Pubblicato in: anime

[Anime] Baldios Il Guerriero dello Spazio

 

Titolo originale 宇宙戦士 バルディオス, Uchū Senshi Barudiosu
Genere: mecha, drammatico, fantascienza, avventura
Regia: Kazuyuki Hirokawa
Soggetto: Akiyoshi Sakai
Sceneggiatura: Akiyoshi Sakai, Takeshi Shudo, Tomomi Tsutsui.
Character Design: Osamu Kamijo
Mechanical Design: Hajime Kamegaki
Musiche: Kentaroh Haneda
Anno: 1980
Studio: Ashi Production, Kokusai Eigasha
Episodi: 34
Disponibilità italiana: Yamato Video

L’uso scellerato del progresso scientifico in ambito bellico ha trasformato il Pianeta S1 in una landa invivibile. C’è chi tra gli scienziati non ha ancora perso la speranza ed è convinto che sia possibile creare una macchina per la bonifica del pianeta, ma i militari non intendono perdere altro tempo e, impossessatisi del potere grazie ad un complotto, sotto la guida del dittatore Gattler, si preparano a trasferire l’intera popolazione. 
Un balzo spazio-temporale li porta nei pressi del Pianeta Terra nell’anno 2100, e l’invasione ha inizio. La superiorità tecnologica di S1 è schiacciante, e per i terrestri non ci sarebbe nulla da fare, se non fosse per l’aiuto di Marin, figlio del Professor Reigan, uno dei più stimati scienziati di S1, ucciso dai militari durante il colpo di Stato.
Marin fatica a conquistare la fiducia dei terrestri, ma è solo grazie al Pulser Burn, il velivolo spaziale messo da lui a disposizione, che gli abitanti del Pianeta Terra riescono a costruire un arma in grado di competere allo stesso livello con le armate di Gattler, il robot Baldios. Il ragazzo diventa così un membro effettivo dei Blue Fixer, una squadra speciale dell’Unione Mondiale in prima linea contro gli invasori alieni.
La guerra va avanti senza esclusioni di colpi, e il principale avversario di Marin è la bellissima ed agguerrita Afrodia, comandante supremo delle truppe di S1, che ha con lui un conto in sospeso: Marin è infatti l’assassino del suo unico ed adorato fratello Miran, ucciso durante l’attacco che ha portato alla morte lo stesso Professore Reigan. 
Un destino beffardo attende i due giovani, come tutti i contendenti di questa insensata guerra fraticida…
Nel 1981 il pubblico televisivo giapponese è stato davvero inclemente con Baldios Il Guerriero dello Spazio: la trasmissione viene sospesa anticipatamente per i bassi ascolti, e dei 39 episodi previsti ne  sono prodotti 34, e di questi solo 31 sono andati in onda (dal 1° al 32°, saltando il 31°), nonostante gli altri tre fossero già pronti.
Più benevoli i telespettatori nostrani, ed infatti in Italia sono stati trasmessi tutti e 34 gli episodi (sebbene il cambio di doppiaggio negli ultimi due si senta eccome) , ed ancora oggi la serie ha il suo nutrito gruppo di supporter.
Le ragioni dell’insuccesso non sono comunque difficili da intuire: rispetto a molti altri prodotti dell’epoca, Baldios ha sicuramente un ritmo più “lento”, e l’azione è sacrificata a favore della caratterizzazione psicologica.
A ciascun personaggio viene infatti dedicata più di una puntata per chiarire background e rapporti interpersonali, e le azioni belliche con la scesa in campo del robot talvolta appaiono come qualcosa di dovuto, necessario, ma poi non così sentito dagli autori. Sembra quasi il prezzo che deve essere pagato per raccontare questa storia di uomini e di donne.
Purtroppo, però, il grande spazio dedicato alla caratterizzazione dei personaggi non la esonera da critiche: molto spesso abbiamo delle figure stereotipate (dal comandante dei Blue Fixer, un “padre” talvolta severo, ma giusto e pronto a sacrificarsi per quei suoi “figli”, ai compagni di squadra di Marin, inizialmente ostili e poi fedeli amici, uno robusto e più focoso, ma buontempone, e l’altro più taciturno e apparentemente distaccato).

