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[Anime] Blue Comet SPT Layzner

Titolo originale 蒼き流星SPTレイズナー (Aoki Ryūsei Esu Pī Tī Reizunā)
Genere: mecha, azione, guerra, drammatico, real robot
Regia: Ryosuke Takahashi
Soggetto: Tsunehisa Ito
Sceneggiatura: Tsunehisa Hito, Yasushi Hirano, Hiroyuki Yoshiyama, Meigo Endo, Fuyunori Gobu, Ryosuke Takahashi
Character Design: Moriyasu Taniguchi
Mechanical Design: Kunio Okawara
Musiche: Hiroki Inui
Anno: 1985-1986
Studio: Sunrise
Episodi: 38
Disponibilità italiana: /


1996. Un gruppo di giovanissimi studenti, tra i 14 e i 17 anni, appartenenti al Cosmic Culture Club, raggiunge Marte, per iniziare quel percorso che permetterà ai più meritevoli fra loro di diventare membri effettivi dello staff della base delle Nazioni Unite. 
La situazione è piuttosto tesa, dato che la Guerra Fredda dalla Terra si è trasferita sul Pianeta Rosso, e le basi USA e URSS sono in continua tacita competizione: basterebbe davvero poco a far scoppiare il conflitto. 
Ma nessuno è in grado di prevedere quello che sarebbe successo di lì a poco, con l’improvviso attacco da parte di robot antropomorfi di origine sconosciuta, ed un giovane pilota che avvisa i pochi sopravvissuti della base che la Terra stessa è in pericolo!

Realizzato tra il 1985 e il 1986, Blue Comet SPT Layzner è un ottimo mecha anime dello studio Sunrise, a firma dell’autore di Votoms DougramRyosuke Takahashi.

Rientra nel filone dei real robot animeanime in cui i robot al centro della vicenda sono meri strumenti in mano al pilota, per cui spesso prodotti in serie e sostituibili in caso di necessità.

Il ritmo della prima parte è sicuramente eccellente: la disperata fuga dei sopravvissuti della base su Marte, tallonati dagli invasori di Grados, ma alle prese anche con lo scetticismo degli altri terrestri che tardano a credere alla possibilità di un’invasione aliena, e che immancabilmente sottovalutano le forze con cui si trovano ad avere a che fare.

Se riescono a salvarsi è solo grazie all’intervento di Eiji Asuka, un mezzosangue, figlio di una Gradosiana e di un terrestre, l’astronauta Ken Asuka, ritenuto disperso da anni.
Eiji, in nome delle sue origini terrestri, e spinto dal desiderio di evitare il conflitto, fugge da Grados a bordo di uno shuttle con tre diversi modelli di robot, gli SPT, tra cui il Layzner.
Il suo scopo è raggiungere i terrestri ed avvisarli dell’imminente pericolo: i Gradosiani preoccupati dalla bellicosità degli abitanti della Terra, sempre coinvolti in guerre, hanno deciso di attaccarli per impedire un loro ulteriore sviluppo nello spazio. Prima di farlo, però, vogliono indebolirli sfruttando i loro dissidi interni, scatenando una vera e propria guerra tra USA e URSS.
In parte riescono a raggiungere il loro obiettivo: le basi su Marte, la statunitense e la sovietica, si distruggono infatti l’un l’altra, pensando di avere a che fare con il rivale storico, e non con una sconosciuta minaccia esterna.
Fortunatamente, dopo mille peripezie, Eiji e i giovani astronauti terrestri riescono a raggiungere la Terra ed a ottenere che le varie nazioni abbandonino le loro animosità e si preparino ad affrontare insieme l’invasore alieno.

Il viaggio è anche l’occasione per approfondire la psicologia dei vari personaggi, e per rafforzare i legami che vengono a crearsi.

