Pubblicato in: anime

[Anime] Ranpo kitan: Game of Laplace

Titolo originale乱歩奇譚 Game of Laplace (lett. “Le misteriose storie di Ranpo: il gioco di Laplace”)
Genere: mistery, horror, thriller
Regia: Seiji Kishi
Soggetto: liberamente ispirato alla produzione di Edogawa Ranpo
SceneggiaturaMakoto Uezu
MusicheMasaru Yokoyama
Anno: 2015
Studio: Lerche
Episodi: 11
Disponibilità italiana: in streaming legale gratuito su VVVVID

Il giovane Kobayashi si risveglia improvvisamente nella propria aula non ricordando minimamente cosa sia successo. Accanto a lui, un seghetto sporco di sangue, e più in là, il corpo di uno dei suoi insegnanti, smembrato e ricomposto nel formare una macabra sedia….  

A cinquant’anni dalla morte di Edogawa Ranpo (pseudonimo di Tarō Hirai), lo studio Lerche celebra il grande autore giapponese con una serie anime in 11 episodi, liberamente ispirata ad alcune delle sue opere più conosciute.
Come protagonisti principali vengono infatti scelti Kogoro Akechi, un investigatore privato, una sorta di Sherlock Holmes nipponico, la cui prima apparizione risale al 1925 con “The Case of the Murder on D-Slope“, e Yoshio Kobayashi e Hashiba, due adolescenti membri del cosiddetto “Boy Detectives Club“, un gruppo di ragazzi che assistono Akechi nelle sue indagini, e che più di una volta si trovano a dover fronteggiare il misterioso Venti Facce, vera e propria nemesi del detective.

Nella serie anime, Akechi diventa uno studente liceale che per le sue doti di detective è esonerato dal seguire i normali corsi di studio, mentre Kobayashi e Hashiba sono due studenti delle medie.
Kobayashi, in particolare, è un ragazzino annoiato, che non prova interesse per nulla e nessuno: l’incontro con Akechi, di cui decide di diventare assistente, lo risveglia dal suo torpore, dandogli una via di fuga dalla routine. Hashiba, invece, si trova coinvolto suo malgrado: Kobayashi è il suo solo vero amico e sa che lasciato da solo, per la sua incoscienza, rischierebbe di mettersi seriamente nei guai, ed eccolo così sempre al fianco dell’amico per cercare di prevenire il peggio.

I vari episodi e personaggi con cui Akechi & Co si trovano ad avere a che fare sono tratti da racconti e romanzi di Edogawa Ranpo, rielaborati in maniera personale dagli autori, forse per aumentare l’appeal per il pubblico contemporaneo.

Un’operazione di questo genere, però, può rivelarsi molto rischiosa, se la fonte del materiale originale è uno dei principali scrittori (se non il principale) di mistery giapponese, con uno stile estremamente particolare e difficilmente eguagliabile.

Se La Sedia Umana e Il Bruco mantengono un senso di inquietudine, e nel primo caso non si perde neanche il tema di una sessualità aberrante,

La Meravigliosa Storia dell’Isola Panorama è insipida, e il personaggio della Lucertola Nera perde il fascino elegante della femme fatale, trasformandosi in una grottesca (ed irritante) maggiorata masochista.

La rielaborazione della relazione tra Akechi e Venti Facce, purtroppo, ripropone un tòpos fin troppo abusato perché possa davvero convincere lo spettatore più smaliziato, rappresentando quindi un altro punto di debolezza della trama.

Non manca qualche sfumatura shonen-ai ad uso e consumo del pubblico femminile, soprattutto nei sentimenti di Hashiba nei confronti dello svampito Kobayashi, che, inoltre, con la massima nonchalance dimostra di non trovare nulla di strano nell’attrazione che il professore assassinato provava nei suoi confronti.

Da sottolineare alcune delle soluzioni scelte dagli autori per la rappresentazione delle scene, perché in effetti si tratta spesso di vere e proprie “messe in scena”, con i personaggi che paiono muoversi su di un palco, con il giusto uso di luci e scenografie. E così tutto viene quasi trasportato in una dimensione onirica, irreale.

Interessante anche come viene dato corpo al senso di estraneità di Kobayashi nei confronti di chi lo circonda: le persone non sono che degli anonimi burattini, a meno che qualcosa nelle loro azioni non risvegli improvvisamente la sua attenzione.

C’è una continua alternanza di toni, a volte anche in contrasto l’uno con l’altro, e non è infrequente che, ad esempio, l’horror venga smorzato dalla demenzialità e dal moe (le scenette del medico legale Minami).

Complessivamente, la serie ha i suoi momenti emotivamente coinvolgenti ed un approccio molto personale, ma non sempre riuscitissimo.

Se da un lato il ricorso ai giovani detective è del tutto in linea con l’opera di Ranpo, e lo stesso Kobayashi sia stato ideato dall’autore come dai tratti estremamente delicati, quasi femminili, dall’altra  l’estetica della maggior parte degli anime attuali, con personaggi dalla fattezze forse eccessivamente infantili, toglie un po’ di forza alla storia, e le tinte più fosche vengono perse, nonostante i contenuti.

Un’occasione mancata? Forse si, ma va comunque lodato il merito di riaver portato l’attenzione su un autore come Edogawa Ranpo.

Ovviamente non manca neanche il relativo adattamento manga:

Storia: ♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥ e 1/2
Edizione:/
Voto complessivo: ♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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