocandone il suicidio.
Nella lettera, però, che il maestro scrive al giovane discepolo, un vero romanzo nel romanzo, Sōseki non soltanto raggiunge un’altezza espressiva unica nella letteratura di ogni tempo, ma ci mostra anche la possibile via di salvezza in un tempo in cui gli antichi dèi sono fuggiti: la prospettiva di un’esistenza in cui l’assenza di legami può schiudere una dimensione superiore, dove le passioni umane sono filtrate da una sorta di distanza che ne attenua le asperità e le rende più universali.
Reperibilità: 👍
La porta (門 Mon) (1910)
Traduzione italiana a cura di A. Pastore (Vicenza, Neri Pozza, 2013).
Presentazione dell’editore Neri Pozza: “Sosuke e Oyone sono due sposi che conducono una sobria e, in apparenza, tranquilla esistenza. In realtà, il rimorso pesa sul loro cuore.
La loro unione ha, infatti, determinato tempo addietro la rovina di Yasui, il compagno di studi di Sosuke, l’elegante, spensierato amico d’università dai vestiti eleganti e dai capelli lunghi, che, dopo la ferita subita dal vortice irresistibile della passione che travolse la mente e i cuori di Oyone e Sosuke, lasciò Tokyo e raggiunse la Manciuria, compromettendo irrimediabilmente il suo avvenire.
A costituire per la coppia un’ulteriore fonte di angustie sono le ristrettezze finanziarie – alla morte del padre, Sosuke scopre che del cospicuo patrimonio di famiglia non resta più nulla −, la freddezza dei parenti e, soprattutto, la mancanza di figli, nella quale Oyone scorge un castigo del Cielo. Rassegnati a un destino mediocre, ben lontano dalla brillante carriera cui Sosuke poteva aspirare sia per nascita che per doti personali, marito e moglie trovano conforto nel reciproco amore, balsamo inestinguibile col quale placano il rimorso che si annida costantemente in un angolo della loro coscienza.
Pochi sarebbero gli eventi in grado di scuotere la loro quieta malinconia, se un giorno Sosuke non rischiasse di incontrare Yasui presso il padrone di casa, il ricco, gioviale e generoso Sakai.
La notizia che l’amico si accinge a ritornare a Tokyo dalla Mongolia sconvolge Sosuke e rinfocola tutte le ansie faticosamente tenute a bada. Pur di non correre il pericolo di trovarsi faccia a faccia con colui che un tempo era il suo miglior amico, sconvolto all’idea che Sakai venga a conoscenza della slealtà sua e di Oyone, verso la quale nessuno al tempo mostrò indulgenza, Sosuke cerca rifugio temporaneo in un tempio zen, senza rivelare alla moglie il vero motivo della sua improvvisa decisione.
Ultimo libro di una trilogia ideale preceduta da Sanshiro e da E poi, La porta affronta temi quali l’irreversibilità della colpa, il crollo delle illusioni, e la forza misteriosa del rimorso, ma è anche un delicato romanzo sull’amore coniugale, sulla poetica bellezza del rapporto fra due persone che riescono a trovare nell’accettazione del proprio destino una singolare felicità.
Reperibilità: 👍
Dieci notti di sogni (夢十夜 Yumejūya) (1908)
Traduzione italiana a cura di Paola Cavaliere (Milano, Jouvence, 2016).
Presentazione dell’editore Jouvence: “Presentato per la prima volta in traduzione italiana, “Dieci notti di sogni” è considerato il romanzo più poetico di Soseki, capace di trasmettere, con la levità delle atmosfere oniriche, l’intimità di un confronto a cui l’uomo moderno non può sfuggire, quello con il nulla. Il nulla, nelle dieci notti, è ciò che si sottrae all’abbraccio, ciò che compare, ma non si può afferrare, non si può conoscere con il corpo. Il nulla, in fondo, è ciò di cui sono fatti i nostri sogni e solo la scrittura può, da svegli, aiutarci a cogliere e a rivivere il momento evanescente in cui “sembra che le cose esistano, ma non esistono”.
Reperibilità: 👍
Il minatore  (坑夫 Kōfu) (1908)
Traduzione italiana a cura di Antonio Vacca (Lecce, Youcanprint, aprile 2015).
Presentazione dell’editore Youcanprint:”Un giovane per sfuggire alla morsa amorosa stretta intorno a lui dalla passione per due ragazze comincia un viaggio che lo condurrà nelle viscere della terra, viaggio al termine del quale egli non sarà più la stessa persona che era partita. Romanzo latamente d’amore, romanzo di formazione, romanzo psicologico, cronaca di una discesa agli Inferi, quest’opera ha sollecitato i critici nipponici a formulare paragoni con i grandi maestri del novecento: Faulkner, Proust, Salinger e Kafka.”
