Pubblicato in: anime

[Anime] Teknoman (Tekkaman Blade)

Titolo originale:宇宙の騎士テッカマンブレード Uchuu no Kishi Tekkaman Blade
Genere: mecha, fantascienza, azione, drammatico
Regia: Hiroshi Negishi
Soggetto:Tatsuo Yoshida
Sceneggiatura:Hiroyuki Kawasaki,Katsuhiko Chiba, Kuniaki Yamashita, Masaharu Amiya, Mayori Sekijima, Nobuaki Kishima, Satoru Akahori, Seiko Watanabe
Charter Design: Tomonori Kogawa
Mechanichal Design: Rei Nakahara, Yoshinori Sayama
Musiche: Kaoru Wada
Anno: 1992-1993
Studio: Tatsunoko (Giappone), Saban Entertainment (USA)
Formato: serie tv
Episodi: 49 (edizione originale)/ 42 (edizione italiana)
Disponibilità italiana: Jetix

In un prossimo futuro, enormi ed inquietanti baccelli vegetali provenienti dallo spazio hanno cominciato a diffondersi sul pianeta Terra, accompagnati dagli attacchi dei ripugnanti Aracnogranchi.
Il tutto fa parte del piano di conquista di misteriosi extraterrestri, i Venomoidi, che hanno tra le loro armi principali i Teknoman, formidabili guerrieri ottenuti dalla tekno-trasformazione di semplici esseri umani. Uno di loro, però, è riuscito a sfuggire al controllo del leader, Tenebra, e ha deciso di combattere in difesa dei terrestri.
Trionferà nella sua lotta disperata, e , soprattutto, quale legame lo unisce agli altri Teknoman?

Più che un sequel o un remake, Teknoman o Tekkaman Blade come nell’originale, si propone come una sorta di rielaborazione di Tekkaman – Il Cavaliere dello Spazio (宇宙の騎士テッカマン Uchu no Kishi Tekkaman) , celebre anime targato Tatsunoko del 1975.

Tra gli elementi in comune con il cartone animato degli anni ’70, il design della forma “base” del Teknoman protagonista, Brando, ma anche l’uso della lancia come arma principale, la figura dei Cavalieri della Spazio, e il robot Pegaso, usato per la trasformazione, come velivolo e come supporto in battaglia.

La serie, coprodotta da Giappone e USA, va in onda per la prima volta in Giappone tra il 1992 e il 1993, arrivando negli Stati Uniti solo nel 1995.
La prima trasmissione italiana (ad orari per veri mattinieri) su Italia 1 risale al 1997.

La sceneggiatura non brilla per originalità, soprattutto nella prima parte, molto vicina ad un Baldios e simili, con il misterioso outsider che non ricorda nulla  – o quasi – del proprio passato e che, dopo qualche resistenza iniziale, entra a far parte del gruppo dei Cavalieri dello Spazio, appoggiato soprattutto dalla componente femminile della squadra.
Le  stesse battaglie iniziali contro gli anonimi Aracnogranchi sono tutte piuttosto ripetitive.

Il tòpos dello scontro fratricida e della contrapposizione di due gemelli, come facce di una stessa medaglia, per quanto abusato, ha comunque il suo fascino, acuito dall’entrata in scena di diversi altri membri del nucleo familiare, riuscendo così a risollevare parte della trama e divenendone uno dei punti cardine.
La rivelazione di quanto accaduto all’Argos e al suo equipaggio è, infatti, uno dei momenti chiave nella storia, e di sicura maggior presa sul pubblico.

Peccato per un ulteriore momento di stasi (per non dire di noia), nella seconda parte, con il poco eccitante viaggio alla ricerca di un nuovo tekno-cristallo, che pare essenzialmente avere il compito di allungare il brodo, aggiungendo solo qualche particolare al background dei personaggi principali.

La stessa caratterizzazione dei personaggi non riserva grosse sorprese, e raramente viene approfondita, eccezion fatta, per ovvie ragioni, per il protagonista Brando.

