Pubblicato in: anime

[Anime] Mazinger Edition Z! The Impact

Titolo originale: 真マジンガー 衝撃!Z編 Shin Majinga Shōgeki! Z-Hen
Genere: mecha, azione, fantascienza,drammatico
Regia: Yasuhiro Imagawa
Soggetto: basato sulle opere originali di Go Nagai
Sceneggiatura: Yasuhiro Imagawa
Character Design: Shinji Takeuchi
Mechanichal Design: Tsuyoshi Nonaka
Musiche: Akira Miyagawa
Anno: 2009
Studio: BEE Media
Formato: serie tv
Episodi: 26
Disponibilità italiana: Yamato Video

Trama (dal sito Yamato Video): 
La scoperta di una nuova risorsa mineraria rinvenuta alle falde del Monte Fuji, porta il Giappone alla sperimentazione di una rivoluzionaria fonte energetica: l’energia Fotonica. Energia che suscita l`interesse del Dottor Hell, famoso archeologo bramoso di potere e di gloria, pronto a schierare, per ottenerla, la sua incredibile e misteriosa armata: i mostri meccanici dell’Isola di Bardos! 
Ma il vecchio Juzo Kabuto, deciso a fermare i deliranti sogni di conquista di Hell, affida la sua ultima, imponente creazione al nipote Koji, catapultato inaspettatamente in una situazione più grande di lui. 
E` così che un giorno, all`improvviso, Koji ottiene un potere immenso, un potere che lo obbliga a scegliere se diventare un dio o un demone. 
Quel potere si chiama Mazinger Z…

Classico tra i classici del genere robotico, Mazinger Z di Go Nagai, dopo i fasti della serie Toei del 1972, viene più volte reinterpretato sulla carta da Nagai e non solo.

Tra questi retelling, il davvero poco azzeccato Z Mazinger, pubblicato tra il 1998 e il 2000 su Megazine Special della Kodansha: l’intento è unire l’universo del gigante in lega Z alla mitologia greca, altra grande passione di Nagai, ma il risultato è davvero insoddisfacente.

L’idea di base, però, insieme ad una one-shot di Ken Ishikawa in cui viene introdotta per la prima volta la figura del Kedora (e presente nel I volume di Getter Robot Arc, edito in Italia dalla JPop), viene sfruttata alcuni anni dopo per la realizzazione di una serie tv, affidata a Yasuhiro Imagawa, divenuto famoso per i suoi personali rifacimenti e/o riletture di pilastri del mecha, da Gundam a Giant Robot, passando (ma solo in parte) per Getter Robot.

Yasuhiro Imagawa, director of G Gundam, Giant Robo and Tetsujin 28-go. 
He also goes by the names of Yahweh, Allah and Jehovah.” 

Imagawa, quindi, parte da Mazinger Z, prende spunto da Z Mazinger, e mescola tutto insieme con altre celebri opere del maestro Nagai, da cui si fa “prestare” personaggi e tematiche.

Se l’ispirazione è Nagai, lo stile narrativo è puro Imagawa, come già visto in Giant Robot – Il Giorno in cui la Terra si Fermò o in Change!! Shin Getter Robot – The Last Day: il regista/sceneggiatore non si limita a riproporre un soggetto già noto, ma attua una rielaborazione molto più profonda, attingendo senza freni a diverse opere contemporaneamente.

Ed ecco così che in Mazinger Edition Z! The Impact affluiscono suggestioni non solo di Mazinger Z o Great Mazinger, ma anche di Mao Dante, Devilman, Violence Jack, Gloyzer X e così via, che solo i fan di Nagai possono cogliere fino in fondo.

E proprio i fan non posso che apprezzare quelle citazioni che vanno persino oltre quanto effettivamente già trasposto su carta o in tv; un esempio è la “comparsata” di Energer Z, una delle prime versioni di Nagai (insieme a Iron Z) di quello che sarebbe stato poi Mazinger Z, e che non a caso qui viene presentato come una sorta di prototipo dello Z:

Ma dato che nulla riesce meglio ad Imagawa se non rimescolare le carte in tavola, il pilota di Energer Z non è altri che Tetsuya Tsurugi, che nel “canone” è invece alla guida di una versione più evoluta dello Z, ossia il Great Mazinger: il sequel si fa così prequel, in modo da sgretolare ogni certezza dello spettatore, aggiungendo però il gusto della visione di una storia che si crede “vecchia”, ma che in realtà è completamente “nuova”.