Innanzitutto abbiamo Eiji, che vuole salvare i terrestri, ma vorrebbe evitare di uccidere i suoi compatrioti di Grados.
La situazione si fa più difficile quando come avversari ha persone a cui è legato affettivamente, come il futuro cognato e senpai, Gale. Ogni scontro è quindi sul filo del rasoio, con Eiji che rischia tantissimo, combattendo cercando di non mettere mai a repentaglio la sopravvivenza del pilota nemico.
Inoltre, i suoi problemi non si limitano a dover fronteggiare gli inseguitore da Grados: deve vincere l’iniziale diffidenza, se non aperta ostilità dei terrestri, e lo farà solo mettendo più volte a repentaglio la propria vita.
La sua è quindi una psicologia piuttosto complessa, a cui siamo forse oggi più abituati che in passato: è a suo modo un eroe “riluttante”, che pur mostrando coraggio e determinazione, esita a fare quello che deve essere fatto.

Abbiamo poi i membri del Cosmic Culture Club: la voce narrante dell’intera vicenda è la più giovane fra loro, Anna Stephanie di soli 14 anni.
C’è chi accetterà Eiji più facilmente, e chi invece faticherà molto, come il focoso David, che cercherà di sfogare su colui che vede come la causa di quanto accaduto su Marte, la rabbia e il dolore per la perdita del suo migliore amico Judo.
Ogni personaggio ha la sua ben definita caratterizzazione: Anna è una ragazzina dolce che spera nella comprensione reciproca fra le parti; Simone è un po’ più, almeno apparentemente, distaccata, ma può diventare molto emotiva; Rowan è calmo e riflessivo; Arthur non è un tipo d’azione, ma imparerà pian piano a dare il suo contributo; David si arrabbia facilmente, ma sa essere generoso; il dottor Elizabeth è una donna risoluta, ma deve fare i conti anche con il peso della responsabilità della tutela dei ragazzi che sono sopravvissuti, e il rimpianto per chi non è riuscita a proteggere.

Con il passare del tempo e le dure prove affrontate, il gruppo diventerà sempre più coeso, e riuscirà a superare i propri limiti proprio grazie all’unità.
David e Rowan aiuteranno Eiji nei combattimenti, pilotando gli altri due SPT, e ciascuno farà la sua parte.

Nel complesso,  le personalità dei personaggi non sono particolarmente originali, ossia ci troviamo di fronte a figure piuttosto “familiari”, viste molto spesso in questo tipo di prodotto, ma ciò non significa necessariamente una caratterizzazione banale o superficiale, tutt’altro.

Sul fronte degli antagonisti abbiamo sia figure stereotipate e davvero poco carismatiche, come Gosterro, ennesima incarnazione del sadico assetato di sangue, o Karla, la sottoposta innamorata del suo superiore, ma anche Gale, che si trova a vivere un conflitto interiore simile a quello di Eiji, visto come un fratello minore, e non solo per il legame sentimentale con sua sorella Julia, ma anche per il rapporto di stima ed affetto reciproco che si era sviluppato fra loro con il passare degli anni. Più volte cerca di convincere Eiji a tornare indietro e chiedere di essere perdonato, e a malincuore lo affronta come avversario.

Sapientemente vengono poi lasciati indizi su quello che sarà il successivo sviluppo della trama, incentrato sul segreto nascosto nel Layzner, e di cui lo stesso Eiji è completamente all’oscuro.
Un segreto che deve essere difeso ad ogni costo, tanto da creare una seconda Intelligenza Artificiale, Phoron,  che si affianca a quella “ufficiale” del Layzner, denomina Rei.
Nei momenti in cui la “sopravvivenza” del robot è in pericolo, ecco che la seconda “coscienza” prende il sopravvento, indipendentemente dalla volta del pilota, attivando un terribile power-up che nessun avversario riesce a contenere.
Interessante come questo spunto sarà poi ripreso da altri anime robotici (o presunti tali): emblematico (ed ancor più terrificante) l’esempio del berserk mode dell’EVA.
Inoltre, la “peculiarità” del Layzner potrebbe essere vista anche come una piccola strizzata d’occhio al super robot, ad indicare come i due generi talvolta possano convivere, o comunque siano possibili forme un po’ “ibride”, per sfruttare le potenzialità di entrambi.

