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[Books] L’Incubo di Hill House di Shirley Jackson

Titolo originale: The Haunting of Hill House
Autore: Shirley Jackson
Prima edizione: 1959 Viking Press
Edizione italiana:
1979 La casa degli invasati, SIAD Edizioni (trad. Franco Giambalvo)
1989 – 1993 – 1998 La casa degli invasati, Arnoldo Mondadori Editore (trad. Antonio Ghirardelli)
2004 L’Incubo di Hill House, Adelphi (trad. Monica Pareschi)
2005 L’Incubo di Hill House, Mondolibri (trad. Monica Pareschi)

 

Presentazione dell’editore:
Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio».
Adattamenti cinematografici:
1963 Gli Invasati (The Haunting) di Robert Wise
1999 Haunting – Presenze (The Haunting) di Jan de Bont
Alcune case sono nate cattive.
Attenzione: possibili spoiler
Spesso accostato a Giro di vite di Henry James, e riconosciuto da Stephen King come importante fonte di ispirazione, L’Incubo di Hill House (The Haunting) è il più famoso tra i romanzi di Shirley Jackson.
È un classico del genere “casa infestata”, e si chiede se esistano davvero delle “case stregate”, o se siano personalità dalla fragile e suggestionabile psicologia a riversare su alcuni luoghi le proprie paure, tanto da far loro guadagnare il titolo di “maledetti”.
Come fosse prima, o se la sua personalità sia stata modellata dalla gente che l’ha abitata o dalle cose che ha fatto quella gente, o se qualcosa di malvagio esistesse sin dall’inizio, sono domande alle quali non saprei dare una risposta.
Il professor Montague vuole affrontare la questione dal punto di vista “scientifico”, e decide pertanto di invitare a Hill House, tenuta dalla sinistra fama, affittata per l’estate, due giovani donne, Eleanor e Theodora, con possibili poteri paranormali, in modo da osservare i loro comportamenti e raccogliere dati. A completare il gruppo, Luke, un membro della famiglia che ha ereditato Hill House.
È un posto dove la malvagità aleggia nell’aria…
La casa non è certo delle più accoglienti, ma questo è dovuto principalmente alla volontà di chi l’ha costruita di utilizzare delle soluzioni architettoniche non convenzionali, che confondessero i sensi, in modo da rendere l’abitazione una sorta di attrattiva del luogo.
 
La sfortuna dell’uomo in amore con ben tre mogli morte prematuramente, la controversia tra le due figlie per il possesso della casa ed, infine, il suicidio dell’erede designata, hanno creato l’aura malefica che circonda Hill House e che tiene ben lontani gli abitanti della zona.
Accanto a loro la casa covava, rimuginava, si stirava con un fremito come una cosa viva.”
 
Durante la permanenza del quartetto guidato da Montague, accade esattamente quello che ci si aspetterebbe da una casa stregata: rumori inspiegabili durante la notte, porte che si chiudono da sole, e così via.
 
Theodora è una ragazza dalla personalità brillante, forse con tendenze bisessuali, e di cui si raccontano episodi di telepatia.
Eleanor, per alcuni versi, è l’esatto opposto di Theo: più introversa e impacciata nelle relazioni sociali, ha il costante timore di essere vista come un pesce fuor d’acqua, mentre ciò che vorrebbe è “far parte del gruppo”. Per tutta la sua vita adulta di è occupata della madre invalida, recentemente deceduta; ora ha riacquistato la propria libertà, ma non sa ancora cosa fare del proprio futuro. 
Da bambina, una pioggia di pietre aveva colpito la sua casa, evento presto liquidato come dovuto ad un certo astio da parte dei vicini, ma Montague è convinto che dietro ci sia di più; da qui il suo invito.
 
Sebbene non narrato in prima persona, L’Incubo di Hill House ci presenta essenzialmente il punto di vista di Eleanor, e pertanto la presentazione dei fatti non risulta del tutto oggettiva, anzi.
Eventi, persone e atteggiamenti vengono piano piano sempre più deformati dalla ragazza, così ansiosa, affamata di cominciare finalmente a vivere, ma nel contempo così estranea ad una vita “normale” da ingigantire qualunque particolare.
Sebbene inizialmente intimorita dalla casa, con il passare dei giorni comincia a sviluppare un certo attaccamento, tanto che il pensiero di lasciare Hill House la atterrisce: non c’è nulla, infatti, ad attenderla una volta tornata alla sua realtà, e quella tetra magione con i suoi misteri, anche se spaventosi, è comunque qualcosa.
Io ho spezzato l’incantesimo di Hill House e non so come, ma ci sono entrata. Sono a casa” pensava, e si fermò, meravigliata da quel pensiero. “Sono a casa! Sono a casa!”
 
Eleanor era davvero destinata alla casa, oppure è la casa che l’ha cambiata, o, ancora, è stato il suo disperato desiderio di “appartenere”a qualcuno/qualcosa che le ha instillato la convinzione di un legame?
La casa attendeva; Eleanor lo capiva. Attendeva, e nessun altro, all’infuori di lei, l’avrebbe soddisfatta.
La risposta viene lasciata al lettore.
Rispetto a Abbiamo sempre vissuto nel castello, ho trovato L’Incubo di Hill House dotato di minor mordente: non ho provato la medesima inquietudine, e la stessa casa, nonostante il suo triste passato, non ha avuto il sapore di un mistero da svelare (più efficace, ad esempio, Sarah Waters con Hundreds Hall ne L’Ospite).
Ciononostante, rimane il valore dell’opera, fonte di ispirazione per chi è venuto dopo, come i già citati King e Waters, appunto; gli appassionati di case stregate non posso quindi esimersi dal visitare anche Hill House….

 

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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