Reperibilità: 👍
Erba lungo la via ( 道草 Michikusa) (1915)
Traduzione italiana a cura di Antonio Vacca (Lecce, Youcanprint, aprile 2014).
Presentazione dell’editore Youcanprint : “Erba lungo la via” è l’ultimo romanzo terminato da Soseki e l’unica sua opera autobiografica. Kenzo, alter ego dell’autore, tornato in Giappone dopo alcuni anni trascorsi in Europa, incontra un misterioso uomo senza cappello. Da qui ha inizio un viaggio, interiore ed esteriore, sospeso tra passato e presente.”
Reperibilità: 👍
Dietro la porta a vetri (Garasudo no uchi) (1915)

Traduzione italiana a cura di I. Starace (Lecce, Pensa Multimedia, 2011).
Reperibilità: 👍
Oltre Aoi Bungaku:
Bocchan è stato adattato in due speciali tv, uno del 1980 e uno del 1986
– Di Kokoro esiste anche una versione manga del 2005 con disegni di Nariko Enomoto.
– In Bungou Stray Dogs, Natsume è il fondatore dell’Agenzia di Detective Armati, ed è colui che ispira Sakunosuke Oda a diventare scrittore.
RYUNOSUKE AKUTAGAWA (芥川龍之介 Akutagawa Ryūnosuke)
1 marzo 1892 – 24 luglio 1927

Anche quando gli uomini credono di aver vinto una tentazione, non hanno in realtà perso qualcosa?

Considerato come il maestro indiscusso del racconto breve, Akutagawa inizia la carriera letteraria con il plauso di Sōseki Natsume, da sempre ammirato dal giovane autore. Analogamente a Natsume, anche Akutagawa studia inglese e si appassiona alla letteratura europea, in particolare francese e russa, oltre a subire una certa fascinazione da parte del cristianesimo. Abbandona l’insegnamento per accettare un lavoro presso un quotidiano che gli permetta di dedicarsi completamente alla scrittura. Inviato in Cina come corrispondente, comincia a soffrire di disturbi sia fisici sia mentali progressivamente ingravescenti, che lo portano al suicidio per avvelenamento nel 1927 a soli 35 anni.
Caratteristica di molti scritti di Akutagawa è il rifarsi ad opere classiche ed eventi storici, poi rielaborati, spesso spunto di riflessione sulle miserie dell’esistenza umana e dell’arte.
Nel 1935 viene istituito dall’amico filosofo Kan Kikuchi il Premio Akutagawa, ancor oggi il più prestigioso riconoscimento letterario giapponese.
Opere tradotte in italiano:
Kappa e altri racconti
Prima edizione italiana: traduzione a cura di Mario Teti (Milano, Bompiani, 1961).

Edizione del 2008 della SE.

Presentazione dell’editore SE: “Questo lungo racconto venne originariamente pubblicato nel 1926 e descrive il mondo immaginario dei Kappa, creature leggendarie e fantastiche. L’autore traspone simbolicamente nel racconto i problemi che agitavano la propria realtà quotidiana: quello del sistema familiare, del sistema penale e dell’arte.
Reperibilità 🤔
Rashomon e altri racconti
Traduzione italiana a cura di Keiko Ghio (Milano, TEA, 1983)
Una seconda edizione è stata pubblicata nel 2008.
Presentazione dell’editore TEA: “Rashomon (cioè “La porta Rasho”), pubblicato nel 1916, fu il primo dei cosiddetti racconti storici che costituiscono la parte principale della produzione letteraria di Akutagawa Ryunosuke e che sono esemplari del suo pessimismo e della sua tendenza all’irreale. Diciotto racconti che coprono l’intero arco della vita di Akutagawa e che ne rappresentano gli aspetti peculiari dell’arte e della personalità.
Reperibilità 🤔
Racconti fantastici
Traduzione italiana a cura di Cristiana Ceci (Venezia, Marsilio, 1995).
Presentazione dell’editore Marsilio: ” Otto racconti fantastici scritti tra il 1916 e il 1924, otto storie attraversate da una potente vena onirica, da una creatività che si sottrae alle limitazioni del realismo per spaziare nel territorio della libera immaginazione. Si rivisitano leggende, si narrano fiabe, si intessono trame dal sapore surreale in una comune ispirazione fantastica
Reperibilità: 👍
La ruota dentata e altri racconti
Traduzione italiana a cura di Lydia Origlia (Milano, SE, 1990).