Nella seconda parte, dopo un salto temporale di tre anni, c’è un netto cambiamento di scenario: Grados ha conquistato la Terra, e i Terrestri sono divisi tra resistenza e collaborazionisti; lo stesso Cosmic Culture Club è fratturato, con Anna e David come membri della resistenza, Simone come spia (sfrutta la sua posizione di figlia di uno dei più importanti collaborazionisti europei), mentre Arthur è collaborazionista per necessità, e Rowan pare essere completamente passato dalla parte dei Gradosiani.

Il passaggio ad una sorta di “Hokuto no Layzner” (soprattutto per alcune scelte “stilistiche”), con in più una spruzzata di fantarcheologia, lascia un po’ esterrefatti: può essere visto come una scelta interessante, come espressione della volontà di dimostrare di poter essere anche “altro”, ma in effetti la seconda parte risulta comunque nettamente meno convincente della prima.
Non c’è la medesima tensione e unitarietà della trama.
Gli episodi sono staccati l’uno dall’altro, senza la continuità serrata della prima parte, tanto che alcuni sembrano quasi gettati un po’ a casaccio nella mischia.
In particolare, il come si possa passare dal penultimo all’ultimo episodio rimane inspiegabile: ci sono salti logici che neanche il più volenteroso tra gli spettatori può colmare, e a cui si può rispondere solo con una sconsolato wtf?!?
Cosa sia davvero successo tra la puntata 37 e la 38 verrà mostrato solo nei successivi OVA.

Dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, poco viene aggiunto sul fronte dei “buoni”, mentre i “cattivi” si appiattiscono ulteriormente, quando non diventano delle vere e proprie grottesche caricature.

Due dei temi ad emergere sono l’importanza della cultura di un popolo per la sua identità, e l’orgoglio delle nazioni, che però può spesso sfociare in puro egoismo.
Una volta soggiogata militarmente la Terra, Grados vuole difatti eliminarne la cultura, per ottenere una completa assimilazione: musei e biblioteche vengono dati alle fiamme, e chi cerca di salvare l’eredità culturale terrestre viene imprigionato, quando non ucciso. La resistenza è anche imparare a memoria un libro per poterlo tramandare ai posteri.
Nonostante la situazione estremamente precaria, i Terrestri continuano ad avere il loro orgoglio, e per questo c’è chi non smette di combattere anche se stretto in un angolo, e consapevole di non avere possibilità di vittoria.

Tornano anche tematiche come l’incomunicabilità, il desiderio di prevaricazione, la millantata superiorità di una razza sull’altra, e l’aggressività insita nell’essere umano, che può combattere per sottomettere, ma anche per difendere, con la conseguente riflessione sul ricorso agli armamenti: sempre e comunque da condannare o talvolta male necessario?

Interessante l’idea di utilizzare come opening della seconda parte la medesima opening della prima, ma con i vari personaggi semplicemente invecchiati e che continuano a “recitare” lo stesso ruolo.
In generale tutto il commento musicale è estremamente efficace, con un sound molto eighties nei singoli d’apertura e chiusura.

L’animazione è sempre molto fluida, e da il meglio negli spettacolari combattimenti, in cui sono facilmente rintracciabili gli echi dei nuovi canoni estetici, impostisi nel dopo Macross.
E forse non è un caso che il mecha design sia affidato a Kunio Okawara, il primo disegnatore a venir definito con il titolo di mecha designer, ad indicare l’altissima specializzazione del suo lavoro. Il risultato è sempre estremamente elegante e d’effetto.

Si è parlato quindi di un netto calo qualitativo, soprattutto in termini di sceneggiatura, tra la prima e la seconda parte, ma perché c’è questo stacco?

