Pubblicato in: manga

[Manga] La Principessa Zaffiro di Osamu Tezuka

Titolo originale:リボンの騎士 Ribon no kishi
Genere:avventura, sentimentale, fantastico
Tipologia: shōjo
Storia: Osamu Tepuka
Disegni: Osamu Tezuka
Prima serializzazione: Shōjo Friend
Anno:gennaio 1953 – gennaio 1956
Casa editrice: Kodansha
Status: concluso
Volumi: 4 (edizione giapponese) 3 (edizione italiana)
Disponibilità italiana: Hazard Edizioni, 2001



Nel Regno di Silverland nasce il tanto atteso figlio del Re e della Regina, ma si tratta di una bambina, e per la legge vigente solo gli eredi di sesso maschile possono salire sul trono. In questo modo il governo del regno non potrà che passare al figlio del malvagio Granduca Duralmin, l’inetto Plastic. Per scongiurare una simile evenienza, i due sovrani decidono a malincuore di ingannare i sudditi e di far passare il nuovo nato per un maschietto. Zaffiro, però, non è una bambina come tutte le altre: per un errore dell’Angelo Tink, infatti, la piccola ha due cuori, uno maschile, che le dona forza e coraggio, e uno femminile che le conferisce dolcezza e gentilezza. 
Iniziano così le avventure di una Principessa che deve fingersi Principe per difendere il suo regno e la sua stessa vita da complotti, inganni e stregonerie, finendo con il trovare se stessa e l’amore…



Ribon no kishi viene ricordato come il primo shōjo manga, il primo fumetto giapponese con una serialità ad essere rivolto ad un pubblico femminile.
Inizialmente serializzato su Shōjo Friend tra il 1953 e il 1956, viene pubblicato in 2 volumi nel 1958. Nello stesso anno viene realizzato sulle pagine di Nakayoshi un seguito dal titolo Futago no kishi (Twin Knights, nella versione inglese), con protagonisti i figli di Zaffiro, Daisy e Violetta.
Tra il 1963 e il 1966 Tezuka realizza una nuova versione di Ribon no kishi sempre su Nakayoshi, completamente ridisegnata e con alcune modifiche della trama. 
E’ questa la versione portata in Italia dalla Hazard Edizioni nel 2001 in tre volumi.
Destinato ad un pubblico di giovanissime, La Principessa Zaffiro si caratterizza per una struttura narrativa molto semplice, ma non per questo banale: mettendo da parte superflui pregiudizi, è un’opera che può essere tuttora apprezzata da un pubblico di ambo i sessi e di qualsiasi età, grazie al suo mix di avventura e sentimento, il tutto trasportato in un mondo fantastico, dove non mancano la magia e il soprannaturale.

Ci sono duelli, scambi di persona, rapimenti, drammatici equivoci, ma anche pirati, magie, draghi sputafuoco, dee e angeli.
Ma a prevalere su tutto è una protagonista destinata a diventare un modello per gran parte della successiva produzione manga: Zaffiro è forte e impavida, una spadaccina di prima categoria, però è anche una ragazza che vorrebbe comportarsi come tutte le altre, che sogna l’amore e che vorrebbe poter manifestare liberamente anche la parte più gentile e tenera del proprio animo.
Grande spazio viene quindi dato all’introspezione di un personaggio diviso in due: di giorno tiene fede al suo ruolo di Principe e si mostra spavaldo e “virile”;

di notte, nel segreto del giardino del castello,  può vestire abiti femminili e raccogliere fiori o abbandonarsi alle sue fantasie di ragazza.

In occasione del Gran Ballo di Carnevale approfitta della festa in maschera per indossare una parrucca e un vestito da ragazza, e questa si rivela l’occasione per conoscere colui che sarà il grande amore della sua vita, l’affascinante Principe Franz Charming del vicino Regno di Goldland.
Ma come una novella Cenerentola, Zaffiro deve ben presto abbandonare i panni femminili ed il suo bel principe.
I due si troveranno più volte ad essere separati per poi ricongiungersi, e il modo di rapportarsi di Franz con Zaffiro e con quella che chiama “la fanciulla dai capelli soavi” non fa altro che acuire il dissidio interiore della giovane: per una serie di equivoci, Franz odia il Principe Zaffiro, che crede responsabile di un suo ingiusto incarceramento, ma anche di azioni vili come il rapimento della fanciulla dai capelli soavi;

è invece perdutamente innamorato della dolce fanciulla dai capelli soavi, ed il suo amore per lei non conosce cedimenti od esitazioni.