Presentazione dell’editore SE: “Contemporaneo di Kafka, profondo conoscitore della letteratura occidentale, soprattutto di quella inglese e di Swift, Ryunosuke Akutagawa viene considerato il primo scrittore giapponese moderno. Egli fu autore di una vasta produzione di racconti, caratterizzati da una lucida vena satirica e grottesca, che diviene tragica soprattutto negli ultimi anni della sua breve vita: si suicidò infatti a trentacinque anni. Il volume ne raccoglie una scelta e contiene un testo di Yukio Mishima.”
Reperibilità: 👍
Haiku e scritti scelti
Traduzione italiana a cura di Lorenzo Marinucci (Milano, La Vita Felice, 2013).
Presentazione dell’editore La Vita Felice: ” Il volume, ricco e composito, propone al lettore settantasette haiku, che rappresentano il meglio della produzione di Akutagawa, e un racconto storico tra i più interessanti dell’autore, inedito in italiano, dal titolo “II campo desolato”, che descrive la morte di Basho prendendola come spunto per una riflessione del rapporto tra vita e arte. L’introduzione al volume espone la particolarità della produzione poetica di Akutagawa e il suo rapporto con il resto della sua opera.”
Reperibilità: 👍
La scena dell’inferno e altri racconti (1915-1920)
Traduzione italiana a cura di Alessandro Tardito (Roma, Atmosphere libri, 2015).
Presentazione dell’editore Atmosphere Libri: “Fiabe, antiche leggende, miniature del Giappone che fu e istantanee della società del suo tempo. I racconti di Akutagawa Ryunosuke rappresentano qualcosa di unico nella letteratura giapponese del Novecento. In un panorama intellettuale dominato dal naturalismo e dal “romanzo dell’io” l’opera di Akutagawa è un’oasi in mezzo al deserto, un manifesto di come l’arte non possa essere piegata ad alcuna omologazione. Tra i racconti figura Rashomon, il cui protagonista conoscerà gli egoismi e l’ipocrisia umana. I racconti di Akutagawa, sebbene intrisi di tutte le contraddizioni del periodo storico a cui appartengono, sono fuori dallo spazio e dal tempo, e tra le loro pagine è possibile cogliere quello stupore che credevamo aver smarrito nelle fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia. Sedici racconti, con scritti introduttivi di Tanizaki Jun’ichiro, Kawabata Yasunari e Mishima Yukio, che rappresentano gli aspetti peculiari dell’arte e della personalità di Akutagawa Ryunosuke.
Reperibilità: 👍
Akutagawa Ryunosuke – Rashomon e altri racconti
Traduzione italiana di Pastore, Testaverde, Origlia (Torino, Einaudi, 2016).
Presentazione dell’editore Einaudi: “La prima qualità della scrittura di Akutagawa Ryunosuke è lo stile, l’uso squisito della lingua giapponese. Non ci si stanca mai di leggere e rileggere le sue opere” – Murakami Haruki
Pochi autori hanno saputo rappresentare, come Akutagawa, lo spirito e la mentalità del popolo giapponese. Capace di fondere, nei suoi primi racconti, temi tradizionali e inquietudini moderniste, in seguito Akutagawa si è rivolto alla propria vita per trarne il materiale per testi struggenti e drammatici. Da Rashomon e Nel bosco da cui Kurosawa avrebbe ricavato uno dei suoi film piú celebri fino a Vita di uno stolto e Il registro dei morti, i racconti di Akutagawa dipingono, con uno stile terso e dolente, un universo in cui l’uomo è costantemente minacciato dalla povertà, dalla follia, dall’avidità, dalla morte, ma in cui, improvvise, possono balenare la bellezza e la speranza.
Il risultato è un’opera complessa e sfumata la cui superficie smaltata e rilucente cela una sostanza amara, satirica, incredibilmente moderna
Reperibilità: 👍
Il filo del ragno e altri racconti
Traduzione italiana a cura di Alessandro Tardito (Aosta, Faligi, 2016).