Molto rilievo ai personaggi femminili, con alterni risultati, e complessivamente piuttosto in linea con la visione del tempo: Jaime, l’unico pilota donna dei Blue Fixer, ma con un ruolo decisamente di secondo piano rispetto ai suoi compagni, è un personaggio insulso, che non pare avere altra funzione se non palpitare per Marin; del tutto superflua la sottotrama del suo ricongiungimento con il padre che non ha mai conosciuto, sovrano di un fantomatico stato europeo.
Abbiamo poi la Professoressa Queenstein, personaggio sicuramente più interessante, mente scientifica dei Blue Fixer, e che instaura una dinamica con Marin indubbiamente articolata, fatta di fiducia e rispetto reciproci, talvolta con connotati addirittura materni. Peccato che nel suo caso si cada nello stereotipo della donna che ha rinunciato alla sua femminilità e all’amore, per dedicarsi anima e corpo alla scienza, dopo la separazione dall’unico uomo che abbia mai amato.
Un discorso simile può essere fatto per Afrodia, il comandante supremo dell’esercito di Aldebaran: afferma esplicitamente di aver smesso di essere donna nel momento in cui ha giurato vendetta contro Marin, e quando Gattler le chiede di riabbracciare la propria femminilità, non esita a dire che questo significherebbe ucciderla.
Quindi, una donna che ha acquisito una posizione di potere (Queenstein per il valore scientifico, Afrodia per quello militare) è una donna che ha rinunciato ad essere tale. Nel caso di Afrodia c’è inoltre l’aggravante che viene più volte suggerito come la nomina a comandante supremo ricevuta da Gattler sia dovuta a sentimenti tutt’altro che nobili nutriti nei suoi confronti dal dittatore di S1, piuttosto che agli oggettivi meriti della giovane.

C’è poi il protagonista, un eroe sui generis: bello e tormentato, ma molto più di un Duke Fleed a caso, prova un forte e continuo rimorso per essere stato costretto ad uccidere e, ormai privo di una casa a cui far ritorno, assapora l’amarezza dei tanti pregiudizi dei terrestri. Non importano le sue tante prove di fedeltà: ci sarà sempre qualcuno pronto a dubitare di lui per via della sua origine, nonostante rischi la vita nella lotta per la difesa del nostro pianeta.