Tipico del modo di raccontare di Imagawa un estremo dinamismo, dove la linearità non è la regola, e ci si ritrova aggrovigliati in continui rimandi, anticipazioni, frasi lasciate a metà ed intricati flashback, come in una sorta di forsennata danza.

Lo stesso primo episodio parte dal finale, e il come si è arrivati a quel punto viene spiegato in modo tutt’altro che ortodosso; eppure alla fine è un cerchio che si chiude perfettamente, lasciando contemporaneamente la porta aperta per un ipotetico (quanto agognato) sequel.

Se la trama apparentemente non sembra altro che un’incessante esplosione centrifuga, in realtà ha una grandissima solidità, con tutti i nodi che progressivamente vengono al pettine, nonostante il continuo susseguirsi di plot twist, che sorprendono lo spettatore occasionale, come il navigato fan di Nagai e di Mazinger Z.

Il finale con il suo definitivo ribaltamento degli eventi non è altro che l’apice di una storia magistralmente raccontata, dove i virtuosismi narrativi non appesantiscono, ma esaltano il soggetto.

Altro punto di forza, i personaggi.

Mentre in alcuni casi (ad esempio Koji KabutoImagawa rimane sostanzialmente fedele al modello originale nella caratterizzazione del personaggio, in altri lascia completamente spazio ad una rielaborazione estremamente personale ed efficace, tanto che lo stesso termine “rielaborazione” non rende bene l’idea: dell’originale nagaiano alcuni personaggi mantengono davvero solo il nome e i punti saldi del character design; per il resto, background e modello psicologico sono del tutto nuovi.

Cosa dire del Barone Ashura, mai così carismatico, che progressivamente cresce come personaggio, arrivando addirittura a giganteggiare nell’ultima parte?

E’ di soppiatto che Imagawa pian piano introduce quella che sarà la rivelazione finale, e dato che il diavolo si nasconde nei dettagli, da notare l’eleganza del parallelismo tra il primo e il sedicesimo episodio, quello della svolta, in cui la serie comincia finalmente ad assumere i suoi veri connotati.

Come di prassi, nel primo episodio è colui che dovrebbe ricoprire il ruolo di protagonista a presentarsi

Nel sedicesimo, però, ecco la medesima scena, ma a parlare stavolta è Ashura:

fonte immagini: SatchiiKoma

E’ come se Imagawa mettesse in guardia il suo spettatore e lo invitasse a cambiare prospettiva, per non cadere vittima delle continue mistificazioni che solo alla fine saranno svelate.
Tutto ciò che si è visto, tutto ciò in cui si è creduto non è che una menzogna.

Abbiamo poi l’indiscussa protagonista femminile, quella Tsubasa Nishikiori, che fa la sua prima apparizione in Guerrilla High, e che ritroviamo poi anche in Susano Oh Violence Jack.

Imagawa si rifà proprio alla Tsubasa Nishikiori di Violence Jack per aspetto e ruolo di capo clan, ma la parte che le viene affidata, ossia quella di madre di Koji e Shiro Kabuto, è indubbiamente originale.

Se nella versione “classica” la famiglia Kabuto aveva un’impostazione piuttosto “patriarcale” (conosciamo infatti solo la componente maschile, Juzo, Kenzo, Koji e Shiro, mentre nulla è dato a sapere di quella femminile), qui è una donna ad avere un ruolo di primo piano, e come in una sorta di “rivincita” viene anche messo in risalto come con molta probabilità l'”eroe” Koji Kabuto debba soprattutto alla madre le proprie personalità, forza d’animo e spirito combattivo.
Personaggio tutt’altro che semplice, ha alle spalle un passato doloroso, ed è a lei che può essere ricondotta ogni sottotrama della storia principale, a ribadirne il ruolo centrale.

Molto interessanti anche le versioni di Kenzo Kabuto e Tetsuya Tsurugi

proposte da Imagawa, in quel ribaltamento cronologico degli eventi che caratterizza Mazinger Edition Z! The Impact.

A fronte dell’apporto personale di Imagawa, non dimentichiamo però che Mazinger Edition Z! The Impact è anche un sentito omaggio all’opera di Go Nagai, e a come alcune sue intuizioni di oltre 40 anni fa abbiano influenzato ciò che è seguito.

