Pubblicato in: anime, manga

[Anime & Nostalgia] Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco

Titolo originale: Saint Seiya 聖闘士星矢 (Seinto Seiya)
Regia: Kōzō Morishita (ep. 1-73), Kazuhito Kikuchi (ep. 74-114)
Soggetto: tratto dal manga omonimo di Masami Kurumada
Sceneggiatura: Takao Koyama (ep. 1-73), Yoshiyuki Suga (ep. 74-114)
Character Design: Michi Himeno, Shingō Araki
Musiche: Seiji Yokoyama
Anno: 1986-1989
Studio: TOEI Animation
Formato: serie tv
Episodi: 114
Disponibilità italiana: Yamato Video


Introduzione: Saint Seiya

11 ottobre 1986: debutta su TV Asahi l’anime di Saint Seiya, uno dei maggiori successi dell’epoca, capace di lanciare un brand che tuttora assicura alla Bandai entrate seconde solo a quelle del merchandise di Gundam.

Nelle scorse settimane, il trentennale dell’anime è stato ricordato su quasi tutti i social e siti dedicati ad anime e manga; proprio per il recente rispolvero, quanto segue dovrebbe esser cosa già nota ai più:

Tra il 1985 e il 1990, Masami Kurumada, autore conosciuto per lavori quali Ring ni kakero, Fuma no Kojiro e Otoko Zaka, si dedica a quella destinata a diventare la sua opera più conosciuta e sicuramente più remunerativa, Saint Seiya.

Al centro della vicenda, un gruppo di giovanissimi “sacri guerrieri”, votati alla dea Atena, che lottano in difesa della giustizia e per il trionfo del bene.

Detta così, Kurumada non inventa nulla di nuovo, rifacendosi all’idea di un quintetto combattente, già visto tante volte, da Gatchman in poi; in particolare, anche nella caratterizzazione psicologica dei cinque personaggi principali, molti dei tratti salienti della personalità ricalcano fedelmente quelli del modello classico, dal leader carismatico al lupo solitario, tutto però declinato esclusivamente al maschile.

Sicuramente più originale il richiamo ai miti dell’Antica Grecia, dotati sì di un fascino intramontabile, ma che da soli, senza il traino della serie televisiva realizzata di lì a poco e in simultanea con la serializzazione del manga, non avrebbero fatto di Saint Seiya quello che è ancora oggi, ossia uno dei principali titoli degli anni ’80 (accanto a mostri sacri quali Dragon Ball o Hokuto no Ken), che ha definito un vero e proprio paradigma per il battle shōnen e non solo, come testimoniato dai tanti epigoni, più o meno contemporanei, che spaziano da antiche armature samurai a… divise alla marinara.

Il materiale “grezzo” offerto da Kurumada, mangaka che si caratterizza per uno stile piuttosto essenziale, “sporco”, viene trasformato in uno dei prodotti più pregiati dell’animazione dell’epoca,   grazie principalmente all’apporto dell’accoppiata Shingō Araki Michi Himeno al character design, in quella che viene universalmente ricordata come la punta più alta della loro carriera.

Altrettanto importante il contributo delle ricercate e coinvolgenti musiche di Seiji Yokoyama, che si imprimono con forza nello spettatore.

La “bella confezione” (in cui non mancano bishōnen), associata al grande spazio dato ai rapporti interpersonali e a scene ricche di pathòs, decreta il successo della serie su una buona fetta del pubblico femminile, mostrando come, con il passare del tempo, i confini tra shōnen e shōjo si stiano facendo sempre più labili.

La serie anime classica consta di 114 episodi (più del doppio di quanto inizialmente preventivato), e viene divisa in tre tronconi principali, Sanctuary (episodi 1-72), Asgard (73-98), Poseidon (99-114).

Tralasciando la parte introduttiva e arrivando direttamente alle Dodici Case, si può dire che ciascuno dei tre capitoli riproponga sempre la medesima situazione: la dea Atena in pericolo di vita, e i suoi “Santi” di Bronzo che devono affrontare una serie di avversari entro un certo lasso di tempo per poterla salvare; se questo espediente narrativo è molto efficace la prima volta, gli si perdona la ripetitività la seconda (grazie al carisma dei Cavalieri di Asgard e alle suggestioni tratte dalla mitologia norrena), la terza diviene davvero troppo, e l’ultima saga scivola via nell’indifferenza dello spettatore.

