Pubblicato in: libri

[Books] L’Ospite di Sarah Waters

Titolo originale: The Little Stranger

Autore: Sarah Waters

Prima edizione: Virago, 2009

Prima edizione italiana: TEA, 2011

Avevo dieci anni quando vidi Hundreds Hall per la prima volta.
Era l’estate dopo la guerra e gli Ayres erano ancora una famiglia importante della zona, con gran parte del patrimonio ancora intatto. Si festeggiava la Giornata dell’Impero: ero in riga con gli altri bambini del villaggio a fare il saluto del boy scout mentre la signora Ayres e il Colonnello ci passavano in rassegna consegnandoci le medaglie ricordo. Subito dopo andammo a sederci con i nostri genitori ai lunghi tavoli allestiti per il rinfresco su quello che immagino fosse il prato sud. La signora Ayres avrà avuto ventiquattro o venticinque anni, suo marito qualcuno di più; la loro piccola Susan ann’incirca sei. Dovevano sembrare una gran bella famiglia, ma di loro conservo un ricordo molto vago.
La casa invece me la ricordo benissimo, perchè ai miei occhi era apparsa come un vero palazzo.

Trama fornita dall’editore:

Hundreds Hall, l’antica dimora di campagna della famiglia Ayres: varcarne i cancelli dopo trent’anni è un momento di grande trepidazione per il dottor Faraday, lui che ancora bambino, nel lontano 1919, ne aveva ammirato con occhi sgranati lo sfarzo e lo splendore. Quel passato, tuttavia, è ormai un vago ricordo: i suoi abitanti – la vedova del Colonnello Ayres e i figli Roderick e Caroline – sono, infatti, impegnati in una disperata battaglia per salvare dalla rovina se stessi e la casa. Ma proprio quest’ultima sembra gettare le ombre più funeste sul futuro: stanze che di colpo diventano trappole, pareti da cui emergono sussurri malevoli e segni inquietanti, un devastante incendio notturno… chi, o che cosa, c’è dietro questi eventi? Quale mistero grava sul destino degli Ayres? Ma, soprattutto, fino a che punto si spingerà la minaccia?
 
 
Definito da più parti come un “romanzo gotico”, L’ospite (The Little Stranger) di Sarah Waters certo non lo è come collocazione storica, risalendo solo al 2009, ma lo è come atmosfera: un’isolata dimora di campagna, ormai in decadenza come la stessa famiglia che la abita, che pare nascondere oscuri segreti, oltre che esercitare un sinistro fascino su chi le gravita attorno.
SPOILER ALERT
La vicenda viene narrata attraverso gli occhi del dottor Faraday, un semplice medico di campagna di umili origini, che da bambino, in occasione di una festa locale aveva avuto modo di entrare nella casa, rimanendone conquistato.
Sono passati trent’anni da quel giorno, e la seconda visita di Faraday a Hundreds Hall è per motivi professionali: Betty, la giovane cameriera, arrivata solo da pochi giorni, lamenta forti dolori di stomaco. Faraday non impiega molto per capire che si tratta solo di una messa in scena: una ragazzina in cerca di attenzioni, e con nostalgia di casa; Betty, però, è pronta a giurare che non è solo quello, che c’è davvero qualcosa, qualcosa legato a quella casa e che la spaventa a morte….
Pian piano Faraday si trova sempre più coinvolto nelle vicende di Hundreds Hall e della famiglia Ayres, forse all’inizio per semplice simpatia umana (la morte della prima figlia, Susan, di soli sette anni, l’incidente di guerra dell’erede maschio Roderick, che lo ha segnato nel corpo e nello spirito, le infinite difficoltà economiche), poi per quello che interpreta come amore nei confronti di Caroline Ayres, ragazza indubbiamente intelligente, modo gentile per non definirla esplicitamente “bruttina”.
Nel frattempo la situazione economica si fa sempre più disastrosa, e Roderick Usher non riesce più a sopportare il peso delle responsabilità, perdendo il lume della ragione. O almeno è quello di cui Faraday è convinto, mentre Roderick parla di un'”infezione” che si aggira per la casa e su cui deve vegliare per proteggere madre e sorella. Alla fine un prostrassimo Roderick viene allontanato da Hundreds Hall per ricevere le cure adeguate, ma l’incubo non è che appena iniziato: la stessa signora Ayres comincia ad avvertire una presenza, forse invocata da lei stessa, mai ripresasi del tutto dopo la morte della prima amatissima figlia, e Caroline si fa sempre più convinta che ci sia una forza sovrannaturale dietro quanto sta avvenendo, responsabile prima di piccoli eventi ma poi di episodi sempre più terrificanti. Faraday cerca di tenere insieme i pezzi, ma senza successo, e la tragedia si compie.
L’efficacia della narrazione sta nel far coincidere il punto di vista del lettore con quello di un “estraneo”, che dovrebbero rimanere obiettivo di fronte alle vicende che coinvolgono Hundreds Hall, ma in realtà finisce per esserne coinvolto sempre più, cambiando profondamente, e costringendo il lettore stesso a prenderne le distanze: il razionale e generoso Faraday, infatti, appare progressivamente piuttosto che innamorato, ossessionato da Caroline, e forse la ragazza non è altro che un surrogato di quello che è il suo vero interesse, ossia Hundreds Hall, la casa che lo stregato da quando era un ragazzino, un little stranger che si aggirava furtivo tra le sue stanze, sperando di non essere scoperto.
Non è il rifiuto della ragazza ad atterrirlo, quanto piuttosto l’idea di non poter entrare in possesso della Hall, una casa in rovina che certamente non sarebbero mai stati in grado di mantenere, e a cui eppure ostinatamente e irrazionalmente non vuole rinunciare.
Ciò che gli appare imperdonabile, il vero “tradimento”, è che Caroline voglia lasciare Hundreds Hall.
La casa è furba e sa sfruttare le debolezze di ognuno (il senso di inadeguatezza di Roderick, l’amore della signora Ayres per la piccola Susan, il legame tra Gyp e Caroline), e nel caso di Faraday è la sua ricerca di un luogo a cui appartenere: non si riconosce ormai più nella classe sociale di origine, ma allo stesso tempo quell’aristocrazia di campagna a cui ha sempre aspirato, per quanto in rovina, lo rifiuta, abbarbicata com’è alle superate convenzioni di un tempo. Hundreds Hall è il modo per trovare finalmente il proprio posto, ma alla fine al dottore non resta che aggirarsi ancora una volta solitario tra quelle decadenti stanze.
L’Ospite è così un thriller sovrannaturale, con venature horror, ma anche un romanzo storico che mette in scena la caduta di un’intera classe sociale, come pure lo smarrimento di un’intera società, costretta a cambiare profondamente dopo lo sconvolgimento del secondo conflitto mondiale.
Furbescamente i tanti misteri di Hundreds Hall non vengono rivelati, lasciando al lettore la facoltà di interpretare come preferisce i fatti (l’incidente della piccola Gillian, Caroline che dopo la morte ella madre afferma di non poter perdonare di essere stata “usata” contro la propria volontà, Faraday che ha delle visioni – ricordi?- degli ultimi istanti di vita di Caroline, e così via).
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, nonostante le oltre 500 pagine.
Consigliato.
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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