Essenziale nella delineazione della psicologia di Marin, come pure nella trama, il burrascoso rapporto con Afrodia, caratterizzato da odio, rancore, ma anche da una palpabile attrazione reciproca, che li porta a chiedersi cosa ne sarebbe stato di loro se il destino non li avesse portati nei due schieramenti opposti.
Sfortunatamente il legame che si instaura tra Marin e Afrodia finisce con il penalizzare la caratterizzazione di quest’ultima: il progressivo cambiamento nella protagonista femminile, che la porta a dare più valore alla vita umana e le fa sentire il dovere di proteggere un pianeta ancora incontaminato coma la Terra, viene infatti spiegato come dovuto all’influenza di Marin, e non come qualcosa di proprio della donna; viceversa, l’apporto di Afrodia all’evoluzione psicologica di Marin è minimo, dimostrandogli semplicemente come la violenza non faccia altro che generare altra violenza: il rancore della donna e la sua aggressività sul campo di battaglia, con le conseguenti vittime, sono infatti frutto del suo lutto, causato dallo stesso Marin.
Quindi tra i due non c’è uno scambio reciproco; al massimo Afrodia può essere l’incarnazione del peccato di Marin.
Tanti tragici amori impossibili (Marine e Afrodia, Queenstein e David) o a senso unico (l’infatuazione di Jaime per Marin mai davvero soddisfatta) e rapporti complicati al limite del morboso (come quello di Gattler e Afrodia), insieme ad un certo gusto per il melodrammatico, conferiscono alla storia una forte impronta shojo, che non passa inosservata, nel bene e nel male.
Fermarsi però ad una visione superficiale, limitata al solo aspetto soapoperistico, rischia di mettere in secondo piano le importanti tematiche affrontate nella serie, come i messaggi ecologisti ed antimilitaristi, contro un uso non oculato del progresso scientifico.  La paura del nucleare domina sovrana, ma i moniti di quanto accaduto su S1 non fermano la follia della guerra.
Gli attacchi scellerati di Aldebaran flagellano la Terra causando continui disastri ambientali, che culminano in un nuovo diluvio universale, che spazza via oltre 3/4 della popolazione mondiale.
I Blue Fixer si troveranno a dover scegliere tra salvare il pianeta dalla contaminazione oppure vincere la guerra, e verrà mostrato come l’ambizione militare sia fine a stessa, portando a continue distruzioni.
Lo stesso sacrificio sul campo di battaglia, pur presentando dei connotati eroici, viene comunque visto, se preso troppo alla leggera, come un insulto al valore della vita umana: nessuno dovrebbe essere pronto, quasi impaziente di sacrificarsi. Deve essere un’ultima ratio e non quasi un’ambizione.

E poi c’è l’ottimo plot twist finale, che già da solo giustifica la visione dell’intera serie.

A ben vedere, Baldios non fa altro che riproporre temi cari alla più classica fantascienza (dittature militari, i rischi di un uso non controllato dei progressi in campo scientifico, l’inquinamento) e lo stesso finale ha un che di citazionistico.

Dal punto di visto tecnico, il character design è sicuramente d’impatto e molto curato, mentre il mecha design, pur se dettagliato, non è molto accattivante.
Le musiche riflettono l’atmosfera generale dell’opera: nulla di particolarmente corroborante o trionfale, piuttosto quasi intimistico.

Per dare una degna conclusione all’anime, così impietosamente interrotto, già nel 1981 esce nelle sale Baldios – Il Film, in cui la storia viene riproposta in maniera più concisa e con alcune modifiche del caso, oltre che con il tanto atteso, seppur sempre agrodolce, finale.

 

Ed anche in questo caso, e forse più che nella serie televisiva, è il legame tra Marin e Afrodia a farla da padrone. Il sottinteso romantico diviene esplicito, così come l’insana ossessione di Gattler per Afrodia, che nella serie tv non si trasforma mai in azione, cosa che invece avviene nel film, contribuendo alla complessità psicologica della protagonista femminile con la sua acritica obbedienza della vittima al carnefice, scossa solo nel finale. Ma un Afrodia senza Gattler e che potrebbe finalmente lasciarsi il passato alle spalle, a favore di un nuovo inizio con Marin, pare incapace di continuare a vivere, a conferma che la riconquista della femminilità che lei stessa si è negata coincide con la morte di tutto quello che era stata fino a quel momento.
Dal punto di vista tecnico, il film risente dell’effetto “collage” con immagini di “repertorio” dalla serie tv e scene inedite, non sempre montate in maniera armoniosa.

 

 

In conclusione, Baldios è una serie che si rifà ad illustri precedenti in ambito fantascientifico, che si è voluta inserire nel filone tanto in voga tra gli anni ’70 e ’80 del mecha, ma che non ha saputo/voluto sfruttarne le potenzialità, alienandosi le simpatie del pubblico. Un maggior equilibrio tra storie dei personaggi (magari con meno elementi melodrammatici) e azione, sempre negletta, probabilmente ne avrebbe fatto un capolavoro, e non solo per una nicchia.

Storia: ♥♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥ e 1/2
Edizione: ♥♥♥
Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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