La spiegazione più banale potrebbe essere semplicemente la mancanza di fondi per completare l’opera così come inizialmente progettata dalla staff, e l’imposta necessità di arrivare quanto prima ad un finale, che però, per forza di cose, risulta quanto mai carente, per non dire sconclusionato.

In certi casi vengono solitamente chiamati in causa uno scarso successo di pubblico e vendita di modellini, ma pare  che per SPT Layzner sia stato l’improvviso defilarsi di uno degli sponsor principali, la Sanyo (coinvolta nel corso della realizzazione in uno scandalo) a decretarne un’affrettata chiusura televisiva, affidando il vero finale della serie a tre OAV realizzati di lì a poco (due riassuntivi, Eiji 1996 e Le Cain 1999, e il terzo, Seal 2000, che chiarisce cosa sia successo nel raffazzonato collage degli ultimi episodi e offre l’effettiva conclusione).

Seal 2000 permette finalmente un’adeguata caratterizzazione dell’antagonista Le Cain, oltre ad offrire un’interpretazione di cosa sia davvero il potere, e quali sacrifici richieda.
Integrando quindi il terzo OVA e l’episodio 38 vengono colmati buchi di trama ed alcuni personaggi possono completare il loro percorso psicologico personale; in questo modo la sceneggiatura, tanto penalizzata dall’anticipata fine in tv, può finalmente ritrovare un senso ed una dignità.
Non è del tutto risolutivo, e forse si sarebbe potuto fare di più, ma per lo meno salva il salvabile: se ci fossimo fermati alla sola serie tv, l’amaro in bocca dopo l’ultimo episodio sarebbe stato davvero troppo.

Molti commentatori individuano una sorta di “debito” di SPT Layzner nei confronti di Baldios, dati i temi e situazioni simili: in entrambi i casi abbiamo un “traditore” che lotta in difesa della Terra e che inizialmente fatica ad inserirsi, e Terrestri e “Invasori” che si trovano a combattere una guerra fratricida.
Personalmente credo che gli autori di SPT Layzner non abbiamo semplicemente guardato alla sfortunata (in termini di gradimento televisivo) serie di Hirokawa, ma che piuttosto ripropongano la loro interpretazione di tematiche piuttosto frequenti in ambito fantascientifico, soprattutto se con un sottofondo antimilitarista (la guerra che si rivela sempre e comunque un insensato scontro tra chi crede di aver di fronte un “diverso”, ma con cui alla fine si rende conto di condividere lo stesso sangue).
Non ci sono forse punti di contatto con lo stesso Ideon?
Anche qui abbiamo due culture con la stessa origine che pure combattono l’una contro l’altra fino al completo annichilamento, nonostante la dimostrata compatibilità: Bes e Karala possono avere un bambino insieme, così come Eiji e Julia sono la prova della sostanziale uguaglianza tra Terrestri e Gradosiani.

In un confronto tra Badios e SPT Layzner, a mio giudizio, ne esce meglio il secondo, che evita le troppe virate sul melodrammatico, mantenendo sempre un forte equilibrio, e che, per lo meno nella prima parte, dimostra una grande solidità, offrendoci sì, come il predecessore, un eroe “tormentato” e che fondamentalmente vorrebbe evitare la guerra, ma con una maggiore linearità e coerenza psicologica. Le stesse sottotrame sentimentali sono presenti ma non preponderanti come accade invece in Baldios, soprattutto in Baldios Il Film, e stringatamente si potrebbe parlare di un buon bilancio tra forma (il genere mecha) e contenuto (le vicende di uomini e donne raccontate): in SPT Layzner, infatti, è comunque data la giusta rilevanza al genere, ossia il mecha, che si è scelto per raccontare la propria storia, cosa che invece Baldios omette spesso di fare, rendendo piuttosto questionabile la scelta stessa.

Storia: ♥♥♥♥

Disegni/Animazione: ♥♥♥♥

Edizione: /

Voto complessivo: ♥♥♥♥

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