Pubblicato in: manga

[Manga] Fantaman (Ogon Bat) di Koji Kata e Daiji Kazumine

Titolo: Fantaman (黄金バット Ōgon Batto)
Autore: Koji Kata e Daiji Kazumine
Anno: 1964-1965
Casa editrice: Star Comics
Lingua: Italiano
Status: concluso
Volumi: 1

Un’antica nave da guerra compare improvvisamente all’orizzonte; a bordo, nessuno.
Il dottor Yamatone insieme al suo assistente e agli immancabili Takeru e Mari, rispettivamente suo figlio e sua nipote, decide di salire, attratto da quell’incredibile scoperta, ma la nave riprende improvvisamente la sua rotta a tutta velocità, trasportando i 4 in una città sotto i mari, che si rivelerà essere niente meno che Atlantide, il continente scomparso.
Un pipistrello dorato li conduce di fronte a quello che appare come un sarcofago egizio, e su di esso un’iscrizione, “Dategli l’acqua delle vita”. Il dottore decide di fare quanto richiesto, e versa nel sarcofago del liquido contenuto in una piccola teiera, ed ecco che improvvisamente un uomo tutto d’oro e con la testa a forma di teschio si risveglia dal suo sonno millenario…

 

 
La sceneggiatura è molto semplice, a tratti non sempre fluida, adatta ad un pubblico che molti definirebbero con poche pretese, ma forse è più corretto dire che è un pubblico che non ha bisogno di chissà che effetti speciali o colpi di scena per lasciarsi guidare dalla propria immaginazione, ed entusiasmarsi per un eroe che affronta senza paura mostri spaziali o altre creature fantastiche, armato di un bastone e di un mantello dagli incredibili poteri.
 
Il merito principale di Ogon Bat è probabilmente l’essere stato uno dei primi a sdoganare la figura del supereroe come oggi lo intendiamo, una figura spesso avvolta nel mistero o con una doppia identità, con capacità sovraumane che mette al servizio del bene, per difendere i deboli dai malvagi, e, proprio per questo non poteva mancare una nemesi, archetipo dei villain da fumetto classico, quel Dottor Zero, scienziato dalle grandi doti intellettuali, intenzionato a conquistare il mondo, stringendolo nella propria morsa senza pietà.
E’ proprio all’antagonista per eccellenza che dobbiamo i grandi tormentoni del “brand“, con quel suo “Il Mondo è Mio!!!”,
 
 
 
ma anche il suo rimuginare “Lombroso, Lombroso” (perché poi ce l’avesse tanto con il padre dell’antropologia criminale non è dato saperlo…).
 
Il “Pipistrello Dorato” è anche un tipico esempio di eroe dal fascino horror, che in Giappone non è poi così raro: pensiamo agli spaventosi Bem & Co., o anche allo stesso Devilman della serie tv, che, seppur più “ripulito” rispetto alla sua controparte cartacea, mantiene un che di inquietante.
La diabolica e sardonica risata di Fantaman è l’agghiacciante segnale della sua entrata in scena, che atterrisce gli avversari e fa tremare i malvagi.
 
 

Quindi, più che per le sue avventure, Fantaman, può essere ricordato come uno dei pionieri del genere supereroistico, che ha preceduto di qualche anno persino i ben più famosi “colleghi” d’Oltreoceano, l’altro “superuomo” dal mantello svolazzante che farà il suo debutto nel celeberrimo n°1 di Action Comics del 1938, e l'”uomo pipistrello” per antonomasia, che vede la luce a fine decennio, nel 1939, con cui i punti in comune non si limitano al solo bat-fattore.

Ad essere estremamente interessante e suggestiva, inoltre, è la storia di come il personaggio del “Pipistrello Dorato” si sia fatto conoscere e quindi affermato nell’immaginario giapponese.

La sua fama iniziale, infatti, non è dovuta né a un manga, nè a un live action, nè ad una serie animata per la tv, tutti prodotti successivi degli anni’60, bensì al teatrino ambulante illustrato, il “Kamishibai“, da “kami” (“carta”) e “shibai” (“teatro”), una forma di narrazione tradizionale che affonda le sue radici nel XII secolo, e che ha avuto il suo momento di massimo splendore tra il 1920 e il 1950.

Nel Giappone della depressione economica degli anni’20, molti disoccupati cercavano di guadagnare qualcosa come venditori ambulanti di caramelle e dolciumi per bambini, e attiravano e intrattenevano i loro piccoli acquirenti con il racconto di storie, accompagnate da illustrazioni.
Con il loro palcoscenico ambulante issato sul portaoggetti della loro bicicletta, i Kamishibaiya giravano tra i quartieri popolari di Tokyo e di tutto il Giappone, e per conquistare clienti dovevano “rifornirsi” delle storie più eccitanti e dei disegni più accattivanti. Molti di loro erano dei Benshi, ossia i commentatori in sala dei film muti, che accompagnavano con la loro interpretazione drammatica le immagini, ritrovatisi senza un lavoro con l’avvento del sonoro.
Con la diffusione della tv, ironicamente inizialmente definita Denki Kamishibai, ossia Kamishibai elettrico, il Kamishibai è stato progressivamente abbandonato, anche se ancor oggi sopravvive come forma di intrattenimento per bambini, magari durante fiere all’aperto.

 

Tornando a Ogon Bat, negli anni’30 era considerato il più famoso dramma fantascentico d’avventura a puntate, e il suo primo autore, Ichiro Suzuki, era un pasticciere disoccupato, reinventatosi ambulante. Il primo illustratore fu Takeo Nagamatsu, che poi trovò impiego in un’azienda di produzione di cravatte, lasciando il pennino ad altri, tra cui Kon Kikuchi e lo stesso Koji Kata, autore, stavolta come sceneggiatore, della raccolta pubblicata dalla Star Comics, insieme a Daiji Kazumine ai disegni.
Con il passare degli anni, lo stesso look dell’eroe è andato via via modificandosi: se all’inizio aveva un non so che di seicentesco e impugnava una striscia di foggia spagnola, negli anni’60 assomiglia più ad un wrestler, con i muscoli in bella vista e quegli stivaletti con le stringhe. La spada è sostituita dallo scettro, ma non può mancare il mantello.

 

Storia: ♥♥
Disegni: ♥♥♥
Edizione: ♥♥♥
Voto complessivo: ♥♥♥

Extra 1: La serie animata
Realizzata dallo studio TCJ e messa in onda sulle tv giapponesi tra il 1967 e il 1968, Fantaman arriva da noi nel 1981 con tutti e 52 i suoi episodi.

Sigla italiana a dir poco memorabile



Extra 2: Diavolik!
Nel nostro Paese, il “Pipistrello Dorato” si è fatto conoscere non solo per la serie animata, ma anche per il live action del 1966, e nell’adattamento italiano è stato ribattezzato “Diavolik”.

Film a basso budget che più basso non si può, fa tenerezza nella sua ingenuità,

c’è da capire perché persino i nomi degli interpreti siano stati americanizzati…

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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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