Presentazione dell’editore Faligi: “Ryknosuke Akutagawa (1892-1927), prende in analisi i racconti del triennio che va dal 1917 al 1919, uno dei periodi più fecondi per quanto riguarda ispirazione ed equilibrio stilistico dell’autore di “TMkyM”. È infatti nell’intervallo di tempo compreso grosso modo tra il 1917 e il 1922 che vengono alla luce le pagine più significative della sua letteratura e che in definitiva si costruisce quella “nicchia tutta sua” che gli aveva auspicato un mostro sacro della letteratura nipponica quale Natsume Soseki (1867-1916) dopo aver letto “Il naso”, primo autentico manifesto dello stile di Akutagawa. La prolificità di scrittura del triennio 1917-1919 naturalmente affonda le radici anche e soprattutto nella vita personale dell’autore, particolarmente pregna di eventi significativi. In “L’ebreo errante” Akutagawa espone una delle leggende più note dell’immaginario cristiano europeo, in seguito parzialmente eclissata per il significato antisemita che le è stato attribuito nel corso degli anni. Sfruttando come pretesto due interrogativi personali, l’autore cita documenti e scrittori con la dovizia di particolari di un ricercatore e in poche righe condensa l’essenza della morale e del concetto cristiano di peccato. Il fascino che il “dio barbaro” occidentale esercita su Akutagawa, già presente in alcuni dei racconti giovanili, cambia col passare degli anni e assume nuove sfaccettature: rispetto al quadro d’insieme agrodolce presente ne “Il tabacco e il diavolo”, o a quello esplicitamente critico contenuto nel “Memorandum di Ogata”, traspare una visione più serena della spiritualità cristiana, nella quale l’autore sembra addirittura trovare un certo conforto.”
Reperibilità: 👍 (eBook)
Il tabacco e il diavolo
Traduzione italiana a cura di Alessandro Tardito (Aosta, Faligi, 2016).
Presentazione dell’editore Faligi: “Fiabe, antiche leggende, miniature del Giappone che fu e fotografie tinta pastello della società del suo tempo, i racconti di Akutagawa (1892-1927) rappresentano qualcosa di unico nella letteratura nipponica del ‘900. In un panorama intellettuale dominato dal naturalismo del romanzo dell’io e in procinto di essere soggiogato dall’ideologia, l’opera di Akutagawa è un’oasi in mezzo al deserto, un manifesto di come l’arte non possa essere piegata ad alcuna omologazione. I racconti di Akutagawa sono fuori dallo spazio e dal tempo, e tra le loro pagine è possibile cogliere quello stupore che credevamo aver dimenticato nelle fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia.”
Reperibilità: 👍 (eBook)
Nel boschetto
Traduzione italiana a cura di A. Manieri (Milano, Hoepli, 2014).
Presentazione dell’editore Hoepli: “Questo volume propone la lettura integrale di un racconto annoverato ormai fra i classici della letteratura giapponese: Yabu no naka di Akutagawa Ryunosuke (1892-1927). Si tratta di un breve testo in cui sono proposte le sette versioni, da parte di altrettanti personaggi, dell’assassinio di un samurai il cui cadavere è ritrovato in un boschetto vicino Kyoto. Ogni resoconto fornito chiarisce, e insieme offusca, la realtà dei fatti sull’assassinio, generando così una visione complessa e contraddittoria degli eventi e ponendo il problema della capacità e volontà umana di trasmettere la verità. Il brano ha avuto molta fortuna nella cultura giapponese contemporanea, fornendo il soggetto per varie trasposizioni cinematografiche, fra le quali spicca Rashomon (1950), il capolavoro di Kurosawa Akira. Il testo, che si rivolge a studenti con una competenza intermedia della lingua giapponese, corrispondente al livello B2 del QCER, è riproposto mantenendo il più possibile la versione originale e l’intervento di semplificazione è limitato ai casi di costrutti morfo-sintattici o lessicali più complessi. I brevi capitoli rispettano la divisione originaria del racconto in paragrafi: ciascuno include il brano in lingua originale, un glossario e una spiegazione delle strutture grammaticali. Il CD-Audio allegato contiene la lettura integrale del testo.”
Reperibilità: 👍
Oltre Aoi Bungaku:
Il filo del ragno viene adattato per la prima volta in un cortometraggio animato nel 1946.
Yabu no naka e Rashōmon sono la fonte di ispirazione per Akira Kurosawa per il celebre Rashōmon del 1950. Il successivo remake per la TV americana è firmato Sidney Lumet. Un ulteriore riadattamento modernizzato si ha nel 1964 nel fil L’Oltraggio di Martin Ritt.
– Nel 1969 esce in Giappone il film Jigokuhen da La scena dell’inferno.
– Yoba esce nel 1976.
– Kasuya Jibiki ha adattato in manga Kappa e La scena dell’inferno nel volume unico Kappa e altri racconti, edito in Italia dalla Kappa Edizioni.
– L’episodio The Martyr in Seishun Anime Zenshu (serie TV animata) è tratto da uno scritto di Akutagawa.
– In Bungou Stray Dogs, Akutagawa è uno dei più letali assassini della Port Mafia. Ex kohai di Dazai, di cui ricerca il riconoscimento, è dotato dell’abilità Rashomon, usata sia in attacco che in difesa.
Legenda Reperibilità:
👍 reperibile nei principali negozi on line
🤔 reperibile in siti specializzati in libri rari o fuori catalogo
😥 attualmente non disponibile
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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