Pubblicato in: anime

[Anime] Punta al TOP! Gunbuster

Titolo originaleトップをねらえ! Toppu wo nerae!
Genere: mecha, fantascienza
Regia: Hideaki Anno
Soggetto: Toshio Okada
Sceneggiatura: Shinji Higuchi
Character Design Originale: Haruhiko Mikimoto
Character Design: Toshiyuki Kubooka
Mechanical Design: Kazutaka Miyatake
Robot Design: Kouichi Ohata
Musiche: Kouhei Tanaka
Anno: 1988-1989
Studio: GAINAX, Victor Entertainment, Bandai
Episodi: 6 (OVA)
Disponibilità italiana: Dynit (versione originale con sottotitoli in italiano)

2015. Inizia l’esplorazione spaziale terrestre, ma le grandi aspettative che accompagnano il viaggio della Luxion lasciano ben presto il posto alla disperazione e al senso di un pericolo imminente, dopo la distruzione della nave spaziale da parte di sconosciuti alieni insettiformi.
2021. Sulla Terra vengono addestrati i giovani piloti a cui sarà affidato il compito di combattere contro i mostri spaziali. Tra questi, Noriko Takaya, figlia dell’ammiraglio della Luxion, morto durante l’attacco di sei anni prima, e l’eccellente Kazumi Amano, idolatrata da tutte le sue compagne per le sue straordinarie doti di pilota. Noriko, invece, mostra diverse lacune, è imbranata e manca di autostima; eppure è lei ad essere scelta insieme a Kazumi per pilotare l’arma finale della flotta terrestre, il Gunbuster. Ovviamente, la designazione di Noriko suscita polemiche: la “Figlia della Disfatta”, come viene con disprezzo apostrofata dalle altre allieve, non può certo essere stata scelta per le sue capacità. E’ semplicemente “raccomandata” per il cognome che porta. 
Noriko si trova così ad affrontare i continui atti di bullismo, e più di una volta è sul punto di gettare la spugna, ma l’esempio della determinata Kazumi, la spingerà a mettere a frutto le proprie potenzialità e a diventare il pilota che il suo istruttore, il “Coach” Koichiro Ota, ha visto in lei sin dall’inizio.
Ragazze alle prese con i problemi adolescenziali, i primi amori, ma che sulle spalle hanno il destino dell’intero genere umano, e che sapranno trasformarsi in due della più grandi eroine di sempre.