Come già accennato, l’anime va in onda contemporaneamente alla serializzazione del manga, e i tempi impiegati per la realizzazione del secondo sono ben più lunghi di quelli necessari per il primo, tanto che la TOEI si trova costretta a ricorrere all’espediente dei filler, talvolta con ottimi risultati (l’intera saga di Asgard), altre generando una serie di incongruenze e discrepanze con il manga, se non dei veri e propri obbrobri (vedi i Cavalieri d’Acciaio).

Dato il calo di ascolti con la saga di Nettuno, si decide di concludere la serie anime in questo punto della storia, mentre Kurumada continua il suo lavoro su rivista; quanto mancante verrà animato, a partire dal 2002, negli OAV dell’Hades Chapter.

Ma il brand Saint Seiya sia su carta sia in animazione, non limita a questi prodotti; sinteticamente abbiamo:

 

– il manga originale, serializzato tra il 1985 e il 1990 e trasposto nella serie tv del 1986-1989 e nei 31 OAV dell’Hades Chapter;

– un seguito ufficiale a cui sta attualmente lavorando con molta irregolarità lo stesso Kurumada, Saint Seiya – Next Dimension, pubblicato sulle pagine di Weekly Shōnen Champion dal 2006;

– un prequel manga, Saint Seiya Lost Canvas, affidato a Shiori Teshirogi (trasposto in 26 OAV), e a cui Kurumada si rifà in Next Dimension unendo le due linee temporali;

– uno spin-off prequel con protagonista il Cavaliere d’Oro del Leone, Episode G, curato da Megumu Okada, a cui si aggiunge poi Episode G Assassin, stavolta con il Cavaliere del Capricorno;

– un sequel non canonico, ambientato 25 anni dopo la storia originale, Saint Seiya Ω , realizzato per la tv (97 episodi) e con un volume manga di supporto;

– una “versione al femminile”, ad opera di Chimaki Kuori, Saintia Sho, attualmente sulle pagine di Champion Red;

– ed infine il recente Soul of Gold, spin-off in 13 ONA con protagonisti i Cavalieri d’Oro.


E così concludo quella che è solo una breve introduzione, tutt’altro che esaustiva; in rete si possono trovare scritti migliori e molto più approfonditi, con la passione da vero fan di Elisa o la professionalità dei ragazzi di Anime Asteroid.


Stavolta, infatti, lo scopo del post non è una recensione della serie anime, ma piuttosto un tuffo nel passato e nei miei ricordi collegati a Saint Seiya, o meglio a I Cavalieri dello Zodiaco: è con questo nome, infatti, che li ho conosciuti e amati (n.d.a. seguendo lo stesso principio, i nomi dei personaggi saranno quelli del primo doppiaggio italiano).

Anche in questo caso c’è chi ha fatto meglio di me, ma il recente anniversario è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, quindi… sigla!!!

I Ricordi: la messa in onda italiana

L’arrivo in Italia dell’anime si ha solo nel 1990, su Odeon TV, emittente che fino ad allora avevo completamente snobbato.

C’era un doppio appuntamento giornaliero, alle 13:30 e intorno alle 18 (se la memoria non mi inganna), l’uno la replica dell’altro.

Guardare I Cavalieri all’ora di pranzo non era certo impresa facile, perché quella era la fascia oraria immolata alla visione dei TG; inoltre, incombeva il rientro a scuola delle 14.00 (avevo una pausa nelle lezioni tra le 12.30 e le 14.00, con la possibilità del rientro a casa). Come fare? Semplice! Con un mini televisore portatile in bianco e nero di cui mi ero appropriata e che veniva usato solo a questo scopo. Lo schermo era di pochissimi pollici, e ci voleva un po’ per riuscire a sintonizzare bene il canale.

Detto ciò, non è difficile immaginare la disperazione all’indomani del fatidico episodio 52…

Fu davvero un caso se, a distanza di alcuni mesi, in uno dei tanti zapping per ammazzare il tempo, capitai su Italia 7, ritrovandomi con il tanto agognato seguito… sembrava davvero troppo bello per essere vero!!

Ed infatti, un problema c’era: la pessima ricezione di Italia 7, per cui un giorno si vedeva e due no…

Mai seguire una serie fu altrettanto rocambolesco!

I Ricordi: perché I Cavalieri

Ma cosa rendeva questo anime così speciale per una ragazzina di 10 anni, tanto da farle fare i salti mortali per seguirlo?

