Pubblicato in: anime

[Anime] Borgman 2030

Titolo: Borgman 2030 (超音戦士ボーグマン,Chōon Senshi Bōguman)

Genere: Mecha, Scifi,

Regia:  Hiroshi Negishi

Soggetto: Hideki Sonoda

Character Design: Michitaka Kikuchi

Mechanical Design: Hitoshi Fukuchi, Koichi Ohata, Takahiro Yamada

Studio: Ashi Productions, TOHO, Yomiuri Advertising

Anno: 1988

Episodi: 35

Disponibilità: edizione italiana Yamato Video

 

Anno 2030. La città di Tokyo non esiste più, rasa al suolo nel 1999 dalla caduta di 4 meteoriti.
Dalle sue macerie è risorta la fantascientifica Megalocity.
Ma la pace della città è costantemente minacciata dagli Yoma, creature extradimensionali, che usano i punti di caduta dei 4 meteoriti, definiti “yomaliti”, per superare i confini dimensionali e invadere la Terra.
Ad ostacolarli i Borgman, Ryo Hibiki, Chuck Sweagger e Anice Farm, umani trasformati in cyborg, inizialmente per una missione scientifica nello spazio, poi abbandonata proprio a causa della comparsa degli Yoma, divenuti così il principale obiettivo dei tre.
Alla guida del loro team, il Sonic Team, la scienziata Memory Gene, colei che ha trasformato i tre ragazzi in cyborg e progettato e realizzato tutte le loro armi e veicoli di supporto, e soprattutto le “Baltector”, delle psicoarmature che amplificano il potere cibernetico dei Borgam.
Grazie alla tecnologia sonica, psicoarmature e armi possono essere teletrasportate e raggiungere i Borgman in qualunque luogo, permettendo loro di affrontare gli attacchi Yoma.
La base dei Borgman è nei sotterranei della scuola elementare Psysonic School, di cui Memory è la direttrice e dove Ryo, Chuck e Anice lavorano come insegnanti, cercando di nascondere la loro identità di cyborg.
L’esigenza di non operare alla luce del sole è dovuta all’ostilità delle autorità, e spesso i Borgman si trovano a doversi contrapporre alla squadra anti-Yoma della polizia mondiale, la Phantom SWAT.

Riusciranno i Borgman a sconfiggere una volta per tutte gli Yoma, assicurando un futuro di pace per i bambini dello loro scuola.

I Borgam sono degli esseri umani potenziati, attraverso l’inserimento di parti meccaniche e circuiti elettronici.

Se Ryo non disdegna lo scontro ravvicinato, Chuck sembra prediligere le armi a lunga gittata e dal grande impatto; agilità, quindi, per il primo, e forza per il secondo. La peculiarità di Anice sono vista ed udito particolarmente sviluppati.Nei primi episodi viene seguito un impianto decisamente procedurale, alla “mostro della settimana”: arrivano gli Yoma, i bambini sono in pericolo, i Borgman intervengono e salvano tutti.

L’impressione iniziale è quindi quella di avere a che fare con un prodotto per un pubblico molto giovane o per lo meno poco smaliziato.
Qualcosa comincia a muoversi dal momento del primo scontro diretto tra Dust Jead, l’unico tra i comandanti Yoma dotato di un qualche spessore, e Ryo, e progressivamente viene rivelato il passato dei Borgman e cosa li ha portati a diventare dei cyborg.
La struttura procedurale, però, riprende nuovamente il sopravvento e abbiamo soltanto qualche sprazzo qua e là di una storia più articolata.

E’ nell’ultimo terzo di serie che la trama si fa finalmente più solida.

Ritmo serrato, scontri più articolati, e anche un teamwork che non è più limitato quasi esclusivamente all’unire le energie nell’attacco finale. Il tutto culmina in un’ottima puntata finale, piena di pathos e scene d’effetto, con un’animazione impeccabile.

 

Si sarebbe potuto dare di più all’approfondimento psicologico dei personaggi: raramente si va oltre la superficie, e la caratterizzazione è piuttosto stereotipata.