Ciò non toglie che in alcuni casi il risultato, per quanto ridotto ai minimi termini, possa anche essere piuttosto concreto, sebbene l’interesse paia concentrarsi più sulle interazioni tra i personaggi che sulle loro psicologie individuali.

Indicativo anche il fatto che tra i personaggi ad imprimersi maggiormente nella memoria dello spettatore ci sia un robot, pardon, il tekno-robot, Pegaso.

Non manca l’elemento romantico, grazie al rapporto che si instaura tra Brando e Star.

Peccato che la spesso e volentieri in lacrime protagonista femminile sia ridotta a mero love interest e supporto emotivo dell’eroe.

Nonostante il poco screen time, risultano così molto più interessanti personaggi secondari come la dolce Sara o la combattiva Catherine/Sword, o la stessa Angela, dalla fugacissima apparizione.

Ad ogni modo, Tekkaman Blade ha comunque i suoi spunti interessanti, dal richiamo ad una fantascienza piuttosto d’annata con alieni dall’aspetto mostruoso, sia d’origine vegetale che animale, al punto di partenza dell’intera storia, con la missione dell’Argo, il contatto con forme di vita extraterrestri, la prigionia e la trasformazione.
Come già evidenziato, inoltre, l’idea del legame tra i vari Teknoman come membri non solo del medesimo equipaggio, ma di un unico nucleo familiare, è una scelta sicuramente azzeccata per aumentare la posta emotiva in gioco negli scontri.
Anche come le rivelazioni vengono progressivamente presentate nel corso della serie, non è male; peccato per i tanti elementi di contorno in cui talvolta si perdono.

Qualità delle animazioni piuttosto altalenante tra i vari episodi, soprattutto per un character design talvolta piuttosto “sporco” e proporzioni non sempre rispettate.
Più che dignitoso invece il lavoro del comparto mecha, che complessivamente è tra i motivi di maggior appeal della serie.

Da segnalare in positivo anche i singoli realizzati da Yumiko Kosaka, dalle opening Reason e Eien no Kodoku a Masquerade, che fa da sottofondo allo scontro finale tra Nick/Brando e Saber/Cain, purtroppo perso nell’adattamento statunitense (e di conseguenza in quello italiano):

L’edizione italiana, infatti, mutuata da quella nordamericana (di cui fa proprio anche il titolo della serie), si presenta “mozzata” sotto diversi punti di vista, e la stessa omissione di ben sette episodi la dice lunga.

L’intero commento musicale è decisamente più piatto e povero nella versione “rivista” in USA, con grave compromissione del pathos delle scene principali.

Un discorso a parte meriterebbero i dialoghi che, pur senza un confronto diretto con l’originale, spesso danno l’impressione di stonare un po’ con il contesto, quando non perplimono per evidenti errori.
Di conseguenza, sul giudizio dello spettatore televisivo italiano sulla robustezza della trama, la sua coerenza e linearità pesa un pesante bias.

Tra le “licenze poetiche” che gli adattatori si concedono anche il cambio di sesso di “maggie”, che nella versione originale è un ragazzo, con l’unica “colpa” di essere un accanito fan del protagonista, il suo “D-boy” Blade/Brando…

Il consiglio, quindi, è di, se possibile, recuperare la versione originale di 49 episodi sottotitolata.

A titolo informativo, si rende noto che è stato realizzato nel 1994-1995 anche un seguito OVA, Tekkaman Blade II, con una nuova generazione di Cavalieri dello Spazio al centro dell’azione.

In conclusione, una serie certo non imperdibile (e lo scrive chi all’epoca era lì, davanti alla tv, ad un improponibile orario all’incirca tra le 6 e le 7), soprattutto se fruibile solo nelle sue versioni rimaneggiate; allo stesso tempo, però, può essere un passatempo sufficientemente soddisfacente per l’amante del mecha, con un debole per esoscheletri, bio-armature e simili, che ha voglia di rituffarsi nel mood anni’90.

Storia: ♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥
Edizione:♥♥ e 1/2
Voto complessivo: ♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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