Top wo Nerae è il primo grande successo della Gainax e di Hideaki Anno, a precedere gli exploit di Fushigi no Umi no Nadia e, soprattutto, Neon Genesis Evangelion.
E’ anche la perfetta summa dell’intera filosofia dello studio: spettacolarità, belle ragazze, fan service, cura maniacale dei particolari, robot giganti, citazionismo e autoreferenzialismo, con una spruzzata di verosimiglianza scientifica e scelte stilistiche estremamente originali e personali.
Il titolo dell’OVA vuole essere un rimando a Ace o Nerae!, in Italia arrivato come Jenny la tennista, e  difatti la serie ne ricalca i rapporti tra i personaggi principali: Noriko è Jenny, che parte con evidenti carenze, ma riesce a migliorare avendo come modello quella che sembra l’inarrivabile Kazumi/Reika, che idolatra con tutta se stessa, e grazie al sostegno del “coach” Ota/Jeremy che riesce ad intuirne le potenzialità. Come per Jenny, Reika è “Madama Butterly”, per Noriko, Kazumi è “la Signorina”, e solo quando si sentirà di essere davvero una sua pari avrà il coraggio di chiamarla per nome. C’è poi il rapporto tra Ota/Jeremy e Kazumi/Reika e tutto il corollario di invidie e maldicenze da parte delle altre allieve.
Il solito coming of age shojo con ragazzine alle prese con i primi batticuori, che devono vincere le proprie paure e limiti per diventare davvero adulte, con il semplice contorno di robot e mostri spaziali?
In realtà no, perché Punta al Top! Gunbuster è molto più di questo: è innanzitutto una serie di fantascienza, la prima ad affrontare, con verosimiglianza scientifica, il tema del diverso trascorrere del tempo per chi viaggia a velocità prossime a quelle della luce, poi ripreso da Makoto Shinkai ne La Voce delle Stelle.
Il vero fulcro dell’opera è proprio qui: ad ogni missione, le ragazze non mettono semplicemente a repentaglio la propria vita nelle battaglie contro gli alieni, ma accettano che il loro tempo si fermi rispetto a quello del resto mondo, venendo irrimediabilmente lasciate “indietro” dai loro cari, e rinunciando a qualcosa che non potranno più avere. 
Ciò che rimane è un senso di estraneità e solitudine. 
Al loro ritorno sulla Terra potrebbero non trovare nessuno dei loro amici, perché quelle che per loro sono state ore e giorni, per gli altri potrebbero essere stati mesi e anni.
Paradossalmente, Noriko rimane un’eterna diciassettenne, eppure ha perso tutta la sua adolescenza.
Se da questo punta di vista, la serie è completamente riuscita, probabilmente si sarebbe potuto fare meglio nella caratterizzazione dei personaggi.
Noriko rientra nello stereotipo di chi, inizialmente considerato un incapace, grazie ad impegno e determinazione, riesce a diventare un eroe. Purtroppo, però, il suo percorso psicologico è fin troppo altalenante: ogni volta che pare avere finalmente vinto le proprie insicurezze, ecco che ricade nella mancanza di autostima. Come una sorta di “proto-Shinji”, se il problema del Third Children è salire sul robot, per Noriko, dopo il trauma in seguito al primo vero combattimento contro gli alieni, il “blocco” è nell’uscire nuovamente nello spazio.
Alla fine prende coscienza che la “vecchia” Noriko è ormai “morta”, e deve trovare la forza di “rinascere” e diventare quello che è destinata ad essere, colei a cui sono affidate le speranze di chi non c’è più e di chi ancora sogna un futuro. 
Se il tutto avrebbe dovuto essere una progressiva maturazione del personaggio, in realtà, le precedenti frequenti oscillazioni tra lacrima facile e ferrea volontà, convincono poco del risultato, o comunque si ha comunque la sensazione di uno stacco.
Per quanto riguarda Kazumi, ha purtroppo un ruolo fin troppo defilato nella sua aristocratica perfezione, sebbene venga mostrato come il tutto sia il frutto non di un fortuito talento naturale, bensì del costante impegno.
Lo stesso rapporto tra le ragazze non ha lo spazio che avrebbe meritato, sebbene avesse dovuto essere uno dei cardini della trama.
In poche parole, ci ritroviamo di fronte al risultato finale, ossia ad una perfetta combinazione delle due, così come auspicato dal Coach (i due fuochi che si uniscono per diventare inarrestabili fiamme), senza aver visto davvero come il loro rapporto sia maturato nel tempo, come abbiamo imparato ad essere un tutt’uno.
Detto questo, il risultato è comunque eccezionale, ed è difficile non esaltarsi per quello che rimane uno dei pochi duo al femminile dalla straripante badasseria.
Per gli altri personaggi, tutto come da copione: l’amica del cuore Kimiko, il necessario sacrificio di Toren Smith per la maturazione della protagonista, la “Proto-Asuka” Jung Freud, e il Coach, uomo completamento assorbito dal proprio lavoro, a cui sacrifica anima e corpo, anche in nome del debito nei confronti del padre di Noriko.
Dal punto di visto tecnico, Punta al Top! Gunbuster è davvero ineccepibile: il perfetto character design di Haruhiko Mikimoto,

l’attenzione al dettaglio, il voler puntare a qualcosa di sempre più grandioso, senza paura di esagerare,

regalandoci una delle scene di combattimento più belle di sempre
*** SPOILER ALERT ***

C’è tutta la strafottenza di chi vuole essere maestoso, colossale, epico e ci riesce:

Il Gunbuster è, semplicemente, uno dei più grossi robottoni (se non IL più grosso), offre alla leggenda una delle pose che hanno fatto storia

e l’Inazuma Kick diventa uno dei marchi di fabbrica della Gainax:

E proprio quando sembra che tutto sia stato detto, ecco che ancora una volta Punta al Top! Gunbuster sorprende nell’ultimo episodio, reso ancor più emblematico per l’autorale scelta del bianco e nero:

Con Punta al Top! Gunbuster abbiamo anche la definitiva consacrazione del fan service in tutte le sue accezioni, incluso il sempre verde Gainax bounce:



In breve, Punta al Top! Gunbuster ci offre una confezione perfetta per un contenuto non sempre all’altezza, ma che ad ogni modo regala alcuni dei punti più alti dell’animazione giapponese, emblema di un’epoca e di tutta una concezione di fare anime.

Ogni genere, ogni mezzo ha le sue opere imprescindibili: Punta al Top! Gunbuster  è una di queste.

Curiosità: pare che la Gainax abbia smarrito/siano andati distrutti in un incendio i master audio originali di Punta al Top! Gunbuster, quindi sia ha a disposizione solo un unico supporto con video e audio, l’uno non separabile dall’altro. Ecco perché non esistono versioni doppiate, ma è possibile avere solo l’audio originale con gli eventuali sottotitoli nelle altre lingue.

 

Storia: ♥♥♥ e 1/2
Disegni/Animazione: ♥♥♥♥
Edizione:♥♥♥ e 1/2
Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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