Se facciamo un bilancio complessivo, maggior spazio viene dato a Ryo, Chuck e la loro amicizia, mentre l’Anice della serie televisiva rimane per lo più sullo sfondo; solo quando siamo ormai alle battute finali, i riflettori puntano anche su di lei: ci viene presentato il suo background e come sia diventata un Borgman, e anche la sua psicologia, il suo rapportarsi ad essere un Borgman e alla sua missione, hanno finalmente voce. Va meglio a Memory Gene, che, per lo meno, ha il ruolo di “mente” del Sonic Team, colei che ha creato i Borgman e li dirige, e spesso si ritaglia un ruolo centrale nell’azione, tanto da poter essere considerata la vera protagonista femminile della serie. A rendere più sfaccettato il personaggio, sebbene sempre riconducibile a noti canoni, l’emergere a volte dell’aspetto più affettuoso del suo carattere, quasi sempre nascosto dietro la freddezza della scienziata. Il suo rapporto con Ryo è probabilmente quello più dinamico, date le loro personalità, per alcuni aspetti, complementari: irruento lui, razionale lei, ma alla fine emergono anche punti di contatto. Sul fronte “quote rosa”, va menzionata ance Miki, capitano della Phantom SWAT, e love interest di uno dei Borgman: personalità forte, ma che sa essere tenera se toccata nei suoi sentimenti, anche in questo caso come da copione per tanti personaggi femminili.

Il Borgman è l’eroe-tipo dell’anime action ’80-’90, ancor oggi piuttosto di moda: forte, coraggioso, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri, e non manca, in particolare da parte dei due ragazzi, un atteggiamento piuttosto scanzonato, per cui frecciatine e battute ironiche ci accompagnano pure nel corso delle battaglie.

Preparatevi inoltre ad una non indifferente dose di buonismo e al tema del “difendere i bambini per difendere il futuro”, sicuramente uno dei perni della serie.
Il character design è di quel Michitaka Kikuchi, da noi conosciuto soprattutto per i suoi manga, realizzati sotto lo pseudonimo di Kia Asamiya (Silent Möbius, Dark Angel, Junk – Cronache dell’ultimo eroe, Nadesico, Steam Detectives) : autore con una predilezione per lo sci-fi, del tutto a suo agio con armature o battle suit che dir si voglia.

Un Kikuchi un po’ meno “spigoloso” che nelle opere che lo hanno reso celebre come mangaka, e che riserva moltissima attenzione ai particolari, dagli abiti ai riflessi nelle capigliature.

 

E poi ci sono le stupende psicoarmature e il superaccessoriato Thunder, una sorta di versione ancor più futuristica e su due ruote di K.I.T.T.

Il comparto tecnico è di altissimo livello: animazione anni’80 al meglio, con una cura quasi maniacale dei dettagli mecha, dalle trasformazioni dei Borgman alle armi e veicoli di supporto, sicuramente uno dei fiori all’occhiello della serie. E’ tutto tirato “a lucido”, tanto da risultare a dir poco sgargiante.
Anche le musiche non sono niente male, e le “vestizioni” dei tre o i cambiamenti di assetto di Thunder, la cyber moto di Ryo, si imprimono e si aspettano per il sottofondo musicale che li accompagna. Musiche, quindi, accattivanti e, ancora una volta, in puro stile anni’80.
In sintesi, Borgman 2030 è una piccola gioia per gli occhi per gli amanti dell’animazione anni’80 con un debole per il mecha, controbilanciata da molte ingenuità nella trama per più di metà serie, ma che si risolleva nel finale.
Trama: ♥♥♥
Disegni/Animazione: ♥♥♥♥ e 1/2

Voto complessivo: ♥♥♥ e 1/2

Extra : e poi?
Dopo i 35 episodi della serie tv sono stati realizzati anche OAV: Madnight Gigs, Last battle e Lovers Rain.
Il primo è una sorta di raccolta di video musicali per le principali canzoni della colonna sonora, che in alcuni casi si avvale anche di alcune scene inedite, in particolare in Forever, che viene così ad essere un po’ il vero finale della serie.

Last Battle e Lovers Rain sono invece ambientati dopo le vicende narrate nella serie tv.

Per completare la panoramica, un accenno a Borgman 2058, una serie di 3 OAV ambientati, come suggerisce il titolo, 28 anni dopo Borgman 2030, con tre nuovi Borgman, e giusto un cameo di Chuck. Tre OAV, quindi, a se stanti rispetto alla serie tv, di cui richiamano solo l’ambientazione.
Per approfondimenti: Wikipedia
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Autore:

Appassionata di anime e manga da sempre, spettatrice e lettrice onnivora, con una non celata propensione per shonen, mecha e BL. Ho un debole per gli enigmi della Camera Chiusa e la Golden Age del romanzo poliziesco, libri da divorare in poltrona, avvolta da un plaid, e sorseggiando del tè.

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