E’ la celebrazione di un genere che con i suoi stilemi ha fatto la storia, ma allo stesso tempo non cade nei suoi stessi passi falsi: nessun mostro della settimana, soppiantato da una narrazione serrata, più in linea con il gusto contemporaneo e pensata per un pubblico smaliziato, che ha amato l’originale, ma ora vuole di più e non aspetta altro che scoprirne nuove potenzialità.

Che Imagawa abbia sempre avuto un debole per il Rocket Punch, anzi per il Big Bang Punch è cosa nota

e stavolta può finalmente inserirlo nel suo contesto originale, anche se molto “rielaborato”:

Shin Mazinger Z Shogeki! Z Hen!! è sicuramente una roboante apoteosi di rocket punch,

simbolo per eccellenza del machismo robotico,

riproposto in tutte le salse, e Imagawa da prova davvero di un’infinita inventiva.

fonte immagini: SatchiiKoma

“Testosteronico”, quindi (togliendo all’aggettivo ogni connotato misogino), così come ogni appassionato di mecha vorrebbe, con quel senso di grandiosità e, perché no, anche di smargiasseria, che impedisce di rimanersene fermi in poltrona, e come potrebbe essere altrimenti quando si ha a che fare con uno dei grandi capostipiti del genere robotico?

Non è forse Koji Kabuto il progenitore di tutti i piloti di robot adolescenti dalla testa calda, aderenti allo stereotipo del “teppista”, ma che al momento del bisogno sanno essere grandi?

Che i tempi siano cambiati rispetto agli anni ’70 si evince però dal fatto che Koji non è più il protagonista assoluto, forse perché difficile liberarlo da certi tòpoi, e così il ruolo gli viene pian piano portato via dal'”insospettabile” Ashura, e dalla stessa Tsubasa, la vera antagonista, nella mente, nell’anima e nel cuore, del Dr. Hell.

Ashura e Tsubasa sono coloro che più hanno perso sull’Isola di Bardos, e continuano a vivere ogni giorno quelle perdite sulla propria pelle, e in quegli eventi affonda la loro stessa ragion d’essere.
Koji, invece, è colpito solo di riflesso da quanto accaduto, e per tale motivo non può impersonificare davvero i messaggi più profondi dell’opera, dalla riflessione sulla scienza e i suoi limiti ai concetti di lealtà e tradimento, che vengono incarnati dai rimorsi di Tsubasa e dalle lacrime di Ashura.

Visivamente lo stile ricorda le linee essenziali del soggetto originale, rispettosamente citato in tanti particolari, come in quegli occhi bordati di rosso, ispirazione anche per Hideki Anno.
Pochi fronzoli, tanta sostanza.

L’animazione è fluida, nonostante il ritmo spesso molto sostenuto e un budget che pare essere stato un po’ tirato, e ottime sono le scene d’azione, dove non manca il pathos, in puro stile Super Robot:

Il commento ha sempre un che di epico, così come le musiche, e la stessa recitazione non ha paura di essere sopra le righe.

E’ poi del tutto inalterato quel sense of wonder che Nagai ha sempre sostenuto: non è importante se ciò che viene mostrato sullo schermo non può essere razionalmente spiegato, anzi può addirittura essere del tutto contrario a quello che la ragione suggerirebbe; a contare è solo la capacità di suscitare la meraviglia e il coinvolgimento dello spettatore.
Da qui scene di grande effetto ed impatto, dove a regnare incontrastato è l’emozione che vuole essere trasmessa, e non certo il realismo.

Inutile nasconderlo: Mazinger Edition Z! The Impact è un’opera creata innanzitutto per chi è cresciuto con il classico super robot anime ed è più che familiare con le opere di Go Nagai.
Allo stesso tempo, però, dimostra anche come quello stesso materiale al giorno d’oggi abbia ancora molto da dire, e possa continuamente essere rimodellato per assumere nuovi volti e incarnare nuove personalità, e questo perché la scelta a cui viene posto di fronte Koji è qualcosa che non tramonterà mai:
Koji, hai ottenuto il Mazinger Z e da questo preciso istante sei una persona al di sopra del genere umano.

Tu sarai un super uomo!

Anzi, qualcosa di ancora superiore!

Tu Koji Kabuto, puoi diventare sia una divinità che un demone…
 
Diventare un dio e salvare l’umanità o diventare un demone ed annientare il mondo! 

Questo mostro meccanico, il Mazinger Z, ti darà la forza che vuoi!



Storia: ♥♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥♥
Edizione:♥♥♥♥ 
Voto complessivo: ♥♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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