Faticherà non poco a riconoscere in Zaffiro la ragazza tanto amata, ed ironicamente gli sarà persino più facile ritrovarla sotto forma di cigno che non con l’aspetto di ragazzo.

Ma dato che il vero amore non può essere sconfitto, alla fine, nonostante mille peripezie, non potrà che trionfare.
Ecco quindi il ruolo centrale delle vicende sentimentali, una delle caratteristiche che lo shōjo porterà d’ora in poi sempre con se, tanto da venire erroneamente considerato quasi una sorta di sinonimo di “genere sentimentale”, piuttosto che essere visto per quello che è, ossia la definizione di uno dei possibili target demografici di un’opera.
Come in ogni storia d’amore che si rispetti, non mancano rivali, e persino falsi matrimoni.
La Strega Hell, intenzionata a rubare il cuore femminile di Zaffiro per darlo a sua figlia Hekate e trasformarla in una ragazza gentile e femminile, invece del maschiaccio che è, ha tra i suoi piani anche il matrimonio con Franz, in modo da impadronirsi del Regno di Goldland.
Franz sarà sul punto di capitolare nel momento in cui la vita di Zaffiro sarà in pericolo, ma fortunatamente la volitiva Hekate è dalla parte dei due innamorati, e fare di tutto per aiutarli, accettando persino di sacrificare se stessa per il loro bene.
L’osso più duro per Franz sarà quindi la Dea Venere, che si invaghirà di lui, e sarà decisa a provarle tutte per separarlo da Zaffiro; l’amore di Franz, però, è più che saldo e nulla e nessuno potrà mai mutare i suoi sentimenti.
Zaffiro, da parte sua, farà innamorare tanti, e di ambo i sessi, dalla spadaccina Friebe
all’affascinante pirata Blood, niente meno che il fratello perduto dello stesso Franz.
Sebbene non ceda alla corte di Blood, Zaffiro non nasconde una certa simpatia per il bel pirata, a cui si sente molto vicina per vicende simili che li hanno coinvolti e li hanno fatti ritrovare senza una patria;
eppure non credo che l’intenzione di Tezuka fosse mostrare una certa indecisione sentimentale della sua eroina, quanto piuttosto tenere alta la tensione, e non far si che Zaffiro avesse un atteggiamento troppo freddo e di rifiuto nei confronti dell’uomo che arriverà a sacrificare la sua vita per salvarla.
Amore dunque, ma anche un turbinio di avventure, nella migliore tradizione di cappa e spada:
Zaffiro, Franz e lo stesso Blood si trovano spesso alle prese con duelli, battaglie e tornei, oltre a dover affrontare magie e gli intrighi dei malvagi.
Da questo punto di vista, La Principessa Zaffiro si profila come un’opera in grado di attrarre un pubblico trasversale: non solo le bambine, ma anche i bambini possono facilmente immedesimarsi nei personaggi ed esaltarsi per la continua, serrata azione, condita da qualche elemento comico che non guasta.
Con una protagonista che deve vestire dei panni maschili, sulla scia del Teatro Takarazuka, il tema dell’ambiguità e dell’identità sessuale, che tanto spazio troverà poi nei futuri sviluppi dello shōjo, non può non avere uno ruolo estremamente rilevante.
Tezuka pare chiedersi cosa renda un uomo virile e cosa una donna femminile, con il risultato che le più tradizionali schematizzazioni non hanno più senso.
Inizialmente pare esserci quasi un allineamento con una visione piuttosto stereotipata: la Zaffiro dai due cuori, maschile e femminile, nel momento in cui nel corso di un duello perde quello virile, è sul punto di essere sopraffatta dal suo avversario, a cui fino ad allora aveva tenuto egregiamente testa; nelle battute finali del manga, invece, la Zaffiro senza memoria e con il solo cuore femminile è comunque in grado di combattere, partecipare ad un duello e vincere. La sua forza e volontà non sono quindi legate al cuore maschile, ma sono qualcosa che fa parte di lei, sempre e comunque, anche nel suo essere donna. Allo stesso modo, la spadaccina Friebe non è forse una donna e un cavaliere estremamente valente, pur non avendo mai avuto un cuore maschile, e possedendo solo quello di donna?
O ancora, la ribellione delle donne del castello, che imbracciano le loro “armi” improvvisate eppure riescono a tenere testa ai loro uomini e a ottenere il diritto anche per le donne di salire al trono, votare, divorziare e picchiare i loro mariti!
Forza e coraggio, quindi, non sono una prerogativa solo maschile, e allo stesso tempo si potrebbe dire che il sentimentalismo e la gentilezza d’animo non devono essere negati a chi donna non è.
L’invito finale è così a seguire la propria natura, senza lasciarsi imbrigliare da ciò che viene imposto dall’esterno.