Di base, ho sempre avuto una passione per lo shōnen, e all’epoca certi schematismi non erano ancora (almeno per me) triti e ritriti, sebbene la lotta contro il tempo per salvare Lady Isabel a lungo andare si fosse fatta pesante…

Visivamente, inoltre, per il già citato lavoro di Araki e Himeno, era davvero un gran bello spettacolo, e adoravo le musiche, che sapevano essere tanto galvanizzanti, quanto dolcemente sognanti; in particolare, avevo un debole per il tema che accompagnava il Pegasus Ryu Sei Ken (il Fulmine di Pegasus, per noi comuni mortali dell’epoca.).


E poi c’erano quei riferimenti alla mitologia greca: chi non ha avuto una fase in cui era appassionato degli antichi miti ellenici (vedi il finale di Sirene con Winona Ryder)?

Insomma, I Cavalieri dello Zodiaco offrivano una perfetta combinazione di tante cose che mi piacevano, e certo non ho saputo resistere.

Personaggio preferito? Pegasus, ovviamente. Lo so, in generale non è il più amato tra i Santi di Atena, e gli appellativi si sprecano, ma per me è sempre stato il perfetto emblema del più classico degli eroi (coraggioso, altruista, un po’ spaccone)… de gustibus…

Momenti più belli? Impossibile elencarli tutti: dallo scontro tra Pegasus e Sirio durante la Guerra Galattica alla battaglia contro Eris, il primo dei Cavalieri d’Argento; dalla prima volta in cui Pegasus ha indossato l’armatura di Sagitter


ad ogni singolo scontro nelle Dodici Case:

I Ricordi: Fangirl Mode On

Come scritto in precedenza, seppur formalmente indirizzato ad un pubblico maschile, ne I Cavalieri dello Zodiaco non mancavano spunti in grado di accattivarsi il favore femminile, e non solo per la bella presenza dei tanti combattenti; chi cercava il romance non rimaneva deluso: ovviamente, veniva fornito a piccole dosi, perché si era pur sempre in un battle shōnen, ma chiunque ha seguito l’anime potrebbe fare un lungo elenco di coppie, un po’ di tutti i tipi (ufficiali, sottintese, sperate).

Dite quel che volete, ma per me la scena più romantica di tutti i tempi rimarrà per sempre questa:


Versione italiana:


Versione giapponese:

Per par condicio, il ricordo del sacrificio di Tisifone e della sua dichiarazione a Pegasus (audio jap, sorry):


Probabilmente, quindi, non è un caso che a condividere il mio fanatismo per I Cavalieri fosse una compagna di classe, mentre i maschietti erano ancora piuttosto fossilizzati sui vari Holly & Benji.

In cortile, durante la ricreazione, parlavamo dell’ultima puntata e imitavamo persino i colpi segreti dei Santi di Bronzo: l’unica altra circostanza, in cui avevamo impersonato dei personaggi dei cartoni animati, era all’epoca della prima messa in onda de L’incantevole Creamy; dal pampulu-pimpulu-parimpampù al Fulmine di Pegasus, il passo fu inaspettatamente breve.

I Ricordi: Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole

Parlando dell’anime, non ci si può esimere dall’affrontare uno degli argomenti più ostici e dibattuti, ossia il doppiaggio storico (DS per gli amici), che con il suo aulico registro ha conquistato schiere di fan, ma si è alienato il favore dei più ortodossi:

La vera chicca sono le citazioni poetiche; nel caso prima non c’aveste fatto caso:

Tra uno spirto guerrier che entro mi rugge e una immensità (in cui) s’annega il pensiero mio, Pegasus ha dato più volte prova di una lodevole preparazione classica, e causato in me una serie di paradossali cortocircuiti: è Pegasus che cita Dante o Dante che cita Pegasus?

Scherzi a parte, è davvero difficile per chi ha conosciuto I Cavalieri dello Zodiaco nel 1990, con l’adattamento voluto da Carabelli, rinnegare un tassello fondamentale per il successo dell’anime nel nostro Paese.  Pur non sapendo nulla di quanto avveniva dietro le quinte e delle libertà prese nella versione italiana, anche i giovanissimi e ignari telespettatori degli anni ’90 qualche domanda se la facevano (possibile che Pegasus, Andromeda, Phoenix avessero – guarda caso – lo stesso nome dell’armatura che indossavano?), però alla fine si risolveva tutto con una scrollata di spalle.

Salire in cattedra e dar lezioni a destra e a manca è una caratteristica propria delle generazioni successive, cresciute a pane e internet; a noi bastavano girelle e tegolini.

