Pubblicato in: anime, movie

[Anime] PSYCHO-PASS THE MOVIE

Titolo originaleサイコパス  (Gekijō-ban Psycho-Pass)

Genere: azione, sci-fi, poliziesco

Regia: Katsuyuki Motohiro, Naoyoshi Shiotani

Soggetto: Gen Urobuchi

Sceneggiatura: Gen Urobuchi, Makoto Fukami

Character Design: Akira Amano, Kyoji Asano, Naoyuki Onda, Koji Aoki.

Musiche: Yugo Kanno, Ling Tosite Sigure (Theme Song Performance), EGOIST (Theme Song Performance).

Anno: 2015

Studio: Production I.G, FUNimation Entertainment, Nitroplus.

Disponibilità: fansub

Anno 2116. Un gruppo di terroristi armati provenienti dall’estero riesce ad entrare in Giappone.
Vengono prontamente fermati dalla squadra dell’ispettore Akane Tsunemori prima che possano mettere in atto i loro piani, ma molti dubbi rimangono su come sia stato possibile eludere i sofisticati sistemi di controllo, fino ad allora inattacabili.
Le indagini portano alla scoperta di un legame tra i terroristi e l’ex Esecutore Shinya Kougami, latitante ormai da tre anni.
Tsunemori parte alla volta del Sud Est Asiatico per investigare sull’accaduto, ritrovandosi in un paese dilaniato dalla guerra civile. Kougami è davvero diventato un terrorista? E qual è il ruolo che sta giocando il Sibyl System?
Psycho-Pass cambia pelle ma mantiene una sua coerenza intrinseca: non più la futuristica Tokyo, bensì un paese del sudest asiatico flagellato dalla guerra civile, in cui la dittatura militare, supportata dal governo giapponese, fatica a liberarsi degli ultimi oppositori. Un thriller fantapolitico, quindi, piuttosto che un noir poliziesco.
A fare da trait d’union, i personaggi, che portano avanti un discorso iniziato con le due serie tv e che si approfondisce passo dopo passo.
Dopo la vana attesa nel corso della seconda stagione televisiva, è nel lungometraggio cinematografico che ha luogo l’agognato rincontro tra Akane Tsunemori e Shinya Kougami:
Sono passati 4 anni dalla prima serie tv, ed uno dei temi ad emergere nella caratterizzazione dei personaggi è quanto siano rimasti uguali a se stessi o quanto siano cambiati.
In sostanza, gli eventi hanno segnato ciascun personaggio, che pure mantiene la sua identità: sono uguali eppure diversi allo stesso tempo.
Akane Tsunemori conferma ancora una volta il suo ruolo di protagonista assoluta: è stata in grado di reggere da sola l’intera seconda stagione ed è l’unica vera interlocutrice del Sibyl System, il costante antagonista nell’ombra al di là dei villain del momento.
Tsunemori non si è ancora completamente affrancata da Kougami, e forse non lo sarà mai, e sebbene la cosa possa essere vista come un punto debole, non pare impedirle di continuare per la sua strada, come dimostrato nella scelta di lasciare a Ginoza il compito di seguire il fuggiasco, piuttosto che farlo in prima persona, perché c’è qualcosa che solo lei può fare, e cioè arginare il Sibyl System, portandolo a riflettere su se stesso e la sua essenza, cosa che non può lasciare a nessun altro e che non può mettere in secondo piano rispetto a nient’altro.
Nel caso di Shinya Kougami, invece, pare sempre più chiaro il suo essere ormai una comparsa, per quanto importante, piuttosto che un protagonista: il confronto tra Akane e il Sybil Sistem va avanti con o senza di lui.
Semplificando, si potrebbe dire che la ragione d’essere di Akane sia il Sibyl System, mentre Kougami  è ancora alla ricerca di un qualcosa che non sa definire, e il dubbio è che stia continuando ad inseguire quello che ormai non è che un fantasma, quello Shogo Makishima, sorta di oscuro alter-ego, che è ancora nei suoi pensieri come una specie di monito. I due avevano in comune più di quanto Shinya vorrebbe ammettere, come la capacità di attrarre le persone a sé, dimostrato dall’effetto che Kougami ha sui suoi compagni guerriglieri. Ma Kougami non è Makishima e non si muoverà nella stessa direzione. Eppure, il bisogno di una preda da cacciare sembra ancora farsi sentire…
Il film da una conclusione definitiva al suo personaggio? Non è detto. Forse si, forse no, per quello spiraglio lasciato dalla sua battuta di commiato ad Akane:

Don’t worry. Do you think I’m gonna die that easily. If I get out of here alive, come find me again.

Tsunemori e Kougami, quindi, ma non solo. Nonostante gli venga ritagliata solo una piccola parte, probabilmente il film è un’occasione per delineare con un senso compiuto il legame di Nobuchika Ginoza con Kougami e Tsunemori.
Gino e Kou hanno un discorso aperto ormai da tempo, probabilmente da quando le scelte di Shinya lo hanno portato a diventare un Esecutore, “tradendo” le aspettative dell’amico e causando una certa frustrata ostilità.
Nel film Ginoza chiede ad Akane di prendere a pugni Kougami al posto suo non appena lo troverà; Kougami, al primo momento di tranquillità chiede ad Akane cosa ne sia stato di Gino: ciascuno non ha dimenticato l’altro e a suo modo si preoccupa.
Gino ha finalmente modo di chiudere i conti con Kou, e potergli forse dire definitivamente addio, dando prova di aver seppellito i vecchi rancori, una volta imparato a scendere a compromessi.

 

Ma se Gino è ormai “libero” da Kougami, lo stesso non si può dire per Akane, che ancora sente la responsabilità di non essere riuscita ad impedirgli di abbandonare la strada della legalità: da qui la richiesta dell’ex Ispettore all’attuale fuggitivo di non incrociare più la sua strada con quella di Tsunemori per non far gravare su di lei un onere più grande di quello che già sta sostenendo.
Con il tempo, Gino è così diventato l’unico che riesca a comprendere quali siano le vere preoccupazioni di Akane, sviluppando quasi un atteggiamento protettivo nei suoi confronti.

 

Allo stesso modo, Akane è colei che riesce a leggere tra le righe con Ginoza, comprendendo come in maniera similare ciascuno di loro due cerchi di caricarsi da solo un peso, che in realtà entrambi condividono.
Lasciando da parte la caratterizzazione dei personaggi e il riemergere di alcuni temi simbolo della serie, il film si caratterizza per un’ottima animazione e per il ritmo incalzante, segnato da numerose e ben coreografie scene d’azione.
Non manca neanche l’elemento fanservice, incarnato, come sempre, da Shinya piuttosto che non da Akane, che offre si l’usuale scena sotto la doccia e fa intravedere per qualche istante della biancheria intima, ma non c’è certo quel compiaciuto soffermarsi sulla fisicità di Kou.
Chi attende con il film un finale definitivo per l’intera serie di Psycho-Pass non può che rimanere deluso: il film non è che un capitolo, forse neanche così essenziale, che aggiunge qualcosa ai personaggi e ai loro rapporti, ma non tocca più di tanto il vero fulcro della storia, ossia la riflessione su cosa sia davvero la giustizia, se possa esistere senza le persone, o se le persone possano esistere senza la giustizia, quali siano le responsabilità individuali e quelle della società, e se sia possibile realizzare gli utopistici ideali di un ordine perfetto. 
 
In conclusione, un film sicuramente godibile e ben fatto, non imperdibile nell’economia di Psycho-Pass, che contribuisce ad approfondire la psicologia dei personaggi ed i loro rapporti, ma che non pone certo la parola fine ad una serie che dopo due stagioni televisive ha ancora molto da dire.

 

 

Storia: 
Disegni/Animazione: ♥
Edizione: /
Voto complessivo: ♥♥ e 1/2

 

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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