L’importanza di un personaggio come Zaffiro nella storia del manga non deve mai essere dimenticata.
Chissà se senza una Zaffiro avremmo mai avuto una Oscar François de Jarjayes: la vicenda delle due parte dalle medesime premesse, una bambina che viene allevata come un maschio, e che prima o poi si trova a venire a patti con la propria femminilità,

ma anche opere più recenti

hanno un certo debito con la figura della principessa che diventa cavaliere, per difendere i deboli.

Data l’importanza dell’elemento magico e fantastico, c’è chi vede in Ribon no kishi anche l’inizio del mahō shōjo e, soprattutto del filone delle “maghette combattenti”.

Come antesignano dello shōjo manga, Ribon no kishi  ne presenta alcune delle caratteristiche ancor oggi presenti, sia in termini di trama, caratterizzazione dei personaggi, ma anche come scelte estetiche: un tratto morbido e aggraziato, protagoniste dai grandi occhi luccicanti, motivi floreali,  cura dei particolari, grande espressività dei volti.
Più che evidente il continuo omaggio di Tezuka nei confronti dell’animazione occidentale e di Walt Disney in particolare. 
Non è difficile individuare le tante citazioni di Biancaneve

Cenerentola o La Bella Addormentata nel Bosco:
Lo stesso taglio di capelli di Zaffiro, gli abiti sfarzosi di dame e cavalieri e tutta l’intera atmosfera fiabesca hanno un che di occidentale, e pare di venir trasportati in un fantastico reame europeo di qualche secolo fa.
Buona l’edizione Hazard: lascia un po’ perplessi al giorno d’oggi la lettura ribaltata all’occidentale, e ad impreziosire i volumi non c’è nulla di più che la sopraccoperta, le uniche illustrazioni a colori disponibili. Da apprezzare i compromessi trovati per adattare l’ambiguità sessuale di Zaffiro: in giapponese, infatti, uomini e donne usano termini differenti per riferirsi a se stessi a seconda del proprio sesso, cosa che non avviene in italiano; da qui la necessità di trovare una soluzione alternativa. Le note a lato chiariscono il perché delle scelte, e mettono in evidenza i giochi di parole scelti in originale da Tezuka.
Come sempre, il prezzo è mediamente alto (e lo era soprattutto nel 2001), attestandosi intorno ai 10 euro a volume. Con un po’ di sconto è possibile assicurarsi l’intero cofanetto a 26 euro.
La Principessa Zaffiro ha goduto anche di un adattamento anime, uno dei primi a colori, realizzato dalla Mushi Production di Tezuka, andato in onda in Giappone per la prima volta tra il 1967 e il 1968. 
La trama viene nuovamente rielaborata (le maggiori differenze riguardano il personaggio di Hekate/Zelda, ma un po’ tutti i personaggi subiscono alcune modifiche), e sono aggiunti dei filler per un totale di 52 episodi.
In Italia arriva nel 1980.
L’intera serie è raccolta dalla Yamato Video in due box da 5 dvd ciascuno, purtroppo fuori catalogo, e reperibili on line a prezzi non proprio accessibili.



Storia: ♥♥♥♥
Disegni: ♥♥♥♥
Edizione: ♥♥♥e 1/2
Voto complessivo: ♥♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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