Pubblicato in: manga

[Manga] Giant Robot: Il giorno in cui la Terra Bruciò di Mitsuteru Yokoyama/Yasuhiro Imagawa/Yasunari Toda

Titolo: Giant Robot: Il giorno in cui la Terra Bruciò (ジャイアントロボ 地球の燃え尽きる日 Giant Robo – Chikyuu no Moetsukiru Hi)

Autore:

Storia: Mitsuteru Yokoyama/Yasuhiro Imagawa

Disegni: Yasunari Toda

Anno: 2006

Casa editrice: Ronin Manga/Kappa Edizioni

Lingua: Italiano

Status: interrotto

Volumi: 6(/9)

Sequel: Giant Robot: L’Assedio di Babele (ジャイアントロボ~バベルの籠城~Giant Robo – Babel no Roujou) (inedito in Italia)

Yasuhiro Imagawa è un autore e regista che si è fatto conoscere soprattutto grazie alle sue riuscite riletture di grandi classici del mecha, da Giant Robot (Giant Robot: Il Giorno in Cui la Terra si Fermò) a Mazinger Z (Shin Mazinger Shogeki! Z Hen).
Partendo dalle stesse premesse di Giant Robot: Il Giorno in Cui la Terra si Fermò, serie di OVA realizzata negli anni ’90 che l’ha imposto nel mondo dell’animazione giapponese, nel 2006, Imagawa decide di sceneggiare una nuova trasposizione manga che riunisca tutti i personaggi delle principali opere di Mitsuteru Yokoyama, che si trovano così ad “interpretare” delle parti anche molto distanti da quelle originali.
Tra gli OVA e il manga non c’è nessuna continuità narrativa, anzi alcuni ruoli sono decisamente ribaltati, così che quelli che un tempo erano i “buoni” appaiono come fin troppo solerti nel voler imporre il loro ideale di giustizia, mentre i “cattivi” possono rivelarsi degli importanti alleati.

 

Il giovane
Daisuke Kusama, ragazzino di circa 10 anni, sta finalmente per riabbracciare suo padre,ma le cosa non vanno certo come previsto e il nostro si trova ad essere conteso tra l’Organizzazione di Polizia Internazionale e la Società Segreta Big Fire.
Dieci anni prima, infatti, suo padre, il Professor Kusama, affiliato della Polizia Internazionale, aveva rischiato di distruggere il Mondo in quella ricordata come la “Ribellione di Kusama”, infierendo un duro colpo agli avversari della Big Fire. Inaspettatamente, però, la Big Fire è riuscita  rialzarsi proprio grazie all’aiuto di Kusama, passato dalla loro parte.
Ora, il principale lascito dello scienziato è il robot colossale Giant Robot, GR-1, che racchiude in se la potenzialità di determinare un disastro di proporzioni ben maggior di quello della “Ribellione di Kusama”. Il Robot è stato programmato per rispondere ai comandi del solo Daisaku, da qui l’interesse di entrambe le fazioni ad averlo dalla propria parte.
A complicare le cose, l’intervento di un terzo gruppo, il clan Murasame, ex membri della Polizia Internazionale, che vogliono portare avanti la loro lotta contro Big Fire con i loro metodi e fini.
Da che parte sceglierà di stare Daisaku?
Ma soprattutto: riuscirà ad impedire la distruzione del Mondo o sarà lui stesso l’artefice dell’Apocalisse?
Sin da subito, Imagawa fa scendere in campo un cast ricco ed estremamente variegato: da una parte l’Élite dei Dieci di Big Fire, e il loro fantomatico leader nell’ombra, dall’altra i Nove Sovrani Supremi dell’Organizzazione di Polizia Internazionale, a cui si aggiungono ben presto Ryusaku Murasame e i suoi.
Chi sono davvero i buoni e chi i cattivi?
Daisuku si trova tra più fuochi, e contemporaneamente deve vedersela con il peso dell’aver scoperto la verità su suo padre, un uomo che ha rischiato di distruggere il Mondo intero, lasciandosi dietro una scia di devastazione e lacrime. Sente su di sé la responsabilità di fare ammenda per le colpe del padre, e la cosa a volte lo porta persino a strafare, rischiando di distruggere tutto ciò che gli è rimasto, quel Giant Robot che rappresenta l’eredità del Professor Kusama, lo strumento che potrebbe salvare la Terra o “bruciarla”, nella più classica delle dicotomie.
Nei soli 6 volumi disponibili dell’edizione italiana, la caratterizzazione psicologica del protagonista è sì presente, ma appare incompleta, come se ci fosse ancora molto da dire, ma al momento è impossibile esprimere un giudizio sul se queste promesse verranno mantenute o meno.
Probabilmente i veri personaggi a prevalere nella rima parte della serie sono Luna Calante del Mattino e Lin Chong, protagonisti di un arco narrativo ricco di colpi di scena e dai risvolti inaspettati, appassionante e coinvolgente, per non dire commovente, davvero ben orchestrato.
Ottimo anche il personaggio di Kelly, spunto per lo sviluppo del tema del rapporto padre/figlio nella vicenda di Dragnet.
Ma in generale, tutti i personaggi dell’immaginario di Yokoyama a cui Imagawa attinge sono estremamente carismatici, con entrate che definire “ad effetto” è davvero poco e nomi di battaglia che sono tutto un programma; ciascuno di loro sembra aver molto da dare alla storia. Probabilmente, ma questa è solo un’impressione, che non può essere confermata o meno sempre a causa della precoce interruzione della pubblicazione italiana, il fatto di avere così tanto materiale a disposizione, non permette di dare a ciascuno il giusto spazio, e alcuni, un po’ ingiustamente, si trovano per forza di cose ad essere rilegati a ruoli minori.
Problematico, invece, il personaggio di Ogin: sebbene nell’ultima parte dell’arco de Il Carcere di Canali venga ad avere un suo ruolo, fino ad allora è stato un mero strumento del fanservice, ma non un fanservice dotato di ironia, divertente nel suo essere volontariamente ingiustificato, a cui tante altre opere del panorama giapponese ci hanno abituato, ma un fanservice davvero di bassa lega, per non dire irritante ed offensivo. L’unica fortuna è che le scene riservate alla messa in risaltato delle sue forme denudate siano complessivamente poche.

