Pubblicato in: anime

[Anime] Giant Robot: Il Giorno in Cui La Terra si Fermò

Titolo originale: ジャイアントロボ – 地球が静止する日 (Jaianto Robo – Chikyū ga seishi suru hi)
Genere: mecha, steampunk, avventura, spionaggio, arti marziali, combattimenti
Regia: Yasuhiro Imagawa
Soggetto: Yasuhiro Imagawa, basato sulle opere originali di Mitsuteru Yokoyama
Sceneggiatura: Yasuhiro Imagawa, Yasuto Yamaki, Eiichi Matsuyama
Character Design: Toshiyuki Kubooka
Mechanical Design: Takashi Watabe
Musiche: Masamichi Amano
Anno: 1992 – 1998
Studio: Mu Animation Studio
Episodi: 7 (OVA)
Disponibilità italiana: Yamato Video (remasterizzazione in corso?)

Si potrà mai raggiungere la felicità senza immolare vittime?

Giant Robot: il Giorno in cui la Terra si fermò è una delle più celebri serie OVA, firmata da quel Yasuhiro Imagawa che ha fatto delle rielaborazioni dei classici robotici degli anni ’70 uno dei suoi marchi di fabbrica.
Rielaborazioni che non si fermano mai alla semplice riproposta di soggetti noti, ma ampliano i propri orizzonti, spesso inglobando suggestioni dall’intera opera di un autore, come fatto qui egregiamente con Mitsuteru Yokoyama, e, sebbene in minor misura, con Go Nagai in Mazinger Edition Z: The Impact!
In un futuro prossimo, inquinamento ed esaurimento delle materie prime non sono più un problema grazie al Sisma Drive, una fonte energetica completamente rinnovabile messa a punto dal professor Sisma e dai suoi collaboratori.
Ogni cosa, da un piccolo accendino ad una grande fabbrica, funziona grazie a tale sistema: cosa accadrebbe se improvvisamente fosse messo fuori uso?
Annullare il Sisma Drive è l’ultimo obiettivo della Big Fire, organizzazione criminale che da anni è impegnata in una lotta senza esclusione di colpi con l’Organizzazione Internazionale di Polizia.
Riuscirà la BF a fermare la Terra, gettandola in un’eterna notte, o a prevalere sarà l’Organizzazione Internazionale di Polizia, grazie al potente Giant Robot, guidato da Daisuke Kusama?
Gestire un cast così ampio e variegato come quello di Giant Robot: il Giorno in cui la Terra si fermò, che attinge a gran parte degli universi narrativi creati da Mitsuteru Yokoyama, non è certo impresa facile, eppure Imagawa ci riesce ed anche piuttosto agilmente, senza mai risultare in affanno, sebbene le fonti citate siano anche molto distanti tra loro, andando dalla fantascienza ai classici della letteratura cinese, con una strizzata d’occhio persino al primo majokko.
Se davvero vogliamo muovere una critica al regista, probabilmente sarebbe l’aver proposto questi personaggi in una luce così accattivante che un po’ dispiace che, per ragioni di spazio, alcuni non possano aver avuto i riflettori puntati su di sé quanto avrebbero meritato.
In particolare, i membri dell’Élite dei Dieci della BF sono quelli probabilmente più penalizzati, eccezion fatta per un immenso Lord Albert (a cui, però, preferisco il ben più evocativo “Albert Onda d’Urto”).
Se le personali peculiarità rendono ciascuno dei comprimari estremamente interessante, incuriosendo e facendo desiderare allo spettatore di scoprire di più, nel caso dei personaggi principali, Daisaku, Ginrei e Genya, si rimane ancorati a degli stereotipi, e la caratterizzazione psicologica, comunque molto curata, si fa piuttosto scontata e prevedibile.
Ecco così il dodicenne che si trova catapultato in un’avventura più grande di lui, che pare inizialmente abbracciare con grande slancio, per poi attraversare un momento di crisi quando dovrà fare i conti con i propri limiti, ma anche su cosa significhi davvero diventare un adulto.
Ginrei (fortunatamente non sessualizzata in questi 7 OVA come la Ogin del manga) è la ragazza con la pistola, forte, determinata, ma anche con un doloroso segreto alle spalle, quasi materna nei confronti di Daisaku, e predestinata al sacrificio.
Genya, dalla misteriosa identità non poi così difficile da intuire, rientra nei canoni dell’antagonista completamente ossessionato dal proprio proposito di vendetta, tanto da perdere di vista cosa sia davvero importante, e condannato pertanto al rimpianto.
E poi c’è Giant Robot, creatura meccanica che però supera i limiti della macchina, dimostrando mano a mano che la storia si dipana che il suo legame con Daisaku va ben oltre la semplice esecuzione di ordini, manifestando quasi una volontà propria e diventando piuttosto l’incarnazione della relazione tra il giovane e suo padre, il Professor Kusama che, in punto di morte, affiderà al figlio il compito di utilizzare quel robot a fin di bene, e non come uno strumento di distruzione come avrebbe voluto la BF, a cui ha commesso l’errore di affiliarsi.
