Pubblicato in: anime

[Anime] Devilman (1972)



Titolo originale: デビルマン Debiruman
Genere: horror, azione, sovrannaturale
Regia: Masayuki Akihi, Tomoharu Katsumata
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Masaki Tsuji
Character Design: Kazuo Komatsubara
Musiche: Go Misawa
Anno: 1972-1973
Studio: Toei Animation
Formato: serie tv
Episodi: 39
Disponibilità italiana: Yamato Video

 

La Stirpe dei Demoni, dopo secoli di ibernazione tra i ghiacci dell’Himalaya, si prepara ad annientare il genere umano per riappropriarsi della Terra.
Il più potente tra i suoi guerrieri, Devilman, viene scelto per confondersi tra gli uomini, e portare avanti l’attacco. Si impossessa quindi del corpo di un giovane, Akira Fudo, ucciso insieme a suo padre durante un’esplorazione in Tibet, e sotto tali mentite spoglie, fa ritorno in Giappone. 
Qui viene accolto dalla famiglia Makimura, finendo con l’innamorarsi della bella e volitiva Miki.
In nome dell’amore per la ragazza, Devilman è pronto a sfidare i suoi simili, ergendosi a paladino dell’umanità.

 

La genesi di Devilman sia come serie animata targata Toei del 1972 sia come controparte cartacea (ancora oggi tra le massime espressioni del fumetto giapponese), è cosa nota: un Nagai amareggiato per le feroci polemiche che avevano colpito Harenchi Gakuen, sviluppa una visione sempre più negativa della società e dell’ipocrita morale dominante.

L’autore dà sfogo al suo disprezzo in diversi manga degli anni ’70, tra cui Mao Dante, in cui la dicotomia tra Bene e Male diviene quantomai ambigua; l’opera rimane incompiuta, priva di un vero e proprio finale, a causa della chiusura della rivista che la ospita, Bokura Magazine

Il soggetto, però, piace alla Toei Animation, che propone a Nagai la realizzazione di una serie televisiva, dagli angoli indubbiamente più smussati, in linea, nonostante la forte carica di violenza e talvolta vero e proprio splatter, con i canoni del classico tokusatsu.
Contemporaneamente all’anime, Nagai crea una versione manga, molto più cupa e disperata, che diventerà il suo capolavoro.

L’anime di Devilman si pone quindi anche cronologicamente a metà strada tra Mao Dante e la propria versione manga, per cui sotto alcuni aspetti (vedasi ad esempio il design di alcuni demoni) è più un adattamento del primo che non del secondo.

 

Per quanto lontano dal nostro concetto di animazione per un pubblico di giovanissimi, è comunque una sorta di rielaborazione edulcorata, quasi infantile, dei due manga di Nagai, che si inserisce nel filone del genere supereroistico, con una spruzzata horror, cosa poi non così insusuale (basti pensare a Bem il Mostro Umano o agli yōkai di Shigeru Mizuki).

 

Le differenze principali con l’omonimo manga sono nella completa omissione del personaggio di Ryo Asuka, come pure, alla fin fine, dello stesso Akira Fudo: nel fumetto, infatti, Akira prende la decisione di fondersi con un demone, rischiando che la sua coscienza venga soggiogata da quell’essere e pur sapendo di non poter poi più tornare un semplice essere umano, perché ha bisogno della sua forza per poter fronteggiare la minaccia demoniaca; nell’anime, invece, Akira non è che una fugace comparsa perché immediatamente ucciso; non c’è nessuna fusione e l’unico protagonista è il demone Devilman che decide di tradire la sua stirpe per amore di una fanciulla umana.Sono differenze essenziali che cambiano completamente faccia alla storia, comportando anche l’eliminazione di alcune delle tematiche fondamentali del manga, nonché di gran parte della caratterizzazione dei personaggi.
In particolare è sul fronte degli antagonisti che si perde nettamente di spessore: la Siren della serie tv del 1972 è davvero una pallidissima interpretazione del carismatico personaggio disegnato da Go Nagai, e lo stesso si può dire di altri.
Poco viene detto della stessa psicologia dei personaggi principali: nell’anime, ad esempio, non viene mostrato molto del perché del cambio di fronte di Devilman; è più una sorta di dato di fatto: ci viene semplicemente comunicato che dopo aver vissuto con gli uomini, soprattutto per influenza di Miki, il demone ha deciso di non combattere contro di loro, ma piuttosto difenderli dai propri simili.

Si segue abbastanza pedissequamente lo schema del “mostro della settimana”, con l’eroe che oltre che combattere contro i nemici deve anche continuare a nascondere la sua vera identità.

Nonostante la ripetitività e il generico scarso approfondimento della psicologia dei personaggi, la serie ha il suo perché, e sa essere anche molto convincente se analizzata nel suo contesto.
Grande appeal per il pubblico dei più giovani, con le mosse dell’eroe da imitare e gridare a gran voce,

 

ma anche potenzialità di intrattenimento per chi giovanissimo non è più, e non solo per un fattore nostalgia.

Il protagonista si configura come un eroe atipico con molto dell’antieroe, cosa non nuova per Go Nagai: Akira/Devilman è il classico “teppista”, che non esita ed anzi si diverte a fare il bullo con i più deboli, e il suo ricorso alla violenza è tutt’altro che saltuario.

C’è poi l’elemento splatter che è ben più che accennato, e in diversi momenti si respira un’inquietante atmosfera horror; d’altro canto non mancano neanche siparietti comici o ammiccamenti, a cui Nagai ha ben più che abituato il suo pubblico. La stessa rappresentazione del sistema scolastico e degli insegnanti, che appaiono per lo più come delle caricature, sono in linea con l’autore di Harenchi Gakuen, ovviamente senza raggiungere gli estremismi de La Scuola senza Pudore.

Devilman l’anime, quindi, nonostante il suo essere una versione “rivista e corretta”, adattata per un pubblico più ampio, riesce a non tradire lo spirito nagaiano, da cui attinge a mani basse, come si può notare in diverse sfumature dell’opera.

Dal punto di vista tecnico è un prodotto di tutto rispetto, soprattutto tenuto conto degli anni di realizzazione.
Un plauso anche alle musiche, nonché all’opening e ending giapponesi, con cui la versione italiana di Riccardo Zara e I Cavalieri del Re non sfigura affatto.

L’adattamento italiano risente di una scelta non sempre adeguata delle voci (vedi il caso di Himura), spesso “riciclate” per più personaggi, con il conseguente spaesamento che ne può derivare.

In conclusione, sebbene la critica che più spesso viene mossa alla serie tv di Devilman sia di essere inferiore al manga o addirittura di averlo snaturato, in realtà i due prodotti rimangono come qualcosa in fin dei conti distinto, ciascuno più che godibile nel proprio ambito.
Se si possono avere entrambi, perché scegliere?

Storia: ♥♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥♥
Edizione:♥♥♥♥
Voto complessivo: ♥♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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