La ragione potrà riconoscere che un adattamento, da cui non si pretende certo una traduzione letterale, deve però comunque muoversi entro certi limiti, ma il cuore tornerà sempre a quel ricercato linguaggio d’altri tempi, che accompagnava in un mondo fantastico fatto di donne, cavallier, arme e amori. La stessa scelta del termine “Cavalieri” parla da sè…

I Ricordi: Manga?

I Cavalieri dello Zodiaco si deve anche il mio primo approccio al mondo dei manga.

Fino ad allora, per me i fumetti erano solo i vari Topolino, Peanuts, Mafalda (e quei numeri di Lanciostory trovati talvolta in casa…), e non c’era un particolare feeling: li leggevo, ma non mi appassionavano più di tanto, perché erano per lo più delle storie autoconclusive, lunghe giusto alcune pagine, ed io ho sempre preferito racconti di più ampio respiro; in questo, venivo accontentata da quei cartoni animati, appuntamento fisso dei miei pomeriggi, che mi accompagnavano per uno o due mesi, se non di più.

Mi piaceva l’idea di serialità, così come la suspense che ti rimaneva addosso a fine puntata, fino all’episodio successivo.

Anche in questo caso si trattò di un incontro del tutto fortuito: probabilmente era il 1992 o giù di lì, e dalla scuola elementare ero passata alla scuola media; nel percorso verso casa, c’era un attraversamento pedonale proprio di fronte un’edicola, e capitava che, in attesa del verde, dessi un’occhiata a quanto esposto. Un giorno il mio sguardo si posò su un piccolo volume,


e immaginate la mia sorpresa leggendo quella scritta laterale, “I Cavalieri dello Zodiaco”!

Guardando con più attenzione, mi resi conto che in effetti i personaggi raffigurati in copertina assomigliavano molto ai miei beniamini: wow, esisteva un fumetto de I Cavalieri!


Dovevo averlo, assolutamente. Così, racimolato qualche risparmio, me ne impossessai.

Ricordo ancora l’eccitazione ogni mese, aspettando che uscisse un nuovo volume, e gli sguardi furtivi alla vetrina dell’edicola (mi vergognavo all’idea di mostrare all’edicolante quanto fossi impaziente, quindi mascheravo i miei controlli giornalieri con una falsissima nonchalance).


Scoprii così che molti dei cartoni animati giapponesi che seguivo o avevo seguito avevano una controparte a fumetti, che nel Paese del Sol Levante veniva chiamata “manga”.

Oltre a vecchie conoscenze, c’erano anche storie del tutto originali, un po’ per ogni gusto; in altre parole, l’edicola si era trasformata in una fonte apparentemente inesauribile di meraviglie!

Avevo trovato una forma di fumetto adatta a me, con un racconto seriale che si dipanava in più volumi; inoltre, i temi e le situazioni erano quelle a cui anni da telespettatrice di anime mi avevano abituato, quindi ero perfettamente a mio agio.


Tornando al manga de I Cavalieri, qualcosa, però, attenuò un po’ il mio iniziale entusiasmo, una volta sfogliato l’albo: i disegni di Kurumada non erano al livello del character design dell’anime, ma su questo potevo anche sorvolare (bastava farci l’abitudine); a destare in me perplessità erano i dialoghi: incredibilmente, ero così abituata al forbito linguaggio della versione televisiva, che quello che a tutti gli effetti era un adattamento molto più fedele all’originale, mi faceva storcere il naso!!


I Cavalieri dello Zodiaco è stato il primo manga da me acquistato, dando il via ad una vera e propria dipendenza, eppure non ho mai completato la serie: mia madre non amava che si sprecasse del denaro per qualcosa che riteneva del tutto superfluo, ed io non avevo una paghetta su cui contare.

Sono riuscita recuperare diversi numeri, ma poi ho dovuto smettere, anche perché quei volumi, causa di diverse discussioni, rischiarono più volte di finire nella spazzatura; mi piangeva talmente il cuore a l’idea di vederli gettati via, che alla fine decisi di regali ad alcuni compagni di classe, sperando in una sorte migliore.


Nel frattempo dalla scuola media ero già passata al liceo…

Ho dovuto aspettare di arrivare alla fine della scuola superiore per poter riprendere a comprare manga (per la cronaca: il primo manga da me completato fu Dragon Ball, l’edizione con la costina rossa).

Spero di non avervi annoiato con questa carrellata di ricordi personali.

A presto

P.S. alla fine un giudizio sulla serie ci sta comunque bene, quindi:

Storia: ♥♥♥ e 1/2

Disegni/Animazione: ♥♥♥♥ e 1/2

Edizione:♥♥♥ e 1/2

Voto complessivo: ♥♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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