 

 

La sceneggiatura è ottima, con un ritmo sempre altissimo, quasi forsennato, senza un attimo di pausa; continuai misteri, personaggi dal doppio se non triplo gioco, carte mai scoperte, improvvisi cambi di fronte, il tutto magistralmente orchestrato.
Come non trovare esaltanti questi scontri in cui ai mecha si sommano individui dai poteri straordinari, in grado di fermare a mani nude robot giganteschi o immense sfere d’energia.
Magia, stregoneria, miti e leggende che trascendono il tempo, illusionismo e fantascienza shakerati in un delizioso ed estremamente appagante cocktail.
Come sottolineato dallo stesso editore italiano, in Giant Robot: Il giorno in cui la Terra Bruciò vengono mescolati sia suggestioni steampunk sia elementi della cinematografia wuxiapian, storie di cappa e spada in salsa orientale, con eroi dotati di stupefacenti tecniche di combattimento, per cui anche il librarsi in aria è all’ordine del giorno.
La resa su carta, però, a volte può risultare confusionaria, con personaggi che si erano persi d’occhio e che sbucano all’improvviso, anche se alla fin fine rimane sempre estremamente d’impatto; forse l’animazione è un terreno più adatto ad una simile abbondanza d’azione, ma ciò non significa che il risultato sia comunque molto piacevole per lo sguardo.
Stupendi i mecha, così vibranti, fedelissimi all’originale di Yokoyama; e che dire dei personaggi, che brillano di luce propria, con uno stile che ricorda quello di Hirohiko Araki, e che di conseguenza assicura la giusta dose di coolness.
In soldoni: un’opera estremamente interessante, godibile per i fan di Yokoyama, ma con la potenzialità di attirare anche un pubblico più ampio, purtroppo soffocata dalle vicissitudini editoriali italiane. Non sempre l’azione è facile da seguire, ma questo è un difetto che si può perdonare, a patto di lasciarsi completamente andare e trascinare da un’avventura piena di combattimenti, eroi e avversari carismatici.

Storia: ♥♥♥e 1/2

Disegni: ♥♥♥

Edizione: ♥♥♥e 1/2

Voto complessivo: ♥♥♥

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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