Il passato e l’eredità dei padri sono uno dei temi fondamentali, e non a caso i due antagonisti, Daisaku e Genya, alla fin fine condividono lo stesso obiettivo, ossia esaudire le ultime volontà del proprio genitore, il desiderio di espiazione per uno, la vendetta per l’altro.
Ad accomunarli anche una beffarda ironia, per cui entrambi si troveranno a dover “interpretare” desideri altrui, che vengono loro consegnati in modo fin troppo frammentario, e con tragiche conseguenze nel caso di Genya, quando invece sarebbe bastata “una parola in più”.
L’autore sembra quasi dirci come i figli siano spesso caricati di un peso eccessivo, senza che vengano davvero forniti loro gli strumenti per sostenerlo, probabilmente per una sorta di ineluttabile ed insormontabile incomunicabilità tra le generazioni.
Daisaku, nel suo percorso, maturerà, e sebbene non riesca a trovare le risposte alle domande lasciategli dal professor Kusama (scelta da parte di Imagawa originale e sicuramente da apprezzare), scoprirà una nuova e più salda fiducia in suo padre, grazie al sostegno e sacrificio dei tanti amici incontrati lungo la strada; Giant Robot non sarà più un semplice strumento o anche una gravosa eredità, bensì diventerà un compagno e una prova tangibile dell’affetto paterno in grado di superare i limiti stessi della morte: ciò che rimane dello spirito del Professor Kusama continua a vivere in Giant Robot, proteggendo e sostenendo Daisaku.
Genya, invece, che aveva sempre nutrito la cieca convinzione di avere ogni risposta, e di essere l’unico corretto interprete delle volontà paterne, scoprirà dolorosamente e rabbiosamente di non aver mai capito quali fossero le vere intenzioni di suo padre, e, paradossalmente, di aver combattuto per fini opposti.
Il legame con la figura paterna e lo stesso concetto di famiglia non sono determinanti solo per i protagonisti, ma anche il filo conduttore della vicenda di altri personaggi, come lo stesso Tetsugyu.
Giant Robot: il Giorno in cui la Terra si fermò è quindi una storia di padri, di figli, ma anche di eroi, pronti a mettere in gioco tutto quel che hanno per ciò in cui credono, si tratti della lotta per la giustizia, del progetto di una vita, del desiderio di proteggere i propri cari, o anche della difesa di un’eterna rivalità e contrapposizione, perché il buio non può esistere senza luce e viceversa, in un continuo gioco di equilibri.
Quello del sacrificio è così l’altro tema portane della serie, condensato nella domanda del Professor Kusama: “Si potrà mai raggiungere la felicità senza immolare vittime?
Tanti sono i sacrifici a cui assistiamo, e tutti paiono aver dovuto sacrificare qualcosa nel proprio passato, in nome di un bene maggiore, o presunto tale.
Accettare la necessità di un sacrifico è ciò che sembra segnare definitivamente il passaggio all’età adulta, ed è ciò che Dasisaku fino all’ultimo rifiuta di fare.
Tanti i generi sapientemente ed efficacemente mescolati in Giant Robot: il Giorno in cui la Terra si fermò: si parte da atmosfere da spy-story, con misteriose valigette da recuperare, organizzazioni criminali, e scienziati rapiti, impermeabili e cappelli calati sulla fronte, per poi sfociare in epici scontri tra robot giganti, ma anche uomini dotati di poteri straordinari, che mescolano magia ed esoterismo, ai limiti dell’immaginabile.
Colossali robot che possono essere affrontati a mani nude, tecniche ninja, poteri mistici e capacità di piegare lo spazio: Giant Robot è tutto questo e molto di più.
E’ una corsa forsennata su delle montagne russe, con continui segreti e misteri da svelare, ed una verità che potrà essere davvero afferrata solo nelle battute finali.
Interessante anche il modo in cui si decide di trattare le questioni sentimentali, a cui, quasi pudicamente, non viene mai accennato, se non al momento dell’addio (Taiso e Yohshi, Kenji e Ginrei).
Davvero azzeccata e suggestiva l’ambientazione anni ’40, sebbene in realtà ci si trovi in un futuro prossimo, ma sarebbe difficile immaginare Lord Albert, Fitzcarraldo, ma anche Kenji Murasame o lo stesso Direttore Nakajo muoversi in altri contesti.
In breve, una serie da recuperare assolutamente.
Storia: ♥♥♥e 1/2
Disegni/Animazione: ♥♥♥
Edizione: /
Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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